giovedì 28 aprile 2011

Affido condiviso, sen. Poretti: le critiche dei magistrati di AIMMF sono infondate

Roma, 27 apr - "L'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf) ha recentemente espresso pesanti critiche nei riguardi di un mio disegno di legge che prevede norme in materia di affido condiviso, elaborato in collaborazione con l'Associazione Crescere Insieme. E' necessario innanzitutto specificare che le critiche che i magistrati rivolgono al ddl 957 sono riferibili a un vecchio testo e non a quello aggiornato S.2454 che mi vede prima firmataria". A sottolinearlo in una nota la senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicale che spiega: "In realtà, la gran parte di queste critiche non appaiono molto fondate ed alcune totalmente infondate, così come si evince dalla replica ad ogni singolo punto preparata e comunicata ieri dall'Associazione Crescere Insieme e dal suo Presidente Marino Maglietta.

Come dallo stesso Maglietta suggerito, l'intento dell'Aimmf, sembra essere più quello di muoversi contro un nuovo approccio di bigenitorialità e di affido condiviso previsto dai ddl in oggetto, per sostenere il mantenimento dell'attuale modello che preved e l'affido esclusivo e un minor ricorso alle figure di mediazione familiare, modello che, in barba spesso al supposto e richiesto da convenzioni internazionali, interesse prioritario del minore, oltre a discriminare nella cura dei figli quei genitori cui non è dato l'affido, risulta spesso in soluzioni "preconfezionate" e non studiate nelle particolari situazioni, con interventi da parte della magistratura spesso automatici, al che si può anche comprendere perché da parte di questi la si preferisca ad un iter che fa del ricorso alla mediazione familiare una risorsa particolare di comprensione e soluzione delle difficoltà che possono sorgere in capo ad un affido condiviso". (Com)  

Fonte: Adnkronos

1 commento:

  1. L'AIMMF, AIAF, OUA confermano la loro inettitudine.
    Se non fosse per quella, infatti, non sarebbe stato necessaria la 54/2006 e la riforma del Codice Civile del 1975 sarebbe stata sufficiente.
    In 35 anni a questa parte erano già riusciti ampiamente a convincerci del loro fallimento. Ulteriori conferme non erano necessarie.

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