lunedì 31 gennaio 2011

Il disastro dei tribunali minorili. le denunce contro i pubblici ufficiali non vengono considerate

Il malfunzionamento dei Tribunali dei Minori e dei Servizi di assistenza sociale sono all'origine di disastrose situazioni familiari. Da parte loro, molti genitori, nella maggior parte dei casi padri separati o in corso di separazione, prendono l'iniziativa e denunciano a loro volta le incompetenze e le errate interpretazioni che sono alla base di situazioni rovinose, fino a casi estremi che spingono addirittura al commettere reati in preda alla disperazione. 


E' dell'agosto 2010 la denuncia contro il giudice Maria Rita Verardo, del Tribunale dei Minori di Lecce da parte di Maria Cristina Conte, a causa di una sentenza del febbraio 2007 che stabiliva un decreto provvisorio (ex art.333, 336 e 38 disp.Att.Cod.Civ) che disponeva la misura secondo la quale il figlio, minorenne, Kristian Marena venisse affidato al Consultorio Familiare di Gallipoli e al Servizio Sociale del Comune di San Nicola, senza alcuna motivazione che giustificasse tale provvedimento. Inoltre, il giudice Conte proibiva qualsiasi tipo di frequentazione del bambino con la famiglia originaria.
Già, di fatto, tale decisione è in aperta violazione della legge 149/01 sul Diritto dei Minori, nonché della legge 175/01 (Convenzione dei Diritti del Bambino) e della legge 848/55 (Ratifica della Carta Fondamentale dei Diritti dell'Uomo).

Che cosa era successo, per arrivare a questo?

Sostanzialmente, nel maggio 2010 il giudice Verardo ha inspiegabilmente negato l'accesso agli atti alla madre del piccolo Kristian Marena, nonostante ufficiale richiesta in merito, ponendo in tal modo la madre nella assoluta impossibilità di difendersi dalle accuse mosse contro di lei e che hanno determinato l'allontanamento del minore per ben tre anni. E che sono ancora inspiegabilmente interrotti. Il provvedimento del giudice minorile Verardo è manifestamente contrario a quanto stabilito dalla Costituzione all'art.24 e 111, che per altro afferma come non esista nessuna legge che consenta ad un tribunale dei minori la decisione di secretare gli atti di un procedimento.

Forse che i magistrati non sono soggetti all'osservanza delle leggi italiane? Per niente. Lo sono come tutti i cittadini, e come afferma la stessa Costituzione all'art.101.I giudici, pur facendo parte di un fondamentale organo dello Stato, sono terze persone che devono giudicare in maniera neutrale ed imparziale nelle controversie fra due o più parti in causa e, quindi, non rappresentano gli interessi dello Stato, ma la corretta amministrazione della giustizia (come scritto nel Codice Deontologico del Magistrato e nell'art. 111 della Costituzione).

E’ impensabile, inoltre, considerare come “oro colato” soltanto l’operato di assistenti ed educatori sociali, poiché si attribuisce a tali persone, spesso giovani e quindi prive di esperienza e di adeguata professionalità, l’infallibilità. Da non sottovalutare, inoltre, l’opportunità che si concede ai suddetti operatori di abusare della propria mansione. Occorre anche precisare che i provvedimenti provvisori emessi dai Tribunali per i Minorenni limitano i diritti dei figli e dei genitori e la potestà dei genitori sui figli. Ammesso e concesso che il minore è, in questo caso, parte da tutelare, il genitore, in quanto considerato responsabile del disagio o del pregiudizio verso i figli, ha il sacrosanto diritto di difendersi. E’ proprio perché i provvedimenti emessi dal giudice, occorre ribadirlo, sono limitativi fin dalla loro fase iniziale (a tutti gli effetti sono delle pene inflitte senza processo e senza accurate indagini), che devono essere gestiti nel contraddittorio fra le parti.

Per tale comportamento, il giudice minorile mari Rita Verardo è stata denunciata per “abuso d'ufficio ai sensi dell'art.323 del Codice Penale e per “omissione di atti d'ufficio (Art.328).

Non è affatto raro che, le querele presentate dai cittadini, vengano abusivamente archiviate. Molto spesso, sebbene esplicitamente querelate con l'indicazione precisa dei dati personali, molte persone non vengono iscritte sul registro degli indagati oppure viene aperto un fascicolo “contro ignoti“: tutto ciò in maniera inspiegabile, quasi da favola. Reati oggetto di querela, non si inquadrano o si inquadrano in maniera sbagliata: anziché indicare il reato compiuto, si indica quello non compiuto (con lo scopo di procurare l'impunità al querelato) o addirittura la querela si trasforma in una “notizia non contenente reato“.

A volte pubblici ministeri, polizia giudiziaria e giudici per indagini preliminari omettono di indagare e non chiariscono la verità dei fatti, non agiscono in base delle richieste specifiche presentate dai cittadini (per esempio, richieste di acquisire tabulati telefonici o effettuare ispezioni negli atti). Molto spesso querele si mandano in archiviazione senza svolgere alcun tipo di attività investigativa o addirittura dopo acquisizione delle prove a carico degli querelati.

Fonte: genovaogginotizie.it

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