lunedì 16 maggio 2011

Cassazione: condiviso anche alle coppie di fatto. No ai padri "surrogati". I figli debbono stare con il loro padre naturale.

La Corte di Cassazione ha detto un deciso no ai padri surrogati spiegando che i figli debbono stare con il loro padre naturale. In sostanza un padre naturale può negare al figlio di avere un "secondo padre" e impedirne così l'adozione. Nella parte motiva della sentenza gli Ermellini fanno peraltro notare che l'affido condiviso può essere applicato anche le coppie di fatto.

E così i giudici di Piazza Cavour hanno respinto il ricorso di un ragazzo di Roma che si era unito in matrimonio con la madre di una bimba di sette anni nata da una precedente relazione. L'uomo aveva chiesto di poter adottare la minorenne dato che "aveva sostanzialmente svolto le funzioni di padre" della bambina "assistendola moralmente e materialmente".

La Suprema Corte ha respinto il ricorso facendo notare che i giudici di merito hanno giustamente attribuito "efficacia preclusiva al dissenso manifestato dal genitore naturale, impedendo alla minore, nell'ambito di una vicenda, nella sua genesi e nel suo esplicarsi, dai contorni indistinti, di avere un secondo padre". L'aspirante genitore voleva ottenere l’adozione puntando sul fatto che non vi era mai stata convivenza tra la piccola e il padre naturale, visto che la madre della bambina e quello che era l’amante (adesso padre naturale) si erano separati nel corso della gravidanza e il marito, dopo aver perdonato il tradimento, aveva allevato la bambina come fosse stata sua figlia.

In primo grado il Tribunale dei minorenni di Roma, nel 2009, aveva dato il via libera all’adozione della bambina, che ormai aveva cinque anni, ritenendola corrispondente all’ interesse della minore. Invece la Corte di Appello di Roma, nel 2010, aveva bloccato la procedura ritenendo rilevante l’ opposizione del padre naturale. Secondo i giudici di secondo grado, la normativa del 2006 attribuisce la potestà genitoriale a padre e madre, anche dopo la cessazione della convivenza. E, dunque, questa regola deve valere anche nel caso in cui il padre non abbia mai convissuto con il minore. La Suprema Corte ha confermato questa tesi.

Fonte: www.studiocataldi.it

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