martedì 21 giugno 2011

Nasce il "movimento femminile contro il femminazismo" per contrastare la degenerazione del femminismo verso politiche filo-naziste. Che aspetti tu a partecipare ?



Tra gli amministratori Antonella Flati che nel video spiega  le ragioni della sua scelta a favore della famiglia e in difesa della parità genitoriale.



lunedì 20 giugno 2011

SPOSINI CADONO GIÙ DAL BALCONE: LEI MUORE

PRAGA - Non hanno fatto in tempo a festeggiare la loro unione in matrimonio. Lei lituana, lui russo, stavano cantando e ballando dopo la cerimonia quando sono caduti insieme dal balcone della loro casa. Per la 25enne non c'è stato nulla da fare, l'uomo invece potrebbe sopravvivere.

La polizia sta indagando su quanto sia successo nell’appartamento dove si è svolta la cena per celebrare l’unione della coppia, a Praga. Sembra che durante i festeggiamenti l’esagerazione abbia preso il sopravvento.

Forse un lancio in aria della coppia, forse una foto pericolosa, forse qualche bevuta di troppo: dopo qualche ora di bagordi i neo sposi sono caduti entrambi dal terzo piano.

La polizia ceca sta indagando tra i presenti alla festa, e non esclude che l’alcol abbia avuto un ruolo fondamentale nella tragica vicenda.


http://www.leggo.it/articolo.php?id=128071

Il nuovo femminismo (di Beppe Grillo)


Le donne non sono mai state così desiderate. Il desiderio maschile cede alla passione che poi cede allo stupro. E’ da animali, ma è così. La natura fa il suo corso. Accoppiamenti abusivi avvengono ovunque. Nei bagni pubblici, dietro ai cespugli, nelle carrozze dei treni in sosta. Non esiste più intimità per chi vuole farsi una passeggiata in santa pace.

Le donne non devono stupirsi, ma coprirsi.

Le religioni sono maschiliste, i governi sono maschilisti, le aziende sono maschiliste, la pubblicità è maschilista. Perchè il sesso maschile non dovrebbe essere maschilista?

Persino le signore di una certa età sono palpeggiate in pubblico. Per risolvere il problema delle penetrazioni moleste va introdotta la segregazione razziale. Autobus, scuole, taxi, bar, ristoranti rosa. Un mondo rosa. Per donne e gestito da donne. Il burka per legge e il velo solo dopo gli ottant’anni. Odoranti nauseabondi per le più attraenti.

L’automutilazione dei seni è un buon rimedio, se si vuole andare sul sicuro c’è l’espianto dell’organo. Misure che devono essere attuate però nel massimo riserbo. Senza manifestazioni di protesta per eventuali stupri per far valere i propri diritti. Senza cortei, petizioni, raccolte di firme.

Esattamente come le donne fanno adesso. Forse, perchè, in fondo in fondo, ci stanno.


http://www.beppegrillo.it

Condannata a 24 anni l’ex moglie di Mario Alessi

Genova - Nelle ultime ore si stanno sfiorando due processi: quello che vede imputati Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, e quello a carico di Antonella Conserva, condannata ieri a 24 anni di reclusione dalla Corte di Bologna per il sequestro di Tommaso Onofri, il bambino di un anno e mezzo rapito e ucciso a Casalbaroncolo, vicino Parma, il 2 marzo 2006.

A legare le aule di tribunale delle due vicende c’è la figura di Mario Alessi, il manovale siciliano responsabile assieme a Salvatore Raimondi del sequestro e della morte del piccolo Tommaso. Alessi, condannato a trent’anni, è testimone nel caso Sollecito-Knox, come presunto confidente carcerario di Rudy Guede, che nel penitenziario di Viterbo gli avrebbe rivelato la verità sull’omicidio di Meredith Kercher.

Proprio da Perugia, oggi, il muratore ha parlato della condanna della sua ex moglie: «La sua condanna è giusta». Alessi ha quindi nuovamente rivendicato di «non essere l’autore materiale dell’omicidio di Tommaso Onofri».

I legali di Antonella Conserva, già condannata a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Parma per concorso nel rapimento e della morte del bimbo come evento non voluto, ne avevano chiesto l’assoluzione.

La donna è invece uscita dall’aula bolognese con una pena ridotta di sei anni. I giudici le hanno concesso le attenuanti generiche. Antonella Conserva è stata infatti considerata dagli inquirenti come la «carceriera» del piccolo Tommaso. Secondo i giudici, la donna era parte integrante del piano e si sarebbe dovuta occupare di Tommaso Onofri per tutto il corso del sequestro.

I dubbi dei legali della Conserva, che parlano della donna come di una «vittima del pregiudizio, della calunnia, delle maldicenze, della superficialità, del “brucia la strega”», vertono sul fatto che i rapitori non avessero predisposto né alimenti né pannoloni per la custodia del piccolo Tommaso.

Come annunciato proprio dai difensori dell’ex moglie di Alessi, la vicenda terminerà il suo corso in Cassazione.


http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2011/06/18/AOfSDXd-condannata_alessi_moglie.shtml?hl

domenica 19 giugno 2011

Al grido di «Porta Portese non si tocca» continua la protesta degli ambulanti dello storico mercato romano.

ROMA -  Da stamattina alcune centinaia di venditori ambulanti di Porta Portese hanno bloccato viale Trastevere, una delle strade principali della Capitale, precisamente all'altezza di piazza Ippolito Nievo.

Al centro della protesta è l'intervento della polizia municipale questa mattina al mercato per effettuare delle multe.

Gli ambulanti hanno bloccato la sede stradale e tramviaria, secondo quanto confermato dalla polizia municipale, intervenuta sul posto con gli agenti del XVI gruppo.

«Per ora non ci hanno permesso di prendere i furgoni - ha detto al telefono all'ANSA Maurizio Cavalieri, uno dei venditori dello storico mercato romano - ma la nostra intenzione è quella di bloccare tutto per farci sentire. Per ora siamo in circa cinquecento».

Al grido di «Porta Portese non si tocca» continua la protesta degli ambulanti dello storico mercato romano.

La manifestazione sta creando disagi al traffico, con linee di bus e di tram deviate. «Tutte le domeniche è la stessa cosa - si è lamentato uno dei commercianti -, siamo stanchi. Alcuni di noi hanno ricevuto multe da 5.000 euro. Ora è il momento di dire basta».

«Malgrado l'incontro con Bordoni (assessore comunale al Commercio, ndr) - ha spiegato Maurizio Cavalieri, uno dei venditori di Porta Portese -, in cui si era deciso lo stop alle multe, oggi i vigili urbani si sono presentati per elevare le sanzioni.

Il comandante del XVI Gruppo, Modafferi, per sua iniziativa ha fatto i verbali».

Traffico bloccato quindi e forze dell'ordine a presidiare viale Trastevere; gli animi degli ambulanti sono surriscaldati e la protesta non sembra destinata ad esaurirsi in fretta.

«Se non abbiamo risposte positive - ha aggiunto Cavalieri - domenica prossima inchiodiamo Roma. Mille furgoni invaderanno e bloccheranno la Capitale».

http://www.leggo.it/articolo.php?id=127843

sabato 18 giugno 2011

Se qualcuno dubita di questo odio di genere….

...può leggere con i suoi occhi cosa scrivono siti femministi come questo:


http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/04/14/i-maschi-sono-tutti-potenziali-pedofili

o come questo:

Ora anche basta! – Femminismo a Sud

Che se non partorisce nessuno come si fa a fornire giocattolini erotici ai preti pedofili e ai padri di "famiglia" pedofili anche quelli? La fabbrica è chiusa, questo bisognerebbe dirgli. Stupratevi tra di voi, preti pedofili a far pompini ai padri e padri a sodomizzare i preti pedofili. E buon div...




Purtroppo l'odio di genere è tra noi. E dovremo lottare per esterparlo e condannarlo cosi' come è avvenuto per l'odio di classe, l'odio raziale ecc. ecc.


venerdì 17 giugno 2011

Lo ripetiamo da tempo: la nostra società nasconde le peggiori violenze nell'indifferenza. Vale sia per uomini che per donne. "Costretta a vivere in auto, abortisce"

Costretta a vivere in auto, abortisce

Il dramma di una 'sfollata' da Casa Betania: ha perso il tanto desiderato primogenito

Grosseto, 17 giugno 2011 - LO AVREBBE chiamato Fathy. E sarebbe stato il suo primogenito. Lui è Fathy Gomaa, egiziano di 32 anni, straniero, senza un lavoro e con una sigla accanto al cognome, tanto sinistra quanto surreale. E’ un «S.f.d.», un senza fissa dimora, «invisibile» ai più, un ragazzo che ormai da un mese vaga per la città con la sua macchina, insieme ad altre famiglie, in cerca di un tetto sotto il quale dormire. La sua storia è tragica perché, oltre ad aver perso tutto, aveva una moglie incinta che avrebbe avuto bisogno di rimanere sdraiata per non rischiare di perdere il bambino. Donya ha 23 anni e di aborti ne aveva già avuti tre.

E, alle 4,30 di ieri, il mondo gli si è rovesciato in testa un’altra volta. Il bimbo che aveva in grembo sua moglie è morto qualche settimana prima di nascere. Un aborto. Il quarto in pochi anni, una tragedia nella tragedia. Non riesce a trattenere le lacrime: «Lo sapevo che sarebbe andata a finire così — dice asciugandosi gli occhi —. E’ ormai un mese che mia moglie dorme in macchina e lunedì aveva avuto una colica renale...». Il flashback della notte gli ritorna prepotente davanti agli occhi: «Dormivamo in macchina in via Vico. Donya mi ha svegliato perché aveva forti dolori addominali. Ho visto il sangue e ho capito...».

La corsa, le sirene dell’ambulanza, poi la tragica notizia: «distaccamento della placenta». La diagnosi atroce accompagna la sua giornata da incubo: «Mi hanno detto i medici che se mia moglie fosse rimasta a riposo, il bimbo sarebbe sopravvissuto. Adesso qualcuno dovrà pagare per questo...». Lo sfratto da «Casa Betania», il tran tran di enti e istituzioni, le parole che sono rimaste tali: «Non volevo una casa. Ho esibito il certificato del medico per mia moglie.

Mi è stato detto di arrangiarmi. Bastava un mese di letto per lei e tra qualche giorno sarei anche potuto tornare in strada. ma con me avrei avuto un bambino...». Parole crude. Amare come l’ultima considerazione: «Mia moglie adesso vuole morire. Volevamo un figlio e adesso...». Fathy ha intanto denunciato il fatto alla polizia per accertare se eventualmente possono essere imputate delle responsabilità per quanto capitato alla moglie. Poi la beffa finale,quasi grottesca. E’ proprio lui a raccontarla: «Oggi è venuto l’assistente sociale del Comune a dirci se avevamo bisogno di aiuto... Gli ho detto di no. Ormai era troppo tardi».

di MATTEO ALFIERI



http://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/2011/06/17/526129-costretta_vivere_auto_abortisce.shtml

martedì 14 giugno 2011

Avvocati indagati per truffa. A Catanzaro sono 200 le cause sospette.

CATANZARO – Sono circa 200 le cause rispetto alle quali gli inquirenti ritengono di aver accertato la reati di falso e truffa da parte degli avvocati finiti al centro dell’inchiesta su presunti falsi mandati realizzati da legali del Foro di Catanzaro.

Ma l’indagine potrebbe portare a risultati molto più significativi poiché sono al vaglio degli uomini della Sezione di pg della Polizia di Stato circa 5.000 cause intentate davanti al solo Giudice di pace di Chiaravalle, mentre ben 12.000 sono quelle ancora da esaminare che riguardano altri uffici giudiziari della zona, e precisamente quelli di Soverato e Davoli.

Il tutto per un giro di presunti guadagni illeciti particolarmente lucroso, dal momento che per ciascuna delle cause del genere incriminato – relative al recupero di somme minime, comprese tra i 4 ed i 6 euro la volta – al legale impegnato viene liquidato un compenso di 500 euro.

Lo si è appreso ieri, nel corso della conferenza stampa indetta negli uffici della Polizia giudiziaria, dove il vice questore Roberto Coppola, che ha diretto le attività dei suoi uomini, ha fornito ulteriori dettagli in merito a questa prima tranche dell’inchiesta, che ha consentito al sostituto procuratore della Repubblica Simona Rossi, titolare del caso, di emettere un avviso di conclusione indagini a carico di 16 avvocati che operano tutti nella zona del Soveratese: 3 a Montepaone, 2 a Gagliato, 5 a Chiaravalle Centrale, 2 a Cardinale, 2 a Soverato, 1 a Satriano, e 1 a Catanzaro.

Il procedimento giudiziario è nato alcuni mesi fa a seguito dell’anomalo intasamento dell’attività dell’ufficio del giudice di pace di Chiaravalle, letteralmente sommerso da cause nelle quali l’Enel è stata citata per ottenere il risarcimento delle somme spese dagli utenti a causa del mancato adeguamento dell’ente erogatore alla delibera del 1999 con la quale l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas ha imposto di fornire ai clienti un sistema per pagare la bolletta senza oneri aggiuntivi, e cioè senza commissioni postali o bancarie.

Così, nelle cause in questione – relative agli anni 2008 e 2009 -, all’Enel è stato chiesto ogni volta di risarcire l’utente dei pochi euro spesi per pagare le bollette, più interessi e spese legali, per un valore totale di circa 30 euro (una media di 6 euro all’anno). La cosa avveniva secondo una sorta di procedura standard, hanno evidenziato gli investigatori, con atti di citazione pressoché identici tra loro.

Terminata la causa, all’avvocato veniva corrisposta una parcella di 500 euro. Senonché, il numero particolarmente elevato delle controversie del genere, nonché l’interessamento dell’Enel alla vicenda che ha visto la società soccombere sistematicamente, ed in non pochi casi proporre appello al tribunale di Catanzaro con conseguente ingolfamento anche di quell’ufficio, ha insospettito gli investigatori che hanno cominciato a fare le prime verifiche.

Gravi le anomalie che sono emerse dal momento che, secondo quanto spiegato dai poliziotti, è stato appurato che in qualche caso per la medesima utenza, presso lo stesso ufficio giudiziario, vi era più di una citazione nei confronti dell’Enel, con mandato sottoscritto dallo stesso utente ma ad avvocati diversi. In altri casi alcuni legali hanno depositato due atti di citazione a nome dello stesso utente, autenticando come vere firme chiaramente fasulle o addirittura di soggetti deceduti anni prima.

Alcuni dei ricorrenti, rintracciati e sentiti, hanno riconosciuto come vero uno solo dei diversi mandati a proprio nome, mentre altri ignoravano completamente l’esistenza della causa intentata a loro nome contro l’Enel. I 16 indagati, a questo punto, hanno venti giorni di tempo dedicati dalla legge all’espletamento di ogni attività ritenuta utile alla piena realizzazione del diritto di difesa, prima che la Procura proceda oltre.

Le indagini intanto proseguono per le verifiche su altre cause sospette, intentate anche contro Telecom Italia e Italgas, nonché per gli accertamenti relativi a tutti gli altri soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda.


http://www.italianewsag.eu/2011/03/24/avvocati-indagati-per-truffa-sono-200-le-cause-sospette/

sabato 11 giugno 2011

L´AIAF fa volantinaggio in tribunale. Un Min.Cul.Pop. contro il vero affidamento confiviso?

Non hanno i capelli lunghi, e non vestono alla sessantottina, ma ti avvicinano e ti allungano un bel volantino....

Lo scorso 10 Maggio (o giù di lì) L’Aiaf Lombardia ha diffuso presso il tribunale di Milano un volantino (vedi allegato a margine dell'articolo), che contiene le immancabili accuse contro i “padri separati” che attaccherebbero la magistratura, questa volta non con una altisonante “destabilizzazione istituzionale” ma con una “campagna denigratoria dai toni sempre più accesi ed esasperati”. 

La fobia antipaterna può avere diverse facce, il 10 maggio era il turno dei toni esasperati. Ci risiamo: non vogliono proprio capire, o forse capiscono ma si rifiutano di ammetterlo 

Resta il fatto che il parallelismo Stati Generali =  padri separati esiste solo nell’accanimento della visione faziosa targata AIAF. Agli Stati Generali hanno preso parte le maggiori associazioni di categoria composte da genitori, madri e padri, oltre ad associazioni esclusivamente femminili. (però non diciamolo in giro, questo all’AIAF non piace) 

Esiste inoltre un elenco di strutture e/o associazioni e/o professionisti e/o parlamentari intervenuti, in cui non figura alcun padre separato o rappresentante di padri separati 

Tranquillizziamo i più apprensivi tra i membri AIAF: calmi, non è in atto un colpo di Stato, ok? È solo la denuncia di un disservizio sistematico. 

Il divorzificio penalizza madri e padri: che le famiglie italiane siano indotte a guardare con terrore ai servizi sociali è un dato di fatto, come un dato di fatto è la sempre minore fiducia della cittadinanza in una giustizia certa, rapida, imparziale. 

Della cittadinanza, non dei padri separati.  

Il volantino del 10 maggio, inoltre, esalta l’operato dell’AIAF che dipinge i propri iscritti come difensori di padri e madri, ma soprattutto paladini dei diritti dell’infanzia, e dichiara in conclusione di impegnarsi per una “piena e sostanziale applicazione del principio di bigenitorialità”. 

Benissimo, come non concordare? 

Vuoi vedere che AIAF e Stati Generali sono impegnati sullo stesso fronte? 

Sarebbe interessante verificare in quale misura le dichiarazioni d’intenti trovano corrispondenza nell’applicazione pratica.   

Tre sole domande: 
  • È disposta l’AIAF a fornire prova documentale di quanto sostiene?
  • È in grado di fornire un campione di 1.000 sentenze o decreti per ogni anno di vigenza della norma novellata, in cui una delle parti era assistita da un membro AIAF?
  • È possibile verificare, dati alla mano, cosa un membro AIAF intenda per “piena e sostanziale applicazione del principio di bigenitorialità”?
Sarebbe utile che il campione fosse rappresentativo per quanto riguarda la suddivisione per area geografica, età, occupazione e fascia di reddito delle parti, oltre ad avere percentuali simili di assistenza alla parte maschile o femminile.


Ovviamente sono da considerare solo le scissioni di coppie, coniugate o conviventi, con prole in età 0-18. 

Potrebbero emergere dati interessanti dall’analisi delle formule utilizzate, dei tempi e dei modi di cura della prole, del profilo relazionale e del profilo economico.   

Certi della ferrea volontà da parte dell’AIAF di dimostrare all’Italia intera la bontà del proprio operato, rimaniamo in attesa di cortese risposta

Fonte: adiantum.it

Vedi Allegato

lunedì 6 giugno 2011

TAR Lombardia, il genitore assillante non commette stalking

Il TAR ha definito “incongruo” il decreto di ammonimento emanato dal Questore di Milano nei confronti di una madre, rispetto alle risultanze istruttorie dalle quali poteva desumersi una condizione di disagio emotivo e sociale. 

Per tale motivo il TAR ha affermato che “il comportamento dell’amministrazione tradisce uno sviamento di potere” e che il decreto di ammonimento non può essere utilizzato quale strumento per ingerirsi in situazioni di semplice conflittualità familiare.  

Una madre, ritenuta autrice di atti persecutori nel confronti del proprio figlio, è stata destinataria di un decreto di ammonimento, adottato dal Questore di Milano ai sensi degli articoli 7 e 8 della Legge n. 38 del 2009, in seguito oggetto di impugnazione dinanzi al TAR Lombardia. 

La madre, tramite il suo legale, aveva chiesto di essere interrogata. Detta istanza ha trovato l’accoglimento del Collegio, in considerazione della particolarità del caso sottoposto che ne ha giustificato l’ammissibilità alla luce del nuovo procedimento amministrativo. 

Il Tar nel contempo ha riconosciuto alle dichiarazioni orali valenza meramente indiziaria e suplettiva, di ausilio rispetto alle circostanze fattuali allegate negli scritti difensivi, rilevando altresì il progressivo spostamento dell’oggetto del giudizio amministrativo dall’atto al rapporto regolato dallo stesso. 

Il mezzo istruttorio dell’interrogatorio libero delle parti, a dir del Tar, deve essere ricondotto nell’ambito del rinvio che, attraverso una norma di chiusura, la nuova normativa procedurale opera verso il codice di procedura civile. 

Il Collegio rileva inoltre che la normativa procedurale non esclude la partecipazione della parte sostanziale alla trattazione dell’incidente cautelare, in quanto la legge statuisce che in camera di consiglio siano sentiti i difensori qualora facciano richiesta in tal senso, e non contraddicendo la circostanza che l’interrogatorio libero dipenda da una valutazione del Collegio sulla rilevanza. 

Il Tar Lombardia ha giudicato fondato il ricorso della madre, essendo nella fattispecie carenti i presupposti per ogni misura amministrativa in tema di atti persecutori, in particolare dell’ammonimento, richiesto dal figlio al Questore prima di sporgere querela per stalking. 

Il Collegio richiama la finalità dell’ammonimento, fondandola nel dissuadere il persecutore, legato alla vittima da vincoli affettivi, dal persistere nelle condotte persecutorie. Quest’ultime non vengono penalmente denunziate per questioni di solidarietà familiare. 

Il Questore è chiamato ad una valutazione discrezionale sulla fondatezza dell’istanza, sulla base dei fatti esposti e degli elementi probatori forniti e acquisiti dagli organi investigativi e dalle persone informate sui fatti, senza che tuttavia sia necessario il compiuto riscontro della lesione al bene tutelato dalla norma penale, bensì soltanto la “ragionevole certezza”. 

Il Collegio ha ritenuto carente il “carattere persecutorio” nell’asserita condotta della madre, consistente nell’appostamento presso l’ateneo dove il figlio studiava, nell’inoltro di telefonate e in numerosi tentativi di un contatto con il figlio, i quali sarebbero accresciuti a seguito della vendita di un immobile da parte del figlio. 

A dir della Corte siffatte condotte non potevano essere considerate minacciose né moleste e dalle stesse non è conseguito il danno richiesto dalla normativa e consistente in un stato di ansia o di paura, ovvero nel timore per la propria incolumità o, infine, nell’alterazione delle abitudini di vita del figlio.

Fonte: http://www.noiconsumatori.org/articoli/articolo.asp?ID=10889

domenica 5 giugno 2011

Sen. Cardiello: Alfano invii immediatamente gli ispettori al Tribunale dei Minori dell’Aquila

Franco Cardiello
ROMA – Il Sen. Franco Cardiello, componente della Commissione antimafia, chiederà al Ministro Alfano  l’invio urgente degli ispettori ministeriali al fine di accertare eventuali responsabilità nei confronti del Tribunale dei minori dell’Aquila che ha revocato l’adozione alla Sig.ra Maria Sicignano, in quanto non vedente.

L’incredibile storia della momentanea adozione durata una sola ora rappresenta il calvario di una coppia che per sei anni ha lottato contro i ritardi della burocrazia.

Il Sen. Cardiello ha presentato la seguente interrogazione urgente ai Ministri Angelino Alfano e Mara Carfagna, che si riporta di seguito integralmente, per accertare eventuale responsabilità degli uffici preposti e tutelare la dignità della Sig.ra Sicignano.
 
Senato della Repubblica
Gruppo Parlamentare
Coesione Nazionale
“Il Popolo della Libertà”
UFFICIO LEGISLATIVO
 
INTERROGAZIONE CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA CARDIELLO – Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri della giustizia e delle pari opportunità
Premesso che:
  • La signora Maria Sicignano e il marito Rocco Pascale, abitanti nel comune di Pagani, in provincia di Salerno, avevano ottenuto dal Tribunale de L’Aquila il decreto di affidamento provvisorio di una bimba di due mesi di nome Giulia ospite di una casa-famiglia;
  • In particolare, i predetti coniugi sono stati contattati dal Tribunale dei Minori de L’Aquila e sono stati invitati a portare l’occorrente e recarsi a prendere la bimba;
  • Poco prima di giungere a destinazione, i predetti coniugi sono stati raggiunti da una telefonata proveniente dal medesimo Tribunale che li avvertiva che la piccola non poteva più abbandonare la struttura ove era ospitata;
  • A tale comunicazione seguiva l’atto di annullamento del decreto di affidamento;
considerato che:
  • Il giudice del Tribunale de L’Aquila avrebbe comunicato che la bambina non poteva essere più affidata poichè, a causa della mancanza di energia elettrica, non aveva avuto la possibilità di visionare il fascicolo;
  • Detto fascicolo avrebbe avuto il parere negativo del giudice onorario;
  • Ai coniugi Pascale il citato giudice avrebbe anche chiesto la restituzione del decreto di idoneità precedentemente consegnato;
  • I predetti coniugi, infine, al fine di non compromettere definitivamente la pratica di adozione, sarebbero stati invitati a non informare di detti fatti gli organi di informazione o l’autorità giudiziaria;
considerato, inoltre, che:
  • La signora Maria Sicignano è non vedente;
  • I coniugi Pascale sono stati destinatari prima di un decreto di idoneità all’affidamento e successivamente sono stati considerati “non relazionati con il mondo esterno”;
  • I predetti coniugi hanno sostenuto tutto l’iter stabilito dalla legge per ottenere l’idoneità all’adozione;
preso atto che:
  • Il Presidente dell’Unione Italiana Ciechi di Salerno, che ha accompagnato la famiglia Pascale nella battaglia per l’adozione,  ha affermato che “è stato offeso il diritto di due persone a poter ottenere un percorso di adozione legittimo per il semplice motivo che uno dei due coniugi è non vedente”;
  • Il predetto Presidente ha, altresì, dichiarato che “è assolutamente inconcepibile che si neghi il diritto ad essere genitori solo perchè si è ciechi”;
preso atto, inoltre, che:
  • All’interrogante risulta che i casi di adozioni per genitori non vedenti in Italia non sono molti;
  • Pur tuttavia, l’interrogante ritiene che, pur trattandosi di casi delicati e complicati, la disabilità non dovrebbe compromettere il diritto alla genitorialità;
l’interrogante chiede al Presidente del Consiglio e ai Ministri in indirizzo di sapere se sono a conoscenza delle vicende sopra narrate e, in caso affermativo e ciascuno per quanto di competenza, quali siano le valutazioni del caso.
L’interrogante chiede, inoltre, di sapere:
  • Se risultino il decreto di idoneità all’affido dei coniugi Pascale e il successivo decreto di annullamento;
  • Se risultino le motivazioni in base alle quali entrambi detti decreti sono stati emanati;
  • Se il Ministro della giustizia ritenga di dover inviare gli ispettori ministeriali presso il Tribunale dei Minori de L’Aquila al fine di verificare il corretto funzionamento degli uffici;
  • Se e in quali modi intendano intervenire al fine di evitare che episodi come quello sopra narrato abbiano a ripetersi e al fine di evitare che eventuali ingorghi burocratici o inefficienze degli uffici preposti possano inficiare la dignità di coloro i quali hanno solo un manifesto desiderio di genitorialità.
Sen. Franco Cardiello Gruppo Coesione Nazionale Roma, 2 giugno 2011

Fonte: http://massimo.delmese.net/31172/cardiello-chiede-gli-ispettori-al-tribunale-dellaquila-per-il-caso-dei-coniugi-pascale/

A Monza le assistenti sociali dichiaravano il falso pur di allontanare due bambini

Falso in atto pubblico e diffamazione nei confronti di un padre di famiglia, che ha rischiato di perdere la potestà genitoriale per una vicenda finita sul tavolo del Tribunale dei minori. Questa l'accusa contestata dal sostituto procuratore Flaminio Forieri a due assistenti sociali monzesi, nei confronti delle quali è già stato notificato l'avviso di fine indagini dal pm. 

La sede dei servizi sociali a Monza
I fatti risalgono al novembre 2009, in un istituto scolastico privato della città. All'epoca, il figlio più piccolo dell'uomo, che di mestiere fa l'impiegato ed è sposato con una dipendente pubblica, aveva manifestato comportamenti “anomali” a sfondo sessuale con una compagna di scuola. Atteggiamenti strani e inequivocabili, per un bambino di soli quattro anni. 

Per questo motivo, la scuola ha inoltrato una segnalazione alla procura presso il Tribunale dei minori di Milano, che ha aperto un'indagine nei confronti dei genitori. Il procedimento, tuttavia, è stato archiviato nell'ottobre dell'anno successivo, visto che non è emerso nulla di penalmente rilevante e che potesse portare dunque alla decadenza della patria potestà. 

Naturalmente, per i genitori è stato un periodo di profonda angoscia, fondata sul timore di vedere il figlio più piccolo e il fratello maggiore di 11 anni allontanati dalla casa di famiglia e spostati in una struttura d'accoglienza. Arichiviato il procedimento, però, i due monzesi sono passati al contrattacco. Dopo aver contattato l'avvocato Enrico Colombo, hanno avanzato querela nei confronti delle due assistenti sociali che hanno firmato la relazione presentata al tribunale dei minori. In particolare, la relazione stessa riporterebbe, secondo le accuse, un episodio falso. 

Nel documento si affermerebbe che il figlio più grande della coppia, che frequentava lo stesso istituto del fratello, si sarebbe presentato in classe con una “chiavetta” del computer che conteneva immagini oscene, raffiguranti scene di sesso tra una donna e un animale. Sempre nel documento contestato, verrebbe riferito che il papà del bambino sarebbe stato contattato dalla scuola e avrebbe ricondotto il fatto a uno scherzo dei suoi colleghi al lavoro. Nella stessa relazione, però, tali dichiarazioni non sarebbero state nemmeno verbalizzate dalle assistenti sociali. 

Secondo la versione dell'uomo, al contrario, nella “chiavetta” non c'erano immagini di zoofilia, e nemmeno sarebbe stato mai contattato dalla scuola per una richiesta di chiarimento. La procura di Monza ha sentito sul punto le insegnanti, che avrebbero avvalorato la tesi del papà. Il pm infatti ha concluso le indagini, contestando il falso e la diffamazione. Le indagate hanno chiesto di farsi sentire dal magistrato. 

Sembra le due sostengano la tesi del malinteso, ma il loro avvocato difensore, più volte contattato al proposito, non ha fornito risposte ufficiali.
 
Federico Berni

Fonte: http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/209581_monza_rischi_di_perdere_i_figli_padre_denuncia_assistenti_sociali/

AIAF contro gli Stati Generali. Replica degli aderenti: ridicolo far finta di equivocare...


Ehilà, abbiamo pestato i piedi a qualcuno! È in atto una stroncatura senza appello ai lavori degli Stati Generali, alla partecipazione, al documento di sintesi. Chi la fa? Ma è ovvio, l’AIAF, il Gotha dell’intellighenzia forense arroccato a difesa del falso affido condiviso. http://www.aiaf-avvocati.it/25850 (tra parentesi, un consiglio gratuito alla redazione AIAF: separazzione si scrive con una zeta sola....). 

AIAF, associazione per la tutela di chi ?
Sia chiara una cosa: l’attacco in fondo ci gratifica, se l’AIAF si preoccupa di screditarci vuol dire che abbiamo colto nel segno, che la strada è giusta, che diamo fastidio agli oppositori dell’affido condiviso. 

Chi dice la verità – e la dimostra, dati alla mano – non è gradito a lorsignori e viene attaccato a testa bassa.

Pericolosa, come strategia: qualcuno potrebbe persino essere indotto a pensare che a simili avvocati non conviene affidare nemmeno un ricorso per 2 punti sulla patente. 

Se li conosci li eviti, contenti loro… Sarà nostra cura pubblicare il link alla lista dell’organigramma AIAF, ognuno tragga le conclusioni che preferisce. http://www.aiaf-avvocati.it/l-aiaf/  (cliccare su "aiaf regionali").
l'AIAF potrebbe civilmente confrontarsi, evitando strumentalizzazione e mistificazione. Ma non lo fa, non è in grado di farlo. 

L'associazione degli avvocati era stata regolarmente invitata agli Stati Generali, ma non si è presentata. 

Strumentalizza e mistifica, dimostra di preferire queste strade. Strumentalizza, rispolverando la solita mania di persecuzione contro l'intera magistratura. Quello degli Stati Generali non è affatto un attacco contro i giudici tout court, ma una critica alle persone che creano danni con la propria negligenza. Non solo è lecito ma è anche doveroso criticare chi genera disagio sociale non svolgendo al meglio il proprio lavoro; quando si tratta di giudici ed assistenti sociali è vietato? 

AIAF evita di chiamare le cose col proprio nome: è meglio definire un’analisi critica e documentata col termine roboante di “destabilizzazione istituzionale”, per potersi mascherare da paladini della democrazia quando in realtà ci si limita a bacchettare pareri non graditi. 

La destabilizzazione istituzionale è un attentato alla Costituzione, l’analisi critica no. Chiaro il concetto? 

Cosa sa, L’AIAF, dei lavori presentati nell’evento che ha snobbato ? 

Cosa sa delle ricerche, degli studi, delle inchieste che documentano un Sistema allo sfascio? 

Cosa sa delle Procure che denunciano l’80% di false accuse di violenza, al solo scopo di risolvere in fretta l’iter della separazione eliminando antagonisti scomodi? 

Cosa sa dei moduli prestampati per la separazione, ove la sentenza è già scritta prima ancora di entrare in tribunale? 

Cosa sa di detti moduli “suggeriti” (testuale, n.d.a.) persino sul sito ufficiale del Ministero di Giustizia, scaricabili come modello da seguire? 

Noi queste inchieste le abbiamo fatte, AIAF no. 

Mistifica quando si accanisce nel dipingere una guerra dei sessi che esiste nei loro preconcetti. Il titolo parla da solo ”L’attacco dei padri separati alla magistratura e ai servizi sociali”. 

La realtà è diversa da come la dipinge una disinformata AIAF: non sono le associazioni di padri a denunciare la malagiustizia, ma un intero movimento trasversale fatto di padri, madri, sorelle, nonne, nonni, nuove compagne, psicologhe, criminologhe, sociologhe, mediatori ed avvocati, tanti avvocati. Ci sono competenze che nemmeno immaginano, ma continuino pure a sottovalutare il movimento, continuino a credere che sia solo un manipolo di disperati. 

Ci fanno un gran favore. 

Mistificano anche quando dichiarano l’incoerenza delle istanze emerse dagli Stati Generali, che nulla hanno a che fare con le riforme in discussione al Senato. 

Esatto: chi ha mai sostenuto che vadano accorpate nel DDL 957? 

Solo da una lettura frettolosa e/o incompetente e/o faziosa - scelgano loro - può scaturire questa interpretazione. La calendarizzazione del testo in Commissione Giustizia è una delle istanze, non l’unica. 

Gli accordi prematrimoniali, la responsabilità civile dei magistrati, il divorzio breve, la videoregistrazione degli incontri presso i servizi sociali e l’abolizione dei Tribunali minorili sono altre, da promuovere indipendentemente

Il 5, 6, 7 maggio, a Roma, lo hanno capito tutti. 

AIAF non ha voluto esserci ed ora finge di equivocare

Ridicolo, no?




STATI GENERALI SULLA GIUSTIZIA FAMILIARE
Gli aderenti

Fonte: www.giustiziafamiliare.it

venerdì 3 giugno 2011

Spagna: mamma a 10 anni, il padre 13enne l'ha lasciata

Una bambina che fa nascere un'altra bambina. In Andalusia è nata Nicoletta da una binba di 10 anni. Stanno bene e i genitori, gitani, non sembrano affatto scioccati, anche se non sembra proprio normale che dei bambini abbiano già una vita sessuale.

Una bambina che fa nascere un'altra bambina. In questi ultimi anni accade sempre più spesso, e l'ultima in ordine di tempo è stata una bambina di 10 anni, Elena di origine gitana, in Spagna (Andalusia). Per la madre della bambina il fatto che la figlia sia rimasta incinta e abbia partorito in così tenera età non sembra essere un problema: "Siamo tutti molto felici per l'arrivo di Nicoletta - questo il nome della neonata - per noi non è un dramma. Queste cose sono normali nel nostro Paese: le bambine si sposano a 10 anni, non capisco perché la gente sia così sorpresa. Elena è molto contenta della sua bambina". Sembra che il padre sia un bambino di 13 anni, ma pare anche che i due non si "frequentino" più. Sempre la madre di Elena dice: "Elena e Nicoletta staranno in Spagna perché la sua relazione con il padre della bambina è finita. Si sono separati". Prima di Elena altre bambine sono diventate mamme giovanissime, come per esempio una scolara di 9 anni cinese che a fabbraio scorso ha partorito un maschio oppure il caso della più giovane mamma della Gran Bretagna, che a 12 anni è rimasta incinta da un coetaneo perché ubriaca, aveva confessato. Insomma, partorire è sempre una cosa normale, ma che bambini così piccoli abbiano già una vita sessuale sembra uno dei mali che affligge questa società cosiddetta moderna.

http://www.mainfatti.it/bambini/Spagna-mamma-a-10-anni-il-padre-13enne-l-ha-lasciata_29107033.htm