lunedì 25 luglio 2011

A settembre, a Lampedusa, Baglioni, Berlusconi e Maroni. Poi, forse, vita di clausura.

“Negli ultimi anni della mia vita andrò in convento di clausura": è un’affermazione forte, e che stupisce, quella che Claudio Baglioni ha affidato in esclusiva alla rivista A. 

Intento a promuovere la nona edizione di O’scià, attesa a Lampedusa dal 27 settembre al 1 ottobre prossimi, il cantautore romano si è lasciato andare anche a qualche ricordo di gioventù: : "Andai da mia madre e le dissi, ho sentito la voce, mi voglio fare prete”. 

E da lì la volontà di chiudersi in un convento di clausura in tarda età. Tornando a O’Scià, Baglioni ha lanciato una sfida a se stesso: portare sull’isola Silvio Berlusconi e Roberto Maroni, il primo a cantare, il secondo a suonare. "Berlusconi adora cantare – dice - adora il palcoscenico, adora stupire. E ha ancora un appeal formidabile: giri il mondo e c'é solo lui. Nel bene e nel male. 

Se riuscissimo a organizzare un concerto a Lampedusa sarebbe assolutamente un evento. Dobbiamo riuscire a convincere anche Roberto Maroni - aggiunge - ha una sua band, Distretto 51. Nel 2007 si esibirono a Varese. Ho dei ricordi: la notte bianca, il ministro alla tastiera: Roberto ha i numeri, è un ottimo pianista-organista. Confesso che ho anche un suo disco e a volte l'ascolto".

E sull'argomento condivide un aneddoto: "Silvio non è originale ma è intonato. In gergo si dice che canta in anticipo, come se avesse fretta di arrivare. Una volta gli dissi 'rubi il tempo' e mi preoccupai pensando che l'avesse presa male". 

O’Scià ha l’intento di sensibilizzare sul tema dell’immigrazione e Baglioni, ideatore e promotore della manifestazione promette “un'edizione se possibile ancora più appassionata e intensa, con la quale cercheremo di ribadire l'accoglienza ai profughi, la riconoscenza ai soccorritori e la solidarietà agli isolani, che vivono una delle ore più difficili della loro non facile storia, tra il cronico abbandono del passato, la drammatica minaccia della guerra in Libia e la grave crisi in cui versa l'unico comparto su cui si fonda la fragile economia isolana: il turismo". 

"Ci auguriamo - conclude - che l'appello degli artisti e del pubblico giunga a destinazione e che la politica europea e italiana non si voltino dall'altra parte, ma facciano il loro dovere perché quest'area e il Mediterraneo tutto ritrovino la pace e la serenità necessarie a coltivare l'incontro e non lo scontro tra civiltà, quale unica strada in grado di garantire un futuro di crescita e sviluppo per tutti".

Fonte: ANSA.

Nessun commento:

Posta un commento