sabato 16 aprile 2011

Il DDL 957 e la chimera dell´affidamento condiviso. Legge 54 snaturata - Avv. Matteo Santini

Sulle critiche manifestate dall’OUA, con riferimento al Disegno Di Legge 957 sulle modifiche al codice civile e di procedura civile in materia di affidamento condiviso, rilevo quanto segue. 

Avv. Matteo Santini
E’ innegabile che la ratio della legge 54/2006, sia stata disattesa nella prassi giudiziaria. Trascorsi cinque anni dall’entrata in vigore, il principio della bigenitorialità, diretto a garantire ai figli una presenza costante e duratura di entrambi i genitori e a responsabilizzare questi ultimi, affinchè il loro ruolo educativo si manifestasse in modo concreto, è rimasto lettera morta. La nascita di figure di ispirazione giurisprudenziale, (vedi il termine “genitore collocatario”), ha snaturato, di fatto, l’essenza della norma.

Il ruolo delle Corti, dovrebbe essere quello di applicare o al massimo di interpretare la norma. Cosa è cambiato, a parte il nome iuris dell’istituto, dal 2006 ad oggi, in materia di affidamento dei figli ?

Oserei dire poco o nulla. Nessuna traccia di quella che avrebbe potuto essere una riforma storica. Quando parliamo di affidamento condiviso, non possiamo non fare riferimento, al fatto che esso getta le basi per il radicamento di altro principio di assoluto rilevo, affinchè i genitori, possano, nell’interesse dei figli, gestire al meglio la loro “crisi”: mi riferisco al principio della cooperazione; la “condivisione” di un figlio, comporta che, per la corretta cura dello stesso, vi debba essere una stretta cooperazione tra i genitori; cooperazione che non può prescindere da un dialogo maturo e da un rapporto che, seppur non più di natura affettiva, dovrà essere contraddistinto da canoni di rispetto e di concreta collaborazione.

Con il Disegno di legge 957 si intende interpretare e chiarire cosa significa “bigenitorialità” e come tale principio possa trovare concreta applicazione. Sempre e solo il minore deve essere il punto di partenza e di riferimento e giammai il dibattito può essere incentrato sulla quantificazione del contributo economico; il singolo genitore deve essere responsabilizzato affinchè provveda ai bisogni del figlio, esercitando il proprio ruolo, non solo mediante una dazione in denaro ma, occupandosi giorno per giorno delle singole voci di spesa; rendendosi partecipe e protagonista attivo delle spese da sostenere nell’interesse del minore. Il risparmiatore che ignora il destino dei propri risparmi, sarà disincentivato al risparmio !

Parlare di “tenore di vita” di un figlio è assai fuorviante: meglio sarebbe, fare riferimento alle sue esigenze e ai suoi bisogni, pur ovviamente ammettendo che, per far fronte a tali necessità, possa essere richiesto un maggior sacrificio economico a carico del genitore più facoltoso (e ciò sia durante il periodo in cui il minore risiede con lui, sia sotto forma di corresponsione di un importo a favore del genitore meno facoltoso, finalizzato all’acquisto diretto dei beni / servizi necessari).

Troppo spesso, l’importo posto a beneficio dei figli, è divenuto una rendita a favore del coniuge con il quale i figli vivono o nella migliore delle ipotesi una somma delle quale il genitore obbligato, non conosce il reale impiego (posto che di fatto non esiste alcuna possibilità di verifica effettiva su come tali somme vengano impiegate).

Sempre con riferimento dal DDL 957/2008 la ratio che sottende all’opportunità di revocare l’assegnazione della casa coniugale, in caso di matrimonio o di convivenza more uxorio del genitore assegnatario nella casa familiare, risiede nello stesso principio, in base al quale il legislatore, individuò come criterio guida, quello di assegnare la casa al genitore con il quale vivono i figli; e cioè, l’interesse del minore alla conservazione del proprio ambiente familiare (da intendersi non solo come luogo fisicamente individuato ma anche come una serie di spazi, oggetti, situazioni, la cui compromissione sarebbe evidente ove un estraneo, si sostituisse integralmente al proprio genitore, come una presenza ingombrante ed imposta “dall’alto” , rivolta a destabilizzare e minare quella continuità di habitat cui la legge aspira (tipico l’esempio delle foto del nuovo “partner” che sostituiscono, nella casa familiare, quelle del genitore “allontanato”). Il tutto tralasciando, l’aspetto emotivo del genitore allontanato il quale, si vede spesso privato della possibilità di vivere la propria quotidianità con i figli, della possibilità di abitare la propria casa, costruita ed arredata con immaginabili sacrifici; per di più consegnando tutto il “pacchetto” (casa, partner, arredi e, a volte, figli) ad un estraneo !
 
Avv. Matteo Santini
(PRESIDENTE CENTRO STUDI E RICERCHE SUL DIRITTO DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI)

 

Fonte: finanzaediritto.it

Nessun commento:

Posta un commento