mercoledì 30 marzo 2011

Silvia D´Onghia e la realizzazione della donna ad ogni costo. Casa coniugale inclusa ?

Di Fabio Nestola. Relativamente alla vicenda di separazione per la quale il tribunale di Roma ha disposto l'affidamento dei figli e della casa coniugale al padre per via dei frequenti spostamenti di lavoro della madre, Silvia D'onghia scrive, sul "Fatto Quotidiano":  

La sentenza del Tribunale di Roma (frutto anche dell’assurda legge sull’affido condiviso che, nonostante i trionfalismi della politica, ha reso molto più complicata una gestione serena dei figli) non fa che rimarcare questa separazione, anzi, questa discriminazione. Non invidio quella collega: ha davanti a sé anni di battaglie sacrosante per vedersi restituiti i suoi figli. Ma fino a quando ognuna di noi combatterà da sola, non sposteremo di una virgola l’immenso divario culturale che ci separa dal resto dell’Europa.
 
Cerchiamo di cogliere le note allarmanti di Silvia D’Onghia, che su Il Fatto Quotidiano” scrive, tra l’altro: “non invidio la collega che ha davanti a se anni di battaglie sacrosante per vedersi restituiti i suoi figli”.

1) I figli non le sono stati tolti da nessuno. La madre giornalista ha modalità di frequentazione di gran lunga più ampie della maggior parte dei padri separati, potendo vedere i figli ogni giorno con facoltà libera di pernotto.
2) Semmai le è stata tolta la casa familiare, nella quale risiede l’ex marito con i bambini. Non è che, per caso, sia questo il particolare che fa gridare allo scandalo Silvia D’Onghia ? Non è che, per caso, la battaglia per la “restituzione” riguarda l’immobile e non i figli, ai quali la madre ha accesso illimitato ?

3) Ultimo particolare: secondo la D’Onghia la madre dovrebbe combattere per riavere indietro i “suoi” figli.
Possessivo pericolosissimo, nonché diffusissimo. I figli sono proprietà esclusiva della madre, sono “i miei figli”, non “i nostri figli”. Il padre viene, di norma, regolarmente e idealmente escluso.

L’eccezione non viene presa in nome del prevalente interesse dei minori, semplicemente perché il padre nel caso specifico è la figura il cui lavoro gli consente di essere più presente nella loro vita. Dell’interesse dei minori possiamo anche farne carta straccia, quando è la madre a rimetterci.

Del resto, la D'Onghia scrive che la realizzazione di una donna è fondamentale per uno sviluppo equilibrato dei figli. E la realizzazione dell'uomo, del padre, non conta niente ?

Pare di no.

Quindi è meglio che i figli stiano con la madre quando c’è, e quando non c’è con una bella babysitter a tassametro. L’importante è toglierli al padre, anche se ha orari certi e tempo libero per occuparsi della prole.

Fonte: adiantum - Fabio Nestola

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