lunedì 7 novembre 2011

L'attacco di panico

L'attacco di panico è un momento di ansia acuta, un periodo circoscritto, dall'insorgenza improvvisa, di intensa paura e terrore, spesso associato ad un senso di catastrofe imminente e pericolo mortale.


L'ansia panica è una esperienza di dolore, è un terrore senza nome descritto come irragionevole e immotivato che si focalizza sul corpo e lascia spaesati, disorientati, senza la possibilità di comprendere di cosa si ha paura e da dove proviene quella sensazione di forte sgomento. Improvvisamente tutto ciò che prima era vissuto come familiare diviene alterato, estraneo, è possibile perdere la sensibilità di alcune parti del corpo, avvertire stanchezza e pesantezza. Ci si sente diversi, si è convinti di stare per morire, le "strane" sensazioni vengono interpretate come segnali di follia. La funzione cognitiva può essere momentaneamente compromessa. Nell'attacco di panico, l'angoscia non può legarsi ad un oggetto, il pericolo non proviene dall'esterno ma dall'interno quindi intensa diviene la sensazione di non governabilità delle proprie emozioni.

Il soggetto vive la sensazione di non riuscire a controllarsi ma, nello stesso tempo, tenta disperatamente di riuscirci, è una lotta estenuante tra una parte di sé che dovrebbe essere "tanto forte da" e l'altra che si arrende a tanto sconvolgimento. Nell' attacco di panico è tutto finto, è come un film dell'orrore; sappiamo di guardare dei filmati, delle immagini, ma abbiamo paura ugualmente, La paura di impazzire, la paura di perdere il controllo, restano tali: nessuno è mai impazzito, nessuno ha mai perso il controllo ma rimane la paura di aver paura. Infatti di panico non si muore ma ci si sente morire, non si diventa pazzi, ma, ricercando la sicurezza, si assumono comportamenti che possono apparire folli. Le emozioni sono temute, si ha la necessità di soffocarle, negarle e di distanziare i desideri, i conflitti. Per alcuni vivere l'aggressività sembra impossibile. Le persone con attacchi di panico hanno la predisposizione a vivere all'interno di un conformismo sociale, assai difficoltosa è la ricerca e lo sviluppo della propria creatività. Frequente è la preoccupazione per la disapprovazione degli altri. Coloro che soffrono di panico possono presentare tratti di controllo ossessivo ed evitamento fobico. Queste persone mostrano una "precaria fiducia di base".

Forse il modo di essere di queste persone pone le fondamenta su un falso sé, si erige su una identità illusoria. Un legame tra angosce di separazione e attacco di panico sembra inevitabile. Coloro che soffrono di crisi di panico, hanno sentimenti aggressivi di cui generalmente non sono consapevoli. Sentimenti di forte rabbia soffocati, fantasie inconsce possono introdurre gli attacchi di panico. Si individua un"compromesso" tra i sentimenti di rabbia e la fantasia di abbandono. Il disagio più grande nasce proprio quando il conflitto tra il bisogno di protezione e il naturale desiderio di conoscenze ed autonomia diviene insostenibile.

L'attacco di panico interrompe questa caotica battaglia interiore. L'età adolescenziale, periodo di transizione tra infanzia ed età e adulta, caratterizzata proprio dall'ambivalenza tra bisogno di appartenenza e spinta verso se stessi, può essere terreno fertile per gli attacchi di panico. Quando il primo attacco di panico si manifesta nell'ambito scolastico, rischia di compromettere seriamente il rendimento negli studi e l'autostima dell'adolescente e allora diviene importante impedire la cronicizzazione del disturbo per favorire lo sviluppo di un sano processo di crescita.

L'ansia esplosiva spesso è in concomitanza con un periodo della vita della persona in cui è in atto un "cambiamento" sia come evento esterno che come vissuto interno. Una esperienza di frustrazione, di cambiamento, può mettere in discussione l'immagine idealizzata di sé, improvvisamente la persona non riesce a separarsi da ciò che è noto e certo. L'Io scorge aspetti di sé fino a quel momento sconosciuti e un senso di precarietà travolge prepotentemente sia il corpo che la mente. Il soggetto vive una realtà catastrofica dove le emozioni, che fino a quel momento non hanno raggiunto la pensabilità sufficiente, non vengono sopportate. La somatizzazione diviene allora indispensabile in quanto contenimento mentale che permette al soggetto di prendere le distanze dalle emozioni. In questo modo l'identità riconquista il controllo. L' aiuto viene ricercato immediatamente, si sente il bisogno di essere rassicurati, di sapere che tutto è a posto, si inseguono tutti i modi possibili per negare il disagio ed eliminare rapidamente il sintomo. L'ansia forte è considerata estranea ai vissuti interiori, non sembra avere alcun senso parlare delle proprie emozioni. L'ansia panica esprime una "fragilità dell'identità", si trova difficoltà a conservare una autenticità del proprio Sé. Nel momento in cui colui che soffre di ansia panica comprenderà che, dietro i suoi sintomi vi è un significato psicologico, si renderà conto che l'attacco di panico non è una forza avulsa che irrompe all'improvviso dall'esterno e più facilmente si avvicinerà alle sue emozioni.

Come curare gli attacchi di panico?
La combinazione tra psicoterapia e farmacoterapia, a volte può essere di grande aiuto per il disturbo da attacchi di panico. La gravità dei sintomi può pregiudicare l'efficacia della psicoterapia qualora il sintomo comprometta significativamente la qualità della vita delle persone. I farmaci hanno maggiore efficacia sul controllo dei sintomi mentre la psicoterapia, decodificando il sintomo, agevola le relazioni interpersonali.
Uno strumento di grande efficacia per combattere gli attacchi di panico è rappresentato anche dai gruppi di auto-mutuo-aiuto. Si tratta di gruppi formati da persone che hanno in comune lo stesso problema e che, nel confronto orizzontale con gli altri, sperimentano momenti di condivisione, di solidarietà e di crescita.
L'obiettivo principale è acquisire una consapevolezza maggiore e meno rigida di sé e dell'altro, tendere al benessere e alla risoluzione dei propri problemi. E' importante chiedere aiuto e saperlo fare ed il suo presupposto è la fiducia che il gruppo alimenta.

Chi conduce i gruppi?
I gruppi sono condotti da un "facilitatore" . Si tratta di un partecipante che, agevolando i rapporti tra le persone, aiuta il gruppo a raggiungere con efficacia i propri obbiettivi. Ritengo sia preferibile che, a ricoprire il ruolo di facilitatore di un gruppo di auto-mutuo-aiuto, sia chiamato uno psicoterapeuta. Il facilitatore della comunicazione ha il peculiare compito di riuscire a cogliere e riportare al gruppo, in termini espliciti e comprensibili, quei contenuti emotivi che non vengono comunicati esplicitamente nella discussione , ma che invece contraddistinguono profondamente gli scambi relazionali all'interno della dimensione gruppale. Tutto questo al fine di dare il maggiore senso di completezza agli incontri, perché nulla di ciò che viene vissuto all'interno del gruppo vada perso o non utilizzato al meglio.



Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it


1 commento:

  1. Hey,First all thanks for nice post.Panic attack ia a major problem.I have accepted fear as a part of life - specifically the fear of change.... I have gone ahead despite the pounding in the heart that says: turn back.
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