mercoledì 30 marzo 2011

STATI GENERALI SULLA GIUSTIZIA FAMILIARE - ROMA, 5, 6, 7 MAGGIO 2011

I° SESSIONE – Campidoglio, Sala della Protomoteca
“La Giustizia in nome del minore

(Programma provvisorio)

Giovedì 5 maggio
  • ore 8,45 Registrazione iscritti
  • ore 9,30 Saluti delle Autorità

Apertura lavori: Alessio Cardinale (ADIANTUM - Stati Generali)
Avv. Carlo Ioppoli (Congresso ANFI)

MATTINA – modera Dr. Mauro Alcamisi, Giornalista

ore 10,00 CONFLITTO CONIUGALE ED AFFIDAMENTO CONDIVISO, TRA GESTIONE
GIUDIZIARIA E MEDIAZIONE FAMILIARE
Dr. Luciano Guaglione, Magistrato
ore 10,25 CTU E SERVIZI SOCIALI: CRITICITÀ DEL SISTEMA
Dr.ssa Ernesta Adele Marando

ore 10,50 DEPRIVAZIONE E ALIENAZIONE GENITORIALE
Dott. Vittorio Vezzetti, pediatra, Responsabile Scientifico ANFI - ADIANTUM

ore 11,15 LA L. 54/2006 NON E’ MAI ESISTITA
Tiberio Timperi, Giornalista e conduttore televisivo

ore 11,40 AFFIDO CONDIVISO: RICORSIVITÀ NELLE STRATEGIE DI DEROGA
Dr. Fabio Nestola, Presidente FeNBi, curatore Centro Studi Separazioni

ore 12,05 PROGETTI DI RIFORMA – Il Condiviso Bis
Prof. Marino Maglietta, Presidente Crescere Insieme, Consulente Parlamentare

Coffee break


POMERIGGIO – modera Dr. Mauro Alcamisi - Giornalista

ore 15,00 LA GIUSTIZIA FAMILIARE
Dott. Guido Stanzani, Giudice Tribunale per i Minorenni di Bologna

ore 15,30 I FIGLI MINORI, MAGGIORENNI O ECONOMICAMENTE NON AUTONOMI,
NEI PROCEDIMENTI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO
Prof. Giovanni Arieta, Docente di Diritto Processuale Civile presso l’Università di
Camerino


ore 16,00 L’AUDIZIONE DEI MINORI
Avv. Carlo Ioppoli, Presidente Nazionale ANFI

ore 16,20 L'AVVOCATO DEL MINORE
Avv. Irma Gatti

ore 16,40 BIGENITORIALITÀ, SOSTEGNO E MEDIAZIONE FAMILIARE
Dr.ssa Immacolata Amato

ore 17,00 Dibattito

Venerdì 6 maggio

ABUSO PSICOLOGICO E SESSUALE: LA STRUMENTALIZZAZIONE DEL MINORE
NELLE SEPARAZIONI CONFLITTUALI
MATTINA - modera Dr. Mauro Alcamisi - Giornalista

ore 9,30 CONSULENZA TECNICA: CRITICITÀ, RIPERCUSSIONI NEGATIVE SULLA
TEMPISTICA E SULLE PARTI
Avv. Maria Pia Sabatini

ore 10,00 RIPERCUSSIONI SUL MINORE NEL PERCORSO DI ACCERTAMENTO DI
ABUSO
Prof. Francesco Montecchi

ore 10,30 MOBBING GENITORIALE E SINDROME DEL GENITORE MALEVOLO
Dr. Gaetano Giordano, psicoterapeuta, Direttore Scientifico CSSAF

ore 11,00 STALKING: RISULTATI DELLO STUDIO SUL FENOMENO FEMMINILE
Dr.Fabio Nestola, Presidente. FeNBi, curatore Centro Studi Separazioni

ore 11,30 SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE DI MINORI, TRAFFICKING E S.S.C.M.
Dr.ssa Yasmin Abo Loha, direttrice dei programmi ECPAT Italia

ore 12,30 CHIUSURA LAVORI: CONCLUSIONI E LETTURA DEL DOCUMENTO
CULTURALE DEL CONVEGNO
Avv. Carlo Ioppoli

II° SESSIONE – Regione Lazio, Sala Tirreno
“Giustizia Familiare: la Società Civile chiama le Istituzioni”

Venerdì 6 maggio

ore 15,00 APERTURA DEI LAVORI, LETTURA DEL DOCUMENTO CULTURALE
DEL CAMPIDOGLIO
Avv. Carlo Ioppoli

ore 15,15 AFFIDO CONDIVISO – I DATI DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE
ADIANTUM E I COSTI SOCIALI DEL DOMICILIO PREVALENTE
Tiziana Arsenti, Giacomo Rotoli

ore 15,45 AFFIDO CONDIVISO, LE STRATEGIE DI DEROGA E I PROGETTI DI
RIFORMA
Fabio Nestola, Marino Maglietta

ore 16,15 DIRITTI NEGATI. L’ESPERIENZA DELLA PRIMA CLASS ACTION DEI
GENITORI E L’IMMINENTE AZIONE PRESSO LA CORTE EUROPEA
Avv. Davide Romano

ore 17,00 L. 54/2006, LE RESISTENZE ALLA SUA AUTENTICA APPLICAZIONE
Alessandra Gallone (relatrice in Commissione Giustizia del Senato)
Alessandra Mussolini (Commissione Bicamerale Infanzia)
Rita Bernardini (Radicali Italiani
)

ore 18,30 ENTI LOCALI: INTERVENTI DI AIUTO E SUPPORTO
Assessore Regionale Forte, Assessore Comunale Belviso, Consigliere dei Radicali

ore 19,30 TRIBUNALE UNICO DELLA FAMIGLIA.
Avv. Gian Ettore Gassani (Pres. AMI - Associazione Matrimonialisti Italiani)

Sabato 7 maggio

ore 9,30 APERTURA DEI LAVORI
Mario Staderini (Segretario Radicali Italiani)

ore 10,00 AFFIDO CONDIVISO – DISTURBI COMPORTAMENTALI
Vittorio Vezzetti, Loretta Ubaldi, Gaetano Giordano

ore 11,00 LE MAGLIE LARGHE DELLA GIUSTIZIA FAMILIARE
Alessio Cardinale, Tiberio Timperi

ore 12,00 DIVORZIO BREVE
Avv. Massimiliano Fiorin, Marco Pannella

Pausa dei lavori

ore 15,00 TRIBUNALI MINORILI E OPERATO DEGLI ASSISTENTI SOCIALI
ore 16,00 I CITTADINI INTERVENGONO – GRANDE TALK, LA GIUSTIZIA
FAMILIARE RACCONTATA DAI GENITORI E DAI NONNI

(10 testimonianze - 5 minuti per ogni intervento)

ore 17,00 INTERVENTI DELLE ASSOCIAZIONI ISCRITTE

ore 19,00 LETTURA DEL DOCUMENTO DA INVIARE AL GOVERNO, ALLE CAMERE
E ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

ore 19,30 CHIUSURA LAVORI

[Fonte adiantum.it]

ANM ? E´ un partito di opposizione - di Anna Maria Greco

Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, anche da ex magistrato, conosce bene i problemi del settore. Molte toghe dicono, anche nelle loro mailing list, che si vuole limitare la loro autonomia e indipendenza. 

Alfredo Mantovano
"E invece non ci sarà nessun asservimento della magistratura alla politica. Da anni è aperto un dibattito su queste ipotesi tra i vari protagonisti, dai magistrati agli avvocati e anche tra i politici diversi esponenti dell’opposizione hanno condiviso la necessità di cambiare".

Ora che la riforma è pronta, però, fuori da Pdl e Lega è difficile trovare consensi.

"C’è qualche apertura da parte di alcune forze politiche, come Udc, Fli, una certa cautela da parte del Pd e la solita pregiudiziale chiusura dell’Idv. Chi ha appoggiato certe proposte in passato, ora non trova di meglio da dire che: non è il momento opportuno".

Su quali punti si aspetta una certa convergenza?

"Mi meraviglierei se ci fosse ostilità riguardo al nuovo sistema di giustizia disciplinare: oggi è chiaro a tutti che un magistrato accusato di illeciti disciplinari viene giudicato dalla sezione di un Csm a maggioranza togata, in cui troppo spesso prevalgono logiche correntizie. L’idea di una corte esterna al Consiglio viene dalla Bicamerale di D’Alema ed è stata appoggiata da Violante".

È sulla separazione delle carriere che si preannuncia lo scontro più duro.

"Eppure, una valutazione libera e laica dovrebbe riconoscere che da quando è entrato in vigore il codice di procedura penale dell’89, con il sistema accusatorio, si è resa necessaria la parità tra le parti. In Europa non riescono a capire come pm e giudici appartengano alla stessa carriera. E sappiamo come dai tempi di Mani Pulite sia forte il condizionamento delle procure sui giudici. Le contestazioni sono solo ideologiche".

Due carriere e due Csm. Quello dei pm lo presiederà il Pg della Cassazione?

"Non conosco il testo definitivo, ma se al vertice di quello dei giudici c’è il Capo dello Stato potrebbe essere la soluzione naturale, visto che il Procuratore generale della Cassazione ha già un potere di controllo sull’azione penale e promuove le azioni disciplinari".

Intervenire sull’obbligatorietà dell’azione penale dettando delle priorità vuol dire limitare l’azione dei pm? 

"Questo principio costituzionale viene violato ogni giorno, perché il procuratore deve scegliere alcuni fascicoli e lasciar morire gli altri. Se questa scelta, invece di lasciarla al suo arbitrio, la fa il Parlamento è più giusto".

Quali vantaggi porterebbe una maggiore autonomia della polizia giudiziaria dal pm?

"Una maggiore responsabilizzazione della polizia e valorizzazione delle sue competenze. Non per mortificare la magistratura ma per riequilibrare il rapporto. Prima della riforma dell’89 il pm non aveva il monopolio delle indagini, ma faceva da filtro a quelle della polizia. Dobbiamo fare tesoro dell’esperienza di questi anni e guardare avanti migliorando le cose".


La riforma è costituzionale ma sulla responsabilità civile delle toghe basta una legge ordinaria.

"Infatti. La legge sulla responsabilità civile di fine anni ’80 ha avuto effetti molto relativi e le cause sono state pochissime. I magistrati si sono fatti una bella assicurazione e con una tassa di 100-150 euro l’anno si sono messi al sicuro. Un intervento è necessario, anche se mi sembra più importante quello disciplinare".

Per l’Anm questa riforma non renderà più efficiente la giustizia, ma è solo punitiva.

"Invece, soprattutto separazione delle carriere e interventi sulla responsabilità dei magistrati serviranno a migliorarne l’efficienza e a garantirne l’imparzialità. L’Anm, soprattutto con questa presidenza, ha assunto il ruolo di un partito d’opposizione. Dovrebbe spogliarsi di questi abiti impropri, sgraditi anche a molti magistrati".

Fonte: ilgiornale.it

Emendamento Pini: Napolitano mette i paletti. I magistrati hanno paura, il CSM attacca

Mentre la stampa vicina alla Magistratura - ma solo "di rimando", in quanto sembra aver interesse solo a far cadere il Governo - lancia strali contro la paventata (e auspicabile) riforma della responsabilità civile dei giudici, nelle ultime 24 ore si sta consumando una battaglia senza esclusione di colpi, anche ai massimi livelli.

Un Giovane Napolitano ai tempi del PCI
Il 27 marzo, in serata, il PDL depositava cinque emendamenti alla norma che prevede la responsabilita' diretta per i magistrati che sbagliano. Gli emendamenti, a firma Francesco Paolo Sisto e Manlio Contento, prevede che il magistrato sia sempre responsabile per ''dolo o colpa grave'', ed alla dicitura ''con dolo o colpa grave'' viene aggiunto ''ovvero in violazione manifesta del diritto''.

L'emendamento inserisce poi un terzo comma che cosi' recita: ''Costituisce violazione manifesta del diritto il non aver valutato tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta al sindacato del giudice tenendo conto, in particolare, del grado di chiarezza e di precisione della norma violata, del carattere intenzionale della violazione e della scusabilita' o inescusabilita' dell'errore di diritto''.

Sisto, commentando l'emendamento, affermava di ''avere aperto un dialogo. Alle chiusure isteriche dell'opposizione noi rispondiamo con una base di dialogo al fine di raggiungere l'obiettivo delle riforme''. L'invito veniva accolto con grande partecipazione da chi vuol lasciare le cose così come stanno, e csì le opposizioni presentavano ben 170 emendamenti alla norma sulla responsabilita' civile dei magistrati, al chiaro scopo di accantonarla o, quanto meno, ostruirla e sfiancare i proponenti.

L'emendamento non è mai piaciuto al Presidente Napolitano - accusato oggi di essere il "Grande Assente" dalle questioni di Giustizia Familiare -, il quale sono giorni che cerca di far capire che quel testo non solo non può passare così, ma sarebbe meglio addirittura metterlo da parte. In pratica, viene suggerita una vera e propria "ritirata", che adduce quale motivazione lo stato dei testi legislativi: da un lato, in commissione Giustizia, c'è da tempo una pratica aperta proprio sulla responsabilità, e dall'altro sta per arrivare la riforma costituzionale Alfano che la contiene. Pertanto, il Quirinale insiste sul punto che la materia, così delicata e importante, non si può liquidare nella legge comunitaria, senza alcun dibattito.
 
Peccato che il dibattito c'è già stato, 24 anni fa, sancito da un referendum che Napolitano dovrebbe conoscere molto bene, perchè lui c'era già, a quell'epoca, e immaginiamo che votava (da buon deputato PCI) la famigerata legge Vassalli, uscita fuori proprio dal Parlamento in cui lui era certamente presente.

E la moral suasion del Presidente pesa, visto che Gianluca Pini, autore dell'emendamento, non esclude una modifica. Sembra che Manlio Contento e Francesco Paolo Sisto stiano lavorando per cambiare il testo e ad attenuare la formula "violazione manifesta del diritto" che avrebbe dovuto sostituire quella "per dolo o colpa grave" integrandole entrambe.

Nel frattempo, al CSM, è stato dato il via libera a discutere della responsabilità, nella commissione per le Riforme, con l'ipotesi di tenere anche giovedì un plenum straordinario. I quattro laici del centrodestra (Zanon, Romano, Marini, Palumbo) sono saltati sulla sedia e hanno inviato una lettera a Vietti per esprimere "radicale dissenso" sia per la convocazione ad horas via sms, sia per l'idea di dare un parere sull'emendamento Pini, per il quale il CSM dovrebbe solo star zitto, evitando di invadere il potere legislativo.

Insomma, siamo alle solite. Chi rischia di perdere i privilegi scalcia, e manda avanti chi ha goduto, in questi decenni, di ampia impunità grazie ad una magistratura molto attenta ad evitare "scandali a sinistra".
Ricordate mani pulite ? Quali e quanti leader di sinistra furono coinvolti e finirono lì la propria carriera ?

Tutti onesti, nessun finanziamento illecito al partito ?

Fonte: adiantum

Responsabilità civile del magistrato. Quali sono i profili costituzionali ?

I principi costituzionali da bilanciare sono il principio di indipendenza della magistratura e quello della responsabilità personale (e quindi diretta) dei funzionari pubblici stabilito dall’art. 28 cost. Non vedrei un contrasto della legge vigente con tale articolo. Se si ragiona sul “filtro” costituito dalla chiamata in causa dello Stato, il bene da tutelare è l’indipendenza in generale (o, meglio, quella “istituzionale” della magistratura e del singolo magistrato; giacché l’indipendenza “funzionale” è tutelata dalla clausola di salvaguardia). 

L’assenza di una responsabilità “diretta” (salvo il caso di dolo) non costituisce un’eccezione del diritto italiano, e non è nemmeno il problema principale da affrontare. Si consideri che, per ragioni diverse, in tutte le epoche storiche la disciplina della responsabilità civile dei magistrati è sempre stata diversa rispetto a quella stabilita per gli altri funzionari pubblici. E non è certo difficile spiegarne le ragioni, considerando la posizione costituzionale del magistrato. Se non vi è contrasto tra art. 28 cost. e legge vigente (sotto il profilo della chiamata in causa diretta dello Stato), si può aggiungere che il legislatore dispone di discrezionalità nel modulare le proprie scelte.

La posizione di “intermediarietà” dei magistrati fra Stato persona e Stato-comunità rende aperta a varie soluzioni la scelta del legislatore: prevedere una responsabilità diretta dei magistrati in modo da accentuare il rapporto con la comunità rappresentata dalle parti, oppure mantenere l’accento sulla statualità della funzione giudiziaria e prevedere dunque che sia lo Stato a rispondere in prima battuta? In realtà, l’alternativa non è così netta (per es. anche in paesi dove è accentuato il profilo professionale del giudice è lo Stato che risponde in via preliminare).

Sul tema fondamentale, anche se in parte criticata, resta la sentenza della Corte costituzionale n. 2 del 1968, dove si stabilisce:
- che l’art. 28 Cost. si applica ai magistrati, analogamente agli altri funzionari pubblici, in quanto entrambi fanno parte dell’apparato statale, come del resto si deduce anche dall’art. 98 Cost. che li pone sul medesimo piano;
- per quanto riguarda la responsabilità dello Stato, che questo deve rispondere almeno fino a dove risponde il funzionario pubblico.

Il legislatore ordinario possiede, dunque, una certa discrezionalità nel regolare il rapporto tra responsabilità civile dei magistrati e dello Stato purché quella dei giudici non sia totalmente esclusa e quella dello Stato si estenda almeno fino ai limiti che incontra quella dei primi.

Il legislatore potrebbe anche introdurre una responsabilità indiretta dello Stato che vada oltre i casi in cui risponde personalmente il magistrato. Se, come ribadisco, non vedrei un contrasto con l’art. 28 cost., c’è da riconoscere che, sul piano del bilanciamento tra responsabilità e indipendenza, l’impianto della legge è più volto a proteggere il magistrato, che non invece a garantire un efficace strumento di tutela dei diritti dei danneggiati (obiettivo che, invece, si raggiungerebbe se lo Stato potesse essere chiamato a rispondere indirettamente anche in ipotesi più ampie, se, cioè, si eliminasse il parallelismo tra resp. del magistrato e resp. dello stato, che la legge attuale prevede).

b) SECONDO QUANTO STABILITO DALLA L. 117/1988 L’AZIONE DI RISARCIMENTO DEI DANNI DEVE ESSERE PRIMA DICHIARATA AMMISSIBILE. COME SI INQUADRA, DAL PUNTO DI VISTA COSTITUZIONALE, QUESTO “FILTRO”?

Si tratta di una soluzione “in astratto” condivisibile, in quanto preordinata ad evitare l’instaurazione e il proseguimento di azioni palesemente infondate, che potrebbero compromettere il sereno esercizio delle funzioni giurisdizionali.

Dello stesso avviso è stata la Corte costituzionale (sent. 18 del 1989, n. 10 cons. dir.), che sembra giunta a considerare questa una scelta costituzionalmente obbligata, quando, con la sentenza n. 468 del 1990, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 19, comma 2, l. n. 117 del 1988, nella parte in cui, nei giudizi aventi ad oggetto fatti anteriori al 16 aprile 1988 (data dell’entrata in vigore della legge) e proposti successivamente al 7 aprile 1988 (data dell’abrogazione della disciplina codicistica), non prevedeva che il Tribunale competente verificasse con rito camerale la non manifesta infondatezza della domanda ai fini della sua ammissibilità.

L’importanza data a tale “filtro” è tale che la giurisprudenza di merito e di legittimità hanno ritenuto necessario proteggere il magistrato dalle azioni proposte dalla parte lesa anche nel caso in cui si lamenti che il danno subito sia conseguenza di un reato del magistrato. Per proporre l’azione ex art. 13 della l. n. 117 del 1988, si richiede che il danneggiato si costituisca parte civile nel processo penale o intraprenda l’azione civile dopo una pronuncia penale di condanna a carico del magistrato; in difetto di tali presupposti, il danneggiato non può agire direttamente, poiché si è affermato che la domanda non si sottrae al giudizio di ammissibilità ex art. 5 l. n. 117 del 1988: se si consentisse al danneggiato di agire direttamente contro il magistrato prospettando ipotesi di reato a suo carico, risulterebbero vanificati le limitazioni e il “filtro” imposti dalla legge all’ammissibilità dell’azione civile.

Se in astratto il filtro in astratto non pare criticabile, è invece la prassi giurisprudenziale che ha trasformato il giudizio di ammissibilità in un vero e proprio giudizio di merito, finendo per bloccare la quasi totalità delle domande. Secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, il giudizio di ammissibilità non deve limitarsi ad accertare se il caso rientri o meno nelle ipotesi di responsabilità astrattamente previste dalla legge, ma deve già verificare se con l’azione proposta si tende a sindacare un’interpretazione5. La dichiarazione di inammissibilità, in fase preliminare, si fonda quasi sempre sull’applicazione della clausola di salvaguardia.

Fonte: personaedanno.it - Nicolò Zanon

Per una frase innocua padre e nonno rischiano il carcere. Figlia allontanata per un anno

Una frase innocente ha trascinato in un vortice paradossale una famiglia. E’ bastato cogliervi un significato ambiguo. Ne è nata una lunga e assurda storia che ha costretto la magistratura a misurarsi con il peso delle parole. Adesso è finita e F. C., un uomo fattosi dé, immigrato nel Canavese 60 anni fa, racconta come può cambiare la vita di persone perbene. 

«Succhia e poi sputa». Detto da un padre settantenne al figlio. Il contesto: la cantina della loro villa, i due piccoli imprenditori stanno per travasare il vino dalla damigiana nelle bottiglie. L’anziano: «Ho detto a mio figlio di infilare il tubo di gomma nella damigiana e di aspirare il vino. Una boccata perché il resto fluisse nelle bottiglie. Il vino a lui non piace e così gli ho pure detto “sputa” riferendomi al quantitativo che avrebbe trattenuto in bocca».

Per quelle parole - ascoltate da una bimba di 8 anni, senza poter vedere la scena, e riferite alla madre - il nonno e il padre della piccola hanno rischiato di finire in carcere e sono stati indagati per l’infamante reato di pedofilia. Dalla banalità di un contesto familiare si è precipitati in quella del male. Dopo 18 lunghi mesi padre e figlio sono usciti dall’incubo. L’11 febbraio, il gip Anna Ricci firmava il provvedimento di archiviazione del caso. L’ F.C. è uomo tutto d’un pezzo e il suo racconto gli assomiglia: «L’avvocato Davide Nizza ci ha chiamati per darci la notizia. Io e mia moglie ci siamo guardati, senza aver bisogno di parlare, e abbiamo pensato alla nostra nipotina che non vediamo dal maggio 2009».

Lo sguardo si posa sui ricordi della giornata più lunga: «Era il 27 luglio 2009, le 7,20. Uscii in bicicletta. Un’auto mi si mise di traverso. “Carabinieri”. Sono in sei, uno mi mostra un foglio. C’è scritto che devono perquisirmi la casa. Barcollo. Mi fanno sedere mentre loro cominciano dalla tavernetta. Han persino guardato dentro la cuccia del cane. Cercavano materiale pornografico ma l’ho capito solo dopo molte ore. Li guardavo prendere le armi da caccia, le munizioni, il computer, le mie foto da sciatore. “E ora?” chiedo al maresciallo quando finiscono. “Deve seguirci”».

«Mi portano in una prima caserma. Controllano che tutti i miei fucili da caccia sono in regola. “Posso andare?” dico io. Macché, mi spostano in un’altra caserma. Due ore di silenzio, su una panca. A mezzogiorno chiedo: “Si può sapere qualcosa?”. Mi dicono: “Dobbiamo andare in un posto”. Mi ritrovo in tribunale a Torino. Saliamo ai piani alti».

«Una porta. Dentro c’è una donna, un pm. “Qui ci sono cose gravi”, mi dice senza tanti preamboli. Guardo quella signora dal piglio deciso e le rispondo: “E’ da stamattina che mi sembra di sognare”». Si passa una mano fra i capelli, a spezzare l’emozione: «La pm non molla: “Sa che suo figlio è accusato di aver abusato della propria bambina, sua nipote? E lei cos’ha fatto con suo figlio? La bimba vi ha sentito parlare fra voi in cantina..”.. C’era anche dell’altro: secondo la denuncia di mia nuora, mio figlio ed io ci chiudevamo in camera con la bambina e la costringevamo ad assistere ai nostri atti sessuali».

«Non stavo più nella pelle. Sono arrivato qui all’età di 14 anni con la valigia di cartone che tengo ancora in casa per ricordarmi da dove vengo. Rispondo a tono. Passano le ore. Verso le 17, incrocio mio figlio nel corridoio, ha ancora la tuta da lavoro addosso. Mi crolla fra le braccia. Ho pensato: ci arrestano».

«Aveva intuito bene. - interviene l’avvocato Nizza - Il pm Livia Locci, di fronte ad accuse così pesanti, aveva deciso di mettere subito a confronto suo figlio con la moglie e per le frasi sconclusionate di lei si convinse di dover procedere con cautela. E dispose una consulenza psichiatrica sulla signora. L’esito è stato: disturbo bipolare di tipo 1, con episodi maniacali».

«Mia nipote le chiese spiegazioni di quella conversazione carpita fuori dalla cantina e lei si è fatta tutto un film. Da mio figlio si stava separando. Ha agito come se volesse dirci: la bambina è mia, non potete portarmela via». L’uomo respira lungo: «Non è finita là. La nipotina era stata affidata dai giudici alla nonna e alla zia materne, che vivevano con mia nuora. Le assistenti sociali andavano a visitarle e scrivevano nelle loro relazioni che la bimba era serena. I dottori scrivevano il contrario».

«Le assistenti sociali hanno complicato le cose. E’ passato altro tempo. Mio figlio, dopo un anno, è riuscito a rivedere la figlia, ma la madre gliela aveva messa contro. Lei è la vera vittima di quanto è successo».

Fonte: lastampa.it

Responsabilità civile giudici, penalisti contro CSM: prassi illeggittima. Corsaro: nessuno stop

MASSIMO CORSARO
L'Unione delle Camere penali tuona contro l'invadenza del Csm. Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, "invoca una prassi consolidata per cui il Csm avrebbe il diritto di esprimersi su ogni proposta di legge che riguardi i magistrati. 

È vero, la prassi c’è, ma si tratta di una prassi anomala, illegittima e sempre censurata dall’Unione delle Camere Penali Italiane", hanno denunciato i penalisti in un documento sottoscritto dalla giunta dell’Ucpi, dopo la convocazione straordinaria della Sesta Commissione di Palazzo dei Marescialli per esprimere un parere sulla norma riguardante la responsabilità civile delle toghe. 

L’Ucpi fa inoltre notare che il Csm ha "il diritto-dovere di esprimersi su proposte e disegni di legge ogni volta che il parere venga richiesto dal Ministro della Giustizia: e questa volta, come tante altre volte in passato, il Ministro non gli aveva chiesto un bel nulla". 

La verità, secondo i penalisti, è che il Csm, "in una degenerazione istituzionale che prosegue ormai da molti anni, intende interloquire preventivamente col Parlamento, ponendosi come vera e propria terza Camera a presidio della intoccabilità della magistratura. Così perpetuando la funzione conservatrice della casta dei magistrati". 

Per questo, bene hanno fatto, conclude l’Ucpi, "i membri laici del Csm a non aderire alla convocazione per dare un parere preventivo sulla nuova normativa in tema di responsabilità civile dei magistrati: convocazione irrituale per un parere irrituale". 

Massimo Corsaro, vice capogruppo del Pdl alla Camera, con un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it, spiega perché l'esecutivo non si fermerà sulla riforma della giustizia nonostante i dubbi di Napolitano e la contrarietà del Csm. E sull'emendamento Pini che prevede l'estensione della responsabilità civile dei magistrati ad ogni violazione manifesta del diritto dice: "Questa mi sembra una questione tecnica che attiene alla valutazione del Parlamento. L'importante è introdurre la responsabilità civile dei giudici". 

La maggioranza andrà avanti sulla responsabilità civile dei magistrati ? "Penso proprio di sì. E' una questione di civiltà". Si dice che il presidente Napolitano sia però intenzionato a stoppare la legge… "Non credo che su questo argomento ci siano elementi per uno stop. 

La responsabilità civile è un criterio oggettivo e un aspetto che esiste in tutti i Paesi occidentali

E poi, fino ad oggi, la stortura è un'altra: l'unica categoria professionale che non è chiamata a rispondere dei propri errori sul lavoro è proprio quella dei giudici. Non si capisce perché bisogna continuare a far pagare ai medici i propri errori e non chiedere lo stesso a chi si occupa di giustizia. Per questo non credo proprio che ci sarà lo stop".  

Fonte: ilgiornale.it - ilvelino.it

Madre accoltella la figlia e poi giù con lei dal quarto piano. Muore la bimba

ROMA - E' entrata nella cameretta della sua bimba che si stava preparando ad andare a dormire. L'ha accoltellata, poi l'ha stretta a sé, ha fatto pochi passi per raggiungere il balcone e si è gettata con lei dal quarto piano.

E' questa, con molta probabilità, la dinamica della tragedia che si è consumata in via Lombardo Radice a Tor Pagnotta. La piccola G., otto anni, è morta sul colpo, con indosso ancora il pigiamino rosso per la notte. La mamma P., 46 anni, da qualche tempo in cura in un centro psichaitrico, è stata trasportata dall'Ares 118 in codice rosso al Sant'Eugenio, non cosciente. 

Sul posto sono giunti i carabinieri e il compagno della donna che è anche il papà della bimba. Quasi certo si tratti di omicidio/suicidio. Le due erano sole in casa. 

Sulla vicenda, che gli investigatori stanno tentando di ricostruire, indagano i militari del nucleo radiomobile di Pomezia (Roma) e della stazione del Divino Amore. I vigili del fuoco hanno sfondato la porta per consentire un sopralluogo nell'appartamento.

Fonte: repubblica.it

Comincia il presidio per il carabiniere Adornato. Negato il permesso ad oltranza

Cominciato oggi 28/03/2011 il presidio ad oltranza per il carabiniere Fabrizio Adornato, assente per qualche giorno e determinato a tornare per dare seguito alla sua protesta

Oggi pioveva, ma si spera in una maggior fortuna per i giorni successivi. Presenti, come da calendario, Fabio Nestola e Diego Sabatinelli, ma la novità è che in questura hanno negato il permesso per la giornata di oggi, nonchè il permesso ad oltranza.

Concesso solo il permesso per i giorni 29, 30 e 31, imponendo il rinnovo ogni 3 giorni in quanto la zona (il Quirinale) è un "obiettivo sensibile". 

Una bella seccatura, non c'è che dire, dal momento che la legge non prevede la richiesta di un permesso, ma la semplice comunicazione alla questura. Saremo li, punto e basta. E così è stato, con tanto di cartello "siamo tutti Fabrizio Adornato".

In ogni caso, si cercherà prima del 31 di aggirare anche questo ostacolo.

Per i prossimi giorni si alterneranno altri cittadini e rappresentanti di associazioni. Chi volesse dare la propria disponibilità, può scrivere a info@adiantum.it o info@fenbi.it

Fonte: adiantum.it

Silvia D´Onghia e la realizzazione della donna ad ogni costo. Casa coniugale inclusa ?

Di Fabio Nestola. Relativamente alla vicenda di separazione per la quale il tribunale di Roma ha disposto l'affidamento dei figli e della casa coniugale al padre per via dei frequenti spostamenti di lavoro della madre, Silvia D'onghia scrive, sul "Fatto Quotidiano":  

La sentenza del Tribunale di Roma (frutto anche dell’assurda legge sull’affido condiviso che, nonostante i trionfalismi della politica, ha reso molto più complicata una gestione serena dei figli) non fa che rimarcare questa separazione, anzi, questa discriminazione. Non invidio quella collega: ha davanti a sé anni di battaglie sacrosante per vedersi restituiti i suoi figli. Ma fino a quando ognuna di noi combatterà da sola, non sposteremo di una virgola l’immenso divario culturale che ci separa dal resto dell’Europa.
 
Cerchiamo di cogliere le note allarmanti di Silvia D’Onghia, che su Il Fatto Quotidiano” scrive, tra l’altro: “non invidio la collega che ha davanti a se anni di battaglie sacrosante per vedersi restituiti i suoi figli”.

1) I figli non le sono stati tolti da nessuno. La madre giornalista ha modalità di frequentazione di gran lunga più ampie della maggior parte dei padri separati, potendo vedere i figli ogni giorno con facoltà libera di pernotto.
2) Semmai le è stata tolta la casa familiare, nella quale risiede l’ex marito con i bambini. Non è che, per caso, sia questo il particolare che fa gridare allo scandalo Silvia D’Onghia ? Non è che, per caso, la battaglia per la “restituzione” riguarda l’immobile e non i figli, ai quali la madre ha accesso illimitato ?

3) Ultimo particolare: secondo la D’Onghia la madre dovrebbe combattere per riavere indietro i “suoi” figli.
Possessivo pericolosissimo, nonché diffusissimo. I figli sono proprietà esclusiva della madre, sono “i miei figli”, non “i nostri figli”. Il padre viene, di norma, regolarmente e idealmente escluso.

L’eccezione non viene presa in nome del prevalente interesse dei minori, semplicemente perché il padre nel caso specifico è la figura il cui lavoro gli consente di essere più presente nella loro vita. Dell’interesse dei minori possiamo anche farne carta straccia, quando è la madre a rimetterci.

Del resto, la D'Onghia scrive che la realizzazione di una donna è fondamentale per uno sviluppo equilibrato dei figli. E la realizzazione dell'uomo, del padre, non conta niente ?

Pare di no.

Quindi è meglio che i figli stiano con la madre quando c’è, e quando non c’è con una bella babysitter a tassametro. L’importante è toglierli al padre, anche se ha orari certi e tempo libero per occuparsi della prole.

Fonte: adiantum - Fabio Nestola

lunedì 28 marzo 2011

Il modello educativo cinese è superiore a quello occidentale?

Un libro di Amy Chua, una “mamma tigre”, che racconta i rigidi metodi educativi utilizzati con le sue figlie, ha acceso un aspro dibattito

Le mamme d’America sono sconvolte da una tigre cinese. Anche tanti papà. Mezzo secolo di pedagogia progressista, tutto il pensiero “politically correct” sulla piscologia infantile dal dottor Spock in poi, è travolto da una signora cinese. Sottile, seducente, elegante, cosmopolita, Amy Chua era nota fino a un anno fa come una intellettuale élitaria. Docente di diritto internazionale nella esclusiva Yale Law School. Studiosa di storia, autrice di saggi importanti sulle dinamiche che portano all’ascesa e al declino degli imperi (con un occhio alla sfida attuale tra Cina e Stati Uniti). Ma la vita di Amy Chua ha “svoltato” improvvisamente dopo l’uscita del suo nuovo libro, “L’inno di guerra della madre tigre”. Amy Chua è cinese-americana, figlia di immigrati, e questo libro (che uscirà anche in Italia) è prima di tutto un viaggio nella memoria: il racconto dei tanti choc culturali legati all’inserimento nella società americana, il modo in cui prima i suoi genitori, poi lei stessa si sono costruiti una nuova identità che mescola tradizioni cinesi e valori occidentali. E’ un libro molto ricco e affascinante, ma la parte che ha fatto scandalo in America è una sola: quella in cui Amy Chua descrive i metodi con cui educa le due figlie, metodi più ispirati alla cultura confuciana che alle consuetudini americane. Il marito di Amy sia un ebreo americano ma è lei a dettare le regole in quel campo. Disciplina ferrea, divieto di guardare la tv o di trastullarsi con i videogame. Perfino le feste dagli amici sono proibite per dare la priorità allo studio. Come non bastassero le materie scolastiche, ci sono i corsi privati di pianoforte e violino, anche questi da seguire con la massima applicazione. Forte autorità dei genitori. Spirito di sacrificio. Dedizione totale all’apprendimento. La “mamma tigre” può arrivare a vere e proprie crudeltà: quando una figlia all’età di tre anni le porta un cartoncino di auguri fatto con le sue mani alla scuola materna, Amy Chua lo rifiuta perché è sciatto, “non c’è abbastanza lavoro”. Quando la figlia si rifiuta di studiare violino, viene punita mettendola “nell’angolo” fuori casa, in una giornata fredda d’inverno. Il libro della madre-tigre è all’origine di un vero e proprio psicodramma nazionale. Il magazine Time gli ha dedicato una copertina. Il Wall Street Journal ha dovuto creare una rubrica apposita per ospitare le numerosissime reazioni dei lettori: c’è di tutto, l’indignazione di chi accusa l’autrice di sadismo, e l’ammirazione nostalgica di chi rimpiange un’epoca in cui “anche le mamme ebree si comportavano così”. Cioè l’epoca prima del Sessantotto, del femminismo, di tutti i movimenti autoritari che hanno distrutto l’autorità parentale. Una lettura semplificata di questo dibattito può rinchiuderlo nella contrapposizione destra-sinistra: la madre-tigre venuta dall’Asia è un modello ideale per i conservatori che vogliono ristabilire un’ordine morale e le gerarchie travolte dal permissivismo; i progressisti innamorati della scuola Montessori inorridiscono di fronte al revival di metodi oppressivi destinati ad allevare figli nevrotici e infelici. In realtà la discussione è molto più complicata e avvincente. Il libro di Amy Chua coincide con un allarme lanciato da Barack Obama: l’amara scoperta che gli studenti americani sono finiti molto indietro nelle classifiche internazionali (al trentesimo posto secondo l’Ocse, per l’apprendimento della matematica nei licei), proprio nell’anno in cui al primo posto mondiale sono balzati i licei di Shanghai. Ci s’interroga finalmente su una pedagogia americana fin troppo comprensiva: l’ossessione per “l’autostima” dei ragazzi preclude ogni critica troppo diretta, ogni giudizio troppo severo. Il risultato è una generazione narcisista, che si crede l’ombelico dell’universo. L’obiezione più forte alla “madre-tigre”, è che l’Asia confuciana non ha creato una Silicon Valley. Per generare i vari Steve Jobs (Apple), Larry Page (Google), Mark Zuckerberg (Facebook) ci vuole un sistema che incoraggi la trasgressione. Il genio creativo è un ribelle. Sì, però bisogna anche avere un’autorità contro cui ribellarsi… L’osservazione più acuta sul “terremoto Amy Chua”, è che l’autrice ha portato alla luce un fenomeno già in atto nell’alta borghesia americana. Le mamme dell’Upper East Side di Manhattan, dei quartieri ricchi di San Francisco e Boston, in furiosa competizione per iscrivere i figli alle scuole private più esclusive fin dal pre-kindergarten, sono già oggi molto più simili alle cinesi di quanto vogliano confessare.

[Fonte http://rampini.blogautore.repubblica.it]

giovedì 24 marzo 2011

Giustizia, da commissione sì a responsabilità magistrati

La Radicale Bernardini vota con la maggioranza. Bongiorno: "E' una norma intimidatoria"

La Commissione Giustizia della Camera ha dato parere favorevole all’emendamento depositato dalla Lega al ddl comunitaria che estende la responsabilità dei magistrati “ad ogni violazione manifesta del diritto”. Il parere favorevole all’emendamento Pini (Lega) è stato approvato con i voti favorevoli della sola maggioranza, oltre a quello della radicale Rita Bernardini, eletta nel Pd. La Commissione Giustizia ha invece bocciato il parere formulato da Pd, Idv e Udc che puntava a “limitare i danni” introdotti dalla proposta di modifica della Lega.

Il parere voluto dalla maggioranza ha però un’osservazione, che come tale non è assolutamente vincolante. In questa, si dice che, comunque, il magistrato, perchè possa essere chiamato a rispondere di ogni “violazione manifesta del diritto”, deve aver commesso tale violazione con intenzionalità e si deve fare riferimento “al grado di chiarezza e di precisione della norma violata”. In più si fa riferimento alla “scusabilità” o “iniscusabilità” dell’errore di diritto”. Ma si prevede anche che la toga caduta in errore, per rispondere delle sue azioni, debba aver “ignorato manifestamente la giurisprudenza della corte di giustizia delle comunità europee”.

Per Luca Palamara, presidente dell’Anm,”appare evidente che ha avuto inizio la stagione delle riforme punitive. Ancora una volta assistiamo a un intervento episodico, contingente, svincolato da quelle che sono le reali emergenze della giustizia e dettato esclusivamente dalla volontà di intimidire i magistrati nello svolgimento della loro attività. E’ un emendamento che contestiamo anche per le modalità e i tempi con i quali è stato presentato e che non hanno tenuto in alcuna considerazione i punti di vista della categoria interessata”.

Giulia Bongiorno, presidente della Commissione, ha bollato come intimidatoria la norma. “E’ assolutamente necessario intervenire sulla materia della responsabilità civile dei magistrati, ma questa norma, così com’è stata confezionata dalla maggioranza, ha solo il sapore punitivo e intimidatorio nei confronti della magistratura”, ha detto il deputato di Futuro e Libertà in merito all’emendamento presentato dalla Lega alla legge comunitaria che di fatto estende la responsabilità dei magistrati “ad ogni violazione manifesta del diritto”.

”Era da tempo che il Commissione Giustizia – aggiunge Bongiorno – stavamo esaminando la materia attraverso diversi provvedimenti. Ora, se verrà approvata questa proposta di modifica, tutto il nostro lavoro, fatto finora, sarà vanificato. Se si fosse voluto cambiare davvero la materia – sottolinea il consiglio giuridico di Fini – si sarebbero dovuti indicare dei criteri. Dilatando invece in questo modo la fattispecie non si capisce più dove siano i paletti. E pertanto sarà solo una norma che creerà del caos interpretativo tra i magistrati e avrà il sapore punitivo nei loro confronti”.

“E’ poi del tutto erroneo – avverte Giulia Bongiorno – sostenere che, con questo provvedimento, ci si rifà alla disciplina comunitaria. C’è modo e modo per intervenire su questa materia, ripeto, e questo non mi sembra senz’altro quello migliore. L’indeterminatezza voluta da questa proposta di modifica rende la norma sulla responsabilità dei magistrati punitiva ed illogica”. “Se si fosse voluto fare davvero un intervento serio sulla materia – conclude l’esponente di Fli – si sarebbe dovuta scrivere una norma che individuasse i criteri per i quali i magistrati sono chiamati a rispondere”.

[Fonte ilfattoquotidiano.it]

La rimozione dei tatuaggi con il laser

A distanza ormai di dieci anni dall'introduzione del laser q-switch per la cancellazione dei tatuaggi, permangono tra il grande pubblico ampi dubbi e perplessità nei riguardi di questa tecnica, talvolta giustificati da esperienze negative, talvolta frutto di pregiudizi o scarsa conoscenza della materia.

TOGLIENDO UN TATAGGIO RIMANGONO CICATRICI : FALSO
Purtroppo chi parla di laser spesso non sa che esistono moltissimi tipi di laser con differenti lunghezze d'onda e modalità d'impulso e può aver avuto un esperienza negativa con laser diversi dal Q switch: per esempio un laser CO2 che non è assolutamente specifico per le particelle d'inchiostro ma semplicemente vaporizza strati di tessuto, rendendo possibile la formazione di cheloidi o cicatrici atrofiche. Tutto questo non succede, se viene utilizzato il laser q-switch, ovviamente in maniera corretta, e se vengono correttamente applicate dopo il trattamento creme antibiotiche e siliconiche adeguate.

IL MEDICO MI HA DETTO CHE E' UNA COSA LUNGA: VERO
Spesso si crede erroneamente che un tatuaggio in quanto piccolo verrà cancellato più rapidamente: in realtà quello che incide sul tempo della rimozione sono la natura del pigmento, spesso sconosciuta da parte del paziente, la sua profondità, e la capacità delle cellule fagocitarie di catturare le particelle di inchiostro e rimuoverle. Tutte queste variabili fanno sì che il numero delle sedute necessarie per rimuovere un tatuaggio non si possa stabilire prima dell'intervento: questo è sicuramente un limite oggettivo della tecnica.

HO FATTO GIA QUATTRO SEDUTE E NON HO VISTO NESSUN RISULTATO: POSSIBILE
In effetti - sempre partendo dal presupposto che si sia usato un laser q-switch di buon livello - è possibile, molto raramente, osservare che il pigmento non schiarisce per nulla (cosa osservabile in genere per inchiostri diversi dal nero): in questo caso è inutile procedere. Diverso è il caso di un tatuaggio che si schiarisca bene con le prime sedute e con più difficoltà nelle successive: questo è normale in quanto, via via che viene rimosso l'inchiostro, i risultati saranno sempre meno evidenti e occorrerà pazienza: importante sarà vedere che ad ogni a seduta il tatuaggio, anche di poco, diventa sempre più chiaro.

MI HANNO DETTO CHE PUO RIMANERE UN ALONE: VERISSIMO
Tra gli inconvenienti di questa tecnica che garantisce l'assenza di cicatrice c' è anche quello di lasciare l'ombra "ghost" del vecchio tatuaggio. Questo significa che le particelle di inchiostro non sono state rimosse completamente perché troppo profonde o irraggiungibile dall'onda laser. A nostro avviso il ghost - quando si verifica - è comunque un evento accettabile: tende comunque ad attenuarsi nel tempo e diventa invisibile con l'abbronzatura.
POSSONO RIMANERE DELLE CHIAZZE BIANCHE AL POSTO DEL TATUAGGIO: FALSO
Se viene utilizzato un laser q-switch con lunghezza 1064 (che non ha grande affinità per la melanina) l'ipopigmentazione è pressoché impossibile. Nella nostra esperienza fototipi molto scuri rispondono al trattamento del tatuaggio senza sviluppare alcuna ipopigmentazione.

CI SONO DEI COLORI CHE NON POSSONO ESSERE RIMOSSI : FALSO
In pratica solo l'inchiostro bianco e il giallo vengono considerati inamovibili. In realtà il giallo (che spesso è tale solo otticamente) contiene dei pigmenti che possono rispondere al trattamento laser con q-switch lunghezza d'onda 532, la stessa che si usa per il rosso. Purtroppo i colori verde e azzurro rispondono solo a lunghezze d'onda molto particolari, che non tutti i laser q-switch hanno.

IL TRATTAMENTO E' MOLTO DOLOROSO: FALSO
Nella nostra esperienza il trattamento di rimozione dei tatuaggi è in genere ben tollerato anche perché viene eseguito contemporaneamente raffreddamento ad aria. Nelle zone più sensibili, o nei soggetti più delicati, può essere utilizzata una crema anestetica.

E' UN PROCEDIMENTO LENTO IN QUANTO LE SEDUTE SI FANNO OGNI DUE MESI: VERO
I protocolli attuali consigliano di effettuare una seduta ogni 40-60 gg . Questo rende al rimozione di un tatuaggio una cosa effettivamente lunga. Di più, secondo la nostra esperienza il tempo effettivo per la rimozione delle particelle dopo ogni seduta è di 4-5 mesi quindi le sedute potrebbero ulteriormente distanziate. Chi non è disposto ad accettare questi tempi non dovrebbe intraprendere questa tecnica

IL TRATTAMENTO E' MOLTO COSTOSO: FALSO
Considerato l'alto livello della tecnologia laser q-switch un prezzo medio di 100-150 euro a seduta per un tatuaggio medio-piccolo non può essere considerato elevato. Purtroppo il fatto di non conoscere a priori l'esatto numero delle sedute rende impossibile stabilire un preventivo sicuro. Se questo può rappresentare un problema, noi consigliamo sempre il paziente di astenersi dal cominciare.
Dott. Giuseppe Parodi
http://www.giuseppeparodi.it
Socio Isplad

[Fonte margherita.net]



Responsabilità civile dei giudici: emendamento leghista anticipa la riforma Alfano

Con un emendamento al ddl della Comunitaria presentato dal relatore Gianluca Pini (Lega) si introduce di fatto la responsabilità civile dei magistrati. Anticipando di fatto quanto intende fare il Guardasigilli Angelino Alfano, con la riforma costituzionale della Giustizia e, forse, bruciando anche la “Grande Riforma”.

Secondo la legge vigente i magistrati devono rispondere solo per ‘dolo o colpa grave’. Se questo emendamento verrà approvato, le toghe saranno chiamate a rispondere invece per qualsiasi ”violazione manifesta del diritto”. Oggi la norma, che è ora al vaglio di ammissibilità, dovrebbe venire votata alle 14 in commissione.

L’emendamento, spiega il relatore Pini nella sua motivazione, ”e’ volto a dare attuazione ai rilievi mossi dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia con un ricorso presentato alla Corte di Giustizia nell’ambito di una procedura di infrazione del 2009” richiamando una sentenza della stessa Corte del 13 giugno 2006. In sostanza, Pini, nel documento con il quale spiega la sua proposta di modifica, sostiene che ci sia una bella differenza tra il diritto comunitario e quello italiano sulla responsabilita’ del magistrato.

Secondo le norme Ue, infatti, la responsabilita’ delle toghe e’ molto piu’ ampia. Mentre quella italiana e’ ristretta, secondo la legge n.117 del 1988, ai soli casi di ”dolo e colpa grave”. Cosi’ Pini propone di ‘allargare’ le maglie facendo in modo che anche i magistrati italiani rispondano per ogni ”violazione manifesta del diritto”. E a dimostrazione della sua tesi cita la causa ”Traghetti del Mediterraneo Spa (c.173/03).
In particolare fa riferimento al ricorso che la Commissione europea ha presentato alla Corte di giustizia sostenendo che la parte della legge 117 nella quale si sostiene la limitazione al ”dolo e alla colpa grave” (il comma 2 dell’articolo 2), sarebbe ”incompatibile con l’ordinamento europeo in quanto escluderebbe ogni responsabilita’ dello Stato per i danni arrecati ai singoli per violazione del diritto comunitario commessa da un organo giurisdizionale nazionale nell’interpretazione di norme o nella valutazione di fatti e prove”.

Nello stesso ricorso, riportato da Pini, la Commissione afferma anche che un’altra parte della legge italiana (il comma 1) sarebbe anch’essa in contrasto con la normativa europea per il fatto che ”limita la responsabilita’ dello Stato ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice”. In Europa, insomma, secondo quanto riferisce il deputato leghista, ci si starebbe preoccupando del fatto che avendo i magistrati una responsabilita’ ”cosi’ limitata”, diventa difficile per i singoli cittadini poter chiedere un risarcimento allo Stato membro nel caso in cui ci sia stata una violazione da parte di uffici giudiziari nazionali.

L’emendamento, spiega Pini, ”provvede pertanto ad adeguare i commi 1 e 2 dell’articolo 2 della legge n.117 ”accogliendo i rilievi della Commissione europea al fine di evitare una sentenza che accerti l’inadempimento da parte dell’Italia”. Cosi’, ”in coerenza” con l’articolo 3 della Costituzione, aggiunge il parlamentare, si e’ ritenuto di ”non creare alcuna distinzione tra la responsabilita’ del giudice per violazione del diritto europeo e quella per violazione del diritto interno”. Cosi’, per andare incontro alle ‘istanze’ della Comunita’ Europea, e’ la tesi di Pini, e’ bene estendere a responsabilita’ dei magistrati non piu’ al dolo o alla colpa grave, ma ad ogni ”violazione manifesta del diritto”.

Fonte: blitzquotidiano.it

sabato 19 marzo 2011

Le quote rosa fanno male alle donne

Gli uomini prudenti, per paura di sembrare avversari del progresso, non scrivono mai articoli di questo genere e allora ho deciso di farlo io.


L'argomento sono le quote rosa nei consigli d0amministrazione. Pendono in parlamento varie proposte di legge tutte orientate in tal senso e questa settimana il commissario Ue alla giustizia, Viviane Reding, ha minacciato che se non ci saranno "progressi" anche l'Europa prenderà iniziative in tal senso. In precedenti discorsi la signora lussemburghese ha fatto capire di considerare il 40% una soglia ragionevole, la stessa in vigore da inizio 2006 per le società quotate norvegesi.


Il ragionamento alla base di tutto è che eguaglianza nei posti di lavoro vuol dire anche eguale rappresentanza e che senza l'autorità della legge il mondo maschile non fa spazio alle donne. E comunque, si sottolinea, le società con più rappresentanti del gentil sesso in consiglio hanno migliori performance.

Vediamo di capirci qualcosa. È vero che un maggior numero di signore aumenta l'efficienza? In Norvegia non sembra proprio. Nel primo semestre di quest'anno gli indici della borsa di Oslo sono stati negativi, con una performance peggiore di tutti i paesi scandinavi, piazzandosi 46ª sulle prime 56 borse mondiali. Negli anni precedenti, poi, Oslo si è distinta per un'aurea mediocritas (- 57% della capitalizzazione nel 2008 e + 30% nel 2009 in linea con la media mondiale e comunque peggio dei cugini scandinavi), ancor più strabiliante poiché la Norvegia, grazie al petrolio, ha avuto solo una mini-recessione e quindi un'economia molto più in salute degli altri paesi avanzati.

Gli studi che cercano di correlare presenza di donne nel board e qualità della prestazione della società non danno risultati univoci, ma anche quando la correlazione è positiva si tratta di scelte volontarie degli azionisti, non d'imposizioni del governo. Potendo scegliere, gli stessi consigli norvegesi a forte presenza femminile nominano come amministratori delegati nel 98% dei casi degli uomini.

È ozioso discutere se le donne fanno bene al bilancio della società; le manager brave sì, quelle scadenti o inadatte no. Sicuramente non sarà una qualunque burocrazia in grado di determinarlo. Avete mai visto la politica premiare il merito piuttosto che la convenienza elettorale? C'è un solo motivo, oltre la popolarità politically correct, per il quale si vuole forzare ciò che semmai sarà il frutto naturale dell'evoluzione dei costumi e della società? Quarant'anni fa le donne non potevano fare i magistrati, eppure oggi costituiscono più di metà degli ingressi. Anche avvocati e medici sono sempre più in rosa e stiamo parlando di professioni sofisticate e remunerative per le quali, evidentemente, l'esclusivismo maschilista non ha funzionato.

La quota rosa è controproducente sotto altri profili: fa considerare le signore prescelte delle semplici "raccomandate" e crea una piccola casta di "gonne dorate" come vengono chiamate in Norvegia. Essendoci poca scelta, la percentuale di manager rosa che siedono in più di 4 board è quadrupla rispetto a quella degli uomini.

Un conto è togliere le barriere legali e sociali che impediscono alle donne di scegliere una determinata carriera (e quindi aumentarne la libertà di scelta), un altro è che un qualche Leviatano stabilisca come, in che tempi e quale carriera esse debbano fare.

[Fonte http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-09-26/quote-rosa-fanno-male-080347.shtml]

giovedì 17 marzo 2011

Uomo e donna: stili di comunicazione diversi, ma del tutto complementari

Dagli studi che ci provengono dalla psicologia sociale apprendiamo che l’uomo e la donna hanno due stili e due modi di comunicare diversi tra loro ma, in un certo qual modo, perfettamente complementari. 

Ad esempio, molti uomini, quando si trovano in gruppo, privilegiano argomenti quali il denaro, il gioco, lo sport o comunque le competizioni; la maggior parte delle donne, di contro, preferisce parlare delle amicizie, della famiglia, di abbigliamento e di alimentazione e, nei loro approcci, dimostrano una maggiore tendenza ad aprirsi, riuscendo a discutere di questioni intime anche con amiche appena conosciute. 

Quando si assiste ad una conversazione tra un uomo ed una donna si osserva, di contro a quanto sostenuto dal pensiero comune, che è l’uomo a parlare mediamente più delle donne e ad utilizzare un tono di voce più alto. Curiosa ma tipica la reazione femminile, in quanto le donne non subiscono passivamente le interruzioni e, a loro volta, re-interrompono l’interlocutore e proseguono la conversazione riprendendo il filo del discorso. 

Il numero dei messaggi di cortesia inviati (cenni di assenso con il capo, sguardo diretto, esclamazioni come “ho capito”, “si è vero” etc.) sono in percentuale maggiore a carico delle donne. 

Altre differenze nello stile comunicativo sono state riscontate nell’utilizzo di espressioni dubitative (“potrebbe darsi”, “possibile”) e l’utilizzo di espressioni rafforzative (“è proprio così”). Le prime sono impiegate in percentuale maggiore dalle donne di contro, le seconde, si riscontrano più spesso all’interno di una conversazione al maschile. 

E’ prerogativa poi della donna, per fuggire ad un’ansia o ad una conversazione particolarmente stressante, ricorrere alla risata. 

Infine, l’intonazione della voce mentre per l’uomo è più o meno costante per tutta la durata della conversazione, per la donna varia sia in funzione a dove vuole far ricadere l’attenzione dell’ascoltatore, sia in funzione del proprio interlocutore (es. un bambino). 

E gli obiettivi della comunicazione? Anche qui donne e uomini sembrano avere obiettivi diversi. L’uomo spesso ricerca la conversazione per perseguire obiettivi pratici, mentre le donne promuovono la conversazione come fonte di piacere. 

In che cosa le donne e gli uomini, nella comunicazione, sono simili ?
In niente, probabilmente. Se i due generi fossero simili, non avrebbe senso la diversità, e i figli nascerebbero dagli uni o dagli altri senza lacollaborazione dell'altro. 

Nonostante questo, però, i due generi si capiscono al volo. In millenni di storia delle relazioni sociali, entrambi hanno imparato a comprendersi vicendevolmente, e ad essere solidali, ogni volta che occorre.
Solidarietà e generosità d'animo, ecco due delle cose che accomunano gli uomini alle donne.
Non è poco, se ci riflettete un pò...

Fonte: adiantum.it - S. Pezzuolo

martedì 15 marzo 2011

Giustizia: arriva la mediazione obbligatoria. Ma agli avvocati non piace!

Dal 21 marzo, prima di intraprendere una causa civile bisognerà rivolgersi a un "mediatore". Per Unioncamere garantirà maggiore efficienza, mentre gli avvocati denunciano costi e ritardi. E un ricorso al Tar del Lazio potrebbe fermare tutto

Non c’è solo la riforma della giustizia, definita da Berlusconi "epocale" e che sarà presentata il 10 marzo in un Consiglio dei ministri straordinario, ad animare il mondo giudiziario italiano. 

Con il decreto milleproroghe è diventata infatti obbligatoria a partire dal 21 marzo la "mediazione" per il processo civile. 

 

Prima di poter andare davanti a un giudice, il cittadino che voglia intraprendere una causa civile, dovrà presentarsi davanti a una figura denominata "mediatore" insieme alla controparte, per cercare di trovare una forma di conciliazione. 

A differenza di quanto accade in altri Paesi, questa non sarà solo una tra le opzioni possibili, ma un obbligo.

La norma ha però scatenato un'ondata di proteste nell’avvocatura: uno sciopero delle udienze è stato proclamato dal 16 al 22 marzo dall'Organismo unitario dell'Avvocatura

Tra gli aspetti più controversi della "mediazione", che l’Oua definisce "una pasticciata procedura che comporterà costi e ritardi" proprio la sua obbligatorietà, che secondo l'associazione degli avvocati allungherà i tempi del procedimento per chi è deciso ad andare comunque davanti al giudice. Un altro punto dibattuto è il costo, che andrà da 250 a 9mila euro senza comprendere alcuna assistenza legale, per cui chi, davanti al mediatore, vorrà farsi assistere da un avvocato dovrà pagarlo di tasca sua e affrontare spese aggiuntive.


Altra nota dolente, per i legali civilisti, sta nel fatto che non sia prevista, nella mediazione, la "competenza territoriale": il cittadino potrebbe cioè essere convocato anche a centinaia di chilometri da casa; infine i legali denunciano la scarsa, dal loro punto di vista, qualifica professionale dei mediatori: sarà sufficiente infatti una laurea triennale e un corso di 50 ore per poter esercitare. "Basta praticamente una settimana per diventare mediatori - sottolinea il presidente delle camere civili Renzo Menoni - e nel caso ad esempio di controversie mediche, il cittadino si affiderebbe a costoro senza la garanzia né di un avvocato né di un medico legale".

Intanto, però, i vari ordini professionali si sono già attrezzati per dotarsi di "mediatori", e, fa sapere Unioncamere (organizzazione che riunisce le Camere di commercio), sono 160 "le strutture già accreditate al Registro degli organismi di mediazione tenuto dal ministero della Giustizia". La riforma della mediazione civile e commerciale, secondo il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, permetterà di accorciare i tempi del sistema giudiziario e rappresenta "un'occasione importante per restituire efficienza e risorse alla giustizia civile e tutelare gli interessi del mercato".

Difende la mediazione anche la Simed (Società italiana mediazione): fondata nel 1993 per promuovere le forme di giustizia alternativa nel nostro Paese, conta più di 200 soci appartenenti a vari ordini professionali.

Il presidente di Simed, l’avvocato Michele De Meo, interpellato da Sky.it, fa un'arringa difensiva del provvedimento: "E’ l’Europa – dice – che da 12 o 13 anni ce lo chiede, si tratta di un modo per cercare di risolvere contrattualmente le controversie, come già accade in tanti rami del diritto civile " e spiega così l’obbligatorietà: "In Italia, senza obbligo non lo fa nessuno: invece in questo modo si spinge l’avvocato a informarsi per vedere se si può trovare un accordo con l’aiuto di un facilitatore". 

Anche le contestate caratteristiche del mediatore, per De Meo, sono "punti in più": "Il mediatore deve trovare un modo fantasioso e intelligente per far risolvere la controversia dagli stessi litiganti, l’importante è sapere far emergere i bisogni delle parti e far trovare loro il modo per trasformarli in un buon accordo. Il tipo di laurea non è di per sé discriminante". "Anzi - scherza - che il mediatore non sia laureato in legge potrebbe addirittura essere addirittura un vantaggio".


[Fonte tg24.sky.it]

venerdì 11 marzo 2011

Taranto, 19 Marzo: condiviso negato, marcia per i ´bambini a metà´

Uomini e donne che credono ancora nei veri valori della famiglia, nel rispetto e nell’impegno verso i propri figli anche dopo la separazione, si raduneranno il 19 marzo alle 10,00 in Piazza Maria Immacolata marcia fino alla piazza della Vittoria. 

Tutti i genitori separati o divorziati chiedono, in nome del principio della BIGENITORIALITA’, l’applicazione immediata ed incondizionata della nuova normativa anche in caso di “conflittualità”, come nello spirito della legge stessa.

Il 19 marzo, festa del papà, ci sarà una grande manifestazione per rivendicare i diritti dei bambini ad amare ed essere amati da tutti e due i genitori anche se separati o divorziati o altro. visto che tutti noi dovremmo essere sempre dalla parte dei bambini e non dimenticare mai che gli errori degli adulti non devono mai ricadere sui figli che sono le vittime innocenti di queste situazioni.

Per info contattare direttamente avv. Gina LUPO - Presidente ass.ne ESTIA onlus, via salinella n. 41 Taranto tel.099/3302233 fax 099/7353111 cell. 3457997805 www.estiamediazione.itginalupo@virgilio.it
ADIANTUM sarà presente con il suo Delegato Regionale Stefano Maresca di Serracapriola. 

Fonte: adiantum.it

Una proposta di disegno popolare di legge per la modifica dell´art. 155 c.c. - di P. Mortelliti

La presente proposta è motivata dall’idea di risolvere alla radice l’emergenza sociale italiana delle famiglie separate /divorziate. Questa è la panoramica della situazione odierna:
 
  1. 800.000 padri separati su 2 milioni in totale, quasi il 30%, ridotti sul lastrico e/o in stato di indigenza, depredati di fatto del bene primario di una vita quale la CASA DI PROPRIETA’ in favore delle madri separate/divorziate, senza alcun limite o regola precisa. Costretti talvolta a ricorrere alla Chiesa, a istituzioni private no-profit, a strutture dello Stato (con aggravio per le casse pubbliche) a situazioni abitative d’emergenza, etc.
  2. La privazione dell’affetto e dell’educazione paterna, sulla carta tutelata dall’attuale legge bi-genitoriale 54/2006 ma disattesa di proposito dai giudici, per circa 1,5 milione di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, nonché l’uso plagiatorio e schiavistico degli stessi da parte delle madri (e dei loro legali) contro i padri per assicurarsi alimenti, la cui durata e’ spesso illimitata e l’entita’ insostenibile o basata su criteri anti-economci  ed arbitrari,  e l’assegnazione-esproprio della casa familiare, senza alcuna contro-partita.
  3. La scia di sangue fatta di suicidi / omicidi di natura familiare, non passionale, originati da contenziosi legali infiniti e dalle sentenze dei giudici sull’assegnazione della casa familiare, gli alimenti, gli affidi dei figli .
  4. Le violazioni quotidiane ad opera dei giudici,  palesi, discriminatorie sul sesso e sistematiche,  degli articoli costituzionali relativi alla proprieta’ privata, alla parita’ dei sessi di fronte alla legge, al diritto-dovere all’educazione dei figli per entrambe i genitori , alla liberta’ personale ed economica e il diritto di ogni cittadino ad un divorzio effettivo, completo e non solo cartaceo.
 
Individuiamo come principali responsabili i vertici della magistratura (Corte Costituzionale e Corte di Cassazione in primis, Consiglio Superiore della Magistratura e Associazione Nazionale Magistrati) nel coprire, incentivare e non sanzionare le mancanze dei loro subordinati o addurre surreali  falsi socio-ideologici  (il  tenore di vita in “costanza di matrimonio”, la  “tutela della prole” nell’assegnazione della casa familiare alla madre, la non ammissione  del regime legale dei beni scelto all’atto del matrimonio e vero titolo di contratto pre-matrimoniale, etc. ), a giustificazione del loro.
Chiediamo al Parlamento:
- in forza del referendum  del 1987 sulla punibilita’ dei magistrati approvato dall’80% dei votanti,  l’istituzione  di una  commissione parlamentare d’inchiesta che indaghi sull’ operato della  magistratura e del CSM  a tutti i livelli in materia di diritto di famiglia e la creazione di un comitato di vigilanza sulla magistratura,  che sostituisca il CSM, ,  che abbia lo scopo di ricercare ed individuare le responsabilità e l’incriminazione di tutti i  singoli magistrati italiani , rei, nell’espletamento delle loro funzioni,  di abuso d’ufficio e inapplicazione della legge 54/2006, istigazione all’odio sociale e alla discriminazione sessuale, e il loro eventuale licenziamento  per abuso d’ufficio e di potere, falso ideologico e attentato alla Costituzione;
- in forza del referendum del 1987 sulla punibilita’ dei magistrati approvato dall’80% dei votanti,  il risarcimento  dello stato ai cittadini danneggiati;
- lo scioglimento dell’associazione  magistrati per i minori e la famiglia per gli stessi motivi imputati all’ANM;
- di escludere la magistratura dalla competenza  in materia di diritto di famiglia (se non nell’ambito penale)  e di trasferire  la stessa  ai comuni di Residenza dei Coniugi (FEDERALISMO DIVORZILE ), nella figura del Sindaco o del Segretario Comunale, in quanto Pubblici Ufficiali; 
- si chiede inoltre che l'Atto di separazione legale dei Coniugi venga abrogato e sostituito direttamente dall' Atto di Cessazione degli Effetti Civili del Matrimonio (DIVORZIO BREVE).
 

TESTO DEL DISEGNO POPOLARE DI LEGGE DI MODIFICA DELL’ART. 155 C.C.

 
L'art. 155 del C.C in vigore  viene annullato integralmente e  sostituito nel seguente modo.
Dell'Atto di Divorzio.
Comma 1a
Il Sindaco , o il Segretario Comunale nelle sue veci, certifica e decreta la Cessazione degli Effetti Civili del Matrimonio tra i Coniugi o Atto di Divorzio, all'atto di Convocazione per l'Atto di Divorzio in presenza di uno o dei due coniugi residenti in quel Comune, previo verificando l'identità degli stessi e la veridicità dei documenti da essi allegati alla Domanda di Divorzio.  
I Documenti necessari per l'Atto di Divorzio sono: Stato di Famiglia, Atto di Matrimonio, Rogito Notarile o Contratto di Locazione.
Comma 1b
Qualora uno dei due coniugi, previamente convocati dal Sindaco o dal Segretario Comunale, non si presenti all'Atto di Divorzio e/o non motivi preventivamente 7 giorni prima  per iscritto (telegramma) la sua assenza per causa di forza maggiore, l'Atto di Divorzio é comunque valido in presenza di uno solo dei due coniugi e verrà trasmesso  e recapitato dal Comune per iscritto al coniuge assente  entro 15 giorni nel suo luogo di residenza o domicilio.
Della Proprietà dell'Ex-Casa Coniugale
Comma 2°
Il Sindaco, o il Segretario Comunale, verificata l'autenticità del Rogito Notarile in caso di proprietà esclusiva di un coniuge della ex-casa coniugale e l'Atto di Matrimonio attestante la Separazione Legale dei Beni, assegna all'Atto del Divorzio l'immobile al proprietario nel caso vi sia un unico proprietario, e dispone l'allontanamento entro 30 giorni del coniuge non proprietario dall'immobile. 
Comma 2b
Il Sindaco , o il Seg. Comunale, verificati Rogito Notarile e Atto di matrimonio attestante la Separazione Legale dei Beni  tra i coniugi dispone la vendita dello stesso immobile nel caso di co-intestazione dell'immobile e la ripartizione delle quote indicate nel Rogito Notarile o la compensazione tra i due. Il coniuge che resterà nell'immobile nel periodo che intercorre l'Atto di Divorzio e il Rogito di Vendita dell'ex-casa coniugale, dovrà corrispondere la metà all'altro dell'eventuale locazione.
Comma 2c
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, verificati Rogito Notarile di co-intestazione dell'immobile e l'Atto di Matrimonio attestante la Comunione Legale dei Beni dei coniugi, dispone la vendita dello stesso e la ripartizione in misura paritaria tra gli ex-coniugi del ricavato.
Il coniuge che resterà nell'immobile nel periodo che intercorre tra  l'Atto di Divorzio e il Rogito di Vendita dell'ex-casa coniugale dovrà compartecipare  per la metà alle spese  dell’altro per l'eventuale nuova locazione. 
Comma 2d
Il Sindaco , o il Seg. Comunale , verificati Rogito Notarile dell'immobile di proprietà esclusiva di uno dei due ex-coniugi e l'Atto di Matrimonio attestante la Comunione Legale dei Beni, dispone la  corresponsione immediata del 25 % del valore di mercato dell'immobile per il coniuge uscente all'Atto di Divorzio. Del Contratto di Locazione dell'Ex. Casa Coniugale
Comma 3°
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, verificato la titolarità del Contratto di Locazione assegna al coniuge intestatario del Contratto l'immobile e dispone l'allontanamento dell'altro entro 30 giorni dall'Atto di Divorzio.
Comma 3b
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, verificata la co-titolarità dei due coniugi  del Contratto di Locazione dispone l'allontanamento dall'immobile del coniuge con maggior reddito entro 30 giorni dall'Atto di Divorzio.  Dell'affido dei figli minori.
Comma 4a 
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, prende atto e registra che Il figlio o i figli minori, abiteranno presso il domicilio di entrambi i genitori per metà mese ciascuno o in altre modalità abitative o temporali liberamente decise dagli stessi genitori all'Atto di Divorzio e da ciascuno verranno mantenuti ed accuditi direttamente, salvo accordi compensativi diversi decisi dai genitori.
Le spese scolastiche e mediche verranno ripartite in pari misura. 
Ciascun genitore diventa legalmente responsabile del figlio o dei figli minori nel proprio periodo di custodia.
Ciascun genitore esercita la potestà e il diritto alla loro educazione in maniera paritaria all'altro. 
Comma 4b
Qualora i genitori decidano di abitare  o trasferirsi a grande distanza l'uno dall'altro, i figli minori dovranno essere ascoltati da Mediatori Familiari o Servizi Sociali del Comune prima della Domanda di Divorzio, i quali dovranno riferire al Sindaco, o al Seg. Comunale, per un eventuale pre-accordo tra i genitori circa la custodia ed eventuali compensazioni economiche per il mantenimento. 
Comma 4c
L’eventuale compensazione economica per il mantenimento dei figli minori  può variare da un minimo di 300 euro ad un massimo di 600 euro mensili, inclusive di spese scolastiche e mediche,  per ciascun figlio minore, a seconda del reddito. Il mancato pagamento della compensazione stabilita dal Comune dà automaticamente titolo al pignoramento, dopo 3 mesi,  sui beni personali dell’inadempiente, se non giustificati da cause di forza maggiore (stato di disoccupazione, invalidità, o simili) . 
Comma 4d
Qualora i figli minori denuncino ai Servizi Sociali o ad altre Istituzioni dello Stato ripetuti comprovati maltrattamenti, sevizie o altre gravi anomalie pericolose per la loro salute fisico-mentale  da parte di uno o tutti e due i genitori o situazioni di grave ed insanabile incompatibilità con essi , il Sindaco, o il Seg. Comunale, trasferiranno alla Magistratura Ordinaria la decisione per la loro custodia fino alla loro maggiore età.  Dei figli maggiorenni
Comma 5°
L'obbligo al mantenimento diretto dei figli da parte dei genitori vale fino alla maggiore età, nelle condizioni stabilite al Comma 4,  o al raggiungimento del diploma di scuola superiore.
Comma 5b
Al raggiungimento del diploma, i figli maggiorenni , salvo diversi accordi privati stipulati con i genitori, devono essere in grado di provvedere al proprio sostentamento o chiedere  un sussidio di disoccupazione pari a 500 euro netti mensili ai Servizi del proprio Comune per il periodo di almeno 12 mesi o ad essi aiuto per il reperimento di un posto di lavoro o di un eventuale alloggio a prezzo agevolato.
Comma 5c
La decisione di proseguire negli studi universitari, oltre il diploma di scuola superiore,  non dà titolo ai figli maggiorenni ad alcuna rivendicazione economica né ai genitori, né ai Servizi del Comune.
 
PIERO MORTELLITI
Presidente del Sindacato Padri Separati - Concorezzo (MB) 

Fonte: adiantum.it

Riforma della Giustizia, lo scontro si avvicina. Le toghe invadono il potere legislativo

Come sempre, la storia si ripete in modo oramai sistematico: ogni qualvolta si tenta di fare qualche passo in avanti in materia di riforma della giustizia, la ‘casta togata’ parte al contrattacco in difesa dei propri innegabili (e spesso anche inspiegabili) privilegi. 

Avete letto, ad esempio, quello che ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella (Corriere della Sera) riferendosi all’oramai ‘storico’ 16 gennaio del 2008? «Che succede quel giorno? Mi ritrovo al centro di una curiosa coincidenza. Perché mentre io devo andare in Parlamento a riferire sullo stato della Giustizia in Italia, che è l’annuale solenne appuntamento del Guardasigilli con le due Camere, la Procura di Santa Maria Capua Vetere chiede gli arresti domiciliari per mia moglie, Sandra Lonardo, e per due assessori regionali del mio partito, l’Udeur, teorizzando che nel 1998 io avrei fondato un partito con l’idea di costituire un’associazione a delinquere.

Fu chiaramente una roba ad orologeria. (…) Mi accorsi, giorno dopo giorno, che c’erano pezzi di magistratura assolutamente ostili a qualsiasi genere di cambiamento. Penso che fossero animati da una sola, squallida ideologia: il potere per il potere». Fin qui Mastella, uno di quelli che, per cercare di mettere mano al ‘sistema-Giustizia’ fu “fiocinato, arpionato, infilzato” come dice l’interessato.

Ed evidentemente l’atmosfera non è mutata se l’altro giorno abbiamo appreso che il pm milanese Armando Spataro si è detto convinto che «se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali». 

Per dirla in soldoni, se il cammino della riforma della giustizia dovesse proseguire, ci ritroveremo i togati “in trincea”, impegnati nell’ennesimo scontro con il potere che dovrebbe essere preposto a legiferare.

Ci piacerebbe sapere cosa pensa il Presidente della Repubblica (che, è bene ricordarlo, presiede anche il Csm) delle parole di fuoco pronunciate dai togati (non tutti, per la verità) contro l’Esecutivo e la riforma. O, per porre in modo ancor più franco il quesito, quel potere legislativo (art. 70 e seguenti della Costituzione) previsto in capo al Parlamento, può essere minacciato ed impedito da un altro ordine-potere dello Stato ?

Eppure, il progetto di riforma in discussione in queste ore non disegna un progetto eversivo della Costituzione «ma si ispira a principi che più volte e da più parti sono stati considerati genuinamente liberali, come la separazione delle carriere tra pm e giudici che incontrava l’esplicito favore di Giovanni Falcone, o come la creazione di un tribunale disciplinare in cui le toghe non siano più in maggioranza, già suggerita da Luciano Violante, o come un rafforzamento della responsabilità civile dei magistrati, da sempre proposta dai radicali che ci vinsero anche un referendum, rimasto al solito inapplicato».Certo, tutto si può modificare o discutere. 

Ma quando si è in presenza di un ‘no preventivo’ ed alla solita minaccia di scontro, allora verrebbe da pensare ad una sola cosa: a quella squallida ideologia alla quale ha fatto riferimento Mastella, quella del potere per il potere contro la quale non può che essere necessaria una riforma davvero epocale.

Fonte: giustiziagiusta.info - Gianluca Perricone

mercoledì 9 marzo 2011

GIUSTIZIA, BOZZA ALFANO AL COLLE: TOGHE RESPONSABILI

ROMA - Domani il Consiglio dei Ministri esaminerà la riforma costituzionale della Giustizia e le anticipazioni su testo fanno già scoppiare le polemiche. L'ultima bozza di riforma della giustizia, in 16 articoli, che il Guardasigilli Angelino Alfano ha illustrato al Quirinale prevede: «I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato». Questo significa che le toghe potranno essere chiamate a rispondere di tasca propria dal cittadino che potrà citare direttamente loro in giudizio e non lo Stato come è ora. Nella bozza, di cui l'Ansa è in grado di anticipare i contenuti, si prevede anche, come aggiunta all'articolo 113 della Costituzione (diventa il 113 bis), che «nei casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della libertà personale, la legge regola la responsabilità civile dei magistrati» la quale «si estende allo Stato». 

INCONTRO ALFANO-NAPOLITANO «Bene, è andata bene». Il ministro della Giustizia Angelino Alfano risponde così ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono un commento sull'esito dell'incontro con il presidente della Repubblica al Quirinale nel corso del quale il Guardasigilli ha illustrato al Capo dello Stato la bozza della riforma della giustizia.

AZIONE PENALE SECONDO CRITERI LEGGE «L'ufficio del Pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge». È quanto prevede l'ultima versione della bozza della riforma della giustizia messa a punto dal Guardasigilli Angelino Alfano in vista del Cdm di domani. Se ad oggi l'articolo 112 della Costituzione prevede che «Il Pm ha l'obbligo di esercitare l'azione penale», nella penultima bozza la formulazione era «secondo le modalità stabilite dalla legge». Ora, invece, la versione sottoposta al Quirinale parla di «criterì. Comunque un'azione penale limitata rispetto a quella che oggi può esercitare il Pm.

DUE CSM PRESIEDUTI DA CAPO DELLO STATO I Csm diventano due: uno per i giudici e uno per i Pm. Entrambi presieduti dal Capo dello Stato. È questa la novità introdotta nell'ultima versione della bozza della riforma della giustizia che oggi il Guardasigilli Angelino Alfano è andato ad illustrare al Quirinale. Cade dunque l'ipotesi che a capo del Csm dei magistrati requirenti vada il Procuratore generale della Cassazione eletto dal Parlamento in seduta comune su indicazione del Csm. Parte quest'ultima eliminata nelle ultime ore.

BERSANI: INACCETTABILE  Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani commenta che «Le anticipazioni sulla riforma della giustizia contengono elementi inaccettabili. C'è un elemento di manovra per dare copertura sul piano politico generale e costituzionale al bricolage domestico dell'aggiustamento delle leggi ad personam, e continuare a non parlare dei problemi seri della giustizia». E aggiunge: «Vedremo le carte, ma le premesse non sono buone. È un treno senza stazione».

TOGATI CSM CONTRO ALFANO Inascoltati sulle riforme che servono alla giustizia, rimaste soltanto degli annunci, e nemmeno interpellati su quelle già approvate o che il Consiglio dei ministri si accinge a varare. Alla vigilia di quella che Silvio Berlusconi ha definito la riforma epocale della giustizia, i consiglieri togati del Csm hanno espresso tutto il loro disappunto per l'atteggiamento del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e del Parlamento, e hanno chiesto con forza che sia riconosciuto a Palazzo dei Marescialli il suo ruolo di interlocutore, rendendo effettiva la leale collaborazione tra istituzioni. Un'esigenza di cui si farà carico il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, che ha garantito che solleciterà il dialogo con il Guardasigilli sui «temi rilevanti» della giustizia. A sollevare il problema è stato, anche a nome del suo gruppo, il togato di Unità per la Costituzione Riccardo Fuzio, che ha espresso tutto il suo «dispiacere istituzionale» per il fatto che la collaborazione con il ministro sia rimasta lettera morta e che i suggerimenti dei consiglieri siano stati «del tutto inascoltati». «Nessun intervento utile sui pensionamenti, nessuna iniziativa sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, nessun intervento sulla possibilità di eliminare il divieto di assegnazione di funzioni monocratiche ai magistrati di prima nomina», ha lamentato il consigliere, che ha anche protestato per il fatto che il ministro non abbia nemmeno ancora chiesto il parere del Csm sul progetto di smaltimento dell'arretrato approvato un mese fa dal consiglio dei ministri. Le critiche non hanno risparmiato nemmeno il parlamento che «ha scavalcato il Csm», visto che «attraverso le commissioni giustizia si è posto direttamente in contatto con i Capi di Corte». E sulle riforme che si annunciano imminenti sulla giustizia la speranza è che «si voglia ascoltare la voce della magistratura attraverso i canali istituzionali a ciò preposti e creati». «Va riconosciuto al Csm il suo ruolo e va resa effettiva la leale collaborazione con le istituzioni», ha convenuto Antonio Racanelli, di Magistratura indipendente, che ha lamentato come a tre mesi di distanza sia rimasto solo «un annuncio» l'intenzione dichiarata dal ministro di far cadere il divieto che impedisce ai giovani magistrati di lavorare nelle procure. «Non sappiamo nulla dello stato dell'informatizzazione giudiziaria», ha evidenziato a sua volta e a nome di Magistratura democratica e del Movimento per la giustizia, Francesco Vigorito. «Il Csm deve riportare il dibattito su temi concreti», ha aggiunto, esprimendo la convinzione che attorno alla magistratura si sia creato «un clima torbido, fatto di insinuazioni e di attacchi e della tendenza a spiare dal buco della serratura».

DOMANI CDM Il Consiglio dei ministri convocato per domani alle 9.00, oltre alla riforma costituzionale della giustizia, tenuto conto dell'imminente scadenza dei termini per l'esercizio della delega, esaminerà -riferisce un comunicato di palazzo Chigi- anche i seguenti sei decreti legislativi in tema di normativa comunitaria: 2008/96/CE sulla sicurezza delle infrastrutture stradali; 2009/14/CE sui sistemi di garanzia dei depositi per quanto riguarda il livello di copertura e il termine di rimborso; 2009/44/CE (sul carattere definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e nei sistemi di regolamento titoli) e 2002/47/CE (sui contratti di garanzia finanziaria); 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli; disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni sugli alimenti per lattanti e di proseguimento; attuazione dei Regolamenti (CE) nn. 273/2004, 111/2005 e 1277/2005 in tema di precursori di droghe. Oltre alle leggi regionali, il Consiglio esaminerà anche un disegno di legge che delega il Governo al riassetto normativo della sperimentazione clinica e delle professioni sanitarie, nonchè un regolamento sul concorso a procuratore dello Stato.

[Fonte leggo.it]