mercoledì 28 settembre 2011

Dubai, cameriera castra il datore di lavoro

Ha castrato il suo datore di lavoro, durante un rapporto sessuale. 

Un momento intimo che la cameriera originaria del Bangladesh non ha gradito. 

La 26enne si è difesa accusando l'uomo, un 77enne di Dubai, dov'è accaduta la vicenda, di averla costretta a subire violenze sessuali e di non essere mai riuscita a chiedere aiuto per la scarsa conoscenza della lingua locale. 

“Sono colpevole, ma sono stata spinta a fare quello che ho fatto perché lui spesso mi ha costretto a fare sesso con lui e a dargli diversi piaceri sessuali”, ha raccontato la cameriera in tribunale. 

“Voglio tornare dalla mia famiglia, vostro onore”, ha chiesto in lacrime.
 

Durante l'ultimo rapporto, la donna si è accorta di una lama appoggiata sul mobile accanto al letto e con la piccola arma da taglio ha evirato l'uomo. 

Il figlio 19enne, svegliato dalle urla del padre, lo ha trovato in un lago di sangue. In ospedale, il pene è stato riattaccato, ma la sua funzionalità è compromessa. 


http://www.leggo.it/articolo.php?id=140402

18enne accusata di aver ucciso l'amico si difende: "Sono un vampiro"

«Sono metà vampiro e metà lupo mannaro», questa la spiegazione della diciottenne Stephanie Pistley, arrestata con l'accusa di aver istigato e partecipato all'omicidio di un amico di 16 anni avvenuto nella cittadina di Parker in Florida. 

«Lo so con assoluta certezza con ogni fibra del mio corpo, con ogni cellula del mio organismo», ha proseguito la ragazza, che si è dichiarata innocente dell'uccisione dell'uomo che aveva accusato di averla stuprata. 

«Da quando avevo 12 anni ho capito di essere vampiro».

Stephanie ha anche ammesso di bere regolarmente il sangue del suo fidanzato, il 25enne William Chase, accusato con lei del delitto di Jacob Hendershot. 


Giura però di non essersi attaccata alla giugulare della vittima. 

Il caso sta mettendo sottosopra la cittadina dello Stato del Sole e la polizia locale: da quando Jacob fu trovato morto alla fine di luglio, il cadavere sepolto nel cemento e segni di un pestaggio brutale, gli investigatori sospettano il coinvolgimento di una setta di vampiri. 

Ad oggi, cinque ragazzi sono in carcere, sospettati di avere partecipato all'omicidio: secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane Jacob sarebbe stato ucciso nella casa di uno degli accusati e forse oggetto di riti satanici. 

Stephanie Pistey, nega il suo coinvolgimento, ma ha dichiarato: «Sapevo avrebbero pestato Jacob, se lo meritava ma non meritava di morire». 

Ma è la pericolosa diffusione del vampirismo tra i teenager americani a far discutere: secondo gli ultimi dati un adolescente Usa su cinque si ritiene una vampiro. 

Ossia abbraccia quello che viene definito uno stile di vita 'goticò: abiti e pareti della loro camera rigorosamente nere, labbra color sangue, stelle sataniche a cinque punte ovunque. 

Ma per la maggior parte di loro è un gioco, una moda macabra, ma che passa con il tempo. 

Per alcuni, come nel drammatico evento della Florida, può portare all'omicidio.



http://www.leggo.it/articolo.php?id=140602

UCCISE MADRE E FRATELLINO, ERIKA LIBERA A NATALE

TORINO - A Natale Erika De Nardo torna in libertà. La ragazza che insieme al fidanzato, Omar, dieci anni fa uccise a coltellate la madre e il fratellino in una villetta di Novi Ligure (Alessandria) dice alle amiche: «Mia mamma mi manca da morire. 

Vorrei tanto fosse qui con me. Io sono spaventata. Ho perso mia mamma e mio fratello, ancora non riesco ad accettare che non ci siano più». 

Lo rivela Panorama nel numero in edicola domani. Erika - racconta Panorama «grazie a una serie di fonti attendibili e verificate» pubblicando anche alcune foto inedite della ragazza che ora ha 27 anni e sta per uscire dal carcere - sogna spesso la madre, che le sta vicino, la abbraccia, le dice di stare tranquilla perchè lei le vuole bene. 

In carcere - secondo il racconto di Panorama, del quale è stata diffusa un'anticipazione - Erika legge poesie, ascolta la musica di Jay Ax e di Robbie Williams, e scrive di suo pugno favole per la figlia di un'amica. Nella ricostruzione, Panorama riferisce della vita quotidiana di Erika, di cosa mangia, di come si presenta e dei suoi incubi notturni. 

Alle amiche - riferisce Panorama - Erika ne ha raccontato uno nel quale, vestita di nero, entra in una casa dove c'è un gatto, il quale le dice che la notte stessa un uomo verrà a prenderla. Lei non respira, si sveglia, piange e ha paura. 

Una volta tornata in libertà - racconta Panorama - la prima cosa che Erika vorrebbe fare è bere una birra. 

La mamma di Erika - Susy Cassini, 41 anni - e il figlio Gianluca, di 11 - furono uccisi con 97 coltellate, per mano della ragazza e del suo 'fidanzatinò Omar, che all'epoca aveva 17 anni. Lui è tornato in libertà l'anno scorso, ha lasciato il carcere di Asti e il Piemonte, spera che nessuno più lo cerchi per parlare di quei giorni. «Voglio solo essere lasciato in pace», ha detto alcuni mesi fa. 


http://www.leggo.it/articolo.php?id=140596

Mamma isterica incolla le mani della figlia al muro, la riempe di botte e la manda in coma

Joselyn Cedillo, 3 anni a ottobre, è in fin di vita al Children Medical Center di Dallas, dopo che la mamma le ha prima incollato le mani al muro e poi l’ha presa a calci nello stomaco, l’ha colpita inoltre con una brocca per il latte.

La giovane donna arrestata per abusi sui minori, ha 22 anni.

“La “madre aveva incollato le mani di sua figlia contro un muro. La bimba è stata picchiata con estrema violenza poichè non voleva stare sul vasino.

Attualmente è in terapia intensiva in un ospedale di Dallas. Secondo il pediatra, la bimba è in coma ed è in pericolo di vita.

La polizia è stata allertata dalla nonna della ragazza. Questa ha riferito che sua figlia era diventata isterica.

Una sorella della piccola vittima ha detto agli ufficiali che non riusciva a dormire perché sua madre gridava forte e sua sorella urlava di dolore.


http://www.express-news.it/assurdo/mamma-isterica-incolla-le-mani-della-figlia-al-muro-la-riempe-di-botte-e-la-manda-in-coma/

lunedì 26 settembre 2011

Morti sul lavoro: il 3% sono donne…

Una tragedia di classe e di genere, quella dei morti sul lavoro, di cui si parla ipocritamente in modo generico, soffermandosi, quando va bene, solo sul primo aspetto, occultando scientemente il secondo. Evitando cioè di specificare che la quasi totalità delle vittime sono uomini, appartenenti al genere maschile, e poveri, appartenenti alla classe lavoratrice.

Perché non si ha notizia di un notaio o di un commercialista rimasti uccisi precipitando dalla loro scrivania, né di un parlamentare o di un giudice cadendo dal loro scranno, né tanto meno di un industriale schiacciato sotto una pressa.

Questi sono i dati tratti dal sito dell’Inail per quanto riguarda l’Italia (verificati nel 2008):


Nel 2004 i morti totali furono 1328 di cui 1225 maschi e 103 femmine.

Dei 1225 maschi, 438 morirono a causa di infortuni stradali (di questi 251 erano infortuni in itinere e gli altri inerenti la tipologia di lavoro)

Delle 103 femmine 62 morirono per incidenti stradali (di cui 54 in itinere)

Nel 2005 i morti furono 1280 (di cui 1193 maschi e 87 femmine)

Dei 1193 maschi 612 morirono per incidenti stradali (di cui 235 in itinere); delle 87 femmine 66 morirono in incidenti stradali (di cui 44 in itinere)

Nel 2006 i morti furono 1341 (1242 maschi e 99 femmine)

Dei 1242 maschi 603 morirono in incidenti stradali di cui 214 in itinere); delle 99 femmine 85 morirono in incidenti stradali di cui 52 in itinere.

Quindi gli infortuni in itinere sono circa il 20% per maschi mentre salgono al 50% per le femmine. Se consideriamo che la quasi totalità degli autotrasportatori, degli autisti e in generale di coloro che svolgono una professione che prevede lo stare lunghe ore alla guida di un mezzo, sono uomini, è facile capire come in realtà si arriva alla percentuale del 98% di vittime maschili.

Le percentuali sono pressochè le stesse relativamente all’Unione Europea. Paradossale il fatto che, sullo stesso sito dell’Inail (www.inail.it “banca dati al femminile”), viene citata la percentuale di infortuni mortali  femminile e non quella maschile che si evince ovviamente sottraendo la prima al totale…

Pensate cosa succederebbe e sarebbe già successo se questa ecatombe sociale e di genere, con cifre paragonabili a quelle di una guerra civile neanche tanto strisciante, fosse stata e fosse a parti invertite. Se cioè a morire sul posto di lavoro fossero le donne e in quella percentuale.

Campagne mediatiche fino all’inverosimile, tuoni e fulmini scagliati contro una insopportabile e vergognosa discriminazione, leggi speciali per evitare alle donne i lavori più pesanti, faticosi e rischiosi. E sarebbe sacrosanto. Guai se non fosse così.

E invece in questo caso c’è un silenzio assordante, come si suol dire. E’ come se tutto questo fosse dato per scontato. E suonano beffardi i titoli dei giornali che mettono in risalto l’aumento degli infortuni sul lavoro per le donne, in percentuale.

Su questo dramma sociale e umano (e maschile) cala il sipario dell’oblio e dell’ipocrisia. Non una parola in tal senso. Se ne guardano bene tutti: politici, media, sindacati, associazioni degli industriali.

La domanda sorge spontanea? Perché? Forse perché questa verità è insopportabilmente vera al punto di spazzare via una “verità” fasulla, quella  del privilegio e dell’oppressione maschile sulle donne, sempre, comunque e dovunque? Forse perché questa verità è talmente vera che metterebbe in crisi la vulgata dominante e “politicamente corretta” che racconta di una oppressione a senso unico dell’intero genere maschile su quello femminile?

Noi non abbiamo paura della verità che qualcuno,una volta, sosteneva essere rivoluzionaria. Noi, la pensiamo come lui. Qualcun altro/a ne ha paura.

http://www.uominibeta.org/2011/05/24/morti-sul-lavoro-l8-sono-donne/#more

DICE NO SULL'ALTARE: "SPOSA MI TRADISCE COL TESTIMONE"

Ora ha invitato i suoi amici più cari a festeggiare il ritorno al celibato anche per non perdere la sua caparra.

Uno sposo ha detto no alla sua sposa sull'altare. 

Succede a Monopoli, nella Basilica Maria Santissima della Madia nel primo sabato di settembre.

I due che stanno per unirsi in matrimonio sono due rampolli molto noti - come racconta Repubblica - tutto è curato nei minimi particolari.

Nel momento fatidico, la sposa pronuncia il suo "".

Al suo turno, lo sposo però non risponde.

E quando la domanda gli viene posta di nuovo dice "No".

Tutto si ferma, musica e fotografi. 

Don Vincenzo chiede al ragazzo: "Figliolo, posso chiederti il motivo di questa drastica decisione?".

E lui ha risposto: "Chiedetelo alla sposa e al suo testimone, il perché di questa scelta".

I dettagli della tresca tra la mancata moglie e l'amico del cuore sono stati raccontati durante il ricevimento dimezzato.

http://www.leggo.it

sabato 24 settembre 2011

Ricatta l'ex amante con un video arrestata una dirigente dell'Inpdap

In manette anche l'attuale compagno della 48enne, un camionista di 55 anni. La vittima è un collega della donna che era stato immortalato con lei durante un incontro al parco

Ha organizzato un incontro clandestino con l'ex amante per poi ricattarlo e spillargli 6mila euro. Maria G., 48enne dirigente dell'Inpdap, è stata arrestato dai carabinieri della Stazione di Greco Milanese assieme all'attuale compagno, Fausto C., camionista di 51 anni.

La vittima è un dipendente Inpdap di 55 anni che tre anni fa aveva avuto una relazione extraconiugale proprio con la collega arrestata. La donna, questa estate, aveva proposto alla vittima una rimpatriata al Parco Nord, a Milano, dove si erano scambiati qualche bacio e avevano camminato mano nella mano.

Fausto C. aveva nel frattempo contattato una nota agenzia investigativa fingendo di essere vittima di un tradimento e chiedendo di scattare fotografie e registrare un video dell'incontro tra la compagna e il 55enne. Il 16 agosto scorso la vittima ha ricevuto una lettera e numerose telefonate anonime in cui si chiedeva il pagamento di 5mila euro sotto la minaccia di consegnare le foto alla moglie. Il 55enne ha dunque sporto denuncia ai carabinieri, che analizzando i tabulati telefonici hanno individuato i due estorsori in un appartamento di viale Famagosta.

Dieci giorni più tardi il 55enne ha ammesso di aver già pagato i 5mila euro, lasciati secondo gli accordi in un cassonetto del Bicocca Village. L'uomo aveva però nascosto tutto ai carabinieri pur avendo già sporto denuncia. Dopo il primo pagamento la vittima aveva ricevuto una seconda telefonata, in cui gli estorsori chiedevano altri 1.000 euro per non diffondere il video registrato in quella
stessa serata. Questa volta il 55enne ha allertato preventivamente i militari, che hanno organizzato una trappola: Fausto C. è stato arrestato in flagranza ieri pomeriggio dopo aver ritirato i 1.000 euro dalla vittima.

Maria G. è stata raggiunta in un negozio del Bicocca Village. La donna aveva appena chiamato il complice sollecitandolo a raggiungerlo per pagare gli acquisti con i soldi appena ottenuti. I due, entrambi separati, sono accusati di estorsione in concorso. Avevano già contattato almeno altre due potenziali vittime per organizzare nuove estorsioni con la stessa tecnica. Tra gli obiettivi c'erano professionisti sposati e omosessuali non dichiarati, tutti agganciati sui principali social network. I carabinieri raccomandano di sporgere denuncia a chiunque


http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/24/news/ricatta_l_ex_amante_con_un_video_arrestata_una_dirigente_dell_inpdap-22159199/

martedì 20 settembre 2011

"UCCISE IL RE DELLA BIRRA". MOGLIE SOTTO ACCUSA

«Il re della birra ucciso dalla giovane moglie»

Il figlio di Bruno H. Schubert: il mio anziano padre assassinato per l'eredità

MILANO - La giovane modella accusata di aver ucciso il ricchissimo marito novantenne. Sembra la trama di un noir d'altri tempi, dove s'intrecciano intrighi familiari, eredità milionarie e inconfessabili verità. Al centro di questa complicata storia d'amore e morte c'è la scomparsa di Bruno H. Schubert, conosciuto in Germania come «il re della birra» per avere ereditato l'impero Henninger, lo storico marchio che produce l'omonima birra di Francoforte. Fino a pochi giorni fa tutti pensavano che il magnate fosse morto lo scorso 17 ottobre di vecchiaia, ma questa verità non è mai stata accettata da Hanns Peter Nerger, figlio illegittimo dell'uomo d'affari. 

Il sessantaquattrenne, infatti, nei giorni scorsi ha accusato Meharit Kifle, la matrigna ventinovenne, di aver ucciso suo padre somministrandogli un'overdose di medicinali e di averlo fatto morire disidratato per accaparrarsi il suo ricco patrimonio.

IL MATRIMONIO E LA SCOMPARSA DEL MAGNATE - Già il matrimonio tra il magnate e la modella belga di origine etiope, celebrato nell'agosto del 2009, aveva conquistato le prime pagine dei tabloid tedeschi. Oltre a rilevare la grande differenza di età tra gli sposi (lei 64 anni in meno di lui) e criticare la scelta del magnate di risposarsi appena cinque mesi dopo la morte della prima moglie, le riviste avevano messo in risalto l'eccentricità della cerimonia: la coppia aveva scelto Sissy, il piccolo barboncino di Schubert, come testimone del matrimonio. 

Il re della birra, che circa trenta anni fa aveva venduto il suo impero e da allora si era dedicato all'attività di filantropo, aveva dichiarato ai media di sentirsi rinato e di essere profondamente innamorato della sua giovane sposa: «Lei è una persona meravigliosa - affermò all'indomani delle nozze il barone tedesco -. Peccato che io sia così vecchio». 

Poco prima della morte, il magnate avrebbe messo mano al suo testamento, destinando quasi tutte le sue ricchezze alla ventinovenne. 

Poi all'improvviso è arrivata la morte di Schubert, cui è seguita un'acerrima lotta tra gli unici due discendenti per l'eredità. 

 
L'ACCUSA - Hanns Peter Nerger ha accusato apertamente la matrigna di aver causato la morte del padre e l'ha trascinata in tribunale. 

Adesso il sessantaquattrenne chiede ai giudici non solo di accertare le cause della morte del magnate, ma anche di rivedere le sue ultime volontà visto che il re della birra nell'ultima stagione della sua vita «non era più sano di mente»: «Se i miei sospetti fossero giusti, spero che i colpevoli ottengano la giusta punizione - ha commentato al quotidiano Frankfurte Neue Presse

La ventinovenne - che sarebbe stata vista ballare in discoteca pochi giorni dopo la morte del marito - nega tutte le accuse, ma Nerger non molla: 

«Dopo il loro matrimonio, Bruno era diventato all'improvviso poco disponibile. 
Non invitava più i suoi amici. 
Ha cambiato anche il testamento. 
Per motivi sconosciuti ha deciso di affidare a Meharit tutta la sua eredità. 
Penso che mio padre sia stato manipolato da questa donna alla fine della sua vita». 

http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_20/re-birra-morto-accuse-moglie-modella_64b69632-e374-11e0-91c7-497ab41fbb63.shtml

mercoledì 14 settembre 2011

Mantenimento diretto dei figli.
Di cosa si tratta e perché esigerlo.

In caso di separazione, il mantenimento diretto del figlio non comporterebbe ingerenze nella quotidianità dell'altro coniuge.

Semplicemente un genitore si occuperebbe, ad esempio, di acquistare materiale scolastico ed abbigliamento, l'altro copre altre voci di spesa.

Tutto quì

In tal modo, i genitori dovrebbero essere entrambi necessariamente presenti, si eliminerebbero gli intenti speculativi, il danaro verrebbe realmente speso per il mantenimento del minore e verrebbe meno l'obbligo di corrispondere l'assegno, obbligo che "funziona" male nella realtà quotidiana e rappresenta la vera fonte di tanto contenzioso.

Se poi uno dei genitori non dovesse adempiere ai propri obblighi, scatterebbe in funzione sanzionatoria l'obbligo di corrispondere l'assegno.

Avv. Domenico Marotta.
Fonte http://www.facebook.com/notes/avv-domenico-marotta/mantenimento-diretto/416301854401

FOGGIA: TROPPE LITI CONIUGALI, 42ENNE SPARA E UCCIDE IL MARITO

SAN SEVERO (FOGGIA) - Troppi litigi si sono ripetuti negli ultimi cinque o sei mesi, così Antonietta Nesta, 42 anni e madre di tre figli, non ce l'ha fatta a resistere a quella separazione e ha confessato aver ucciso il marito, l'agricoltore di 44 anni Michele Bonsanto, con due colpi di pistola cal.38 che lo hanno raggiunto alla testa e all'inguine.

La donna, che nel pomeriggio è interrogata dalla polizia e dal pm della procura di Foggia Ludovico Vaccaro, ha sparato altri due colpi, uno dei quali si è conficcato nella vettura dell'uomo, una Fiat Panda, parcheggiata nei pressi della casa dove lui abitava dacchè avevano deciso di separarsi. Alla donna è stato fatto anche un esame stub, per accertare se sia stata proprio lei a sparare. L'arma, una calibro 38 che pare abbia il numero di matricola cancellato, la donna ha detto di averla trovata in un cassetto dell'appartamento dove viveva Bonsanto.

Stando ad una sommaria ricostruzione dell'accaduto fatta dagli investigatori, i due oggi si sarebbero incontrati in casa dell'uomo per alcuni chiarimenti forse proprio per discutere della fine del loro matrimonio. Poi la discussione sarebbe degenerata in un violento litigio. L'uomo, minacciato con la pistola, ha tentato di fuggire ma è stato raggiunto dai proiettili appena fuori di casa.


http://www.leggo.it/articolo.php?id=138685