sabato 26 febbraio 2011

"VALORE DONNA", Idv apre centro aiuto vittime di violenza a Latina

DAL COMUNICATO STAMPA DEL 11 ottobre 2010



Nasce a Latina, su iniziativa dell’Italia Dei Valori un centro di sostegno e aiuto alle vittime di violenza, ovvero donne o bambini, ma anche uomini vittime di abusi infantili.
Conferenza stampa e inaugurazione martedì 12 ottobre 2010 dalle ore 18, in via dei Volsini 28, presso l’Hotel Maggiora.

Roberta Lerici di Idv
Con l’apertura di questo Centro Permanente sito in via Volsini,32, i promotori (il Coordinamento Provinciale Idv di Latina, nella persona del suo segretario Dr. Enzo De Amicis, il Dipartimento Infanzia e Famiglia IDV nella persona del Capo Dipartimento Regionale, Roberta Lerici e la signora Valentina Pappacena, responsabile del progetto) si propongono di dare una risposta concreta ai bisogni di tante donne che si trovano a dover affrontare da sole problemi di separazione, violenze in famiglia, abusi sui figli, stalking, o difficoltà di relazione dovute ad abusi subiti in età infantile.Un aspetto, quest’ultimo, di cui si parla poco, ma che impedisce a tante donne e uomini una normale vita sentimentale.

Il Centro si avvarrà della collaborazione di psicologi, avvocati ed esperti in vari settori, e offrirà a titolo gratuito sostegno psicologico, informazioni, nonchè assistenza legale. Periodicamente verranno invitati esperti che terranno incontri aperti al pubblico sui temi di maggior interesse per le donne e le famiglie in genere, tra i quali citiamo: “ Riconoscere i segnali di disagio nei bambini”, “Il processo per abuso sessuale infantile”, “La denuncia per stalking”, “La violenza psicologica”, “La tutela dei minori a scuola”.

Hanno già dato la loro adesione il dott.Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, il prof. Francesco Paolo Pantano, oncologo, l’avv. Gerolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’Infanzia, il dott. Andrea Mazzeo, medico specialista in psichiatria e l’avvocato Fernando Gallone.
All’inaugurazione del centro è prevista la partecipazione del senatore Stefano Pedica e del consigliere Regionale On. Giulia Rodano.

Per informazioni sul centro: roberta.lerici@yahoo.it

Segreteria del Centro Aiuto valentina.valoredonna@virgilio.it – cell. 3939879332

Coordinamento Provinciale dell’Italia dei Valori di Latina Il Segretario Provinciale Dr. Enzo De Amicis

[Fonte http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node%2F2099]

venerdì 25 febbraio 2011

Una notizia di VIOLENZA MASCHILE A DANNO DI UNA DONNA della quale le femministe non vi parleranno.

Invece di prendersela col marito con cui aveva scelto di condividere la vita, questa donna ha avuto il CORAGGIO di difenderlo da cio' e da chi con tutta probabilita' era responsabile del comportamento violento.


PICCHIA MOGLIE SOTTO EFFETTO DROGA: LEI DENUNCIA PUSHER
*

REGGIO EMILIA - Disperata per le continue botte, una donna di San Polo d'Enza (Reggio Emilia) ha denunciato il pusher di suo marito, un artigiano che diventava violento ogni volta che faceva uso di cocaina.

Lo spacciatore, un 35enne di Montecchio, è stato arrestato dai carabinieri. A mettere nei guai lo spacciatore è stata la moglie dell'artigiano che, in lacrime, si è presentata ai carabinieri raccontando la sua odissea. 

 
I militari hanno così avviato indagini e oggi è arrivato il provvedimento restrittivo, emesso dal gip su richiesta della procura.  

[Fonte http://www.leggo.it/articolo.php?id=108566]

giovedì 24 febbraio 2011

Calunniato e licenziato: lo stato d'ira scrimina il volantino offensivo - Sentenza n. 7073 del 23 febbraio 2011

Il giudice deve valutare se la condotta sia una reazione a un fatto ingiusto.

Un volantino pieno di offese distribuito all'esterno dell'azienda lascia poche speranze all'autore: l'imputazione per diffamazione è quasi automatica.

Ma può configurarsi anche la causa di non punibilità, ad esempio perché lo scritto diffamatorio costituisce la reazione a un fatto ingiusto della parte lesa, cioè il datore e il suo consulente.

E nel valutare la sussistenza dei presupposti per l'applicabilità dell'articolo 599 Cp il giudice del merito non può ignorare che lo stato d'ira è una condizione che annebbia la mente mentre il requisito dell'immediatezza, che pure è indicato dalla legge, non presuppone che la reazione sia contestuale alla provocazione.

È quanto emerge dalla sentenza n. 7073 del 23 febbraio 2011, emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione.

Accusato ingiustamente di molestie sessuali, il licenziato viene blandito con la promessa di un altro impiego, che invece non arriva mai. Allora il lavoratore dà in escandescenze e distribuisce il volantino "aggravato" dalle contumelie.

Il giudice di pace esclude la non punibilità sul rilievo che il licenziato avrebbe dovuto rivolgersi al tribunale civile per la riassunzione.

Il punto è che la condotta dell'agente è evidentemente dettata da uno sfogo di astio nei confronti dell'azienda.

Il giudice del merito, allora, avrebbe dovuto valutare tre elementi: se il comportamento del datore integrasse un fatto ingiusto; se l'azione del licenziato potesse costituire una reazione alla provocazione; se ricorresse il requisito dell'immediatezza, considerando che risulta sufficiente che la reazione sia attuata finché dura lo stato d'ira. Sarà dunque il giudice del rinvio a provvedere.

[Fonte: telediritto.it]

Alla fine la malagiustizia colpisce duro. I Camparini condannati a 2 anni e 4 mesi.

Alla fine la malagiustizia colpisce duro. Prima crea i presupposti per esasperare due genitori; li allontana dalla propria figlia, li mette in condizione di non rispettare la legge - in un supremo atto di disobbedienza civile che rende loro profondo onore - e poi li "stanga" con una bella condanna. 

E così il tribunale di Massa (Massa Carrara) ha condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, i due genitori di Reggio Emilia che il 16 luglio 2010 rapirono la figlia Anna Giulia di 5 anni da una casa vacanze di Marina di Massa (Ms).

I coniugi Camparini dovranno anche risarcire, con una cifra simbolica di un euro, la tutrice della bambina, che si e' costituita parte civile.

Il giudice ha accolto la tesi della difesa e i genitori, pur condannati (ma rischiavano 12 anni), fortunatamente non torneranno in carcere.

Fonte: adiantum.it - foto disponibile su internet

Le affermazioni della Casellati sono prive di fondamento scientifico - di Vittorio Vezzetti

"Prevedere, infatti, una pari presenza del figlio nelle abitazioni di entrambi i genitori, implicherebbe un continuo trasferimento del minore, con effetti disorientanti per la sua crescita. Non a caso, è lo stesso legislatore che, disciplinando l’assegnazione della casa coniugale ad uno dei genitori proprio in considerazione del preminente interesse dei figli a conservare la residenza occupata in costanza di matrimonio o di convivenza, riconosce tale esigenza", così afferma il sottosegretario Casellati nella risposta all'interrogazione parlamentare dell'on. Bernardini sullo svuotamento dell'affido condiviso. 

Ma queste affermazioni hanno un reale fondamento ?

A nostro modo di vedere no. Non esiste infatti nessuna evidenza scientifica dei presunti effetti disorientanti dell'affido alternato. Casomai è il contrario (v. Solint 1980: “L’enfant vulnérable, rètrospective”, PUF-Paris, Jacquin-Fabre 1993, in “Les parents, le divorce et l’enfant”, EST Paris di Guillaurme e Fugue M. K. Pruett, R. Ebling e G.M. Insabella 'Critical aspects of parenting plans for young children: Interjecting data into the debate about overnights', in Family Court Review, 42/1, pp. 39-59,2004).

Sappia l'onorevole sottosegretario che ormai il 24% dei minori francesi vive così (con trend fra l'altro in netto aumento), e gli studi longitudinali hanno solo evidenziato effetti benefici di questa modalità d'affidamento. In Italia non esistono studi affidabili per la residualità di questa pratica d'affidamento ma l'esperienza del prof. Canziani, già pluripresidente dell'Associazione Italiana di Neuropsichiatria Infantile, è positiva (cfr. I figli dei divorzi difficili, Sellerio ed.).

In particolare, tornando ai cugini transalpini, il rapporto Raschetti appena presentato al Parlamento francese su 10 anni di garde partagée evidenzia che l'alternato non turba i bambini, neanche se i rapporti tra i coniugi sono cattivi; inoltre i tempi paritetici vanno bene anche per i lattanti e bisogna solo regolare i tempi di alternanza. I bambini monogenitoriali, inoltre, sono meno socievoli e hanno minor sviluppo cognitivo.

In Svezia da anni l'alternato e i tempi paritetici sono la regola e lo stanno diventando anche in Belgio. Il risultato è stato una drastica contrazione delle giudiziali: nel paese dei vichinghi le giudiziali si risolvono nel 95% con un accordo davanti al giudice alla prima udienza. Infatti con la ripartizione equa dei tempi e il crollo conseguente (fino all'azzeramento) dell'assegno di mantenimento sostituito dal mantenimento diretto, cadono quasi tutti i motivi di contesa.

Le poche giudiziali residuali vengono spinte verso la mediazione extragiudiziale e, alla fine, l'1 o 2 per cento di coppie che vanno a sentenza restano nelle aule di tribunale per non più di sei mesi. Con grande gioia delle famiglie, dei bambini e, forse, un pò meno di qualche divorzista d'assalto scandinavo.

E i figli cosa ne pensano ?

Nello studio Fabricius (Fabricius W,Hall Jeffrey, 2000 : “Le percezioni dei giovani adulti sulle separazioni”, Family And Conciliation Courts Review, 38 (4): 446-461, 2000) a specifica domanda gli studenti del primo anno di Psicologia ritenevano, a posteriori, che l'alternato sarebbe dovuto essere l'affido migliore che il giudice avrebbe potuto scegliere: la precentuale variava tra il 70% di chi non l'aveva provato e il 93% di chi lo aveva potuto sperimentare. A dimostrazione che la stabilità degli affetti - quella che lo Stato italiano non sa tutelare - vale più di quella del domicilio.

Fonte: Redazione

Interrogazione Bernardini, la Casellati nega il falso condiviso. A Maggio via agli Stati Generali

Oggi pomeriggio il Governo - o almeno una parte di esso - ha mostrato quale attenzione riserva alle famiglie separate italiane. E se qualcuno si chiedeva come mai un Dicastero che negli ultimi due anni era stato così attento alle problematiche della Giustizia non si fosse ancora concentrato sullo scandalo del falso condiviso, è arrivato il momento delle risposte. 

Il testo con cui la Casellati - Sottosegretario alla Giustizia - ha inteso stendere un pesante coperchio sull'argomento la dice tutta, anche se all'ipocrisia dei dati ISTAT sbandierati dal Sottosegretario si è opposta energicamente l'on. Rita Bernardini, che ha replicato opponendo le statistiche dell'Osservatorio Nazionale di ADIANTUM e ha chiesto spiegazioni sui moduli prestampati - con previsione del domicilio prevalente e dell'assegno alla madre - in largo uso presso le cancellerie dei tribunali italiani.

Il documento del Ministero è una non-risposta, e rappresenta una posizione di vero e proprio arroccamento - senza alcuna apertura - da parte di chi dovrebbe studiare bene prima di recitare una litania a cui non crede più nessuno. La parte finale del testo, poi, è il trionfo del "politicamente nullo". 

Su tutto, forti sono le perplessità della Società Civile, che si chiede se una figura politica come quella della Casellati (tuttora appartenente al mondo dell'avvocatura) sia o meno idonea a ricoprire un ruolo così delicato. Ciò che ha scritto, spiace dirlo, dimostrerebbe inequivocabilmente di no.

Sull'onda di quanto è successo oggi i Radicali Italiani, ADIANTUM, Lega Italiana Divorzio Breve, ANFI e Genitori Italiani convocheranno per i prossimi 5-7 Maggio gli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, una "tre giorni" di impegno civile tutta dedicata alle problematiche delle famiglie che si scontrano con un apparato giudiziario desueto, ingiusto e altamente burocratizzato, che il più delle volte nega la giustizia a chi la chiede.

Gli Stati Generali si svolgeranno a Roma tra il Campidoglio (Convegno ANFI) e il Consiglio Regionale del Lazio, e già nei prossimi giorni verranno raccolte le adesioni di altre associazioni, di personaggi della Politica, delle professioni e, sopratutto, della Società Civile. Ampia condivisione, infatti, verrà permessa ai genitori, uomini e donne, ai quali - fino ad esaurimento del tempo programmato a disposizione - verranno riservati  spazi di intervento (3-5 minuti ad ognuno) per testimoniare il proprio disagio causato dalla "malagiustizia" familiare.

Certa l'adesione, tra gli altri, di Tiberio Timperi, Rita Bernardini (e di tutto il gruppo radicale) e di Aurelio Grimaldi. Gli organizzatori predisporranno nelle prossime due settimane una "piazza virtuale" interamente dedicata all'evento (www.giustiziafamiliare.it - sito in costruzione), in cui sarà possibile iscriversi e ricevere tutti gli aggiornamenti.

Fonte: adiantum.it

mercoledì 23 febbraio 2011

Affido condiviso: interrogazione, risposta in commissione all'On. Bernardini

R I S P O S T A: il sottosegretario alla Giustizia, on.le Casellati

In risposta all’interrogazione dell’On. Bernardini, ritengo opportuno premettere che le informazioni attinenti i diversi quesiti sollevati sono state acquisite dal competente Ufficio Legislativo di questo Dicastero.

Dall’analisi dei dati diffusi dall’ISTAT il 21 luglio 2010 - relativi alla rilevazione dei procedimenti di separazione e divorzio condotta per l’anno 2008 presso le cancellerie dei 165 tribunali civili – emerge, infatti, che nelle separazioni e nei divorzi si è verificata negli ultimi anni una netta inversione di tendenza per quanto riguarda il tipo di affidamento dei figli minori. A motivo del cambiamento l’entrata in vigore della legge 54/2006 che ha introdotto, come noto, l’istituto dell’affido condiviso.

Nel rapporto ISTAT si legge, invero, che: “Gli effetti di questa nuova legislazione sono chiaramente visibili osservando l’andamento nel tempo delle quote corrispondenti alle differenti modalità di affidamento.

Fino al 2005, l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre è stata la tipologia largamente prevalente. Nel 2005 nell’80,7 per cento delle separazioni e nell’82,7 per cento dei divorzi i figli minori sono stati affidati alla madre, con percentuali più elevate nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.

La custodia esclusivamente paterna si è mostrata residuale anche rispetto all’affidamento congiunto o alternato, risultando pari al 3,4 per cento negli affidamenti a seguito di separazione e al 5,1 per cento per quelli scaturiti da sentenza di divorzio. A partire dal 2006, in concomitanza con l’introduzione della legge 54/2006, la quota di affidamenti concessi alla madre si è fortemente ridotta a vantaggio della nuova tipologia di affido condiviso.

Il sorpasso vero e proprio è avvenuto nel 2007 (72,1 per cento di separazioni con figli in affido condiviso contro il 25,6 per cento di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre) per poi consolidarsi ulteriormente nel 2008 (78,8 per cento di separazioni con figli in affido condiviso contro il 19,1 per cento di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre). La quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli molto bassi. Infine, l’affidamento dei minori a terzi è una categoria residuale che interessa meno dell’1 per cento dei bambini.”.

Dall’esame di tali dati emerge una netta inversione di tendenza a favore dell’affidamento condiviso a partire dal 2006, fino a giungere nel 2008 alla rilevante percentuale del 78,8% di separazioni, e del 62,1% di divorzi con figli in affido condiviso. L’esame dei dati non conferma, quindi, quanto indicato nell’interrogazione con riferimento ad una “sostanziale inapplicazione” della nuova forma di affidamento da parte dei Tribunali italiani, che sarebbe concesso in un numero “limitatissimo di casi”.

Non si hanno, invece, rilevazioni statistiche, sui casi di “svuotamento” dell’affidamento condiviso, consistenti nell’introdurre il concetto di “collocazione” dei figli presso uno dei due genitori. L’eventuale individuazione di un genitore “collocatario”, presso il quale il figlio minore abbia la propria dimora prevalente, non influisce, tuttavia, sulla distribuzione della responsabilità genitoriale che, nel caso di affidamento condiviso, continua ad essere equamente distribuita tra i genitori.

La previsione di una dimora abituale può scaturire o dallo stesso accordo tra i coniugi (tale modalità di regolamentazione è, infatti, molto spesso presente nelle separazioni consensuali e nelle richieste di divorzio congiunto) o da provvedimenti adottati dal Tribunale che possono rendersi necessari per due ordini di ragioni.

La prima ragione è da ravvisare nella necessità che il minore, soprattutto se in tenera età, abbia un preciso punto di riferimento logistico, elemento necessario per un corretto sviluppo psico-fisico. Prevedere, infatti, una pari presenza del figlio nelle abitazioni di entrambi i genitori, implicherebbe un continuo trasferimento del minore, con effetti disorientanti per la sua crescita. Non a caso, è lo stesso legislatore che, disciplinando l’assegnazione della casa coniugale ad uno dei genitori proprio in considerazione del preminente interesse dei figli a conservare la residenza occupata in costanza di matrimonio o di convivenza, riconosce tale esigenza.

Nella legge n.54/2006 che disciplina l’affidamento condiviso, sono state introdotte disposizioni in materia di assegnazione della casa coniugale. Tali disposizioni si sarebbero dovute ritenere superflue qualora il legislatore non avesse riconosciuto il diritto del minore a conservare un luogo di residenza, quanto meno “prevalente”.

La seconda ragione che può giustificare il ricorso al “collocamento” prevalente del minore presso uno dei due genitori è da ravvisarsi, nel caso di separazioni o divorzi molto conflittuali, nell’esigenza di attenuare i conflitti attraverso una puntuale disciplina dei rapporti. Se, infatti, come sostenuto dagli interroganti e come ribadito dalla Suprema Corte (cfr. sent. N.16593 del 18.6.2008), la conflittualità tra i genitori non può giustificare il ricorso all’affidamento esclusivo, è pur vero che può rendere estremamente difficoltosa la gestione quotidiana dell’affidamento condiviso.

Se i genitori non sono capaci, a causa della conflittualità, di gestire in maniera condivisa i compiti quotidiani di cura del minore, l’intervento del giudice aiuta a stemperare ed evitare futuri conflitti stabilendo il collocamento prevalente del minore presso uno dei genitori, ovvero disciplinando il regime di incontri con l’altro genitori nel rispetto di un’equa distribuzione delle cure parentali.

Anche la Corte di Cassazione ha esaminato decisioni che hanno disposto l’affidamento condiviso di un minore con collocamento prevalente presso uno dei genitori, stabilendo che in tali ipotesi in tema di mantenimento dei figli ciascun genitore deve provvedere alla soddisfazione dei bisogni degli stessi “in misura proporzionale al proprio reddito e il giudice può disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, il quale, in caso di affidamento condiviso con collocamento prevalente presso uno dei genitori, può essere posto a carico del genitore non collocatario, atteso il disposto dell’art. 155 cod. civ., nella parte in cui prevede che la determinazione dell’assegno avvenga anche considerando i tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore”(cfr. Sez. 1, Sentenza n. 23411 del 04/11/2009).

Peraltro, che l’esigenza da ultimo illustrata, di individuare il “domicilio” del minore sia comunemente avvertita, si desume anche dall’analisi della normativa che disciplina la materia nei principali paesi dell’Unione Europea.

Dalle informazioni acquisibili sul sito internet della Rete Giudiziaria Europea realizzato dalla Commissione europea, emerge che nella maggior parte degli Stati membri (solo a titolo di esempio si citano Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Spagna) è previsto che in caso di separazione o divorzio permanga l’affidamento “congiunto” in capo a entrambi i genitori. Tuttavia, quanto alla residenza del figlio - in mancanza di accordo dei genitori- decide il giudice stabilendo, senza modificare l’affidamento condiviso, le modalità di residenza.

Posto, dunque, che la previsione nel provvedimento giudiziale di una residenza prevalente del minore non riduce, né diminuisce i diritti del genitore “non collocatario”, tengo a sottolineare che le eventuali distorsioni nella corretta applicazione delle norme da parte delle Corti di merito possono essere censurate ricorrendo - nel caso di abusi commessi dal genitore “collocatario” - al procedimento disciplinato dall’art. 709 ter del c.p.c..

Ciò detto, non si può non convenire sulla situazione di forte disagio conseguente al collocamento prevalente presso uno dei genitori e non si può, del pari, non impegnarsi in approfondite riflessioni concettuali. Intendo precisare, infatti, che sui punti di possibile criticità è ferma e costante l’attenzione degli organi competenti e che, proprio in considerazione della estrema sensibilità della materia trattata, non si è mai smesso di ricercare, tra le molteplici soluzioni in astratto perseguibili, le formule più idonee a garantire in concreto la piena applicazione della legge n.54 del 2006.

www.divorziobreve.it

lunedì 21 febbraio 2011

Gentile Presidente Almerighi, non ci sottovaluti, siamo ben documentati - di Fabio Nestola

Egregio Presidente Almerighi, la Sua cortese e pacata replica richiede una altrettanto cortese e pacata controreplica. In apertura ci preme dirLe che dalle Sue note emerge una generica sottovalutazione tanto di ADIANTUM quanto di chi firma gli articoli che su tale spazio trovano pubblicazione. 

L’inchiesta che stiamo conducendo presso i Tribunali italiani poggia su basi estremamente solide: documenti, atti e modulistica utilizzata nel periodo 4/2006 – 12/2010, vale a dire esclusivamente dopo la pubblicazione della legge 54/06 sulla Gazzetta Ufficiale. 

Siamo coscienti di trattare un argomento scomodo: far emergere disservizi e storture giudiziarie potrebbe comportare l’attrito con diversi poteri forti, pertanto sarebbe velleitario – nonché sintomo di fanciullesca ingenuità – gettarsi nell’impresa senza prima aver accumulato ed analizzato una inattaccabile documentazione probatoria.

Entrando nel merito delle Sue note, pertanto, ci vediamo costretti ad una serena ma ferma contestazione:
  • non è affatto “erroneamente indicata”; la dicitura verbale di comparizione dei coniugi, ma è l’esatta intestazione del documento originale in nostro possesso. L’eventuale errore è addebitabile a chi redige un atto su modulistica inadeguata, non certo a chi si limita a riportarla fedelmente.  È nostro unico interesse citare i fatti, non nutriamo alcun desiderio di alimentare polemiche approfondendo l’eventuale culpa in negligendo, nonché la culpa in vigilando.
  • Non si tratta di un modulo non più in uso dal marzo 2006, bensì di un atto che porta la data del novembre 2007, oltre un anno e mezzo dopo la data nella quale detto modulo avrebbe dovuto, diciamo così, andare in pensione. Non sono pubblicabili per ovvi motivi di privacy, ma qualora fosse utile ad un chiarimento possiamo fornirLe privatamente ulteriori dettagli dell’atto oggetto di discussione: n° di protocollo, estremi delle parti, etc.  Abbiamo inoltre le testimonianze documentali dagli studi di tre legali, due del Foro di Roma ed una del Foro di Civitavecchia, che provano come il modulo “desueto” sia ancora utilizzato in procedimenti del 2009 e del 2010.
  • Lei ricorda, giustamente, come a monte della legge 54/06 il regime di affidamento prevalente fosse quello esclusivo. L’ISTAT infatti - attraverso il modello di raccolta dati M252 - riferisce nel decennio precedente al 2006 percentuali di affido alla madre oscillanti tra un minimo dell’84% ad un massimo del 90%. Ci perdoni, ma non sembra un motivo valido per cancellare la doverosa imparzialità che dovrebbe essere il fulcro attorno al quale si muovono le leve della Giustizia.
 Che la modulistica sia concepita per velocizzare le procedure è un fatto assodato.Ma ci chiediamo e Le chiediamo:
  • anche con riferimento all’impianto normativo ante 2006, ed a maggior ragione con la norma novellata, è possibile prevedere un modulo prestampato che escluda a priori qualunque caso di affido diverso da quello esclusivo alla madre?
  • Quale spreco di tempo comporterebbe scrivere “padre” nello spazio predisposto per le modalità di visita del genitore non affidatario? Oppure, se preferisce, quale risparmio di tempo comporta non doverlo scrivere?
  • Se si trattasse di un risparmio di tempo significativo, concretamente funzionale allo snellimento delle procedure, per quale motivo non è già prevista la dicitura “madre” nello spazio predisposto per il genitore affidatario?
 Sarebbe un mero esercizio polemico metterci a cronometrare, non ci interessa farlo. Qualunque fosse l’esito saremmo nell’ordine dei decimi di secondo, risultato assolutamente ininfluente nell’economia generale dell’iter giudiziario.

Tale risparmio risibile, tuttavia, comporta un dazio altissimo da pagare al principio delle pari opportunità, nonché al concetto di Giustizia intesa come imparzialità ed uguaglianza nei confronti di cittadine e cittadini, previsto dalla Carta Costituzionale.

Eccoci in presenza di un paradosso: il sistema giudiziario, teorico fornitore di certezze e di imparzialità, si classifica come il proprio opposto qualora sia in grado solo di dare “quasi certezze” di ingiustizia: che si sappia di avere il 90% di possibilità di perdere una causa con pesanti ripercussioni psicologiche ed economiche, solo perché padri quindi non appartenenti al genere femminile, è la situazione paradossale che distorce il concetto stesso di “giustizia”.

Chi è in grado di garantire che nessun utente del Tribunale di Civitavecchia, messo di fronte al modulo oggetto del dibattito, abbia mai avuto una percezione di inutilità dell’iter giudiziario tanto i punti fondamentali sono decisi prima ancora di entrare in Tribunale?

Per un aspetto l’unica variabile è quanto deve versare, chi debba farlo è già deciso. Per l’altro aspetto l’unica variabile è strappare mezz’ora in più per vedere i figli, chi viene relegato in un ruolo marginale rispetto alla prole è già deciso.

Ci perdoni, Presidente, ma a nostro parere utilizzare moduli prestampati che non lasciano alcuna alternativa in merito a chi debba rispettare un regime di visita e versare un assegno è, oggi, un’aperta violazione della norma, ma lo era anche prima della norma novellata.

Il modulo, inoltre, sembra essere inquinato da un’ipocrisia di fondo in quanto si preoccupa di fingere un’imparzialità formale al momento di stabilire il genitore cui affidare i figli. Vi è uno spazio vuoto, da riempire con un deplorevole spreco di tempo: chi potrà mai essere il genitore affidatario, in un modulo prestampato che già prevede il padre come non affidatario ?

È inutile essere leziosi, tralasciamo la disamina meticolosa del modulo e proponiamo una riflessione imposta semplicemente dall’onestà intellettuale. La palese discriminazione della quale trasuda il modulo, a prescindere dal fatto che sia stato utilizzato prima o dopo marzo 2006, solleva legittimi dubbi: 
  • si tratta di un serio tentativo di economizzare tempo ?
  • si tratta di veniali errori di distrazione nel predisporre un modulo extra legem ?
  • si tratta di un lapsus, involontaria ratifica di una consuetudine consolidata ?
  • o piuttosto non c’è alcun errore, in quanto il modulo riflette una precisa forma mentis di chi è chiamato a compilarlo ?
Quante volte queste domande possono aver circolato fra migliaia di avvocati, consulenti, psicologhe, assistenti sociali e genitori che visionano gli atti ?

Non serve nemmeno arroccarsi sul tentativo di “evitare sprechi di carta”…Sarebbe sufficiente ammettere: “grazie della segnalazione, probabilmente per una svista sono stati utilizzati moduli inadeguati e discriminanti, controlleremo meglio e cercheremo di evitare il reiterarsi della discriminazione”.

Solo gli ignavi non sbagliano mai, chi lavora duramente è soggetto al rischio della disattenzione.

Quanto alla percentuale altissima di affidamento condiviso disposto dal Suo Tribunale, non possiamo che congratularci.  

Resta da verificare l’effettivo contenuto dei provvedimenti: altro problema emergente, oggetto di ulteriore  approfondimento in corso, è la consuetudine in diversi Tribunali di affiggere l’etichetta di affidamento condiviso su misure patrimoniali e relazionali riferibili alla giurisprudenza ante 2006.


Affido esclusivo: casa e assegno alla madre, due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.
Affido condiviso: casa e assegno alla madre, due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.

Sicuramente il Tribunale di Civitavecchia avrà saputo eccellere, non solo dal punto di vista quantitativo ma anche e soprattutto qualitativo, ma visto l’andazzo del resto dell’Italia ci permettiamo di essere un po’ dubbiosi.

In conclusione, Egr. Presidente Almerighi, proviamo a fare chiarezza. La nostra inchiesta è a largo raggio, senza alcuna intenzione di additare il Tribunale di Civitavecchia come capro espiatorio per tutti i mali d’Italia.
Il titolo dell’articolo può prestarsi a diverse interpretazioni, ci duole pensare che “lo scandalo parte dal Tribunale di Civitavecchia” abbia lasciato in Lei l’impressione del dito accusatore puntato contro l’origine del problema. Invece il Tribunale di Civitavecchia è solo uno dei casi presi in esame, non il più grave e nemmeno il più rilevante come bacino d’utenza.

Ben altre storture stanno emergendo, quindi ci preme rappresentarLe il nostro rammarico qualora avesse avuto l’impressione di essere oggetto di particolare accanimento; lungi dalle intenzioni dell’inchiesta un’accusa specifica alla Sua persona o alla struttura da Lei diretta. Il problema ha contorni molto più vasti, e dall’analisi critica, approfondita e documentata, sono emerse e stanno ancora emergendo diverse falle nell’intero sistema, da Aosta a Palermo; anomalie che alimentano la sfiducia della cittadinanza nei confronti della Giustizia Familiare, problema peraltro sollevato anche nel corso di diverse inaugurazioni dell’anno giudiziario.

Certi della Sua buona fede, a dimostrazione del reale obiettivo dell’inchiesta - che non può essere una sterile denuncia fine a se stessa ma deve prevedere una fase propositiva - avanziamo una proposta concreta. Allo scopo di offrire un miglior servizio alla cittadinanza, cercando di eliminare o almeno ridurre al minimo sviste, distrazioni, superficialità e discriminazioni, non sarebbe il caso di prevedere una modulistica unica, uniformata ad un modello di fonte ministeriale, tale da evitare iniziative disomogenee dei singoli Tribunali ?

Un’iniziativa a costo zero, di semplice e veloce realizzazione e di altrettanto semplice diffusione capillare.
Saremmo orgogliosi se volesse affiancarci in una richiesta ufficiale in tal senso, eventualmente anche coinvolgendo altri Suoi colleghi da altri Tribunali italiani. 

Fonte: adiantum.it

Nota di replica del tribunale di Civitavecchia: nessuno scandalo e nessun falso condiviso

Egregio direttore resposabile di ADIANTUM, In relazione all’articolo a firma Fabio Nestola apparso in data 9 febbraio 2011 con il titolo “moduli predisposti per il falso condiviso. Lo scandalo parte del tribunale di Civitavecchia” faccio presente quanto segue. 

Il modulo al quale si fa riferimento non è un “verbale di comparizione dei coniugi “ come erroneamente indicato, ma era una bozza di provvedimento presidenziale da adottare all’esito della prima udienza di comparizione dei coniugi. Tale modulo, infatti, non è in uso presso il Tribunale di Civitavecchia dal marzo 2006 , da quando, cioè, è entrata in vigore la legge n°54/2006che ha introdotto l’affidamento condiviso dei minori come regime da adottare in via prioritaria.

La bozza di provvedimento sottoposta a critica è stesa in calce al verbale di comparizione dei coniugi che è , questo sì, tuttora in uso e di cui si serviva la cancelleria al fine di evitare inutili sprechi di carta. Il provvedimento adottato dal presidente, all’esito dell’udienza di comparizione dei coniugi, è redatto per mezzo del computer ed adeguatamente motivato in relazione alle emergenze del caso singolo.
A titolo informativo, segnalo che il regime di affidamento condiviso viene disposto presso il Tribunale di Civitavecchia nella quasi totalità dei casi, con percentuali tra le più alte in Italia (circa il 99%). In epoca antecedente all’entrata in vigore della legge N°54/2006 il regime normale di affidamento era quello esclusivo ad uno dei genitori, quasi sempre la madre specie se in presenza di figli in tenera età.

Si comprende, quindi, come la predisposizione della bozza di cui si discute trovava la propria ragione d’essere con riferimento a ciò che veniva deciso nella stragrande maggioranza dei casi ( senza escludere evidentemente che il presidente potesse decidere diversamente adattando la bozza di provvedimento alle esigenze del caso).

Appare evidente , quindi , che non si possa parlare di alcuno “scandalo” né di “falso condiviso” e vi invito , pertanto, a ristabilire una corretta informazione provvedendo alla pubblicazione della presente nota.
 
Il presidente del Tribunale di Civitavecchia
dottor Mario ALMERIGHI

Fonte: adiantum.it

domenica 20 febbraio 2011

La Tv spesso è faziosa e femminista ´ad ogni costo´

Il 17 Febbraio, durante la trasmissione TV  “Fuori TG” , andata in onda su rai tre, dalle ore 12,30 alle ore 12,45,  si è parlato ancora una volta di stalking  e di violenze esclusivamente ai danni delle donne. Secondo le statistiche riportate in trasmissione, ben  il  51%  delle donne ha subito almeno una volta dei tentativi di molestie  sessuali da parte degli uomini. Se davvero fosse così,  c’ è da vergognarsi di essere uomini italiani (dei veri “mostri”); altro che festeggiare l’unità d’Italia ! 

La società italiana sarebbe, pertanto, una società violenta per colpa della sola componente maschile e, sicuramente, toccherebbe correre ai ripari mandando nelle patrie galere la maggior parte degli uomini che ne fanno parte. Bisognerebbe costruire al più presto carceri a volontà su tutta la penisola per evitare che le  “povere”  donne continuino a subire tali odiosissimi crimini.

Siccome, però, lo scrivente  non crede alla veridicità di una situazione così drammatica, si ritiene offeso da certe affermazioni sciorinate, sempre più spesso, nelle varie trasmissioni  TV e chiede ufficialmente  a chi di competenza  di intervenire per fermare certe esternazioni del tutto gratuite e strumentali  che offendono l’intero genere maschile ( e  chi sta scrivendo ritiene di interpretare il pensiero di moltissimi altri uomini italiani).

Non è concepibile che in  TV  si parli, quasi quotidianamente, di violenze e di stalking  ai danni delle sole donne,  tralasciando le violenze che i padri (separati e non) ed i loro figli  sono costretti a subire ad opera di tantissime donne.  In uno  Stato che si ritiene civile come l’ Italia  le violenze dovrebbero essere combattute in ogni caso,  indipendentemente dal sesso. 

E’  risaputo che la maggior parte degli uomini che si separano vengono ridotti in miseria ed allontanati dai propri figli e dalla propria casa coniugale per assicurare una vera e propria rendita vitalizia e parassitaria, sotto forma di consistenti mantenimenti,  a certe donne che, spesso, non intendono neppure lavorare pur avendone tutte le possibilità,  al solo fine di non perdere  i privilegi derivanti dalla separazione matrimoniale. Di contro gli uomini sono costretti a dover lavorare ed  a vivere in condizioni di assoluta indigenza. Per non parlare, poi, della privazione dell’affetto dei figli che vengono strumentalizzati  per conseguire determinati  loschi obbiettivi.
Trattasi di una vera e propria RIDUZIONE IN SCHIAVITU’ del genere maschile, ma di questo, inspiegabilmente,  si preferisce non parlare. Le false accuse, infine completano il quadro; infatti,  molte donne  ne  fanno  uso per raggiungere dolosamente i propri scopi ;  accuse che al 90%  si rivelano  del tutto false e, quindi, infondate  ma a distanza di  molti anni e dopo aver prodotto effetti deleteri ( ovviamente per gli uomini ed i loro figli ! ). 

Non si capisce, però,  perchè  si preferisce evitare di affrontare simili problematiche  e si lasciano “istigare”  le donne  a fare quante più denunce possibili  ai danni degli uomini. Si  ha la netta sensazione che taluni vogliano a tutti i costi  “fomentare gli animi”  e seminare  astio di genere. L’ importante è  riuscire a  screditare l’ uomo che, allo stato attuale dei fatti, è proprio quello che subisce la maggior parte delle violenze. Evidentemente il tutto avviene per far sì che si eviti di mettere mano ad una inevitabile  riforma della legislazione esistente  in materia di separazioni e divorzi.

Non a caso alle varie trasmissioni  TV  vengono invitate sempre le stesse illustri persone con evidenti idee filo-femministe,  le quali, con l’occasione,  possono pure approfittare per farsi pubblicità gratuita. Non bisogna dimenticare, però,  che la Tv, svolgendo un servizio pubblico,  dovrebbe essere del tutto imparziali. Questa è la modesta opinione dello scrivente che si dichiara, si da ora,  disposto a qualsiasi forma di confronto al riguardo con chicchessia, nella convinzione che  moltissimi altri padri separati la pensano allo stesso modo.

Fonte: adiantum.it - di Pino Falvelli

venerdì 18 febbraio 2011

Pdl, proposta shock: castrazione chimica ai colpevoli di pedofilia

 

Lotta senza quartiere alla pedofilia. Il Veneto si schiera in prima linea con un progetto di legge presentato ieri dal gruppo Pdl in Consiglio regionale: propone la castrazione chimica per chi commette abusi sessuali su minori. La proposta parla di "trattamento farmacologico di blocco androgenico totale": è in vigore in Polonia. 

È la misura più dura del progetto di legge a tutela dei minori vittime di abuso e sfruttamento sessuale firmato dal capogruppo del Partito della libertà Dario Bond e dal vice Piergiorgio Cortelazzo: «In nessun'altra regione - spiega Bond - il Pdl ha avviato una simile iniziativa». Che ha suscitato immediatamente le critiche dell'opposizione.

Nella scorsa legislatura era già stato presentato un progetto di legge simile, ma non fu votato. Stavolta il Pdl, che sposa una proposta che fu a suo tempo dei leghisti Erminio Boso e Roberto Calderoli, ci riprova alla luce di un aumento dei crimini legati alla pedofilia giunti "al livello di guardia", evidenzia Cortelazzo. La castrazione farmacologica non è l'unico strumento messo in campo. Il Pdl propone azioni informative, formative, l'istituzione di un osservatorio permanente sullo sfruttamento della prostituzione minorile, della pornografia, della pedofilia e del turismo sessuale sensibilizzando insegnanti e istituzioni scolastiche, ambiti di primo soccorso per ravvisare eventuali abusi.

Ma questo disegno di legge è appunto più severo del precedente perché introduce un programma di sperimentazione del trattamento farmacologico di blocco androgenico totale, sostenuto da un trattamento psicoterapico, cui debbono essere sottoposti nelle Ulss i pedofili con sentenza passata in giudicato. «Resta da definire - chiarisce Cortelazzo - a chi spetti la decisione di applicare il trattamento».

Dura la reazione del Partito Democratico: in un momento in cui le vicende del presidente del Consiglio e il Rubygate pervadono il dibattito politico, la proposta del Pdl viene bollata come "aberrante" e "demagogica". «L'unico obiettivo del Pdl veneto - afferma Franco Bonfante (Pd) - è mostrare disperatamente il volto della purezza proprio nel momento in cui il suo leader è protagonista indiscusso di vicende porno-rosa non edificanti». Ancora più deciso Claudio Sinigaglia, convinto che l'iniziativa della maggioranza «parli alla pancia delle persone, illudendole di garantire maggiore sicurezza. In realtà quello che il Pdl non dice e cerca di nascondere è che la Giunta di centrodestra, per il secondo anno consecutivo, prevede l'azzeramento totale nel bilancio regionale delle risorse a favore delle iniziative di aiuto alle vittime della tratta e di contrasto allo sfruttamento sessuale».

Il botta risposta prosegue in uno scontro al calor bianco: «È una strumentalizzazione sconfortante. Si vergognino», replica il Pdl. Bond è amareggiato: «Mi spiace che due persone che reputo serie e costruttive che siedono in consiglio regionale con i voti dei veneti strumentalizzino un argomento così serio e delicato solo per fare polemica». Anche l'assessore regionale Elena Donazzan (Pdl) sposa il progetto. «Per la pedofilia non possono esserci nè sconti nè giustificazioni, perché la vittima è giovane e non guarirà per il resto della sua vita».

Fonte: ilgiornaledivicenza.it

Comunicato ABIGE, Alberghini: prima di parlare dei single i giudici si occupino di famiglia

E’ recente la notizia secondo la quale la Magistratura ha lanciato un messaggio alla Politica: è giunta l’ora - i tempi sono maturi... - di dare i bambini in affido anche ai single, e questo suggerimento a seguito di una sentenza della Cassazione che respingeva con rammarico la richiesta di adozione piena ad una mamma , appunto,  single. 

Come sempre, l’opinione pubblica si è divisa tra coloro che si dichiarano favorevoli e sostengono che il concetto “tradizionale” di famiglia  sia superato, e coloro che sono contrari, e sostengono che la priorità sarebbe la stabilità del minore che solo una famiglia tradizionale potrebbe garantire.

Ma cosa si intende, oggi, per “ famiglia tradizionale”?

Forse quella in cui papà e mamma per recarsi al lavoro escono di casa alle 8 del mattino per farvi rientro solo lo sera, affidando i bambini a nonni, baby sitter, fratelli maggiori, cercando di far svolgere a questi ultimi quel ruolo genitoriale che evidentemente nessuno dei due (e quindi senza distinzioni sessiste) riesce a svolgere nel modo che vorrebbe perché per mantenere la loro “famiglia tradizionale“ devono giustamente impegnarsi con il lavoro ?

Da anni mi occupo di separazioni e dei nuovi schemi familiari, e in effetti l’affido ai single fa riflettere; ma come è possibile che in un Paese come l’Italia, dove nelle separazioni molti genitori si vedono negare, dalla magistratura, il più elementare dei diritti civili - quello alla cura dei figli -, i magistrati si soffermano sull’affido ai single, facendo quasi finta che le tragedie giudiziarie in cui da anni quegli stessi genitori si trascinano neanche esistono ?

E proprio su quei figli, quei bambini, adolescenti e ragazzi che va il mio pensiero e il mio personale impegno associativo, per loro che vengono risucchiati dalla morsa del caos giudiziario e crescono nel frattempo con un genitore al 50% (che non fa genitorialità).

Ma è possibile che in Italia non ci sia nulla che tuteli  la coppia e i figli delle coppie che si separano ? 

Una legge, la 54 del 2006, che sulla carta riconosce ai figli il diritto di avere una vita serena scandita dalla presenza costante di mamma e papà anche dopo la separazione, è disattesa dalla magistratura che ha mantenuto inalterato il vecchio costume di affidare i figli alle madri. Questo è avvenuto, però, in silenzio. La Cassazione, nel caso del Condiviso, non si è espressa nè in negativo nè in positivo, e salvo qualche sparata a salve ha lasciato mani libere ai tribunali di merito contro i quali oggi ADIANTUM si confronta al TAR.

Presto, partendo dalla sede operativa di Modena, solleciteremo all'on. Carlo Giovanardi l'istituzione di un tavolo tecnico con il sottosegretariato alla Famiglia, per fare da ponte verso i ministeri della Giustizia e delle Pari Opportunità. Finchè non ci sarà dialogo, però, continueremo a denunciare con forza tutto ciò che non funziona.

Io credo che un paese come l’Italia, prima di porsi il problema di dare i bambini ai single, dovrebbe porsi il problema di lasciare i figli a mamme e papà nel rispetto dei loro ruoli genitoriali e dei pari diritti di entrambi verso la cura dei figli. Un buon genitore può essere adatto a crescere un figlio sano, felice ed equilibrato indipendentemente dall’essere single, e spesso le pseudo-regole che valutano la capacità genitoriale sono sbagliate.

Essere un buon genitore è qualcosa che nasce da dentro, e gli unici veri conoscitori delle nostre capacità genitoriali sono proprio i bambini,  i figli che con le semplici regole dell’amore possono giudicare meglio di chiunque altro.

Fonte: adiantum.it

martedì 15 febbraio 2011

Violato il condiviso in Italia, depositata la prima class-action contro il Ministero della Giustizia

E’ stato depositato il 14 febbraio 2011,  al TAR del Lazio, il ricorso per la class action presentata da ADIANTUM nei confronti del Ministero della Giustizia. Lo rendono noto gli avvocati pugliesi Davide Romano (del foro di Bari) e Giorgia Gira (del foro di Taranto). 

L’avv. Davide Romano, responsabile nazionale dell’ufficio legale di ADIANTUM, ha preannunciato che la class action, la prima in Italia contro il ministero della giustizia, si e’ resa necessaria per il disinteresse del ministero al controllo dei propri funzionari della giustizia, i magistrati, che continuano a violare nel concreto il principio della bigenitorialita’ per il minore nei conflitti familiari (separazioni o divorzi che siano).

Il minore, ribadisce l’avv. Romano, ha il diritto di conservare entrambi i genitori anche in caso di separazione e divorzio dei coniugi; si assiste, invece, continuamente a situazioni in cui e’ la stessa organizzazione della giustizia che contribuisce a rendere sostanzialmente orfano di uno dei due genitori il minore, in caso di conflitto tra coniugi. I magistrati devono rispettare la legge e la legge 54/2006 impone il diritto del minore alla conservazione dei rapporti con entrambi i genitori in caso di separazioni e divorzi.

L’avv. Giorgia Gira, inoltre, precisa che il ricorso al TAR Lazio della class action presentato da ADIANTUM in rappresentanza di circa 130 casi documentati di violazione della legge che dispone l’affido condiviso e’ solo il primo passo.

In caso di rigetto del ricorso da parte del TAR Lazio, l’ufficio legale di ADIANTUM ha gia’ pronto il ricorso alla Corte di Giustizia Europea.

Fonte: adiantum.it

lunedì 14 febbraio 2011

Rita Bernardini: ecco perchè non aderisco alla manifestazione del 13/2

Era in piazza negli Anni '70 quando i radicali lottavano per depenalizzare l'aborto e difendere la legge sul divorzio. I cartelli inneggianti alla libertà e alla dignità della donna li ha innalzati e letti a gran voce. E ora che tutte le donne riscendono in piazza, lei dice no. «Se non ora quando?», si chiedono le organizzatrici della manifestazione del 13 febbraio 2011. «Sempre», ha risposto Rita Bernardini, già segretaria dei Radicali italiani, attualmente deputata della delegazione radicale nel Partito democratico.

IPOCRISIA POLITICA. «Non mi rispecchio in quel manifesto intriso di richiami alla dignità della donna come se fosse stata violata solo in questo periodo. I problemi della donna non sono quelli si stanno raccontando in questi giorni, ha spiegato la deputata, che trema davanti a «un'abilità politica di chi ha organizzato questo evento e si presenta con il volto di chi vuole purificare tutto al grido "più dignità per le donne"».

Un'ipocrisia che secondo Bernardini cela un unico obiettivo: «Far cadere il governo». In piazza si deve ancora scendere e non per il sexgate, ma «per il miglioramento della legge sull'aborto, per il divorzio breve, per la fecondazione medicalmente assistita, per la riforma del diritto di famiglia che comprenda anche le coppie di fatto. E invece queste cose spariscono davanti alla morale».

Fonte: lettera43.it

domenica 13 febbraio 2011

La Colombo e Ritter non si accordano. Fallita la mediazione, i bambini rimangono nascosti

Dove sono i figli di Tobias Ritter e di Marinella Colombo ? Mentre questa domanda pende sospesa da un anno - risale al febbraio del 2010 l'occultamento dei bambini da parte della madre - la mediazione cominciata qualche settimana fa è già fallita. 

Infatti, Marinella Colombo e l'ex marito tedesco Jörg Tobias Ritter non hanno trovato alcun accordo.

Il giudice della nona sezione penale di Milano, Fabio Roia, - davanti al quale la madre è imputata per sottrazione di minori e inottemperanza di un provvedimento del Tribunale dei Minorenni - aveva proposto il tentativo di conciliazione nell'interesse dei bambini; proverà di nuovo a trovare un accordo fra le parti al termine della prossima udienza, quando a testimoniare dovrebbe arrivare il padre.

Dal Corriere della Sera si apprende che i legali della Colombo e dell'ex marito si erano già trovati fuori udienza nell'ufficio del giudice, nei giorni scorsi. L'ipotesi d'accordo prevedeva la sospensione di un recente provvedimento del Tribunale dei minorenni, che aveva ordinato il rimpatrio in Germania dei due bambini, e la collocazione dei piccoli in una comunità in località segreta con la possibilità per entrambi i genitori di stare con loro in periodi diversi.

Tobias Ritter, però, è contrario alla «revoca dell'esecutività del provvedimento perché teme che i bambini poi restino per sempre in Italia». Mentre la madre, «non ha le garanzie sufficienti sul fatto che poi i figli non vengano riportati in Germania da un momento all'altro».

In pratica, una posizione di inaccettabile superiorità - esercitata sulla pelle di due bambini che adesso sono chissà dove - che supinamente il tribunale di Milano sta accettando, con buona pace del diritto.

Infatti, anche se il giudice ha preso atto e «pur rilevando come la prosecuzione del processo non sia ostativa ad un eventuale accordo», e ha disposto che il procedimento a carico della madre vada avanti, il luogo in cui i bambini vengono occultati rimene inspiegabilmente segreto, e chi li occulta inspiegabilmente a piede libero.

Ma in Italia, patria del falso condiviso e della "non-tutela" dei minori, tutto è possibile.

Nella prossima udienza, fissata per l'8 marzo, è prevista la testimonianza del padre e l'esame da imputata della madre. Poi il giudice vedrà entrambi nel suo ufficio per verificare ancora la possibilità di un accordo.

Dove sono i bambini ? Come stanno ? Quando torneranno a vedere i genitori ?

Fonte: adiantum.it

sabato 12 febbraio 2011

Caso Schepp: nelle separazioni è l'uomo la parte più esposta. La depressione è una risposta frequente in questi casi. (Video)




"Dalla separazione da Irina Lucidi, nell'agosto scorso, l'uomo abitava in una casa diversa da quella della moglie e della bambine ma nella stessa cittadina, Saint-Sulpice, a poca distanza da Losanna, capoluogo del Vaud".

Così scrive TGCOM (http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo502773.shtml) a proposito della situazione familiare precedente la scomparsa di papa' e figliolette.

E lo scenario è sempre il solito, quello che si dice crei dolore tremendo ovunque si componga, e per lenire il quale nessuno ritiene di dover far niente. Sarò impopolare nell'evidenziare questo elemento, ma non posso fare a meno di rilevare che da agosto scorso l'uomo viveva solo, costretto a trovare in sé le energie per far fronte all'abbandono della moglie ma anche alla privazione - ritualmente imposta in molti "civili" paesi occidentali - della quotidianità con le figlie.

Non so come sia praticamente realizzabile, ma considerato che si è capaci di dissipare patrimoni immensi per curare il più piccolo fastidio (anche solamente estetico) non comprendo le ragioni importanti per cui una coppia che si separi viene sempre lasciata a se stessa. Poi succeda quel che deve succedere.

Non so se in questo caso un aiuto a gestire la separazione e a superare la crisi da essa derivante sarebbe stato sufficiente a scongiurare il gesto suicida dell'uomo, ma sono convinto che se abitualmente si adottasse un  supporto al mantenimento di equilibri relazionali importanti quali quello genitoriale,  in questo modo si aiuterebbero molte persone a "umanizzare" un evento tra i più difficili e dolorosi della loro vita.

Si lasciano, invece, i figli con le madri e si abbandonano i padri alla loro nuova condizione di solitudine. Si concede un diritto di visita che non potra' mai rimpiazzare una frequentazione fatta di tutto ciò di cui si è improvvisamente privati e  che contraddistinque la quotidianità familiare.
Molti riescono a sopravvivere a tutto ciò. Altri, invece, non ce la fanno.

Insomma... possibile che non si voglia uscire da questo cliché che discrimina i genitori separati lasciandone uno, quasi sempre il padre, nella piu' disperata solitudine?

Chi vuole questo?


Prostitute contro la prostituzione, femministe che pretendono poltrone rosa: la manifestazione della sinistra ha perso credibilità

Una protesta che divide «Rischia il flop»

La manifestazione delle donne

«È davvero la dignità delle donne la posta di questa orribile storia?», si chiede la filosofa Claudia Mancina. Dalla risposta dipendono molte cose. La partecipazione alla manifestazione di domani, per esempio: oltre 200 le città coinvolte, centinaia di migliaia le firme di adesione, donne soprattutto ma non solo, chiamate a raccolta dal comitato «Se non ora, quando?».

Mancina non ci sarà, in linea con una parte del femminismo storico — quella che si è espressa, da Luisa Muraro a Lea Melandri, a Lucetta Scaraffia— che ammette di non riconoscersi nell’appello a scendere in piazza e sposta il tiro dalla «difesa dell’offesa dignità delle donne» al rapporto fra morale e libertà. Carola Barbero, giovane filosofa di 35 anni, invece ci sarà, riconoscendo la stessa urgenza alla mobilitazione che Monica Luongo, sul sito donnealtri.it ha sintetizzato così: «Preoccupate di marcare le differenza fino all’esame del capello non vediamo più che fuori il mondo corre e non ci aspetta».

La manifestazione ha diviso, ma ha anche costretto a un confronto serrato. Si è tornati a pronunciare la parola «femminismo»: «Femminismo è tante cose, ma soprattutto è la teoria e la pratica della libertà femminile — riprende Mancina —. Che non è, come oggi qualcuno dice disegnando una caricatura, una indiscriminata libertà sessuale, senza pensiero né limiti né consapevolezza. Al contrario, le donne hanno offerto il modello di una libertà che è responsabile verso gli altri. Hanno continuato e continuano —pur mentre lavorano e vivono liberamente — a occuparsi della casa e dei figli, dei genitori e degli amici. Hanno offerto agli uomini—e qualcuno (pochi) lo ha accolto — un nuovo modo, più consapevole, meno onnipotente, di essere individui liberi».

Una nuova ondata di femminismo?
Mancina: «Temo che la fiammata si consumi presto, come è avvenuto tante altre volte. Ma il femminismo è qualcosa che ritorna e scompare, scompare e ritorna. Oggi mi sembra dominante un atteggiamento più vicino all’emancipazionismo anni Settanta. Le donne che vogliono parlare e farsi ascoltare sono di una generazione che ha sfondato a scuola e sono abituate a competere vittoriosamente coi maschi. Fanno più fatica ad accettare le disuguaglianze che la società prepara loro una volta terminati gli studi. Sono soprattutto queste, credo, le donne che andranno in piazza. A loro va tutta la mia simpatia, ma vorrei che avessimo un progetto politico da opporre alla società ingiusta. Un progetto per le donne ma non solo: perché niente si risolve se non si sblocca la politica, restituendola al suo ruolo di guida»
Barbero: «Io mi sento femminista di terza generazione: i diritti delle donne sono il punto dal quale partire per costruire un’identità solida in costante confronto (anche produttivo) con quella maschile. Ecco perché domani abbandonerò il mio classico ménage — fatto di rivendicazioni, discussioni e confronti (talvolta anche ricatti, devo ammetterlo, ma quale ménage non ne ha?)— per andare in piazza e difendere quei diritti che costituiscono la mia identità e la mia dignità. Ne nascerà una nuova sorellanza».

Caso Ruby: se condanniamo cadiamo nel moralismo?
Mancina: «Vendere il proprio corpo in cambio di denaro o di una sistemazione sociale è moralmente sbagliato. Non è questa la libertà, né per le donne né per gli uomini. Però quelle donne di cui parliamo oggi, le donne delle notti di Arcore, non sono vittime; la loro non è una scelta obbligata. Certo, il quadro complessivo dà un’idea desolante della relazione tra i sessi e anche del modo in cui il corpo femminile è usato nella nostra società. Questa però non è una novità, e del resto ormai anche il corpo maschile è entrato nella stessa orbita».
Barbero: «Io invece m’indigno. Per quanto riguarda la libertà delle donne, poi, richiamarsi al famoso "ognuna faccia quello che vuole" è un boomerang: fino a che punto Ruby & C. hanno fatto quello che volevano? Chiedersi questo non vuol dire essere moralisti. Non bisogna perdere la capacità di indignarsi: occorre essere capaci di dire basta. Perché qui prima che di libertà è una questione di identità e di dignità».

Quella di domani sarà «la solita piazza antiberlusconiana», come ha scritto Eugenia Roccella sul «Giornale», o c’è dell’altro? Che peso ha in tutto questo la politica?
Mancina: «Sono convinta che le donne che hanno organizzato la manifestazione e quelle che aderiscono hanno tutt’altre intenzioni da quella di dare "la spallata" a un premier traballante. Tuttavia il rischio di una strumentalizzazione politica di corto respiro è nelle cose. È inevitabile che un’opposizione debole, già rivelatasi incapace di sconfiggere Berlusconi in sede parlamentare, e difficilmente in grado di vincerlo in eventuali elezioni, sia portata a cavalcare la protesta delle donne così come quella degli intellettuali e degli scrittori. Sarebbe un doppio flop. Per l’opposizione, perché gli attacchi a Berlusconi su questo terreno sinora non hanno avuto alcun esito, se non forse quello di rafforzarlo. E per le donne, che non hanno niente da guadagnare da un ruolo di vestali dell’antiberlusconismo».
Barbero: «C’è dell’altro, perché non si tratta solo di manifestare contro l’"utilizzatore finale". Sinceramente credevo che i tempi fossero cambiati e che le nuove femministe avessero, diciamo, trasferito i luoghi di protesta dalle piazze agli uffici, alle case e alle camere da letto. Pensavo cioè che le donne non dovessero più riunirsi in massa per rivendicare i propri diritti, ma che, essendo questi stati largamente riconosciuti, si potesse procedere a lotte di tipo più individuale e personalizzato, in un certo senso di un altro livello. Ma evidentemente mi sbagliavo. Bisognerà rimandare i litigi con mariti, figli e colleghi di lavoro (perché comunque c’è ancora molto da fare, non nascondiamolo) e scendere in piazza, con le altre donne».

Nonostante il fermento degli Anni 60/70, oggi le donne non controllano nulla: dalle condizioni della loro esistenza al modo in cui vengono rappresentate. Chi ha sbagliato?
Mancina: «È vero che le italiane contano molto poco rispetto alle donne dei paesi nostri simili. Credo che ci sia un rapporto tra questa situazione e la vischiosità della nostra politica. L’Italia è come imbozzolata dentro una raffigurazione arcaica che blocca le sue possibilità di sviluppo; e la sottoutilizzazione delle energie femminili ne è un tratto essenziale. Penso che di questo dovremmo discutere, e non delle notti di Arcore».
Barbero: «Ruby e le sue sorelle sono l’eccezione, non la regola. Dobbiamo essere noi donne le prime a non farci fregare dalle apparenze, a rispettarci a vicenda, e soprattutto a non farci inghiottire da quella logica maschilista che è all’origine di questo teatro dell’assurdo che è sulla scena del nostro Paese da qualche tempo. Qualcuno ha sbagliato, questo è certo. Ma forse questo, più che il momento di puntare il dito, è il momento di correre ai ripari facendosi sentire e rispettare ».

Daniela Monti

[Fonte corriere.it]

 

venerdì 11 febbraio 2011

L'attuale diritto di famiglia che risale agli anni 70 E' MORTO. I giudici DEVONO A P P L I C A R E la legge sull'affidamento condiviso e RISPETTARE la volonta' del legislatore.

 

A ognuno il suo mestiere.  L'attuale diritto di famiglia che risale agli anni 70 E' MORTO. I giudici DEVONO A P P L I C A R E  la  legge sull'affidamento condiviso e RISPETTARE la volonta' del legislatore.


Moduli predisposti per il falso condiviso. Ecco quelli dei tribunali di Roma e di Monza

Di Fabio Nestola. Carissimi Mara ed Angelino, proseguiamo nell’analisi del corposo materiale raccolto nei Tribunali. Oggi ci preme portare alla Vostra attenzione l’aspetto della “collocazione” dei figli minori in caso di separazione.

Un breve inciso: appare curioso che il lavoro certosino di verifica sia lasciato alla libera iniziativa della cittadinanza, che impiega tempo, competenze, risorse e personale rigorosamente non retribuito Ma, si sa, le strutture no-profit nascono proprio laddove si evidenziano le maggiori carenze istituzionali.

Diverse strutture associative denunciano fin dal  2006 la ritrosia di alcune frange della magistratura nell’accettare la riforma dell’affido condiviso: ne risulta una sistematica disapplicazione, concretizzata attraverso la giurisprudenza riferibile all’affido esclusivo, trasportata di peso all’interno del nuovo impianto normativo.

A tale scopo la prassi giurisprudenziale ha coniato d’autorità termini (e relativi concetti) che non hanno alcun riscontro nel testo varato dal Parlamento. La residenza prevalente, il genitore collocatario, la collocazione residenziale del minore, etc.. Nell’applicazione pratica viene creata di fatto la figura del genitore prevalente, assimilabile al vecchio termine (ed relativo concetto) di “affidatario”. Ergo, l’etichetta “affido condiviso” è limitata ad una mera applicazione sul contenitore, ma i contenuti sono identici a quanto ampiamente consolidatosi col precedente affido esclusivo.

Affido esclusivo? Due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.

Affido condiviso? Due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.

Queste - piaccia o meno - sono le misure standard erogate in Italia. La riforma, nella sostanza, non ha inciso affatto. L’orientamento è “far prevalere un genitore e limitare l’altro”, esattamente ciò che la norma novellata intendeva cancellare. La stortura dei moduli prestampati  evidenzia come la prassi sia talmente consolidata da non lasciare spazio nemmeno al tentativo di mantenere un’imparzialità formale. Nella norma non è previsto, ma la collocazione prevalente compare in bella mostra sugli stampati, bisogna solo aggiungere il genitore affidatario. Ok, scusate, convivente.

Gli esempi sotto riportati sono estratti dagli originali in nostro possesso, provenienti dai Tribunali di Roma e Monza






Non si tratta di un dettaglio. I moduli intervengono concretamente sulla legge, effettuando una limitazione d’ufficio. Il Diritto di Famiglia è terra di nessuno, controllare l’applicazione delle norme sembra essere un optional.   Sorprende inoltre come mai nessuno abbia notato gli errori dei moduli ne’ abbia sentito l’esigenza di correggerli. Possibile che nessun magistrato abbia visto che a Civitavecchia non esistono opzioni per il genitore non collocatario, che il modulo ha deciso possa essere solo il padre ? Possibile che nessun magistrato abbia visto che a  Roma esiste uno spazio “collocazione residenziale” mai previsto da nessun legislatore ?

Eppure compilano tali moduli a raffica ininterrottamente ormai da 5 anni. Nella mente di chi studia il fenomeno si insinua una domanda preoccupante: si tratta veramente di errori, o forse i moduli rispecchiano perfettamente la forma mentis di chi li compila senza notare la stortura ?  

Carissimi Mara ed Angelino, ai cittadini italiani - costretti a navigare nel mare magno della burocrazia -  sorgono continuamente dei fastidiosi dubbi .
  • Chissà se i Ministeri controllano i vari uffici che cadono sotto la loro competenza ?
  • Chissà se i controlli (qualora vi fossero) si concludono con un nulla di fatto oppure producono effetti positivi ?
  • Chissà se esistono delle responsabilità per evidenti errori che negano giustizia, pari opportunità, diritti di adulti e minori ?
  • Chissà se coloro che si riempiono la bocca di “superiore interesse del minore” pensano che il superiore interesse dei bimbi sia limitare loro l’accesso ad un genitore ?
  • Non sarebbe possibile elaborare un modulo unico, di fonte ministeriale, conformato ai dettami della norma, da mettere in uso in tutti i tribunali ?
Così, giusto per dedicare un attimo di attenzione ai problemi della collettività, vi dispiacerebbe rispondere a queste domande ?

Certi della vostra sensibilità, ringraziamo anticipatamente.

Fonte: adiantum.it

mercoledì 9 febbraio 2011

Separazioni: troppe cause contro il coniuge possono considerarsi stalking

''E' certificato che nel 75% dei casi le denunce penali nei confronti del coniuge sono palesemente false, infondate e strumentali all'ottenimento di immediati risultati nelle cause di separazioni e divorzi''. Lo dice il presidente nazionale dell'Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, Gian Ettore Gassani, prendendo spunto dalla sentenza del Tribunale di Varese che ha condannato una donna separanda a pagare 10.000 euro per 'abuso di processo'. 

''Pur poggiando sulla attuale normativa vigente che prevede la condanna al risarcimento danni nei confronti di chi agisce o resiste in giudizio in malafede o in modo temerario - continua Gassani - tale sentenza rappresenta in concreto un importante precedente giurisprudenziale che mira a contrastare l'italico fenomeno del ricorso imprudente o addirittura doloso ad azioni giudiziarie finalizzate non tanto all'esercizio dei propri diritti quanto all'intenzione di arrecare danni alla controparte o dilatare i tempi dei processi''.

''L'Italia - dice - con i suoi 20 milioni di processi civili pendenti detiene un record assoluto in Europa e nel mondo: cio' dipende essenzialmente dalla cultura litigiosa degli italiani, incapaci storicamente di trovare soluzioni mediative o conciliatrici e dalla eccessiva tolleranza dei magistrati che raramente sanzionano condotte processuali sleali e dilatorie. Vi sono tuttavia casi in cui il ricorso strumentale a continue iniziative giudiziarie nei confronti della controparte, puo' in estremo configurarsi come un vero e proprio reato di 'stalking giudiziario'.

Lo 'stalking giudiziario' pur non godendo di casistica precisa ne' di una giurisprudenza consolidata, rappresenta una interessante elaborazione di molti studiosi della materia penale del reato di persecuzioni moleste (stalking) che si configurano ogni qualvolta che il molestatore adotta strategie palesemente finalizzate ad arrecare ingiuste e reiterate molestie alla vittima, condizionandone e modificandone in negativo la qualita' della vita con la diretta conseguenza di stati di ansia, paura e soggezione psicologica in danno del perseguitato. Il ricorso sistematico ad incessanti ed infondate azioni giudiziarie di un soggetto nei confronti di un altro preordinato (con o senza il concorso di un legale) allo sfiancamento della vittima pluridenunciata o pluriconvenuta in giudizio, puo' quindi configurarsi in astratto nel reato di 'stalking giudiziario'.

Il requisito essenziale di tale reato - spiega il legale -, cosi' come prospettato, deve essere appunto la dolosa coscienza del molestatore giudiziario di arrecare, con il ricorso strumentale a svariate azioni giudiziarie, danni alla vittima prescelta al fine di modificarne le abitudini di vita ed esporla a continue spese processuali e a gravi ricadute sul piano della immagine personale, genitoriale e professionale''.

Fonte: ASCA

Moduli predisposti per il falso condiviso. Lo scandalo parte dal tribunale di Civitavecchia

Carissimi Mara ed Angelino, forse vi siete distratti un attimo, ma qui le cose continuano a non andare per il verso giusto...Innanzitutto permetteteci di chiamarvi con il vostro nome di battesimo: la confidenzialità non vuole essere un gesto arrogante, ma solo il segnale affettuoso della stima che nutriamo per il fondamentale operato dei Ministeri da voi diretti. 

Intendevamo ricordare come i concetti di "Giustizia" e "Pari Opportunità", secondo cittadine e cittadini italiani, sembra proprio debbano essere abbinati a contenuti di alto profilo. 

Dopo aver avuto accesso ad un minimo di documentazione, bisogna riconoscere alla cittadinanza una profonda ragione: anche secondo il Dizionario Enciclopedico Garzanti, infatti, alla definizione “giustizia” troviamo: …dal latino justitia che a sua volta deriva da justus, "giusto", e questo da jus, “diritto”.
 
Scomodando la Carta Costituzionale, la voce “pari opportunità” è contemplata agli artt. 3, 37, 51 e 117, ove tra l’altro si legge: art. 3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, (…) È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli (…). art. 37) (…) la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini (…).
 
Alla luce di simili contenuti di alto profilo, unanimemente riconosciuti ed apprezzati, appare curioso ciò che accade all’interno dei Tribunali italiani. Per quanto riguarda separazioni e divorzi, infatti, i più elementari principi di “giustizia” e “pari opportunità” vengono quotidianamente disattesi. 

Senza prendere in considerazione la discrezionalità della magistratura, sempre opinabile nonché recente oggetto di aspre polemiche, qui si fa riferimento ad un dato oggettivo ed incontestabile quale la modulistica in uso. Per un iter separativo si compilano moduli standard - elaborati dagli stessi tribunali - allo scopo di velocizzare le procedure. Ogni sede può avere una sua modulistica: i prestampati non si rifanno ad un modello unico. 

Abbiamo raccolto una corposa documentazione, dalla quale emerge una singolare faziosità che abbatte con la scure il concetto stesso di imparzialità, fondamento imprescindibile tanto della Giustizia quanto delle Pari Opportunità. Un solo esempio, fra i tanti raccolti in archivio: 

Il Tribunale Ordinario di Civitavecchia (RM) prevede un verbale di comparizione dei coniugi così strutturato:
 
"il Presidente, dato atto di quanto sopra, decide in via provvisoria:
  1. autorizza i coniugi a vivere separati;
  2. affida la casa coniugale al ____________ con la facoltà per ____________ di prelevare gli effetti personali entro trenta giorni da oggi;
  3. affida il minore alla ____________ con facoltà per il padre di vederlo e tenerlo con se (modalità da specificare) .......................................................
  4. stabilisce che il marito versi alla moglie, per il mantenimento della stessa e dei figli, la somma mensile di _______________ , valutabile secondo gli indici ISTAT, da versare entro … etc.
Impossibile non constatare la macroscopica ipocrisia di fondo: mentre al punto 2) ci si preoccupa di mantenere una imparzialità almeno formale, al punto immediatamente successivo (il n. 3) l’imparzialità di facciata si sgretola miseramente, lasciando emergere come in realtà le decisioni siano standardizzate, prese ancor prima di istruire il procedimento.   

Al punto 2) infatti sono previsti degli spazi vuoti in corrispondenza della voce “affidamento della casa coniugale” ed in corrispondenza dell’altro coniuge che se ne deve allontanare. In realtà il termine corretto per l’immobile sarebbe “assegnazione”, ma dai nostri Tribunali non stiamo a pretendere troppa precisione, suvvia!

Quando il giudice assegna la casa alla moglie sarà il marito a prelevare gli effetti personali, e viceversa. Nessuna decisione preconfezionata, almeno apparentemente i concetti di “giustizia”e “pari opportunità” non vengono distrutti. 

A punto 3) c’è un bivio: inizialmente si continua a fingere imparzialità, seppure con un piccolo lapsus.
Persiste infatti lo spazio vuoto, lasciando credere che il giudice possa riempirlo come la circostanza richiederà; in realtà la preposizione articolata “della” lascia aperte solo opzioni al femminile, vale a dire che il giudice potrà scrivere “madre”, “nonna” o “zia”, non certo della padre, speriamo concorderete.  
Si tratta di un mero errore di battitura, magari ciclostilato migliaia di volte e mai riscontrato da nessun giudice, nemmeno compilando separazioni per anni ? 

No di sicuro, infatti lo stesso punto 3) prosegue dipanando la matassa, senza più lasciare spazio al dubbio. Infatti dopo l’ingannevole spazio vuoto per lasciar credere che decida il giudice, caso per caso, a chi vada affidata la prole, emerge prepotente la chiusura definitiva: è il padre che ha un diritto di visita regolamentato.
 
Non c’è alcuno spazio da riempire, per il modulo del Tribunale di Civitavecchia è sempre e solo il padre a dover vedere i propri figli con il timer. Ergo, non è previsto che sia il genitore affidatario, o "collocatario" in regime di (falso) affido condiviso. 

Il preconcetto discriminatorio, in un crescendo armonico perfezionato da una cesura perfetta, viene ulteriormente rafforzato al punto 4), ove risulta evidente che non esistono spazi da riempire al momento di stabilire le misure economiche.
 
Lui versa e lei riscuote, punto. Non è prevista una casistica differenziata, non è previsto che la moglie possa avere un reddito triplo rispetto al marito, non è previsto che lui possa essere un dipendente del suocero, possa aver perso il lavoro, essere in cassa integrazione, iscritto alle liste di collocamento o altro. 

Casi estremamente concreti, in Tribunale possono ignorarli ? 

La normativa prevede che l’assegno perequativo venga erogato “ove necessario”, per il modulo utilizzato a Civitavecchia “ove necessario” si è trasformato in “sempre”. Ovvio, visto che l’intero modulo è palesemente inquinato da una discriminazione di fondo. 

Ripetiamo, si tratta solo di un esempio. In archivio abbiamo altre aperte violazioni della norma vigente, dal genitore “collocatario”  al “mantenimento del tenore di vita”, e presto saranno oggetto di denunce adeguate.
In conclusione è lecito chiedersi come, visti i presupposti macroscopicamente vessatori, un genitore possa avvicinarsi al Tribunale sperando di trovarvi imparzialità, giustizia e pari opportunità. 

Carissimi Mara ed Angelino, non potete tollerare simili violazioni dei più elementari principi ai quali si conformano i vostri stessi mandati istituzionali. 

Sicuramente vi siete distratti, giusto un attimo.....
 

Fonte: adiantum.it - F. Nestola

´Nel nome dei figli´ di Vezzetti. Un successo di critica anche all´estero

Vittorio Vezzetti, autore del libro "Nel nome dei figli", è stato invitato a presentare il suo romanzo a Scopje, alla Fiera internazionale del libro che si svolgerà lì dal 12 al 17 aprile, alla presenza di oltre sessanta paesi. Continuano pertanto i riconoscimenti internazionali per lo scrittore varesino.

Dopo l'intervista radiofonica rilasciata a Radio Irib e l'interessamento di una nota casa editrice iraniana per la traduzione del libro in lingua Farsi, dall'altra parte dell'emisfero la giornalista brasiliana Lucia Helena Issa, esperta di comunicazione sociale e studi comparati, ha dedicato al romanzo di Vezzetti ed ad ADIANTUM un importante articolo sul Folha de São Paulo, uno dei piu' importanti quotidiani nazionali brasiliani.

E' di due giorni fa, la notizia che l'Istituto Italiano di Cultura di LISBONA, ha preso contatto con l'autore, per formalizzare un invito per la presentazione del romanzo. Sono stati avviati contatti anche con Istituti Italiani di Cultura in Svezia e Svizzera. E' ormai certa, infine, la partecipazione di Vezzetti, alla Fiera Internazionale del libro di Skopje che si terra' dal 12 al 17 aprile 2001
 
http://www.ice.gov.it/paesi/europa/macedonia/fiere.htm     
 
http://www.eragrupa.mk/mk/SkopjeFair/

Fonte: adiantum.it

Un giostraio riapre il giallo delle piccole Alessia e Livia

Ancora qui. In questa vita. Ancora a fianco del padre Matthias Schepp. L’uomo lo ripete con convinzione. Si fa registrare e fotografare. Scrive il suo nome su un pezzetto di carta a quadretti. Si chiama Michel Giambron, di mestiere giostraio. E la sua giostra antica in place du Général de Gaulle, con i cavalli e le carrozze dipinte d’oro, di sicuro non poteva lasciare indifferenti due bambine di sei anni. «Erano qui la mattina di martedì 1 febbraio», dice puntando una biro su un piccolo calendario plastificato.

Senza tentennamenti: «Erano qui fra le dieci e le dieci e mezzo. Il padre ha pagato dieci giri e si è seduto a guardare. Sembravano felici». Se la testimonianza del signor Giambron venisse riscontrata, sarebbe l’ultimo avvistamento della gemelline svizzere scomparse da Saint-Sulpice il 29 gennaio. L’ultimo giro di giostra prima del buio.

Ma molte cose non tornano nel passaggio a Marsiglia del signor Schepp. Nessuno ha la prova che Alessia e Livia fossero davvero con lui. La polizia non è ancora andata a parlare con il giostraio Giambron, nonostante si trovi proprio di fronte all’agenzia di viaggi che invece è lo snodo cruciale della storia.

Da qui si parte. Ancora da place de Gaulle. Al civico 3, sulle vetrina, c’è una piccola insegna: «IdSud». Maurielle Pioli è la segretaria generale: «Il signor Schepp è entrato la mattina di lunedì 31 gennaio. Erano circa le dieci. Non abbiamo notato alcunché di strano.

Era solo, ma ha prenotato un viaggio in Corsica per tre persone con l’auto al seguito. Partenza quel giorno stesso alle 18, sul traghetto Scandola della Compagnia Meridionale di Navigazione. Destinazione Propriano». Non serve la carta d’identità per la prenotazione. Nel conto c’è anche una cabina con bagno interno. Pagamento in contanti. Nel biglietto di sola andata i tre passeggeri compaiono così: Schepp Mattias (30/07/1967), Schepp Alecia (7/01/2004), Shepp Livia (7/01/2004).

Dunque il signor Schepp è sicuramente a Marsiglia il giorno 31 alle 10 di mattina. Ma il giostraio è convinto di averlo visto alla stessa ora del giorno successivo. Forse si confonde. Sbaglia data. O forse su quel traghetto, alla fine, non è salito. Anche su questo punto mancano certezze assolute.

Al sesto piano del palazzo della Compagnia Meridionale di Navigazione, affacciato sulle navi in partenza per Algeri, Barcellona e Bastia, c’è l’ufficio del dirigente Philippe François. Alle undici di mattina spiega con pazienza tutto quello che sa: «La polizia ha interrogato i marinai in servizio sullo Scandola il 31 dicembre. Nessuno ricorda di aver visto il signor Schepp a bordo. Sola un’impiegata di terra, addetta al controllo dei biglietti, ritiene di ricordarsi di lui con la carta d’identità in mano. Ma nessuno ha visto le bambine. E nessuno può affermare con sicurezza che sia effettivamente salito sul traghetto».

Le telecamere disseminate ovunque, a bordo e sulla banchina, anche questa volta non sono d’aiuto. «Le immagini devono rimanere registrate per 48 ore - spiega il signor François - quando la polizia ce le ha chieste, purtroppo erano già state cancellate». Scomparire a Marsiglia. Fra il Vieux Port pieno di gente e l’imbarco per il resto del mondo. Dopo aver ritirato 5 mila euro da diversi bancomat del centro storico.

Dopo aver presumibilmente lasciato l’Audi A6 in un parcheggio sotterraneo videosorvegliato, perché posteggiare in strada è quasi impossibile. E poi c’è quella cartolina tragica spedita all’ex moglie, ancora dalla zona di place de Gaulle, a pochi passi dalla giostra: «Mi manchi, non ce la faccio più. Ora la faccio finita».

Ma se davvero Alessia e Livia erano qui con lui, è da qui in avanti che bisogna cercarle, lungo il percorso disperato del signor Schepp. Fino al suicidio sui binari di una campagna italiana, 1300 chilometri a Sud, il 3 febbraio a Cerignola. Uno spazio enorme e spaventoso. Con il mare in mezzo.

Il procuratore capo di Marsiglia si chiama Jacques Dellest, nelle sue parole c’è tutta l’incertezza di queste ore drammatiche: «Siamo ragionevolmente convinti che il signor Schepp sia salito sul traghetto Scandola - dice - ma non abbiamo prove della presenza a bordo delle bambine. Stiamo verificando una pista che porterebbe a pensare che Alessia e Livia possano essere attualmente in Francia, ma bisogna essere molto prudenti».

Così prudenti, che il procuratore aggiunge: «Il fatto che i soldi prelevati a Marsiglia siano stati spediti alla moglie non indica necessariamente che il signor Schepp abbia ucciso le bambine. Ma a questo punto, dopo dieci giorni, la possibilità va presa in considerazione. E’ l’ipotesi più verosimile». Quindi, dopo una pausa, conclude: «L’ipotesi più triste è che il padre abbia lanciato le gemelline in mare».

Alle sei di sera un’altra nave della Meridionale salpa per la Corsica. Sulla brochure promozionale c’è scritto: «Per i più piccoli, spazio ludico munito di un’area giochi e di un televisore sul ponte 4. E’ accanto al salone da cui i genitori li potranno sorvegliare nella massima serenità». Non può essere finita davvero così, fuori dal controllo e da ogni misericordia, al buio e al freddo, nel mare che fa paura a tutti i bambini.

Fonte: lastampa.it