martedì 31 maggio 2011

Quando le donne spingono verso l'autolesionismo: Misseri e gli effetti devastanti del gineceo.

«Ho fatto tutto io, lo giuro sulle ossa di mia madre. Non dovevo uscire io, ma Sabrina e Cosima che sono innocenti. Se le condannano la mia morte sarà sulla tomba di Sarah»


TARANTO -  «Ho fatto tutto io, lo giuro sulle ossa di mia madre. Non dovevo uscire io, ma Sabrina e Cosima che sono innocenti. Se le condannano la mia morte sarà sulla tomba di Sarah». Lo afferma Michele Misseri, scarcerato ieri per decorrenza dei termini di custodia cautelare, in un colloquio con la Stampa in cui torna a raccontare la dinamica dell'omicidio della nipote Sarah Scazzi. La narrazione parte da maggio, quando è esplosa la sua crisi personale e con Cosima, per arrivare a «quel maledetto 26 agosto».


«Ero arrabbiatissimo perchè il trattore non partiva e pensavo che tutti ce l'avevano con me, gridavo e Sarah è venuta a vedere, questo ho pensato. Io gli ho detto vattene, ma lei mi doveva dire qualcosa, allora l'ho sollevata di peso, l'ho girata per cacciarla, e quando mi ha dato un calcio sono esploso, tutta la mia rabbia l'ho messa sopra di lei. Avevo una corda sul parafango del trattore e gliela ho girata due volte al collo. Sarah aveva il telefonino in mano - prosegue Misseri - ed è caduto aprendosi in due. Quando l'ho lasciata lei è caduta con il collo sul compressore e quando l'ho presa da terra aveva il collo storto».

Misseri spiega di essersi reso conto solo due giorni dopo l'incidente probatorio che la figlia Sabrina sarebbe rimasta in carcere «tutta la vita» e non come gli avevano detto, «che stavamo due anni tutti e due e poi uscivamo». Da allora, dice, «nessuno mi ha più voluto ascoltare». Nel memoriale che porta con sè, assicura, «c'è la verità. Dopo che ho visto quello che hanno fatto con le lettere non l'ho più dato», alla procura. Le lettere, prosegue il contadino di Avetrana, «nessuno mi ha detto di scriverle perchè alla vigilia di Natale mi ero arrabbiato visto che nessuno mi credeva. Non sapevo nemmeno che a Sabrina potevo scrivere».

«Io sono cosciente che devo tornare in carcere, perchè so quello che ho fatto e devo pagare», ribadisce Misseri. «Volevo ammazzarmi prima di andare in carcere con il veleno che usavo per pompare le olive, e adesso mi ammezzerei ma non lo faccio perchè ci sono due innocenti in carcere». A Sabrina «come potrò mai chiedere perdono?», si domanda, mentre della moglie Cosima afferma: «La capirò se non vorrà più parlarmi, per colpa mia c'è andata di mezzo, e come lei anche mio fratello e mio nipote. Io ho fatto tutto da solo». Misseri si dice pentito: «Ho già chiesto perdono a Dio, ma non so se me lo ha dato».

SINDACO: NO TSO, SOLO VISITA DI CONTROLLO Il sindaco di Avetrana, Mario De Marco, non ha disposto ieri sera per Michele Misseri alcun trattamento sanitario obbligatorio (Tso) ma solo una visita medica urgente per accertare lo stato psicologico dell'agricoltore. Lo ha spiegato all'ANSA lo stesso primo cittadino. «Ieri sera - ha riferito il sindaco - durante il tragitto dal carcere a casa avrebbe manifestato verbalmente propositi suicidi. La circostanza è stata riferita da coloro che lo scortavano ai carabinieri di Avetrana i quali mi hanno chiesto di far eseguire una verifica urgente dello stato psicologico di Misseri. Di conseguenza ho disposto con ordinanza una visita medica ed è stato allertato il 118 il cui personale, con la mia ordinanza e la richiesta dei carabinieri, ha accompagnato Misseri in ospedale a Taranto». Misseri è stato accompagnato in ambulanza all'ospedale San Giuseppe Moscati dove è stato visitato e all'1.50, non essendo stato riscontrato nulla di preoccupante sul piano medico ha lasciato l'ospedale ed è stato accompagnato a casa ad Avetrana. Quando il personale del 118 si è recato a casa Misseri per accompagnare in ospedale l'agricoltore, nell'abitazione c'erano anche due giornaliste, oltre alla figlia maggiore di Misseri Valentina.

SCARCERATO, POI IN OSPEDALE Era tornato a casa, libero dopo sette mesi di carcere, Michele Misseri, zio di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa ad Avetrana. Ma zio Michele, come ormai era conosciuto l'uomo, in serata è stato portato all'ospedale di Taranto dopo un'ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio firmata dal sindaco del paese pugliese. A raccontare quanto accaduto la figlia Valentina che si trovava con lui: «sono venuti i medici del 118 dicendo di aver ricevuto una chiamata, ma io non ho chiamato nessuno. Lui stava bene, era meravigliato per essere uscito dal carcere e si è sfogato ma stava benissimo». Alla richiesta di spiegazioni, ha aggiunto Valentina, i medici hanno risposto che era stato il sindaco di Avetrana a disporre con un'ordinanza il ricovero.

Ancora un colpo di scena, dunque, nella vicenda dell'omicidio di Sarah. Michele Misseri aveva varcato la soglia del carcere di Taranto poco prima dell'alba del 7 ottobre scorso, a bordo di un'auto dei carabinieri. Ieri sera alle 19.15 l'uomo è uscito dallo stesso cancello, riconquistando la libertà. Lo ha fatto a bordo di una Jeep con i vetri oscurati, coprendosi il volto con una coperta e accanto alla figlia Valentina, scortato per un tratto da auto dei carabinieri e della polizia penitenziaria. Ha dribblato così decine di cameramen e giornalisti, mentre una piccola folla di curiosi applaudiva al suo passaggio. Misseri è stato scarcerato dal gip del Tribunale di Taranto Martino Rosati. L'agricoltore di Avetrana resta indagato in stato di libertà per omicidio, vilipendio di cadavere e soppressione di cadavere.

L'unico obbligo impostogli è quello di presentarsi ogni pomeriggio alla caserma dei carabinieri di Avetrana per firmare la presenza. La decisione del gip è scaturita dall'esame di un'istanza di scarcerazione depositata stamani dal difensore di Misseri, l'avv. Francesco De Cristofaro, ma soprattutto dalla richiesta formulata dalla stessa Procura di Taranto. Nell'istanza il difensore di Misseri sosteneva la decorrenza dei termini di custodia cautelare. La Procura l'ha ritenuta inammissibile perchè per il reato di omicidio, ancora contestato all'agricoltore, il periodo massimo di carcerazione preventiva è di un anno, e non è ancora scaduto. Ma nello stesso tempo i magistrati inquirenti hanno depositato una richiesta di revoca della misura cautelare per il reato di omicidio, ritenendo attenuate le esigenze di detenzione, e di estinzione dell'altra misura restrittiva riguardante la soppressione del cadavere di Sarah. Il gip, nel giro di poche ore, ha ritenuto che per Michele Misseri, allo stato attuale delle indagini, il periodo di detenzione dovesse finire.

In serata l'agricoltore è arrivato a casa, nella villetta in via Deledda 22 ad Avetrana dove si è consumato il delitto di Sarah. Ad attenderlo, tra la folla di fotografi, cameramen e giornalisti e tanti curiosi, c'erano anche due sorelle e una nipote, che lo hanno visto, amareggiate, solo sfilare in casa accompagnato da Valentina. La scarcerazione dell'agricoltore è arrivata nello stesso giorno in cui la moglie, Cosima Serrano, e la figlia Sabrina, entrambe detenute nello stesso carcere di Taranto, non hanno voluto rispondere alle domande del gip durante l'interrogatorio di garanzia. Atteggiamento suggerito dai difensori delle due donne. «In questo momento non era opportuno che rispondesse» hanno detto i legali di Cosima; «non c'era alcuna utilità processuale» se avesse risposto, ha ribadito uno dei difensori di Sabrina.

Cosima e sua figlia sono accusate, nell'ordinanza di custodia cautelare notificata loro il 26 maggio scorso (la seconda per Sabrina) di concorso in omicidio e soppressione di cadavere. E nella tarda mattinata in carcere, accompagnata dalla zia Emma, sorella di Cosima, era giunta anche Valentina per far visita ai parenti. Ha avuto un colloquio solo con Sabrina, è andata via senza dire una parola. Poi, nel tardo pomeriggio, è stata chiamata dagli inquirenti quale parente più stretto per accompagnare fuori dal carcere il padre. Ma il soggiorno a casa di Michele è durato poco. In serata il ricovero nell'ospedale di Taranto.

DA ASSASSINO A SEMPLICE 'MANOVALE'  Da assassino reo confesso a 'manovale' addetto alla soppressione di un cadavere. Michele Misseri è da stasera un uomo libero dopo 236 giorni passati in carcere durante i quali ha fornito agli inquirenti sette versioni per il delitto della nipote Sarah Scazzi, assassinata, pare, in casa degli zii il 26 agosto scorso. Taciturno e sottomesso - secondo l'accusa - alla moglie Cosima e alla figlia Sabrina, il 57enne è tornato nella casa della morte in cui Sarah sarebbe stata strangolata da Sabrina con una cintura senza che la mamma di quest'ultima intervenisse per fermare la figlia. Potrà scendere nel garage dell'orrore in cui caricò sull'auto il cadavere della ragazzina. Potrà lavorare nelle sue campagne che ha abbandonato il 7 ottobre scorso quando fu fermato dopo aver confessato il delitto facendo ritrovare il cadavere della nipote in una cisterna piena di acqua piovana. I suoi concittadini, in realtà, lo avevano riabilitato subito dopo il fermo della figlia Sabrina, il 15 ottobre. Ora invece è il gip Martino Rosati che lo manda a casa sostenendo che l'uomo non ha partecipato al delitto ma ha avuto un ruolo nella soppressione del cadavere della quindicenne.

Nel giorno della scarcerazione di zio Michele tornano alla mente le parole pronunciate frettolosamente dal procuratore di Taranto, Franco Sebastio, il giorno dopo il fermo dell'agricoltore: «Il caso è chiuso al 90%», disse ai cronisti. Dopo otto giorni incassò sportivamente il colpo con il fermo di Sabrina che riapriva le indagini. Il resto della storia è scandito da una serie di colpi di scena seguiti con ossessionante interesse dai media fino all'arresto (del 26 maggio) della moglie di Michele Misseri, Cosima Serrano, e alla scarcerazione (di oggi) del contadino di Avetrana. Chissà se tornando a casa Michele Misseri deciderà di dormire nel letto matrimoniale nel quale non riposava più perchè aveva paura di disturbare la sua 'Miminà. Lui, infatti, preferiva sprofondare sulla sedia a sdraio della cucina perchè - raccontano i detrattori delle donne di casa Misseri - non poteva andare ovunque altrimenti avrebbe sporcato la grande casa di via Deledda. Chissà se ritroverà al loro posto, sui mobili, le foto incorniciate del suo matrimonio dove il giovane Michele, 30 anni fa, sorridendo stringeva le mani della sua innamorata: lei, vestita di bianco, aveva il capo coperto dal velo e da una corona di fiori bianchi; lui la guardava sornione e le donava una rosa bianca sfilandola dall'asola della sua giacca. Erano altri tempi.

fonte: leggo on line

lunedì 30 maggio 2011

Misseri ricoverato in ospedale "Nella villa dava segni di squilibrio"

Verso la mezzanotte prescritto un trattamento sanitario obbligatorio al contadino di Avetrana. Zio Michele aveva lasciato il carcere alle 19,20, un'ora dopo era nella villetta di via Deledda. Moglie e figlia rimangono in carcere: ieri mattina hanno fatto scena muta durante l'interrogatorio di garanzia

 

E' tornato nella villa della morte ma ha resistito per poco. Michele Misseri dopo neppure quattro ore di libertà, considerava un'ossessione il ritorno in via Deledda, lui solo nella casa dove fu uccisa Sarah, senza la moglie Cosima e la figlia Sabrina, rinchiuse nel carcere. 

Il contadino dava segni di squilibrio tanto che verso la mezzanotte i carabinieri hanno richiesto l'intervento di un'ambulanza del 118. I medici, dopo averlo visitato, hanno prescritto un trattamento sanitario obbligatorio. 

Così Misseri è stato trasportato d'urgenza all'ospedale di Taranto dove è stato ricoverato dopo un'ordinanza di trattamento sanitario obbligatorio firmata dal sindaco del paese pugliese. A raccontare quanto accaduto la figlia Valentina che si trovava con lui: «sono venuti i medici del 118 dicendo di aver ricevuto una chiamata, ma io non ho chiamato nessuno. 

Lui stava bene, era meravigliato per essere uscito dal carcere e si è sfogato ma stava benissimo». 

Alla richiesta di spiegazioni, ha aggiunto Valentina, i medici hanno risposto che era stato il sindaco di Avetrana a disporre con un'ordinanza il ricovero.


Fonte repubblica.it - leggo.it

Adiantum non "molla". E, prima di adire la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, diffida formalmente lo Stato Italiano.

Ricorso alla Corte UE, ecco il testo della diffida di ADIANTUM allo Stato Italiano

 

Secondo le previsioni e gli annunci più recenti, ADIANTUM invierà a breve una diffida allo Stato Italiano, nell'ambito del ricorso alla Corte Europea che l'associazione romana si appresta ad istruire. 

La decisione, scaturita immediatamente dopo la fine degli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, segna un passo importante nella battaglia che molte famiglie italiane stanno condicendo contro decisioni inique assunte da molti tribunali. 

Oltre al c.d. Falso Condiviso, appannaggio dei tribunali ordinari, sotto accusa, sempre di più, le prassi e la malpractice dei tribunali per i minorenni, dove l'assenza di contraddittorio e l'impreparazione dei servizi sociali sta creando una situazione esplosiva. 

Questa l'anticipazione del testo:
 
ISTRUENDO RICORSO PER LA VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 6, 8, 14 e 17 DELLA CONVENZIONE PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI
 
ATTO DI DIFFIDA
nei confronti di:
 
STATO ITALIANO, in persona del Presidente del Consiglio pro tempore, presso la sede di Piazza Chigi, Palazzo Chigi - 00186 Roma;
 
Premesso che:
- l’associazione istante ha ricevuto numerose segnalazioni che denunciano modalità di applicazione, difformi rispetto al dettato del Legislatore, della L. 54 del 28 Febbraio 2006 (c.d. Affido Condiviso), nonché esposti e denunce, presentate nei confronti di magistrati minorili e assistenti sociali, che descrivono atti e provvedimenti adottati con evidente abuso di posizione e poteri;
- a oltre cinque anni dall’entrata in vigore della medesima legge, è ampiamente documentabile che la concreta applicazione dell’affidamento condiviso incontra, ancora oggi, forti resistenze nella maggioranza dei  tribunali ordinari e, soprattutto, in quelli dei minori;
- questo primo lungo “periodo di osservanza” è stato caratterizzato da una vasta disomogeneità dei provvedimenti, nei quali il diritto alla Bigenitorialità è stato spesso negato ora per la reciproca conflittualità, ora per l’età dei figli o ancora per la distanza tra le rispettive abitazioni dei genitori;
- In molti tribunali della Repubblica sono frequenti i casi in cui il giudice consente ancora l´omologazione di affidamenti esclusivi concordati tra le parti, senza che vi siano indicate le ragioni di pregiudizio a carico del genitore da escludere, derivando da ciò una evidente violazione del diritto indisponibile del minore a un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori (comma uno dell´articolo 155 codice civile);
- nella generalità dei casi la più vistosa forma di non applicazione della legge 54/2006 si rinviene nella concessione puramente formale dell’Affidamento Condiviso, al quale, però vengono attribuiti contenuti pressoché identici a quelli di un affidamento esclusivo, attraverso l’introduzione degli istituti del “genitore convivente” o “collocatario prevalente” o del “domicilio prevalente”, di origine esclusivamente giurisprudenziale e non previsti dal Legislatore;
- in tal maniera, l’interpretazione della norma stessa, da parte della Magistratura, si è spinta fino al suo concreto e sostanziale svuotamento giuridico, e alla riproposizione dell’antico modello del genitore affidatario esclusivo, in ciò dando vita ad un vero e proprio aggiramento della legge;
- tale ultima circostanza trova conferma a contrario nella prassi, adottata dai tribunali ordinari, di omologare accordi consensuali che prevedano un domicilio prevalente e tempi di permanenza dell'altro genitore con la prole. Per l’assunto di cui sopra, tali omologhe sono adottate contro l’interesse del minore a beneficiare di "tempi equilibrati e continuativi" con i figli (art. 155 c.c., come novellato dalla L. 54/2006), disciplinando peraltro diritti indisponibili dell’essere umano;
- l’art. 155, comma 4, recita: “Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità...”;
- secondo tale enunciato, il mantenimento indiretto, mediante assegno, è un sistema residuale cui si ricorre solo quando esiste una considerevole sproporzione tra i redditi dei coniugi, tenuto conto delle risorse disponibili;
- nonostante la suddetta previsione normativa, la conservazione dell’assegno di mantenimento, in luogo dell’applicazione del mantenimento diretto della prole, costituisce prassi ancora generalizzata nei tribunali italiani, anche a parità di reddito tra i coniugi in separazione;
- tale prassi ha costretto migliaia di genitori, obbligati a corrispondere  assegni di mantenimento di entità abnorme rispetto alla sua funzione semplicemente perequativa, a versare in stato di indigenza e a non poter provvedere ai più elementari bisogni personali (abitazione, spostamento nel luogo di lavoro, alimentazione, salute e cura della persona) pur di far fronte agli impegni giudizialmente imposti;
- questo stato di cose non consente, ai genitori così ingiustamente esclusi e gravati, di poter svolgere con serenità e continuità il proprio ruolo genitoriale, con grave nocumento sia dei minori coinvolti che dell’intera collettività;
- la sostanziale e comprovata disparità di trattamento giudiziario, in relazione alla coppia genitoriale, evidenzia una concreta discriminazione per sesso, e mantiene elevato il livello del conflitto tra ex-coniugi, causando elevatissimi costi individuali per spese legali e un alto costo sociale a seguito del perdurare dei procedimenti giudiziari;
- in aggiunta a ciò, a seguito di iniqui provvedimenti emessi da numerosi tribunali per i minorenni, molte famiglie italiane sono state smembrate, e i figli colpiti da immotivati provvedimenti di allontanamento, affidamento etero-familiare e adozione, permettendo che tali decisioni fossero supportate da motivazioni non gravi (diverse adozioni sono state disposte in assenza di stato di abbandono), e senza garantire ai genitori un reale contraddittorio, la registrazione con mezzi audio-video delle audizioni dei minori e, soprattutto, senza utilizzare misure alternative e meno traumatiche, come il sostegno domiciliare e/o economico;
- l’osservanza di tali prassi ha avuto come conseguenza, nella quasi totalità dei casi, il ricovero dei bambini in comunità per minori (c.d. case-famiglia), le quali pesano enormemente sui bilanci degli enti locali e, in definitiva, sulle imposte pagate dai contribuenti;
- In tutti i casi di allontanamento dal nucleo familiare, ancorchè non sorretto da gravi motivazioni, il rientro dei bambini presso la famiglia di origine è quasi sempre difficoltoso e avviene solo dopo periodi mediamente lunghi (24-36 mesi) che segnano indelebilmente la vita dei minori e dei genitori;
- tutto ciò ha causato nei cittadini interessati la sensazione diffusa di una vera e propria perdita della certezza dei diritti;
- lo Stato Italiano, destinatario della presente diffida, ha ricevuto ampia informativa su tale situazione, sia a mezzo di lettere e istanze di cittadini coinvolti, prodotte negli anni al competente Ministero della Giustizia, sia attraverso la documentazione che associazioni come ADIANTUM, attive nella materia, hanno trasmesso periodicamente al fine di sensibilizzare e sollecitare una più attenta vigilanza sull’operato della Magistratura;
- ADIANTUM, in particolare, ha promosso una Class Action contro il Ministero della Giustizia, a tutt’oggi pendente, per via della mancata vigilanza sull’applicazione della L. 54/2006;
- i reclami e le lamentele, provenienti dagli italiani che in questi cinque anni sono toccati nel vivo da siffatta e difforme applicazione della legge, vengono documentati costantemente dagli organi di stampa nazionali e dai media a maggior diffusione territoriale, con particolare riferimento alle condizioni di vita a cui i genitori coinvolti sono costretti;
- tale situazione generale, diffusa in quasi tutti i tribunali della Repubblica, investe l’intero territorio nazionale e, potenzialmente, tutte le famiglie italiane;
- nonostante la sicura conoscenza del problema, in tutti i suoi aspetti, da parte del competente Ministero della Giustizia, del Ministero Pari Opportunità e dei Governi che si sono succeduti nel tempo, nessuna attività sistematica di impulso, ispezione e monitoraggio è stata espletata in questi anni;
 
tanto ciò premesso,
con il presente atto di diffida, ADIANTUM, Associazione di Associazioni Nazionali per la Tutela dei Minori, con sede in Roma, Via Trionfale n. 5697, invita lo Stato Italiano ad emanare atti amministrativi generali obbligatori, anche aventi contenuto normativo, al fine di avviare una completa attività di vigilanza e ispezione in tutte le sedi di tribunali ordinari e minorili, per verificare le difformità di applicazione della Legge n. 54 dell’8 Febbraio 2006 e per rimuovere tutte le cause che, ad oggi, impediscono l’osservanza delle più elementari garanzie democratiche da parte dei tribunali per i minorenni.
 
Ove venissero confermate  le  problematiche su esposte, intervenire con determinazione e velocità, nel rispetto delle reciproche funzioni costituzionali, per sanzionare le eventuali irregolarità riscontrate e sollecitare i necessari correttivi da apportare per consentire l’applicazione puntuale del Diritto alla Difesa.

Fonte: adiantum.it

Alfano sulla norma per la Responsabilita´ civile dei giudici: le toghe paghino come gli altri

Roma, 27 mag. - Il ministro Angelino Alfano difende la norma sulla responsabilita' civile dei magistrati, inserita, all'articolo 14 della riforma costituzionale della giustizia. 

Al termine delle audizioni della mattina sul suo ddl, nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, il guardasigilli replica alle osservazioni 'critiche' fatte dall'avvocato generale dello Stato, Ignazio Francesco Caramazza e dal presidente del Consiglio di Stato, Pasquale de Lise, che sottolineano il rischio di ledere l'autonomia delle toghe, nell'emettere sentenze, se si rendono sanzionabili al pari degli altri pubblici dipendenti. 

Il guardasigilli spiega: "Nel nostro testo, non abbiamo pensato di integrare, sul tema della responsabilita' civile dei magistrati, l'articolo 28 della Costituzione, che e' quello sui funzionari e i dipendenti dello Stato, ma di costituire uno 'status' autonomo di responsabilita' dei giudici, che pero', se sbagliano, e' giusto che paghino come tutti gli altri". 

Nel testo della riforma, l'articolo 14 prevede che in Costituzione, nel titolo IV della parte II, dopo la Sezione II venga aggiunta la Sezione II-bis 'Responsabilita' dei magistrati', introducendo il nuovo comma 113-bis che recita: "I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato. La legge disciplina espressamente la responsabilita' civile dei magistrati per i casi di ingiusta detenzione e di altra indebita limitazione della liberta' personale. La responsabilita' civile dei magistrati si estende allo Stato". 

Il ddl Alfano, spiega il ministro, non tocca invece l'articolo 28 della Carta, che cosi' rimane: "I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilita' civile si estende allo Stato e agli enti pubblici"). (Mar/ Dire)

Fonte: www.angelinoalfano.it

lunedì 23 maggio 2011

ZANZARA TIGRE, L'INVASIONE. "COLPA DEL CLIMA INSTABILE"

ROMA - Tempo incerto, con schiarite e pioggia. Una previsione meteo che si traduce nell'habitat ideale per la zanzare tigre, proprio in questi giorni in fase di proliferazione, in Italia. I ricercatori italiani hanno ormai una conoscenza profonda di questi insetti, visto che sono endemici sul suolo (e nell'aria) nazionale da 20 anni. Roberto Romi, del dipartimento di Malattie infettive parassitarie e immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanità ha studiato a fondo i processi che ne regolano la vita e quest'anno rileva una «proliferazione nella norma» ma avverte: l'innalzamento della temperature, in alcune zone d'Italia, come in Sicilia potrebbe causare l'arrivo di un'altra specie di zanzara, l'asiatica Aedes Aegypti, più pericolosa della Aedes albopictus già presente, perchè in grado di trasmettere il virus della febbre dengue, malattia endemica nei Paesi tropicali che secondo l'Oms colpisce 50 milioni di persone e se non viene trattata risulta fatale per il 20% degli infettati. Per ora è soltanto un allarme, mentre l'arrivo della zanzara tigre nostrana, soprattutto lungo le coste, nelle grandi città e nella bassa padana è una certezza, secondo Romi. «Le piogge torrenziali dello scorso autunno - afferma all'ANSA l'esperto dell'Iss - hanno compromesso parte delle uova deposte nella primavera passata ma occorre ricordare che la femmina di questo insetto può deporre un numero di uova variabile da 20-40 fino a 120».

Il ricercatore, d'altro canto, rileva che stando al monitoraggio realizzato dall'Iss, «dal 2007 ad oggi non sono stati più riscontrati casi di virus della Chikungunya», che era stato rilevato quattro anni fa nel ravennate, proprio in seguito a punture di zanzara tigre. Romi descrive anche il timig per lo sviluppo di una zanzara tigre che impiega una settimana a passare da uovo allo stato adulto e, salvo temporali, repentini abbassamenti della temperatura o fattori esterni, una zanzara femmina può vivere fino a qualche settimana «facendo un pasto di sangue utile a maturare le uova - aggiunge - ogni 3-4 giorni». Le armi per combattere le zanzare sono soprattutto nelle mani delle amministrazioni comunali che, in questo periodo emanano ordinanze ad hoc e avviano la riduzione dei focolai larvati, cioè bonificano i tombini dell'acqua, luogo prediletto per la cova delle uova, con interventi quindicinali che dovrebbero durare fino a ottobre. La primavera è arrivata ma la battaglia alla zanzara tigre è appena cominciata.


[Fonte leggo on line]

venerdì 20 maggio 2011

Coppia ucraina: lui lancia la moglie giù dalla finestra. E' grave.

ROMA - Avrebbe lanciato la moglie dalla finestra del loro appartamento di Torvaianica, probabilmente al termine di una lite, facendole fare un volo di 5 metri. La donna, un'ucraina di 42 anni, dopo l'impatto con l'asfalto avrebbe avuto la forza di sussurrare a un operatore del 118 la frase: «È stato mio marito». La straniera è ricoverata ora in pericolo di vita al San Camillo.

I carabinieri di Pomezia hanno tratto in arresto il marito della vittima, un ucraino 40enne, con l'accusa di tentato omicidio. L'episodio è accaduto ieri sera poco dopo le 23 in via Anchise. I carabinieri hanno ascoltato alcune testimonianze e tratto in arresto il marito della donna che però avrebbe negato le sua responsabilità dicendo che la vittima è caduta da sola perché ubriaca.

Proseguono le indagini per accertare cosa sia realmente accaduto nell'appartamento. L'ipotesi al momento più accreditata è che il 40enne abbia spinto la vittima giù dalla finestra al culmine di una violenta lite.

[Fonte leggo on line]

lunedì 16 maggio 2011

Cassazione: condiviso anche alle coppie di fatto. No ai padri "surrogati". I figli debbono stare con il loro padre naturale.

La Corte di Cassazione ha detto un deciso no ai padri surrogati spiegando che i figli debbono stare con il loro padre naturale. In sostanza un padre naturale può negare al figlio di avere un "secondo padre" e impedirne così l'adozione. Nella parte motiva della sentenza gli Ermellini fanno peraltro notare che l'affido condiviso può essere applicato anche le coppie di fatto.

E così i giudici di Piazza Cavour hanno respinto il ricorso di un ragazzo di Roma che si era unito in matrimonio con la madre di una bimba di sette anni nata da una precedente relazione. L'uomo aveva chiesto di poter adottare la minorenne dato che "aveva sostanzialmente svolto le funzioni di padre" della bambina "assistendola moralmente e materialmente".

La Suprema Corte ha respinto il ricorso facendo notare che i giudici di merito hanno giustamente attribuito "efficacia preclusiva al dissenso manifestato dal genitore naturale, impedendo alla minore, nell'ambito di una vicenda, nella sua genesi e nel suo esplicarsi, dai contorni indistinti, di avere un secondo padre". L'aspirante genitore voleva ottenere l’adozione puntando sul fatto che non vi era mai stata convivenza tra la piccola e il padre naturale, visto che la madre della bambina e quello che era l’amante (adesso padre naturale) si erano separati nel corso della gravidanza e il marito, dopo aver perdonato il tradimento, aveva allevato la bambina come fosse stata sua figlia.

In primo grado il Tribunale dei minorenni di Roma, nel 2009, aveva dato il via libera all’adozione della bambina, che ormai aveva cinque anni, ritenendola corrispondente all’ interesse della minore. Invece la Corte di Appello di Roma, nel 2010, aveva bloccato la procedura ritenendo rilevante l’ opposizione del padre naturale. Secondo i giudici di secondo grado, la normativa del 2006 attribuisce la potestà genitoriale a padre e madre, anche dopo la cessazione della convivenza. E, dunque, questa regola deve valere anche nel caso in cui il padre non abbia mai convissuto con il minore. La Suprema Corte ha confermato questa tesi.

Fonte: www.studiocataldi.it

domenica 15 maggio 2011

STOP ALLE LAMPADE SOLARI. FAZIO: SONO CANCEROGENE

ROMA - Lampade solari sotto accusa. Secondo il ministro della Salute Ferruccio Fazio l'uso dei lettini per creare una tintarella artificiale va «scoraggiato con ogni iniziativa nei confronti di chiunque e in particolare dei minori di 18 anni».

L'argomento torna alla ribalta grazie alla risposta scritta di Fazio a un'interrogazione alla Camera di Antonio Palagiano, responsabile sanità dell'Idv. Il ministro ha poi informato che è in preparazione un decreto interministeriale contenente nuove regole più rigorose per le «modalità di esercizio e le cautele d'uso» per questo genere di apparecchi.

«L'utilizzo delle lampade abbronzanti a fini cosmetici pone - scrive il titolare della Sanità - rilevanti problemi connessi alla dimostrata nocività delle radiazioni ultraviolette». Fazio entra poi nel merito scientifico del funzionamento delle lampade per sottolineare che «l'abbronzatura artificiale è una risposta di difesa della pelle ad un danno indotto dalla radiazione Uv a carico dell'acido desossiribonucleico dei melanociti, le cellule della pelle che producono la melanina, pigmento responsabile del clorito della pelle e che ha la funzione di difenderla».

Il ministro ricorda infine che già negli anni scorsi la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti e l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classificavano come «cancerogeno per l'uomo l'utilizzo di dispositivi abbronzanti che emettono radiazioni Uv, con un aumento del rischio di melanoma cutaneo statisticamente significativo».

Fonte leggo on line

L'ANULARE BATTE L'INDICE? ALLORA L'UOMO È PIÙ SEXY

ROMA - Se le donne guardano l'anulare dei maschi non è solo per sincerarsi se portano o no la fede: secondo uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the Royal Society B se questo dito è più lungo dell'indice l'uomo risulta molto più sexy e mascolino.

La ricerca dell'università di Ginevra ha coinvolto 80 donne tra i 18 e i 34 anni, a cui è stato chiesto di valutare l'attrattività e la mascolinità di 49 uomini, basandosi solo sulla foto del loro volto, sul suono della voce e sull'odore corporeo.

In tutti i casi sono stati 'presceltì gli uomini che avevano l'anulare più lungo confrontato con l'indice: «Questa caratteristica è determinata dall'esposizione al testosterone fin dai primi stadi dello sviluppo durante la gravidanza - spiega Camille Ferdenzi, che ha condotto la ricerca - oltre alla misura dell'anulare questa condizione determina altre caratteristiche, come la simmetria del volto, che sono più attrattive per le donne».

Non è la prima volta che si cerca di correlare la lunghezza dell'anulare a caratteristiche psicologiche: nel suo libro 'The Finger Book' John Manning dell'università di Liverpool ha raccolto diverse ricerche in questo senso, secondo cui un 'superanularè negli uomini predice ad esempio una grande aggressività sul lavoro e una maggiore predisposizione ad avere più figli.

Fonte leggo on line

giovedì 12 maggio 2011

Il postcomunismo italiano resta maestro in strumentalizzazione della realtà

Come si chiama tecnicamente l’accensione dei riflettori sulla memoria delle vittime del terrorismo evitando opportunamente di fare memoria (o anche solo menzione) di quale clima e di quali ideologie armarono il terrorismo? Il classico metodo di strumentalizzazione della realtà di cui il postcomunismo italiano rimane insuperabile maestro 



Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ricorda i dieci magistrati uccisi dal terrorismo. E lo fa oggi, dopo che un paio di settimane fa lo sconsiderato Roberto Lassini, candidato al consiglio comunale di Milano nelle liste del Pdl, aveva affisso manifesti inneggianti al “Via le Br dalle procure”. Nessuno ha voluto tener conto del fatto che, come tanti italiani, Lassini è una di quelle vittime della giustizia, distrutte da sentenze che hanno tolto loro i migliori anni di vita prima di essere riconosciute innocenti. Ma è vero, se l’uomo merita comprensione, il suo atto non può avere alcuna giustificazione.

Ma è autentica l’indignazione di chi si è stracciato le vesti per l’indecente manifesto del politico milanese? Lo sarebbe se, organizzando in fretta e furia un giorno di memoria e allestendo nei tribunali italiani le gigantografie delle vittime in toga del terrorismo, avesse avuto l’onestà morale e intellettuale di fare anche memoria di quali furono le ideologie che armarono le mani dei terroristi e chi, negli alti vertici della vita politica e culturale del paese, di quelle idee e di quelle mani assassine si fece fiancheggiatore o, per la meno, offrì giustificazioni.

 «Se vedi un punto nero spara a vista o è un carabiniere o è un fascista». E’ solo uno dei tanti slogan che riempiva le piazze italiane negli anni ’70. Il clima, fervoroso e fervente, supportato dalla grancassa mediatica antifascista che vedeva minacce per la democrazia solo dagli sparuti gruppi di missini, dimentica facilmente che dalle scuole alle università, dalle fabbriche ai giornali, il “fascismo rosso” era largamente prevalente e aveva stuoli di fiancheggiatori e, in cima, era approvato dal fior fiore degli intellettuali di sinistra.

Basterà qui ricordare che Oreste Scalzone, uno dei leader dell’Autonomia Operaia e teorico della rivoluzione come “doppio lavoro di chi si è rotto le balle” (e così autorizzava la doppia vita dell’impiegato in cravatta di giorno, di notte con le bombe e il passamontagna), ha ammesso che “il terrorismo è cresciuto nei cortili di casa del Pci” e che l’antifascismo militante e armato degli anni ’70 era considerato in degna, se pur estremistica, continuazione con l’antifascismo partigiano che all’indomani della guerra aveva tradito gli ideali rivoluzionari e aveva accettato le regole della democrazia “borghese”.

E’ vero che il Partito comunista italiano (di cui Giorgio Napolitano fu insigne esponente fino al punto di applaudire all’invasione sovietica di Budapest che schiacciò nel sangue la rivolta ungherese del ’56, “in Ungheria – disse Napolitano – l’Urss porta la pace” ), dalla metà degli anni settanta in avanti diede un contributo decisivo alla sconfitta dei terroristi. Ma è anche storia che la maggior parte delle centinaia di vittime italiane (e almeno otto dei dieci magistrati) del terrorismo, vennero sacrificate in nome della rivoluzione comunista, non in nome della prassi politica, democratica e liberale, della Dc, del Psi e, oggi, del cosiddetto berlusconismo, Dc e Psi annientati per via giudiziaria vent’anni orsono, Berlusconi da vent’anni inseguito dalle medesime ali di magistratura provenienti da una storia di militanza e appartenenza al Partito comunista italiano (vedi profilo storico di Magistratura Democratica e quello biografico di magistrati milanesi come D’Ambrosio, Borrelli, Spataro, Boccassini eccetera)

Ora, come si chiama tecnicamente l’accensione dei riflettori sulla memoria delle vittime del terrorismo evitando opportunamente di fare memoria (o anche solo menzione) di quale clima e di quali ideologie armarono il terrorismo, anzi, piuttosto ammiccando all’attualità della polemica che oppone Berlusconi ad alcuni magistrati di Milano? Dicano i lettori se c’è una risposta migliore di questa: per noi si tratta del classico metodo di strumentalizzazione della realtà in chiave di falsa coscienza, ideologia, propaganda, di cui il postcomunismo italiano (che naturalmente oggi dice di non essere mai stato comunista e di avere avuto sempre le “mani pulite”) rimane insuperabile maestro.
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ricorda i dieci magistrati uccisi dal terrorismo. E lo fa oggi, dopo che un paio di settimane fa lo sconsiderato Roberto Lassini, candidato al consiglio comunale di Milano nelle liste del Pdl, aveva affisso manifesti inneggianti al “Via le Br dalle procure”. Nessuno ha voluto tener conto del fatto che, come tanti italiani, Lassini è una di quelle vittime della giustizia, distrutte da sentenze che hanno tolto loro i migliori anni di vita prima di essere riconosciute innocenti. Ma è vero, se l’uomo merita comprensione, il suo atto non può avere alcuna giustificazione.

Ma è autentica l’indignazione di chi si è stracciato le vesti per l’indecente manifesto del politico milanese? Lo sarebbe se, organizzando in fretta e furia un giorno di memoria e allestendo nei tribunali italiani le gigantografie delle vittime in toga del terrorismo, avesse avuto l’onestà morale e intellettuale di fare anche memoria di quali furono le ideologie che armarono le mani dei terroristi e chi, negli alti vertici della vita politica e culturale del paese, di quelle idee e di quelle mani assassine si fece fiancheggiatore o, per la meno, offrì giustificazioni.

 «Se vedi un punto nero spara a vista o è un carabiniere o è un fascista». E’ solo uno dei tanti slogan che riempiva le piazze italiane negli anni ’70. Il clima, fervoroso e fervente, supportato dalla grancassa mediatica antifascista che vedeva minacce per la democrazia solo dagli sparuti gruppi di missini, dimentica facilmente che dalle scuole alle università, dalle fabbriche ai giornali, il “fascismo rosso” era largamente prevalente e aveva stuoli di fiancheggiatori e, in cima, era approvato dal fior fiore degli intellettuali di sinistra.

Basterà qui ricordare che Oreste Scalzone, uno dei leader dell’Autonomia Operaia e teorico della rivoluzione come “doppio lavoro di chi si è rotto le balle” (e così autorizzava la doppia vita dell’impiegato in cravatta di giorno, di notte con le bombe e il passamontagna), ha ammesso che “il terrorismo è cresciuto nei cortili di casa del Pci” e che l’antifascismo militante e armato degli anni ’70 era considerato in degna, se pur estremistica, continuazione con l’antifascismo partigiano che all’indomani della guerra aveva tradito gli ideali rivoluzionari e aveva accettato le regole della democrazia “borghese”.

E’ vero che il Partito comunista italiano (di cui Giorgio Napolitano fu insigne esponente fino al punto di applaudire all’invasione sovietica di Budapest che schiacciò nel sangue la rivolta ungherese del ’56, “in Ungheria – disse Napolitano – l’Urss porta la pace” ), dalla metà degli anni settanta in avanti diede un contributo decisivo alla sconfitta dei terroristi. Ma è anche storia che la maggior parte delle centinaia di vittime italiane (e almeno otto dei dieci magistrati) del terrorismo, vennero sacrificate in nome della rivoluzione comunista, non in nome della prassi politica, democratica e liberale, della Dc, del Psi e, oggi, del cosiddetto berlusconismo, Dc e Psi annientati per via giudiziaria vent’anni orsono, Berlusconi da vent’anni inseguito dalle medesime ali di magistratura provenienti da una storia di militanza e appartenenza al Partito comunista italiano (vedi profilo storico di Magistratura Democratica e quello biografico di magistrati milanesi come D’Ambrosio, Borrelli, Spataro, Boccassini eccetera)

Ora, come si chiama tecnicamente l’accensione dei riflettori sulla memoria delle vittime del terrorismo evitando opportunamente di fare memoria (o anche solo menzione) di quale clima e di quali ideologie armarono il terrorismo, anzi, piuttosto ammiccando all’attualità della polemica che oppone Berlusconi ad alcuni magistrati di Milano? Dicano i lettori se c’è una risposta migliore di questa: per noi si tratta del classico metodo di strumentalizzazione della realtà in chiave di falsa coscienza, ideologia, propaganda, di cui il postcomunismo italiano (che naturalmente oggi dice di non essere mai stato comunista e di avere avuto sempre le “mani pulite”) rimane insuperabile maestro.


http://www.tempi.it/il-postcomunismo-italiano-resta-maestro-strumentalizzazione-della-realt%C3%A0

Istanze di audizione per il DDL 957. I nemici del condiviso affilano i coltelli

Di certo c'è che il DDL 957 dà fastidio, esattamente come lo dava sei-sette anni fa il disegno di legge sul Condiviso. Il dibattito che si accinge a riprendere al Senato, però, mostra impietosamente tutti gli interessi in campo del binomio Magistratura-Avvocatura (ANFI e AMI escluse), con le camere minorili attorno a far baccano. 

E' sufficiente scorrere l'elenco di quanti hanno fatto istanza di audizione (lista ottenuta grazie al sen. radicale Marco Perduca - vedi scorrendo l'articolo in basso) per capire che la paura di perdere terreno, in chi lucra dal conflitto, è tanta. Accanto alle associazioni senza scopo di lucro, infatti, che possono vantare un ruolo ad esclusiva difesa della collettività, hanno chiesto di esprimere la propria opinione anche i magistrati - AIMMF, ma non dovrebbero farsi i fatti loro, e "rispondere solo alla legge" ? - e gli avvocati targati AIAF, notoriamente favorevoli all'attuale stato di cose e, sopratutto, al falso condiviso. 

Accanto a questi l'OUA, scesa in campo arrogandosi la rappresentanza di tutti i legali d'Italia (circa 207.000, ad oggi) e brava soltanto a criticare, ma non a suggerire alternative che non siano sempre quelle in salsa "pre-condiviso". L'Organismo Unico, peraltro, fa finta di non vedere i tanti bravi avvocati che, invece, sono favorevoli alla cultura della Bigenitorialità e che non si sentono affatto rappresentati da esso.
Degna di nota (e benvenuta) la presenza delle associazioni di mediatori familiari, per i quali si auspica che il primo passaggio obbligatorio, in caso di separazione, diventi finalmente realtà. La recente entrata in vigore del decreto che ha sancito l'obbligatorietà della mediazione civile, in tal senso, sembra essere un buon viatico. Come in molti ricorderanno, infatti, nel 2006 la L. 54 venne varata con il sacrificio degli articoli che disciplinavano proprio la Mediazione Familiare, che fu quindi circoscritta in un ruolo che faceva comodo solo agli avvocati. Oggi si spera che la truppa dei mediatori, che in questi cinque anni di oscurantismo giudiziale si sono comunque rafforzati, non si facciano più prendere in giro dai loro principali antagonisti, i quali avevano promesso mari e monti alla Mediazione, per poi far fare la fine che tutti conosciamo. "Non preoccupatevi, nello studio di ogni avvocato divorzista ci sarà uno di voi", avevano detto gli avvocati ai mediatori....Una bella sola, non c'è che dire. 

Non passano inosservate le richieste di audizione di singoli magistrati. A parte il Dott. Luciano Guaglione, persona notoriamente equilibrata e degna di ogni stima, non esprimiamo, per il momento, alcun parere sugli altri. Molti di loro li conosciamo già, e nonostante qualcuno abbia cercato di cambiar pelle (anche con una certa esposizione mediatica), alcuni fatti di cui siamo a conoscenza, e che verranno presto scoperchiati, ci impongono di diffidare. Sarà comunque interessante conoscere i contenuti dei loro interventi, e AD-NEWS seguirà con attenzione i lavori della Commissione Giustizia.

A monte di tutto, la domanda rimane sempre la stessa: cosa ci fanno ben 14 magistrati, rappresentanti del potere Giudiziario, in una commissione parlamentare che deve esaminare un disegno di legge, la cui attività rientra quindi nel potere Legislativo ? E il principio costituzionale della separazione dei poteri, che fine ha fatto ? 

Per ultime, ma non certo meno importanti delle altre, le istanze di psicologi e professori universitari, tra i quali spiccano nomi importanti.  Ecco l'elenco completo, aggiornato a ieri.
 
ASSOCIAZIONI:
1. A.I.Me.F - Associazione Italiana Mediatori Familiari Presidente: Luigi Zammuto
2. FenBi - Federazione Nazionale per la Bigenitorialità Presidente: Fabio Nestola
3. ADIANTUM - Associazione di Associazioni Nazionali per la Tutela dei Minori Segretario Nazionale: Alessio Cardinale
4. A.N.F.I. - Associazione Italiana Familiaristi Italiani Presidente: Avv. Carlo Ippoliti
5. Associazione Crescere Insieme Presidente: Prof. Marino Maglietta
6. Ass. "Papà separati dai figli - Bari" 
7. Consiglio. Naz. Forense Vice presidente: Carlo Vermiglio
8. ANAMEF (Ass. Naz. Avv. Med. Fam.) Presidente: Lucilla Anastasio
9. AMI (Ass. Matrimonialisti Italiani) Presidente: Gian Ettore Gassani Presidente AMI Emilia Romagna: Katia Lanosa
10. Camera Minorile in CamMino Presidente: Avv. Maria Giovanna Ruo
11. A.I.A.F (associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori) Presidente: Avv. Milena Pini
12. Centro studi diritto famiglia Presidente: Avv. Anna Galizia Danovi
13. ISP (Istituto di studi sulla paternità) Presidente: Maurizio Quilici
14. Unione Nazionale Camere Minorili
15. Comitato per le pari opportunità dell'ordine degli avvocati di Bari
16. Associazione LADDES (Libera Associazione Donne Divorziate E Separate)
17. FAMILY s.v.g. Onlus
18. Associazione Figli per i Figli
19. GESEF - Associazione di genitori separati dai figli
20. Associazione papà separati e figli onlus
21. Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi
22. Centro siciliano di terapia della famiglia - s.r.l.
23. A.I.P.P.C. - associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici
24. Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia
25. Papà separati Lombardia
26. AIMMF - Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia
27. Associazione GeA - Genitori Ancora
28. Spazio MeF - Mediazione familiare
29. OUA - Organismo Unitario dell'Avvocatura italiana
 
MAGISTRATI:
30. Luciano Guaglione, via d'Aragona 36, 70051 - Barletta
31. Alessandra Arceri, Giudice specializzato in Diritto di famiglia, Trib. Ordinario Bologna
32. Giovanni D'Onofrio, Santa Maria Capua Vetere, giudice specializzato in Diritto di famiglia, Trib. Ord. S. Maria Capua Vetere
33. Giuseppe Spadaro, Presidente Tribunale di Lamezia Terme
34. Pasquale Andria, Presidente del Tribunale per i minori di Salerno
35. Maria Carla Gatto, Presidente del Tribunale per i minori di Brescia
36. Livia Pomodoro, Presidente Tribunale di Milano
37. Prof. Avv. Fernanda Contri - già giudice della Corte costituzionale
38. Massimo Dogliotti - consigliere Corte di cassazione
39. Francesca Ceroni - magistrato destinato all'Ufficio del massimario della Corte di cassazione
40. Giacomo Oberto - giudice del Tribunale di Torino
41. Valeria Montaruli - giudice del Tribunale per i minorenni di Bari
42. Geremia Casaburi - consigliere della Corte d'appello di Napoli
43. Melita Cavallo, Presidente Tribunale Minorenni Roma
44. Avv. Giovanna Fava - Reggio Emilia
 
DOCENTI UNIVERSITARI (AVV. E PSICOLOGI):
45. Prof. Gian Piero Turchi, Dip. Psicologia, Università di Padova, rappresentante dell'Italia presso l'European Mediation Network
46. Prof. Giovanni Battista Camerini, Neuropsichiatra infantile e psichiatra
47. Prof.ssa Gilda Ferrando - ordinario di diritto privato nell'Università di Genova, esperta nella materia dei diritti dei minori.
48. Prof. Andrea Proto Pisani - ordinario di diritto processuale civile, Università di Firenze
49. Prof. Francesco Caruso - ordinario di diritto dell'Unione europea, Università Roma 2

Fonte: http://www.adiantum.it/public/2466-istanze-di-audizione-per-il-ddl-957.-i-nemici-del-condiviso-affilano-i-coltelli.asp

martedì 10 maggio 2011

Pedopornografia on line, quattro arresti

Fermi a Firenze, Roma, Palermo e Perugia, sequestrati 25mila dvd, 310 pc e 600 hard disk, 257 persone identificate per aver diffuso video di violenze su minori: questi i numeri dell'operazione condotta dalla polizia postale di Udine


 

Quattro persone arrestate - a Firenze, Roma, Palermo e Perugia - 257 identificate per aver diffuso materiale pedopornografico, 25mila dvd, 310 computer e 600 hard disk sequestrati. Sono questi i numeri di un'operazione contro la pedopornografia via Internet condotta dalla Polizia postale di Udine dopo una segnalazione pervenuta dalla polizia tedesca del Baden-Wuerttemberg.

Le indagini - iniziate nel dicembre 2009 - sono state condotte dal Nucleo di Udine, coordinato dall'Ispettore Romeo Tuliozzi, che è il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on-line della Polizia postale e si sono concluse in questi giorni.

Hanno coinvolto 85 uffici provinciali della Polizia postale che, complessivamente, hanno monitorato quasi 700 internauti con accessi a siti pedopornografici. "Poi abbiamo scremato diverse posizioni - ha spiegato Tuliozzi - quali quelle di coloro che si erano collegati solo una volta a questi siti oppure quelle di quanti si erano collegati in via del tutto casuale a siti pedopornografici e siamo arrivati ai 257 contatti poi sottoposti a stretta verifica".

Quattordici di queste persone identificate - ha reso noto la Polizia postale di Udine - erano già state perquisite poco tempo prima per analoghi reati.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal Sostituto procuratore della Repubblica di Udine, Lucia Baldovin.


http://tg24.sky.it/tg24

Perseguitava l'amico da almeno un anno: denunciata commerciante di Saliceto

La donna, accusata di stalking, dovrà stare lontano dalla vittima delle sue persecuzioni, altrimenti scatterà l'arresto

Altro caso di stalking al femminile verificatosi in Valbormida e scoperto dai Carabinieri. Nella giornata di ieri i Carabinieri di Saliceto hanno notificato una misura cautelare di divieto di avvicinamento alla vitttima emessa dal G.I.P. del Tribunale di Mondovì a carico di una commerciante 40enne del luogo che i militari avevano in precedenza denunciato per il reato di stalking (atti persecutori) ai danni di un impiegato pubblico suo coetaneo, entrambi non sposati. La cosa andava avanti da circa un anno.

L’uomo infatti, nei giorni scorsi, aveva interrotto una relazione sentimentale con la donna denunciata che era durata pochi mesi e, da allora, continuava ad essere minacciato ed ingiuriato sia telefonicamente che di persona in quanto lei voleva a tutti i costi riprendere la relazione sentimentale con lui. La stalker aveva anche iniziato a seguire la vittima attendendolo sotto casa o sul posto di lavoro tanto da costringere l’impiegato persino a modificare le sue abitudini di vita. La vittima a quel punto, ormai stufo della situazione venutasi a creare, si è recato in caserma per denunciare la donna.

I Carabinieri, dopo aver raccolto la denuncia hanno avviato le indagini raccogliendo anche le deposizioni di alcuni testimoni indicati dalla vittima i quali avevano assistito a minacce, pedinamenti ed altri atti persecutori attuati nel tempo dalla donna. Il Pubblico Ministero che ha trattato il caso, in base all’informativa inviatagli dai Carabinieri ed applicando la normativa di contrasto al fenomeno dello Stalking, ha richiesto ed ottenuto dal G.I.P. il provvedimento cautelare che di fatto impedisce, d’ora in poi, alla donna stalker di arrecare ulteriori danni alla vittima: in caso si avvicini o minacci ancora l’uomo, i militari la arresteranno immediatamente.

Dall’inizio del 2011 con questo sono già sette gli episodi di Stalking di cui si sono occupati i Carabinieri della Compagnia di Alba.


http://www.targatocn.it/2011/05/10/leggi-notizia/argomenti/cronaca-1/articolo/perseguitava-lamico-da-almeno-un-anno-denunciata-commerciante-di-salliceto.html

A Kiev 300 “topless-attiviste” combattono a corpo nudo Sul web le seguono 30 mila fan




Hanno vent’anni, vogliono cambiare il loro Paese e protestano in topless.

Sono le femministe del nuovo millennio, un’onda colorata e spontanea, post-ideologica e agguerrita, che ha investito la giovane democrazia ucraina con la carica vitale e politica del corpo femminile.

Nato nel 2008 per richiamare l’attenzione sullo sfruttamento della prostituzione e sul fenomeno del turismo sessuale esploso nell’era dei viaggi low cost, il gruppo Femen ha cavalcato la visibilità conquistata slacciando il reggiseno delle 40 «topless-attiviste» per sensibilizzare l’opinione pubblica ucraina su temi che vanno dalla condanna alla lapidazione dell’iraniana Sakineh Ashtiani alla mala gestione del dopo Chernobyl. I membri sono trecento, età media 22 anni, i fan su Internet 30 mila.



Poca storia e grandi ambizioni: le ragazze di Femen sono un fenomeno in ascesa a Kiev e si dicono pronte a diventare «il movimento femminista più influente d’Europa». Il loro logo è già un marchio, l’impronta di due seni nei colori della bandiera nazionale, giallo e azzurro.


Operazione di marketing efficace ma ingenua o riscatto del corpo da parte di una generazione che ricalca inconsapevolmente le orme dei primi movimenti femministi occidentali oggi in crisi d’identità?
Novelle amazzoni, le ragazze di Femen combattono con il loro corpo nudo per scuotere soprattutto le coetanee in un Paese dove la prostituzione è illegale ma le prostitute secondo il ministero dell’Interno sono 12 mila (una su otto è studentessa universitaria o di scuola superiore), le forze dell’ordine chiudono gli occhi su hotel trasformati in bordelli e le agenzie turistiche propongono cataloghi di bellezze locali a basso costo. Una ricerca dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev ha rivelato che il 70 per cento delle giovani tra i 17 e i 22 anni ha ricevuto da stranieri offerte di denaro in cambio di sesso nei bar, nelle discoteche e nelle strade. La situazione è destinata a peggiorare con gli Europei di calcio 2012.

Non mancano femministe che rimproverano a Femen di rafforzare quello stesso cliché della donna-oggetto che il gruppo vuole combattere. Eppure è difficile pensare che queste ragazze non abbiano fatto i conti con i rischi della forma di protesta che hanno scelto.

Per il suo impegno nel movimento la portavoce Inna Shevchenko è stata arrestata più di dieci volte, ha passato notti in prigione e perso il lavoro. Non ha dubbi e va avanti.


“In tv, sui giornali, ovunque vediamo ragazze che si vendono – spiega -. A loro diciamo di usare il corpo per lottare. Oggi le organizzazioni femminili sanno solo scrivere, noi abbiamo deciso di non essere femministe tradizionali. C’è bisogno di attiviste pronte ad alzare la voce e lasciare i vestiti in strada”.


http://27esimaora.corriere.it/articolo/a-kiev-300-topless-attiviste-combattono-a-corpo-nudosul-web-le-seguono-30-mila-fan/

Arrestata la stalker di Ferdinand

Andrà in carcere per dieci settimane

 

Susanne Ibru è stata arrestata per stalking ai danni del difensore del Manchester United Rio Ferdinand. La donna è stata condannata a dieci settimane di reclusione ed è stato emesso un ordine restrittivo di dieci anni. Non potrà avvicinarsi al centrale della nazionale inglese per un decennio. Per tre volte l'imputata ha percorso 400 miglia per andare a casa di Ferdinand per osservare lui e la famiglia e tentare di parlargli morbosamente.

http://www.sportmediaset.mediaset.it

"Wojtyla sapeva tutto". Lo afferma Pietro Orlandi fratello di Emanuela

Quasi 28 anni dopo il rapimento di Emanuela Orlandi, di cui si persero le tracce il 22 giugno 1983, il fratello della ragazza scomparsa parla per la prima volta del suo libro, Mia sorella Emanuela, scritto a quattro mano con il giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci. E le sue rivelazioni sono a dir poco scottanti. «Io so chi ha rapito Emanuela - dice Pietro Orlandi, figlio di un messo papale, in un'intervista a Vanity Fair - È un sistema, un intreccio di poteri che collegano il sequestro all' attentato a Wojtyla. I mandanti volevano condizionare la volontà del Papa».

Il volume, che ripercorre la tragica scomparsa di Emanuela rapita il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata, esce il 13 maggio, a trent'anni esatti dal giorno dell'attentato alla vita di Giovanni Paolo II. Il lungo diario si apre con il sequestro di Emanuela e si chiude sull' incontro di Pietro con Ali Agca, che tentò di uccidere il Papa quel 13 maggio 1981 e che, nel 1997, scrisse alla famiglia Orlandi una lettera che oggi per la prima volta è pubblicata integralmente su Vanity Fair.

Ali Agca le ha fatto dei nomi anche clamorosi. Quanto si è stupito? «Non più di tanto. Ho sempre pensato che in questa vicenda vi sia la responsabilità di più persone e che si tocchino livelli molto alti. Mi aspettavo che i magistrati mi convocassero dopo l' incontro con Agca, ma, a distanza di quindici mesi, nessuno ancora mi ha chiamato. Mi auguro che lo facciano adesso».

Nella lettera, Agca le ha assicurato che Emanuela è viva e sta bene. «Io spero che sia così e che, come mi ha detto lui, 'questa menzogna arrivi presto alla fine'. Però queste sono parole di Agca e, anche se mi ha indicato un percorso per liberare mia sorella, io non ho gli strumenti per farlo».

A suo tempo, Wojtyla fece diversi appelli pubblici per Emanuela. Ma Agca esclude che il Papa sapesse. «Wojtyla è stato molto vicino, anche personalmente, alla mia famiglia, e questo ci è stato di grande conforto. A differenza di Agca, però, io sono convinto che sapesse. Il 27 luglio, quando convocò i miei in Vaticano, Giovanni Paolo II, in lacrime, parlò per la prima volta di 'un'organizzazione terroristica'. E alla vigilia del Natale 1983, quando venne a casa nostra per portarci un regalo e gli auguri, si mostrò fin troppo chiaro. Ho ancora nelle orecchie la sua voce, le sue parole: 'Cari Orlandi, voi sapete che esistono due tipi di terrorismo, uno nazionale e uno internazionale. La vostra vicenda è un caso di terrorismo internazionale'. Disse proprio così, come se avesse delle prove. Ed era il massimo rappresentante della verità in terra che, in quel momento, condivideva con noi il nostro dramma. Il Papa non si può esporre in questo modo se non sa».

Nel 2009 vi siete rivolti anche a Benedetto XVI, con una lettera fin qui rimasta segreta. Con quali risultati? «Zero, purtroppo. La Santa Sede che io considero la mia seconda famiglia, questa volta non ha ritenuto di spendere nemmeno una parola per una ragazza che era cittadina vaticana. Per una famiglia che serve il Papa fin dal 1920, dai tempi di mio nonno. È questa indifferenza da parte degli uomini della Chiesa, questo muro di gomma opposto con ostinazione alla chiarezza e al dolore che mi fa male e che rende difficile, a me credente, continuare a credere in chi dovrebbe rappresentare Cristo in terra».

Adesso che cosa si aspetta? «Che il Vaticano sgretoli il suo muro di gomma. Che chi sa si faccia vivo e assuma le sue responsabilità».

[Fonte leggo on line]

sabato 7 maggio 2011

Banda di ragazze assale coppia di giovani fidanzati

E' successo ai giardini Margherita: tre minorenni hanno assalito due fidanzati, lui 21 anni e lei 16, per derubarli; la ragazza è stata graffiata e bruciata al collo. Identificata una 16enne: dovrà rispondere di rapina in concorso e lesioni personali

Due fidanzatini sdraiati sul prato dei giardini Margherita sono stati insultati e spintonati da tre giovani per strappar loro l'I-Pod. Alla ragazza spenta una sigaretta sul collo. Una delle autrici dell'aggressione è stata identificata: ha 16 anni, dovrà rispondere di rapina e concorso in lesioni

Bologna, 5 maggio 2011 - Bullismo in salsa rosa. Una baby gang, composta da tre ragazze minorenni, ha aggredito ieri pomeriggio, ai giardini Margherita, una coppia di fidanzati.

I due, lui 21 anni e lei 16, entrambi bolognesi, erano sdraiati sul prato, poco lontano dal laghetto dei giardini, intenti a leggere un libro, quando verso le 18.30 sono stati avvicinati dal terzetto, tutto italiano. L’aggressione e’ cominciata con qualche insulto alla sedicenne e un pretesto per litigare: "Dacci il libro". La ragazza ha opposto resistenza e le tre si sono scagliate sulla borsa che, però, il ragazzo è riuscito a difendere. Quando il terzetto ha preso di mira l'iPod che la 16enne ha cercato di riprendersi.

A quel punto le tre l'hanno afferrata per i capelli, spintonata, graffiata e infine bruciata sul collo con una sigaretta. La giovane ha mollato la presa e il terzetto è scappato con il lettore mp3, non prima di averlo buttato a terra, forse a sfregio, e poi recuperato.

I due fidanzati hanno poi chiamato il 113 per denunciare quanto successo: hanno detto di non conoscere le tre che li hanno aggrediti, descritte come italiane sui 15-16 anni, vestite in modo normale. La sedicenne si e’ fatta medicare all’ospedale Sant'Orsola le escoriazioni e la bruciatura al collo, giudicate guaribili in sei giorni. Sull'episodio indaga la squadra Mobile.

La Squadra mobile della Questura di Bologna, a quanto si e’ appreso, ha identificato e denunciato una delle tre giovani che hanno compiuto l’aggressione ai fidanzati nei giardini Margherita. Si tratta di una sedicenne residente in citta’. Dovra’ rispondere di rapina in concorso e lesioni personali.

RUBY, IL PADRE: "L'ITALIA HA SFRUTTATO MIA FIGLIA"

MILANO - «Se fosse stata italiana non sarebbe successo. L'Italia ha venduto mia figlia. Non posso nenache andare a scuola a prendere i miei figli: siamo perseguitati. Lei voleva un padre ricco, io sono povero».

A parlare è M'hammed El Maroug, padre di Ruby, in un'intervista al quotidiano 'La Repubblicà. «Io non so nulla - aggiunge - Berlusconi l'ho visto solo in televisione.

Ma se qualcuno si è approfittato di lei, chiunque sia è un farabutto». «Io non ho mai preso soldi da lei - continua M'hammed El Maroug che per mangiare e l'assistenza legale si rivolge al Centro per la famiglia 'Vittoria Quarenghì a Messina - di questa casa non so niente.

Non voglio soldi sporchi e non voglio essere mantenuto da lei». «Qualsiasi cosa abbia fatto è pur sempre mia figlia - prosegue - l'ho cercata per cinque anni, da quando è scappata la prima volta, non smetterò adesso di volerla con me».

Riguardo al matrimonio di Ruby, il padre afferma di non essere contento: «Non ho mai conosciuto questo ragazzo. Certo meglio sposata che in giro così, ma io dico: non doveva venire a presentarsi alla famiglia?».

[Fonte leggo on line]

giovedì 5 maggio 2011

MILANO CHOC, MADRE PORTA FIGLIO ALL'ASILO E SI UCCIDE

MILANO - Prima ha accompagnato il figlio di tre anni all'asilo, poi è entrata in un palazzo che si trovava vicino alla scuola, è salita al quarto piano e si è gettata nel vuoto.  È morta così, intorno alle 9 di questa mattina, a Milano, una donna italiana di 35 anni. Secondo le prime informazioni raccolte dalla Volante, intervenuta sul posto insieme al 118 e ai Vigili del Fuoco, prima di buttarsi avrebbe contattato proprio il 118 che però, al suo arrivo in via Cogne, non ha potuto fare altro che constatare il decesso della donna. Sulla ringhiera del balcone da cui si è lanciata, la donna ha lasciato appesa la borsa, che gli agenti controlleranno per verificare la presenza di una spiegazione scritta del suo gesto.

IN BORSETTA UN REFERTO: MALE INCURABILE Non ha lasciato nessun biglietto di addio o di spiegazioni la mamma milanese di 35 anni che alle 9 di questa mattina si è uccisa lanciandosi dal quarto piano di un palazzo dopo aver lasciato il figlio di 3 anni all'asilo. Nella sua borsetta, però, è stato trovato un referto medico compatibile con una grave patologia neurologica degenerativa. Questo tipo di patologie hanno spesso un esordio lento, ma progressivamente intaccano il sistema nervoso fino a dare, a seconda della malattia, sintomi di paralisi o degenerazione dei neuroni. Tra queste malattie ci sono per esempio l'Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), ma la donna era ancora troppo giovane per poter avere già i primi sintomi della prima, mentre per la sua età è più plausibile che fosse affetta dalla seconda. La suicida, le cui iniziali sono G.A., conviveva con il compagno e il figlio nel quartiere di Quarto Oggiaro, nei pressi dello stabile di via Cogne scelto per suicidarsi. Prima di buttarsi sulla strada, la trentacinquenne ha chiamato il 118, ma più che per essere fermata, pare lo abbia fatto per essere trovata il prima possibile.

[Fonte leggoonline]

Assange: Facebook vi spia per conto del governo

Il social network non sarebbe altro che un enorme database manovrato dall'intelligence americana.
[ZEUS News - www.zeusnews.com - 05-05-2011]

«Facebook è la più spaventosa macchina di spionaggio mai inventata»: per Julian Assange, fondatore di Wikilekas, l'esistenza del social network in blu è la più grande minaccia alla privacy mai esistita.


Secondo Assange Facebook è un graditissimo dono ai servizi segreti americani, che si trovano così tra le mani «La più grande banca dati mondiale sui cittadini, sulle loro amicizie, i loro nomi, i loro indirizzi, la loro localizzazione e le loro comunicazioni, i loro parenti, tutto pronto».

Immettendo i propri dai nella creatura di Zuckerberg, dunque, milioni di utenti non farebbero altro che seguire il gioco della CIA.

Anzi, a volerla dire tutta Facebook non sarebbe che la punta dell'iceberg: «Facebook, Google, Yahoo, tutte queste organizzazioni Usa hanno costruito una interfaccia per l'intelligence Usa».

Quest'ultima non gestirebbe direttamente tutte queste piattaforme, naturalmente, ma avrebbe mezzi di persuasione molto convincenti per ottenere i dati che gli utenti ingenuamente affidano loro, pensando di essere al sicuro solo perché esistono le impostazioni sulla privacy.

«Tutti dovrebbero capire» - ha aggiunto Assange, il cui livore qualcuno spiega con il mancato posto quale Uomo dell'Anno 2010 - «che, quando aggiungono i loro amici su Facebook stanno lavorando gratis per le agenzie di intelligence USA, formando questa banca dati per loro».

Ovviamente il social network non è rimasto silenzioso ad ascoltare le accuse, rispondendo di non aver creato alcuna interfaccia per facilitare l'accesso alle informazioni degli utenti da parte delle forze dell'ordine (un'altra delle affermazioni di Assange) e spiegando che devono invece riempire un form per ogni richiesta.

Ognuna viene poi valutata singolarmente da un team apposito, e Facebook decide se accondiscendere o negare il permesso.

Inoltre Facebook ha spiegato di non cedere alle "persuasioni" dell'intelligence, come suggerito da Assange, ma solo alle ordinanze dei tribunali.

Fu lasciato all'altare: sposo chiede 500.000 euro

ROMA - Vale 500mila euro un matrimonio 'saltatò proprio davanti all'altare. Almeno per Riccardo R., un impiegato romano di 32 anni, che poco più di due settimane fa è stato lasciato dalla propria amata, come in un film, in chiesa davanti a tutti gli invitati perchè la futura sposa, una 30enne romana, neolaureata, non si è presentata alla cerimonia e gli ha fatto sapere di essere innamorata di un altro. Anche se lo shock di Riccardo è incalcolabile visto che ignaro di quanto stava avvenendo la sera precedente al matrimonio, è addirittura andato sotto casa della fidanzata, con un gruppo di amici, per la tradizionale serenata. Nessun elemento lasciava presagire l'amaro finale.

Ora l'epilogo si consumerà in un'aula di giustizia visto che Riccardo si è rivolto al Tribunale Civile per chiedere all'ex fidanzata 500 mila euro: 229 mila per spese sostenute, 150 mila a titolo di danno morale per le sofferenze subite e 120mila a titolo di danno esistenziale determinato dai certificati disturbi di carattere psicologico provocati dall'abbandono. Naturalmente tutto era già pronto per le nozze - si legge nell'atto di citazione predisposto dagli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona - : ricevimento in una bellissima villa alle porte di Roma, viaggio di nozze in Polinesia e al rientro un appartamento arredato di tutto punto su gusto della sposa ed il tutto a spese della facoltosa famiglia di Riccardo. Il misfatto si è consumato lo scorso 17 aprile, in quello che invece doveva essere il grande giorno. Alle 11.30 Riccardo arriva in chiesa puntuale, accompagnato dalla madre.

La sposa, come consuetudine, è in ritardo. Ed il futuro sposo, emozionato, si intrattiene con alcuni invitati e con il parroco amico di famiglia da lunga data. Il ritardo diventa preoccupante, tanto che uno dei testimoni della ragazza decide di contattare telefonicamente i familiari ma non ci riesce. Ad un certo punto arriva in chiesa il fratello della futura sposa che avvicina Riccardo e gli comunica che la sorella non intende più sposarlo perchè aveva ormai da diversi mesi una relazione con un altro uomo del quale si era innamorata.

Al parroco non è rimasto che comunicare ai presenti, tra lo stupore generale, che la cerimonia era saltata. Riccardo è stato invece accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Fatebenefratelli per una improvvisa crisi ipertensiva ed attualmente è aiutato da uno psicoterapeuta.

Per ottenere il risarcimento gli avvocati si riferiscono, in particolare, ad una sentenza della Cassazione Civile, III sezione, n.9052/2010: «La promessa di matrimonio obbliga il promettente che senza giusto motivo ricusi di eseguirla a risarcire il danno cagionato all'altra parte...». Chissà se Riccardo almeno in tribunale otterrà «soddisfazione».

[Fonte leggo on line]

mercoledì 4 maggio 2011

USA, SPOSI A 100 ANNI: LUI LA CORTEGGIA DAL 1981

Di certo nessuno li potrà accusare di aver corso troppo, visto che Forrest Lunsway ha chiesto alla sua fidanzata, Rose Pollard, di sposarlo trent'anni fa e lei ha accettato ad una sola condizione: l'avrebbe fatto quando lui avrebbe compiuto 100 anni.
Così è stato. Un matrimonio che li rende la più coppia di sposi più anziana del mondo, con un'età complessiva di quasi due secoli. Stanno progettando di chiedere un Guinness World Record - sono 82 giorni più anziani della coppia francese che attualmente detiene il titolo.

Nato in Indiana nel 1911 e cresciuto a Kansas, Forrest non ha mai avuto un lavoro da impiegato, ha trascorso la sua gioventù catturando animali e vendendo le loro pellicce. Successivamente, si è trasferito in California e lì ha lavorato come saldatore. Ha fumato un pacchetto al giorno per 27 anni, e gode ancora un bicchiere di vino a cena con Rose - anche se lui preferisce il whisky e 7-Up.
La sposa è nata a Sacramento nel 1920, e lottato per essere un architetto nel corso di quei decenni una sorta di maschilismo regnava nel mondo aziendale.

Amici comuni, quando hanno sentito Rose era alla ricerca di un partner di ballo, hanno pensato subito a Forrest. All'inizio della loro relazione, hanno scritto un elenco di tutto quello che ancora voleva fare e da allora hanno fatto fuori quasi tutte le voci - anche un giro a piedi per tutta la costa della California e il kayak in Alaska.  "Questa è una delle cose che possiamo dimenticare: il tempo", ha detto Rose. "Perché il tempo non significa molto".

[Fonte leggo on line]

BIN LADEN, FALSO VIDEO SU FACEBOOK: È UN VIRUS

ROMA  - Un nuovo virus si ata diffondendo su Faceook, un virus che fa leva sui temi più cliccati e ricercati del momento: video e immagini dell'uccisione di Bin Laden.

Si sta diffondendo tra le bachece dei profili Facebook, infatti, un messaggio con la dicitura "Il video dell'esecuzione di Bin Laden" - con tanto di commento "guarda cosa fanno questi soldati ad Osama"- che, contando sulla curiosità degli utenti diffonde un virus nei pc. Come spesso succede in occasioni di grandi eventi e grande tragedie, i criminali informatici ne approfittano per diffondere 'malwarè che permette loro di aggiungere computer alle loro reti di pc zombie e di rubare dati personali agli internauti ignari che cadono in trappola.

Il messaggio può arrivare anche per chat, a mandarlo sono (apparentemente) utenti reali, che fanno realmente parte dei propri contatti di Facebook.
Se si accede alla pagina a cui si viene indirizzati, infatti, ci si trova davanti a un semplice codice da incollare sulla barra del proprio browser. Operazione da evitare, perchè diffonde il link a tutti icontatti FB, rendendolo ancora più virale.

Cosa fare per evitarlo: non aprire o condividere il link ma eliminare il messaggio dalla propria bacheca o segnalarlo come spam, ricordando che  nessun video è stato rilasciato, ufficialmente o ufficiosamente, sull'uccisione di Bin Laden e proprio da poco il presidente Usa Barack Obama ha annunciato che non verrà resa pubblica nessuna foto che ne provi la morte.

[Fonte leggo on line]

LA FEROCIA ASSASSINA di UNA MOGLIE e del patrigno di lei. Ad Alessandria.

Ucciso a sprangate e poi chiuso in un bidone di olio. Alessandria scopre in un garage la ferocia di due assassini


Hanno atteso qualche giorno prima di confessare il brutale omicidio. Gianluigi Cannetti, 35 anni di Piazza Armerina, in Sicilia, è stato colpito fino alla morte dalla ex moglie e dal patrigno di lei. Nella notte tra sabato e domenica i due hanno agito con sconcertante violenza.  

La donna, 34 anni (M.N.), e il suo patrigno, 59 anni (P.B.), hanno prima ucciso a sprangate l'uomo e poi hanno nascosto il corpo in un bidone di olio esausto. L'omicidio si è consumato in via Paolo Sacco 30, dove viveva l'ex moglie di Cannetti, ma gli assassini hanno successivamente trasferito il cadavere in un garage in via Ardigò, sempre ad Alessandria.

L'accaduto è stato scoperto solo ieri sera perché i due hanno deciso di confessare e raccontare l'accaduto.

Davanti agli inquirenti gli assassini hanno spiegato di aver agito dopo le presunte violenze comminate dalla vittima ai danni della ex moglie.

Entrambi ora sono in stato di fermo. La donna nel carcere di vercelli, l'uomo al Don Soria di Alessandria.

Devono rispondere di omicidio pluriaggravato. A compiere tutti i rilievi sono stati i carabinieri mentre oggi dovrebbe essere disposta l'autopsia sul corpo della vittima.

Tatiana Gagliano

http://www.radiogold.it/notizie/cronaca/2011/05/04/ucciso-a-sprangate-e-poi-chiuso-in-un-bidone-di-olio-alessandria-scopre-in-un-garage-la-ferocia-di-due-assassini-30241.html

martedì 3 maggio 2011

LIPOSUZIONE? GRASSO VA VIA MA "RITORNA" DOPO UN ANNO

ROMA - Forse e' triste saperlo per chi ha speso soldi e riposto tante aspettative nella liposuzione: una ricerca senza precedenti dimostra infatti che, a un anno da questa procedura che rimuove il grasso, questo ritorna, distribuendosi in altre parti del corpo, tipicamente nelle zone superiori del corpo, braccia, spalle, parte superiore dell'addome. Secondo quanto si legge su The Indipendent e sul New York Times, la ricerca e' stata condotta presso la University of Colorado da Rudolph Leibel e pubblicata sulla rivista Obesity.

La liposuzione e' un modo 'semplice' per eliminare il grasso in eccesso e rimodellare le parti del corpo che ci fanno piu' soffrire: cosce, fianchi, pancia, si infila dove serve una specie di tubicino sottocute e questo, come un aspirapolvere, succhia via il grasso in eccesso, distruggendo anche la 'rete' di materiale extracellulare che teneva in sede quelle cellule di adipe dalle conseguenze esteticamente inaccettabili per molti.

La liposuzione e' un modo rapido e con meno sacrifici rispetto a una dieta, ma la sua efficacia e' messa per la prima volta in discussione da questo studio Usa. Gli esperti hanno arruolato 32 donne e a 14 di loro hanno praticato la liposuzione, osservando tutto il campione a piu' riprese fino a un anno dalla procedura. Ebbene, e' emerso che mentre a sei settimane dalla liposuzione le pazienti trattate avevano perso in media il 2,1% del proprio grasso, contro appena lo 0,28% del gruppo di controllo, queste differenze tra i due gruppi risultano totalmente scomparse a un anno dalla procedura.

Il grasso e' ricomparso altrove, su braccia, spalle e parte superiore dell'addome: anche se le gambe sono rimaste magre per effetto della liposuzione, il grasso corporeo complessivo e' tornato ad essere quello pre-intervento. Il corpo, insomma, si ribella e il numero di cellule di grasso (adipose) tende a rimanere costante, per cui se ne togli da una parte ricompaiono da un'altra per ripristinare l'equilibrio.


[Fonte leggo on line]

lunedì 2 maggio 2011

BIN LADEN UCCISO IN PAKISTAN. CIA: "AL QAEDA SI VENDICHERA". IL BLITZ NEL COVO

WASHINGTON - Osama Bin Laden è stato trovato e ucciso dalle forze speciali Usa che avevano l'ordine non di catturarlo, ma di ucciderlo. A rivelarlo è stata una fonte del Pentagono, secondo la quale l'operazione degli "uomini rana", i Navy Seal americani, era «programmata per uccidere» e non certo per catturare il capo di Al Qaeda vivo.

E la morte di Osama continua a far tremare il mondo per eventuali ritorsioni terroristiche. Il direttore della Cia, la principale agenzia di intelligence statunitense, Leon Panetta, ha affermato che la vendetta di Al Qaeda, dopo la morte di Bin Laden, è quasi certa. «Osama bin Laden è morto. Ma Al Qaida è ancora in vita», ha detto Panetta. «I terroristi cercheranno quasi sicuramente di vendicarlo, noi dobbiamo restare vigilanti e risoluti», ha aggiunto il numero 1 della Cia.

CORPO SEPOLTO IN MARE Le autorità americane hanno confermato che il corpo di Osama bin Laden è stato sepolto in mare. «La sepoltura ha già avuto luogo», ha confermato un alto responsabile dell'amministrazione Obama. «Abbiamo fatto tutto il possibile perchè il corpo fosse trattato secondo le tradizioni musulmane - ha detto il responsabile - È un compito che abbiamo preso molto seriamente». La tradizione musulmana vuole che i corpi siano inumati prima possibile, generalmente entro 24 ore dal decesso. Di solito sono coperti da un lenzuolo bianco. Le autorità Usa non hanno rivelato dove il corpo di Osama bin Laden è stato sepolto.

LE IMMAGINI DEL BUNKER Osama Bin Laden si rifugiava nel bunker a poco pù di un'ora da Islamabad dal 2005. La tv americana Abc ha mostrato le immagini del covo del terrorista: caos e sangue nella stanza in cui è stato ucciso. Durante il blitz, a cui secondo la tv pachistana avrebbe opposto resistenza, sono morti anche un figlio, altri due uomini e una donna.

AL ZAWAHRI NUOVO LEADER DI AL QAEDA Sarà il braccio destro di Osama bin Laden, Ayman al Zawahri, a prendere il comando di Al Qaida dopo la sua uccisione: ne è certo l'ex capo dei servizi pachistani di intelligence (Isi), il generale a riposo Hamid Gul. Considerato il vero cervello del movimento, Al Zawahri è un medico di professione che incontro Bin Laden in Pakistan o Afghanistan ai tempi della resistenza contro l'invasione sovietica in quest'ultimo paese. Nessuno sa dove attualmente si trovi il terrorista egiziano, e l'Fbi ha posto sulla sua testa una taglia di 25 milioni di dollari. In una intervista ad una tv privata, Gul ha anche manifestato il timore che «ora potrà esservi una reazione violenta delle fazioni di Al Qaida in Europa, Africa e Medio Oriente, dato che esistono filiali molto pericolose del movimento in Yemen, Tunisia e Libia. L'ex responsabile dei servizi segreti militari ha detto che »con questo colpo Barack Obama può avviare la sua campagna elettorale argomentando di avere risolto il principale problema che aveva portato le truppe americane in Afghanistan. «Per il Pakistan - ha concluso - giungono invece momenti molto difficili perchè gli usa cercheranno di destabilizzarlo per prendere il controllo del suo arsenale nucleare».

IL BLITZ Un blitz dei leggendari «uomini rana», i Navy Seal americani, ha posto fine alla decennale caccia a Osama bin Laden, iniziata all'indomani delle stragi dell'11 settembre, mentre si apre il «giallo» sul cadavere del leader di al Qaida, «già sepolto in mare». L'annuncio ufficiale è arrivato alle 5.30 italiane, preceduto da un diluvio di anticipazioni provenienti dalle fonti dei media statunitensi: «Buona sera - ha esordito Barack Obama iniziando a parlare nella conferenza stampa convocata a sorpresa meno di un'ora prima -. Questa notte posso riferire alla gente d'America e al mondo che gli Stati Uniti hanno portato a termine un'operazione in cui è stato ucciso Osama Bin Laden, un terrorista che è responsabile dell'omicidio di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti». Pochi minuti dopo, in Usa erano le 22.30, migliaia di persone si sono radunate a Ground Zero per festeggiare la notizia della morte del leader di al Qaida, cantando l'inno nazionale e al grido di 'Yes we can'. Una soddisfazione condivisa dalla comunità internazionale: «»Un grande risultato nella lotta contro il male«, ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ammonendo che »non si deve abbassare la guardia« ed è necessario continuare a combattere il terrorismo. Una posizione condivisa da tutte le cancellerie, con l'Ue che evidenzia come la morte di bin Laden renda il mondo »un luogo più sicuro«. La dinamica del blitz nella città pachistana di Abbottabad, a circa 60 km dalla capitale Islamabad, che ha portato all'uccisione del leader di al Qaida, ed altre quattro persone tra le quali un figlio, è stata raccontata da un testimone: verso le 12 italiane di ieri »dormivamo e abbiamo sentito il rumore di elicotteri. Mi sono alzato e si è sentita una violenta sparatoria durata per un pò poi una violenta esplosione, enorme, la gente è uscita di casa«, ha raccontato la fonte che ha scelto di rimanere anonima. »

Sono cominciate ad arrivare le ambulanze a sirene spiegate e la gente piangeva, tutti avevano paura«, ha aggiunto, spiegando di aver appreso solo oggi della morte di bin Laden. Una dinamica confermata da Sohaib Athar, che ha raccontato il blitz in »diretta« su Twitter. All'operazione, durata oltre mezz'ora, hanno partecipato almeno 15 uomini delle forze speciali. Il capo di al Qaida ha opposto resistenza, scatenando un conflitto a fuoco nel quale »nessun civile è rimasto ferito«, ha precisato Obama confermando alcuni dettagli del blitz.

Il via libera è arrivato venerdì mattina, dopo almeno cinque riunioni in marzo e aprile in cui il presidente aveva discusso con i suoi collaboratori i dati di intelligence su Osama bin Laden. Gli 007 americani sono arrivati allo 'sceicco del terrorè seguendo quello che ritenevano essere un suo fidato corriere. »Quando abbiamo visto il compound siamo rimasti esterrefatti«, hanno spiegato i funzionari responsabili dell'operazione. Bin Laden si nascondeva infatti in un complesso residenziale di lusso e con misure di massima sicurezza, una proprietà valutata oltre un milione di dollari.

Il complesso è abbastanza affollato e ospita numerosi militari pachistani in pensione: grande otto volte di più delle case adiacenti, è circondato da un muro alto fino a 5 metri e mezzo su cui corre il filo spinato, con altri muri posti all'interno che separano le varie zone del compound, in cui non ci sono connessioni telefoniche o internet. Se Washington ha archiviato una pagina tragica della storia recente, la sorte del cadavere del leader di al Qaida rischia di innescare roventi polemiche.

Il corpo sarebbe stato »seppellito in mare« hanno riferito funzionari statunitensi, dopo essere stato portato in Afghanistan. »Il corpo di Osama bin Laden deve essere sepolto nella terra e gettarlo in mare rappresenta un peccato«, ha sottolineato Mahmoud Ashour, dell'accademia delle ricerche islamiche di Al Azhar, il più prestigioso centro di sapere sunnita.

"DEAD"
«Dead» (morto): così, con il titolo a tutta pagina che accompagna la sua fotografia, l'America ha annunciato la notizia della morte di Osama Bin Laden. Ed è stata festa spontanea, da Washington a New York. Dal New York Times al Washington Post, dall' Abc alla Cnn, tutti i media, grandi e piccoli, hanno proposto edizioni straordinarie, mentre davanti alla Casa Bianca a Washington e, soprattutto, a Ground Zero a New York, una folla via via sempre più grande ha festeggiato la notizia scandendo «U-S-A», ma anche «Yes we can» e sventolando bandiere americane. Dopo che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha confermato ufficialmente l'annuncio (anticipato dalla CNN) con un discorso televisivo a mezzanotte, la gente d'America, da Washington a New York, da una costa all'altra del Paese, è scesa in piazza per festeggiare. Prima di tutto a Ground Zero, dove 10 anni fa avvenne l'attentato più sanguinoso sul territorio americano.

Davanti al luogo in cui sorgevano le torri gemelle, si sono assiepati newyorkesi che hanno perso in quella tragedia amici e parenti o semplici cittadini che hanno deciso di esserci, per cantare l'inno nazionale nel giorno della morte di chi quella tragedia l'ha voluta. A poco più di un'ora dalla diffusione della notizia dell'uccisione di Bin Laden, la polizia è dovuta intervenire per chiudere le strade, contenere la folla crescente che, con grande emozione, tra lacrime e preghiere, tra gioia e commozione, ha deciso di celebrare lo storico momento. Così come a Times Square, dove una folla via via sempre più grande ha festeggiato la notizia sventolando bandiere a stelle e strisce.

Gli americani non sono riusciti a rimanere a casa neppure a Washington. Si sono riversati in modo spontaneo davanti alla Casa Bianca. Tremila, quattromila persone, che sono aumentate col passare delle ore. In un clima simile a un festeggiamento da stadio. Urlando incessantemente 'U-S-À, avvolti nella bandiera a stelle e strisce, hanno dato vita ad una sorta di rito collettivo, gridando che adesso «il mondo sarè più sicuro», mentre per le strade dai suv stracarichi di ragazzi, risuonano i clacson e gli slogan «Obama, Obama!».

«Non avevo mai provato un'emozione come questa - ha detto John Kelley, uno studente di 19 anni -. È una notizia che aspettavamo da tanto tempo. Quando l'ho sentita, avevo le gambe che mi tremavano. Poi ho sentito che dovevo fare qualcosa, e sono venuto qui, davanti alla Casa Bianca». Come lui, sono stati in tanti a sentire il bisogno di festeggiare. «Quello che provo oggi? Un sentimento di giustizia - ha aggiunto un altro studente, Jon Garcia, a sua volta in Pennsylvania Avenue insieme ad un gruppo di amici -. Questo rende giustizia a tutte le persone che sono state toccate dall'11 settembre. Questo dà un senso alla nostra missione in Afghanistan».

FESTA NEGLI USA Prima poche centinaia. Poi, a migliaia, giovani e giovanissimi, hanno affollato i giardini di Lafayette Park, davanti alla Casa Bianca, urlando con foga tutta la loro gioia. Dopo aver ascoltato direttamente in tv il presidente annunciare ufficiale che Osama Bin Laden è morto, in tantissimi, avvolti con la bandiera stelle e strisce, hanno dato vita a una sorta di rito collettivo, molto più simile a festeggiamenti da stadio che a una vera e propria manifestazione politica.

Urlando incessantemente 'U-S-À, tutti avevano in mano il proprio smart phone, perennemente acceso per girare il proprio video da 'postarè su Youtube. «Adesso il mondo sarà molto più sicuro», urla una ragazza a una delle tante troupe tv che si aggiravano tra la folla. «Bin Laden ha avuto quello che si meritava», gli risponde un altro, con la maglietta dei Capitol, la squadra locale di hockey. Mentre lungo la Pennsylvania Ave, continuano ad affluire giovani universitari direttamente dalla esclusiva Georgetown University, nelle strade del centro cominciavano i caroselli dei suv stracarichi di ragazzi, anche loro con la bandiera, urlando, suonando il clacson e facendo il segnale di vittoria con le mani.

Come se avessero vinto il Mondiale. C'è chi urla 'Obama, Obamà. Altri invece, in giacca e cravatta, mostrano cartelli elettorali un pò datati, con su scritto il ticket 'Bush-Cheney'. E c'è anche chi sventola qualche bandiera dei Tea Party. Ma sono una minoranza. Complice la sera tiepida e piacevole, nessuno ha veramente voglia di parlare di politica. E soprattutto di litigare.

Tutti hanno solo una gran voglia di stare assieme e divertirsi, senza farsi tanti problemi. Più defilato, Bill, un ragazzo i 25 anni, più pensoso degli altri. Fa parte di un'associazione pacifista. Qui, in questi giardini, è venuto molte volte a manifestare il suo dissenso a tutte le guerre.

A lui questo entusiasmo non piace: «Molti di loro dieci anni fa stavano alle elementari, non sanno niente dell'11 settembre...Bin Laden era un criminale sanguinario, ma non mi piace quel Paese in cui si festeggia in piazza la morte di 21 persone». Ma è l'unico ad avere questi pensieri. Accanto a lui passa un gruppo di giovani scalmanati, sudati e a dorso nudo, che gli urlano a squarciagola 'Usa, Usà. Come loro, tanti altri, continueranno a far baldoria, in questa lunga notte di festa, a Washington.

[Fonte leggo on line]