mercoledì 30 novembre 2011

SPOSA INCINTA, SPOSO CLANDESTINO: ANNULLATO IL MATRIMONIO

LUCCA - Lui si era recato al Comune di Seravazza (Lucca) per sposarsi con la sua compagna, ma è stato fermato dalla polizia, chiamata dall'ufficiale dell'anagrafe che, controllando l'identità dello sposo, un nordafricano, ha scoperto che è clandestino.

Lui è un senegalese di 32 anni, in Italia dal 2007; lei è una romena di 18. Avevano deciso di unirsi in matrimonio perchè stanno aspettando un figlio.

Dopo le nozze - che non sono state celebrate - i due avevano programmato di partire per la Romania.

Quando l'ufficiale dell'anagrafe ha chiesto i documenti al nordafricano, in Italia dal 2007, ha scoperto che era clandestino ed ha avvertito il commissariato di polizia di Forte dei Marmi.

Gli agenti hanno portato l'uomo negli uffici e, dopo ulteriori accertamenti, lo hanno accompagnato a Roma, avviando le procedure per il rimpatrio.


http://www.leggo.it/articolo.php?id=151181

lunedì 28 novembre 2011

DONNA DI 330 KG CADE DAL LETTO: SALVATA CON UNA GRU


AMBURGO - Una donna di 330 chili è stata soccorsa con una gru dai vigili del fuoco, dopo una caduta dal letto, ad Amburgo. 
La donna era rimasta ferita e aveva bisogno di essere portata in ospedale. 
Per sollevarla la squadra di emergenza ha dovuto far ricorso a una gru: attraverso il mezzo meccanico l'infortunata è stata fatta uscire da una finestra del primo piano del palazzo in cui abita. 

giovedì 24 novembre 2011

TORMENTA LA COLLEGA E LE 'RUBA' IL PROFILO SU FB


FIRENZE - Aver perseguitato una sua collega di lavoro per ben tre anni non gli bastava, così una donna di 32 anni, residente a Sesto Fiorentino (Firenze), ha aperto un falso profilo facebook e ha iniziato a inviare a nome della sua collega lettere di ingiurie agli amici della donna e al titolare della ditta dove erano impiegate.

La trentaduenne è stata identificata dalla polizia e denunciata per stalking e sostituzione di persona. Secondo quanto emerso, l'origine dell'odio verso la vittima sarebbe da ricondurre a motivi di gelosia.

La stalker riteneva, erroneamente, che avesse una storia con un altro impiegato di cui lei si era invaghita, e la incolpava dell'amore non corrisposto. Dal novembre del 2008 al gennaio del 2011 ha inviato più di 40 tra lettere e mail, indirizzate alla vittima, una trentaseienne residente nel pratese, ai suoi familiari e conoscenti e persino ai suoi superiori. Su facebook si fingeva lei e mandava messaggi osceni ai suoi amici.

Allo stesso tempo le inviava lettere e mail anonime di questo tenore: «Stai attenta, so con chi civetti». Era anche riuscita a entrare in possesso di un documento con la firma originale della vittima, che poi ha scannerizzato e usato per inviare lettere a suo nome, tra cui una al capo ufficio, in cui lo ingiuriava e lo accusava di non essere in grado di fare il suo lavoro.

In alcuni casi è passata ai fatti, pedinandola in autostrada e danneggiando ripetutamente la sua auto: la donna, stremata, ha cambiato casa e ha lasciato il lavoro per sfuggire alle persecuzioni. In tre anni ha presentato circa una decina di denunce contro ignoti, fino a che la polizia non ha identificato la sua stalker, grazie all'analisi delle lettere e dei passaggi ai caselli autostradali.

Durante la perquisizione domiciliare, gli agenti hanno trovato brutte copie delle lettere e una nota lavoro sottratta alla vittima per scannerizzare la sua firma.

 http://www.leggo.it/articolo.php?id=150266

mercoledì 23 novembre 2011

SI FINGE INCINTA E LAVORA 6 GIORNI IN 9 ANNI: ARRESTATA

BOLOGNA - Assenze per malattie e maternità che le hanno consentito di non lavorare praticamente per quasi un decennio: negli ultimi 9 anni si è recata a lavoro soltanto 6 volte. I carabinieri del Nas di Bologna hanno posto agli arresti domiciliari una dipendente dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Orsola Malpighi di Bologna, indagata per truffa aggravata ai danni di enti pubblici e falso ideologico in documentazione pubblica.

La misura, emessa dal gip di Bologna, Alberto Gamberini, su richiesta del pm Claudio Santangelo, deriva dalle indagini del Nas di Bologna a carico di un'operatrice tecnica (con funzione di supporto assistenziale dell'ospedale) che negli ultimi 9 anni aveva prestato servizio solamente per 6 giorni con lunghi periodi di malattie e assenze per maternità.

L'operatrice sanitaria, infatti, oltre ad essere risultata assente per continuati e prolungati periodi di malattia, sui quali sono in corso ulteriori indagini al fine di accertarne la veridicità delle condizioni, si era assentata per due presunte gravidanze, dapprima per complicanze della gestazione e poi per maternità obbligatoria, di fatto non vere o comunque non portate a termine.

Infatti, la signora, con artifizi e raggiri, riusciva dapprima ad ottenere da medici del consultorio familiare e dell'Ospedale Maggiore di Bologna i certificati di maternità a rischio, omettendo poi di sottoporsi a specifici esami diagnostici per l'accertamento dell'effettivo stato di gravidanza.

Successivamente induceva in errore anche la Direzione del Policlinico Ospedaliero e la Direzione Provinciale del Lavoro usufruendo indebitamente dei periodi di assenza.

Inoltre, producendo false certificazioni comprovanti la nascita dei due figli a febbraio 2004 e nell'ottobre 2009, usufruiva indebitamente dei benefici di detrazione d'imposta per figli a carico.

Il danno erariale, al momento, è stato quantificato in circa 33.117 euro.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=150017

giovedì 17 novembre 2011

Un orgasmo prolungato uccide ragazza di 21 anni. Maschio alla sbarra?

E' un fenomeno che può accadere molto raramente ma una ragazza di 21 anni, Bianca Borges Bezerra, è morta dopo 12 minuti di orgasmo, dopo essere entrata in una sorta di trance.

Come riportato dal sito express-news.it, la ragazza era in compagnia di un amico del college e stava facendo sesso, dalle prime indiscrezioni sembra che lui le praticasse un “rapporto orale”. L’ospedale ha poi confermato che un orgasmo così prolungato, 12 minuti, è stato certamente la causa della morte.

“Improvvisamente Bianca si è irrigidita, ha aperto la bocca a forma di “O”, e le pupille degli occhi giravano in tondo”, ha raccontato l’amico che era presente durante la tragedia. L’amico ha poi aggiunto che, si è insospettito quando, dopo 10 minuti, Bianca era ferma nella stessa posizione, ruotando gli occhi, con la bocca aperta e urlando a gran voce. “Allo scoccare dei dodici minuti credetti opportuno chiamare l’ambulanza”, ha detto l’amico.

Su richiesta della famiglia, la polizia indagherà ulteriormente.

Un funzionario, facendo un resoconto ad un inviato della testata G17, ha affermato che l’amico della vittima pur non avendo avuto intenzione di uccidere, è stato in qualche misura responsabile della morte di Bianca, occorrerà pertanto attendere il giudizio del tribunale.

http://www.g17.com.br/noticia.php?id=519

martedì 15 novembre 2011

CINA, RAGAZZE VENDONO OVULI SUL WEB: È BOOM DI RICHIESTE

Scoperto a Pechino un traffico illegale di ovuli femminili.

Secondo quanto riferisce lo Shanghai Daily, sarebbero soprattutto le studentesse a vendere i loro ovuli a coppie sterili. Normalmente un ovulo è venduto per 5.000 yuan (poco più di 500 euro) ma il prezzo può arrivare anche fino a 30.000 yuan se le donatrici provengono dalle migliori università del paese, come ad esempio dalla Tsinghua University di Pechino. In base alla legge cinese, la vendita di ovuli è vietata come pure la loro donazione. L'unica eccezione riguarda le donne che si sono sottoposte all'inseminazione in vitro qualora abbiano, a seguito di stimolazione, prodotto ovuli in eccedenza.

In questo caso possono donarli ad altre donne. Una ipotesi che tuttavia si verifica solo in casi molto rari, come ha specificato Xue Qing, medico del reparto maternità e infanzia dell'ospedale universitario di Pechino.

Nonostante i divieti, tuttavia, il commercio al nero di ovuli, si è diffuso sempre di più e sono moltissime le coppie con difficoltà di concepimento disposte a spendere somme anche molto ingenti (talvolta anche fino a 100.000 yuan, oltre 10.000 euro) per acquistare ovuli di ragazze giovani e sane.

Il mercato è gestito da agenzie specializzate che si occupano di mettere in contatto le ragazze con le coppie e di organizzare il tutto con l'appoggio anche di medici compiacenti e strutture (private) conniventi. (ANSA).

«Non mi pento di quello che ho fatto - ha raccontato alla stampa cinese Li Qing, una ventenne che si è sottoposta ad una donazione di ovuli l'anno scorso - ma non voglio che la mia famiglia o i miei amici lo vengano a sapere».

Dopo essere stata sottoposta ad una serie di esami medici, a Li vennero somministrate delle sostanze per accelerare la formazione di ovuli. In seguito venne sottoposta ad un intervento per l'estrazione e il successivo congelamento dell'ovulo che venne poi acquistato da una coppia sterile e utilizzato da questa per l'effettuazione di una procedura di fertilizzazione e concepimento in vitro.

Secondo Xue Qing, al di là di valutazioni di ordine etico, la iperstimolazione ovarica cui vengono sottoposte le giovani donatrici a lungo andare può provocare danni quali embolie polmonari, sanguinamenti e in alcuni casi risultare persino letale.

Fonte leggo.it

giovedì 10 novembre 2011

"Verginità vendesi 15.000 $". Agenzia Escort Choc

La verginità di un'adolescene 19enne venduta al miglio offerente, partendo da una base di 15mila dollari. È l'asta choc di una agenzia di escort di Sidney, Australia. 

MyOutCall, così si chiama l'agenzia, è adesso al centro si una bufera mediatica e non solo. 

Sono state infatti migliaia le voci di cittadini indignati che si sono levate contro la controversa asta. 

Oggetto della compravendita online, appunto, la verginità di una ragazzina cinese di 19 anni, studentessa  dell’Università di Sydney, "affittata" come fosse una'automobile per quattro giorni al prezzo base di 15mila dollari.

A scoprire l'asta in Rete un’inchiesta condotta dalla società di consulenza dell’industria del sesso Brothel Busters, che ha scoperto, inoltre, che l’agenzia vorrebbe un deposito di 2000 dollari con il saldo da pagare al ricevimento dei servizi dalla ragazza. Intervistato dal Daily Telegraph, un manager di MyOutCall che si fa chiamare Duncan ha confermato tutto. 


“E’ abbastanza comune a Sidney” ha detto, aggiungendo che aveva già ricevuto le proposte di “due clienti molto interessati”. 

"Come tornare alla schiavitù", denuncia il portavoce dell Australian Family Association, Tim Cannon che accusa: "Il danno che arreca alla società e ai sacrifici fatti per ottenere il rispetto della dignità umana non può essere sottovalutato”. ”C’è un tema tristemente ricorrente tra le giovani ragazze asiatiche che vengono in Australia per studiare e lavorare, e indebitarsi. E’ chiaro che chi fa questo ha bisogno dei soldi con urgenza” è, invece il commento del capo della Brothel Busters, Chris Seage.



http://www.leggo.it/articolo.php?id=147700

lunedì 7 novembre 2011

L'attacco di panico

L'attacco di panico è un momento di ansia acuta, un periodo circoscritto, dall'insorgenza improvvisa, di intensa paura e terrore, spesso associato ad un senso di catastrofe imminente e pericolo mortale.


L'ansia panica è una esperienza di dolore, è un terrore senza nome descritto come irragionevole e immotivato che si focalizza sul corpo e lascia spaesati, disorientati, senza la possibilità di comprendere di cosa si ha paura e da dove proviene quella sensazione di forte sgomento. Improvvisamente tutto ciò che prima era vissuto come familiare diviene alterato, estraneo, è possibile perdere la sensibilità di alcune parti del corpo, avvertire stanchezza e pesantezza. Ci si sente diversi, si è convinti di stare per morire, le "strane" sensazioni vengono interpretate come segnali di follia. La funzione cognitiva può essere momentaneamente compromessa. Nell'attacco di panico, l'angoscia non può legarsi ad un oggetto, il pericolo non proviene dall'esterno ma dall'interno quindi intensa diviene la sensazione di non governabilità delle proprie emozioni.

Il soggetto vive la sensazione di non riuscire a controllarsi ma, nello stesso tempo, tenta disperatamente di riuscirci, è una lotta estenuante tra una parte di sé che dovrebbe essere "tanto forte da" e l'altra che si arrende a tanto sconvolgimento. Nell' attacco di panico è tutto finto, è come un film dell'orrore; sappiamo di guardare dei filmati, delle immagini, ma abbiamo paura ugualmente, La paura di impazzire, la paura di perdere il controllo, restano tali: nessuno è mai impazzito, nessuno ha mai perso il controllo ma rimane la paura di aver paura. Infatti di panico non si muore ma ci si sente morire, non si diventa pazzi, ma, ricercando la sicurezza, si assumono comportamenti che possono apparire folli. Le emozioni sono temute, si ha la necessità di soffocarle, negarle e di distanziare i desideri, i conflitti. Per alcuni vivere l'aggressività sembra impossibile. Le persone con attacchi di panico hanno la predisposizione a vivere all'interno di un conformismo sociale, assai difficoltosa è la ricerca e lo sviluppo della propria creatività. Frequente è la preoccupazione per la disapprovazione degli altri. Coloro che soffrono di panico possono presentare tratti di controllo ossessivo ed evitamento fobico. Queste persone mostrano una "precaria fiducia di base".

Forse il modo di essere di queste persone pone le fondamenta su un falso sé, si erige su una identità illusoria. Un legame tra angosce di separazione e attacco di panico sembra inevitabile. Coloro che soffrono di crisi di panico, hanno sentimenti aggressivi di cui generalmente non sono consapevoli. Sentimenti di forte rabbia soffocati, fantasie inconsce possono introdurre gli attacchi di panico. Si individua un"compromesso" tra i sentimenti di rabbia e la fantasia di abbandono. Il disagio più grande nasce proprio quando il conflitto tra il bisogno di protezione e il naturale desiderio di conoscenze ed autonomia diviene insostenibile.

L'attacco di panico interrompe questa caotica battaglia interiore. L'età adolescenziale, periodo di transizione tra infanzia ed età e adulta, caratterizzata proprio dall'ambivalenza tra bisogno di appartenenza e spinta verso se stessi, può essere terreno fertile per gli attacchi di panico. Quando il primo attacco di panico si manifesta nell'ambito scolastico, rischia di compromettere seriamente il rendimento negli studi e l'autostima dell'adolescente e allora diviene importante impedire la cronicizzazione del disturbo per favorire lo sviluppo di un sano processo di crescita.

L'ansia esplosiva spesso è in concomitanza con un periodo della vita della persona in cui è in atto un "cambiamento" sia come evento esterno che come vissuto interno. Una esperienza di frustrazione, di cambiamento, può mettere in discussione l'immagine idealizzata di sé, improvvisamente la persona non riesce a separarsi da ciò che è noto e certo. L'Io scorge aspetti di sé fino a quel momento sconosciuti e un senso di precarietà travolge prepotentemente sia il corpo che la mente. Il soggetto vive una realtà catastrofica dove le emozioni, che fino a quel momento non hanno raggiunto la pensabilità sufficiente, non vengono sopportate. La somatizzazione diviene allora indispensabile in quanto contenimento mentale che permette al soggetto di prendere le distanze dalle emozioni. In questo modo l'identità riconquista il controllo. L' aiuto viene ricercato immediatamente, si sente il bisogno di essere rassicurati, di sapere che tutto è a posto, si inseguono tutti i modi possibili per negare il disagio ed eliminare rapidamente il sintomo. L'ansia forte è considerata estranea ai vissuti interiori, non sembra avere alcun senso parlare delle proprie emozioni. L'ansia panica esprime una "fragilità dell'identità", si trova difficoltà a conservare una autenticità del proprio Sé. Nel momento in cui colui che soffre di ansia panica comprenderà che, dietro i suoi sintomi vi è un significato psicologico, si renderà conto che l'attacco di panico non è una forza avulsa che irrompe all'improvviso dall'esterno e più facilmente si avvicinerà alle sue emozioni.

Come curare gli attacchi di panico?
La combinazione tra psicoterapia e farmacoterapia, a volte può essere di grande aiuto per il disturbo da attacchi di panico. La gravità dei sintomi può pregiudicare l'efficacia della psicoterapia qualora il sintomo comprometta significativamente la qualità della vita delle persone. I farmaci hanno maggiore efficacia sul controllo dei sintomi mentre la psicoterapia, decodificando il sintomo, agevola le relazioni interpersonali.
Uno strumento di grande efficacia per combattere gli attacchi di panico è rappresentato anche dai gruppi di auto-mutuo-aiuto. Si tratta di gruppi formati da persone che hanno in comune lo stesso problema e che, nel confronto orizzontale con gli altri, sperimentano momenti di condivisione, di solidarietà e di crescita.
L'obiettivo principale è acquisire una consapevolezza maggiore e meno rigida di sé e dell'altro, tendere al benessere e alla risoluzione dei propri problemi. E' importante chiedere aiuto e saperlo fare ed il suo presupposto è la fiducia che il gruppo alimenta.

Chi conduce i gruppi?
I gruppi sono condotti da un "facilitatore" . Si tratta di un partecipante che, agevolando i rapporti tra le persone, aiuta il gruppo a raggiungere con efficacia i propri obbiettivi. Ritengo sia preferibile che, a ricoprire il ruolo di facilitatore di un gruppo di auto-mutuo-aiuto, sia chiamato uno psicoterapeuta. Il facilitatore della comunicazione ha il peculiare compito di riuscire a cogliere e riportare al gruppo, in termini espliciti e comprensibili, quei contenuti emotivi che non vengono comunicati esplicitamente nella discussione , ma che invece contraddistinguono profondamente gli scambi relazionali all'interno della dimensione gruppale. Tutto questo al fine di dare il maggiore senso di completezza agli incontri, perché nulla di ciò che viene vissuto all'interno del gruppo vada perso o non utilizzato al meglio.



Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it


venerdì 4 novembre 2011

L'AMICA LA CANCELLA DA FB E LEI LE BRUCIA CASA



Deliri ai tempi dei social network: una donna dello Iowa (Usa) ha bruciato la casa della migliore amica che l'aveva cancellata da Facebook. La "social piromane" si chiama Jennifer Christine Harris, ha 30 anni e vie a Des Moines, capitale dello Iowa, piccolo stato in Usa. La signora non ha di certo gradito la rimozione dalla lista degli amici di Facebook che una sua amica di vecchia data aveva fatto. Così ha deciso di dare alle fiamme l'abitazione della casa della di Nikki Rasmussen, "colpevole" della rimozione.Christine, che lavora come insegnante in una scuola materna, è ora in prigione.

La vittima si trovava in casa insieme al marito Jim quando sono arrivate le fiamme. L’incendio è scoppiato in un garage distaccato dalla casa verso l’una di notte. Il rapporto degli agenti dice che le fiamme hanno causato uno scoppio molto rumoroso. La coppia si è subito svegliata ed è riuscita a mettersi in salvo prima che il fuoco sopraggiungesse in camera. Il tetto del garage colpito dalle fiamme è crollato sulle auto parcheggiate all’interno. Il box è stato completamente distrutto. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito.

Il signor Rasmussen ha spiegato che le due donne non erano più amiche su Facebook a causa di un dissidio avvenuto in chat sul social network. “Secondo Nikki, Jennifer è arrabbiata con lei perché è finita la loro amicizia su Facebook”, ha detto l'uomo. Al centro del litigio un evento di Facebook creato da Nikki: un party i cui inviti erano stati mandati attraverso la piattaforma. “Con l’avvicinarsi della data aumentava l’astio tra le due”, ha raccontato il marito.

http://www.leggo.it

mercoledì 2 novembre 2011

SONDAGGIO: chi ritieni abbia maggior competenza per occuparsi dei problemi delle famiglie che si separano?

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Stante che le separazioni coniugali per la maggior parte delle persone coinvolte rappresentano un trauma esistenziale, chi ritieni abbia maggior competenza ad occuparsi dei problemi delle famiglie che si separano? 

 

 



martedì 25 ottobre 2011

"MIA FIGLIA 13ENNE VERGINE PER 10MILA $". ARRESTATA

"La verginità di mia figlia per 10 mila dollari", L'offerta choc proviene da una donna dello  Utah. La scriteriata madre, 33 anni, rischia ora fino a 30 anni di carcere. E' stata la donna, di Salt Lake City (Utah, Stati Uniti) a confessare di aver provato a vendere la verginità di sua figlia 13enne. Sfruttamento sessuale di un minore è il capo d’imputazione che ora grava sulla donna. 30 anni di carcere, invece, è la pena alla quale potrebbe essere condannata a fine processo.

La donna aveva cercato di guadagnare 10mila dollari dagli abusi che avrebbe subito la sua ragazza, ed aveva provveduto a cercare in giro potenziali clienti. Ad incastrare la madre irresponsabile sono state le foto inviate ad alcuni uomini interessati alla sua offerta, ma soprattutto la denuncia del fidanzato che nel maggio scorso ha consegnato alla polizia le conversazioni salvate sul suo telefonino in cui la donna gli parlava della indecente proposta.

Subito dopo la denuncia, sono scattate le manette ai polsi. La sentenza definitiva arriverà il 5 dicembre. La donna in un primo momento era stata accusata anche di abuso sessuale aggravato. Un’accusa che poteva valergli il carcere a vita, ma che è cessata in seguito alla sua confessione.

lunedì 24 ottobre 2011

Futura mamma al concerto con 21 canne

PADOVA - I Finanzieri che l'hanno sorpresa con 21 spinelli sono rimasti sorpresi che a spacciare fosse una donna incinta. È accaduto alla vigilia del concerto di J-Ax, al gran teatro Geox di corso Australia.

La Guardia di Finanza, durante alcuni controlli di routine, hanno effettuato una perquisizione nell'auto di una donna 24enne al quarto mese di gravidanza, arrivata al concerto, insieme al fidanzato.

I finanzieri in borghese si sono avvicinati alla coppia che ha manifestato immediatamente segni di nervosismo, negando qualsiasi responsabilità.

Tuttavia, la scoperta inequivocabile dei 21 spinelli ha costretto i due a confessare che il quantitativo di canne era finalizzato allo spaccio

Immediata è scattata la denuncia a piede libero. Nell'auto infatti non è stato trovato alcun bilancino di precisione ed è mancata la flagranza.

La serata, comunque, ha registrato un bilancio preoccupante: 32 giovani tra i 17 e i 21 anni sono stati segnalati alla Prefettura in qualità di assuntori di droga, con un'alta percentuale di ragazze: rinvenuti spinelli, barrette di hashish e anche qualche pastiglia di ecstasy.

mercoledì 12 ottobre 2011

ROMA, INDIGNATI PORTATI VIA: "PROTESTA NON VIOLENTA". ATTESA PER IL 15

ROMA - Le forze dell'ordine hanno portato via, uno per uno, i giovani 'indignati' che questa sera erano rimasti ad occupare via Nazionale, vicino la sede della Banca d'Italia a Roma. Alcune decine di manifestanti si sono seduti a terra e senza opporre resistenza si sono fatti prendere dagli agenti che li hanno portati sui marciapiedi dove c'è un altro gruppo di giovani, circa un centinaio asserragliati sulle scale del Palazzo delle Esposizioni. 
Via Nazionale era presidiata da diversi blindati e contingenti delle forze dell'ordine. Il questore ha disposto l'intervento dopo aver tentato una mediazione con i manifestanti per garantire la viabilità. Mentre i gruppo del sit-in venivano allontanati, si sono verificati momenti di tensione e spintoni tra le forze dell'ordine e i manifestanti.

"PROTESTA NON VIOLENTA" «La nostra è stata una protesta non violenta, così come è successo alcuni giorni fa a Brooklyn. Quando sono arrivate le forze dell'ordine ci siamo sdraiati a terra e non abbiamo opposto resistenza facendoci prendere in braccio uno ad uno». Lo hanno urlato gli studenti e i manifestanti che per diverse ore fino a questa notte hanno protestato occupando la strada, in Via Nazionale, vicino alla sede della Banca d'Italia a Roma. «Rimarremo sulle scale del Palazzo delle Esposizioni continuando a protestare tutta la notte a oltranza», hanno proseguito gli studenti. I manifestanti sono qualche centinaio e sono asserragliati sul marciapiede e sulle scale del Palazzo delle Esposizioni a pochi metri dalla strada appena sgomberata dalle forze dell'ordine.

"RESTIAMO QUI A OLTRANZA" Prove di 15 ottobre, l'I-Day sempre più atteso e temuto, il giorno degli Indignati. A Roma oggi prove di protesta a bassa intensità , con i manifestanti e le forze dell'ordine a fronteggiarsi quasi per misurare le rispettive capacità. Ma sabato si annuncia diverso, con migliaia di giovani portati nella capitale dal movimento da tutta Italia e dall'estero. E alcune decine si sono già accampati non lontano da Bankitalia con l'intenzione di restarci tre giorni. A Bologna invece una ragazza è stata ferita alla bocca durante tafferugli con la polizia davanti alla sede locale della Banca d'Italia. E sempre a Bologna c'è stata un'irruzione negli uffici della Corte d'Appello. 'Okkupiamo Bankitalià era lo slogan della giornata, di scena anche in altre città, tra cui Firenze, Palermo e Ancona. Contro i tagli contenuti nella manovra del governo, la crisi economica e il ruolo pernicioso della finanza, secondo chi è sceso in piazza, quasi tutti ragazzi. A Roma con slogan caustici in particolare per il governatore Mario Draghi, prossima guida della Banca centrale europea. Intorno alla sede dell'istituto in via Nazionale, dove si svolgeva un convegno con Draghi e il presidente Giorgio Napolitano, uno schieramento impressionante di polizia e carabinieri. Una delle più grandi arterie della capitale chiusa al traffico e presidiata. E così gli 'Indignados' romani hanno dovuto accontentarsi di accamparsi a poche centinaia di metri da Palazzo Koch, davanti al Palazzo delle Esposizioni, di fronte ai mezzi delle forze dell'ordine che sbarravano il passo. Su cui hanno attaccato manifesti e disegni, maschere e ritratti con la faccia di Draghi, i 'Draghi ribellì. E slogan come 'La vostra rendita la nostra precarieta« e 'Dividiamo la grana - Noi siamo il 99%', la seconda frase in inglese come a Wall Street. Alcune centinaia i manifestanti, in gran parte studenti. Con l'intenzione di restare lì fino a sabato, modello Madrid. Nel frattempo avrebbero voluto consegnare a Napolitano una lettera con le loro richieste. Il pomeriggio era iniziato con un sit-in di una cinquantina di 'Indignati tricolorì davanti a Montecitorio. 'Solo bandiere italiane e costituzionè, avevano chiesto i promotori via internet. Dalla Camera la piccola protesta si è spostata in via del Corso, dove ha bloccato il traffico per alcuni minuti. Quindi in piazza Santi Apostoli, a due passi da Piazza Venezia, dove c'è scappato qualche spintone con i funzionari di polizia schierati. Un uomo che da giugno fa lo sciopero della fame »contro i privilegi della casta«, Gaetano Ferrieri, ha avuto un malore. La suspance si è poi spostata tutta davanti al quartier generale della Banca d'Italia. Decine di giornalisti, cameraman e fotografi si sono radunati in attesa degli Indignati, ma tutte le strade erano sbarrate da polizia e carabinieri. Solo qualche turista, gli spettatori del teatro Eliseo con il biglietto in mano e i commessi dei negozi di via Nazionale sono riusciti a passare. Gli elicotteri controllavano dall'alto. Lontano, oltre i blindati, rullavano i tamburi della protesta. Che sabato si annuncia ben più massiccia. »Giorno della rabbia? Per noi sarà il giorno dell'impegno per garantire i diritti e la sicurezza di tutti«, ha detto il questore di Roma Francesco Tagliente. »Non vogliamo che la situazione degeneri in violenza o in scontri di piazza«, ha affermato il sindaco Gianni Alemanno, chiedendo »massima attenzione per superare questi giorni senza problemi«. Meno tre all'I-Day, è sera e gli elicotteri volano ancora.

MOVIMENTO DILAGA IN ITALIA Il principio è in un libro, come sempre. Un piccolo pamphlet che il partigiano francese Stephane Hessel mandò in libreria ad ottobre 2010. «Indignez-Vous», Indignatevi!: ad ispirare gli indignados di Madrid e quelli che nei giorni scorsi hanno occupato Wall Street, fino ad arrivare ai nostri 'Draghi ribellì che in queste ore assediano Bankitalia, c'è un vecchio di 94 anni. Per qualcuno sarà pure un cattivo maestro, ma per i giovani che in tutto il mondo stanno dando vita ad un movimento che cresce ogni giorno e che nessuno, oggi, sa dove arriverà, le sue parole sono chiarissime: «a noi compete di vegliare, tutti insieme affinchè la nostra societ… resti una societ… di cui possiamo essere fieri: non questa societ… di 'sans-papiers', di espulsioni, di sospetti verso gli immigrati, non questa societ… dove si rimettono in causa le pensioni, i diritti acquisiti...non questa società dove i media sono nelle mani dei ricchi», dove «lo scarto tra i più ricchi e i più poveri non è mai stato così importante e la corsa al denaro, la competizione, mai così incoraggiata». Non questa società dove «le banche, ormai privatizzate, si mostrano preoccupate pi— dei loro dividendi e degli altissimi emolumenti dei propri dirigenti che dell'interesse generale». Diritti, uguaglianza, ricchezza condivisa e, soprattutto, partecipazione. Ridurre il potere delle banche e delle multinazionali. Fermare gli speculatori. Questo chiedono gli indignati, ad ogni latitudine. «Toma la calle», prenditi la strada era lo slogan dei primi, i madrileni che il 15 maggio scorso si sono presi la Puerta del Sol, centro nevralgico di Madrid. Dove la calle sta per la piazza, l'agorà greca dove tornare a parlare, a confrontarsi e a decidere il proprio futuro. A riprendersi la «democrazia reale». «Facciamo piazza Pulita» è stato lo slogan utilizzato dagli indignati italiani nella manifestazione del 10 settembre scorso, quattro mesi dopo la prima apparizione ufficiale accanto agli indignados spagnoli a piazza di Spagna e tre mesi dopo il presidio 'anti Brunettà a Milano. Sono studenti, precari, disoccupati, pensionati, attivisti, professionisti, lavoratori arrabbiati, cittadini di destra e di sinistra delusi dalla politica ma affamati di politica. A cui non basta, o non serve, Beppe Grillo. Senza capi, il tricolore come arma e uniti dalla voglia di cambiare il paese. «We are 99%», siamo il 99 per cento è lo slogan risuonato in questo giorni a Wall Street. In Italia sono ancora pochi, ma aumenteranno. E il 15 ottobre, 15.0 su siti, social network e blog di riferimento, è il loro banco di prova. «Col nostro futuro non mangia più nessuno». «C'è una generazione esclusa dai diritti e dal benessere - hanno scritto i Draghi ribelli al presidente Napolitano - che oggi campa grazie al welfare familiare, e sulla quale si sta scaricando tutto il peso della crisi. La questione non si risolve togliendo i diritti a chi li aveva conquistati, i genitori, ma riconoscendo diritti a chi non li ha, i figli». Loro, con tanto di maschera dai richiami orientali, si definiscono un nome collettivo, «non un'entità virtuale ma tante persone in carne ed ossa» che si contrappongono ai «feroci draghi occidentali». Per organizzare, lanciare iniziative, discutere, parlano con il linguaggio del XXI secolo, Facebook, Twitter, blog. Su Italian Revoulution, il profilo Facebook capostipite dei siti che si rifanno al movimento nato a Madrid, in 30.500 discutono della necessità di stare «uniti per il cambiamento globale». E se bacheche virtuali e social forum hanno sostituito in parte le assemblee sessantottine, le decisioni che contano si prendono in piazza, tutti assieme. Con delle regole precise, però: nessuno comanda, chi vuole parla, le bandiere dei partiti sono vietate, nessuna violenza, nè verbale nè fisica. E con le tende come simbolo: «del precariato di oggi, che non è solo economico ma anche esistenziale». «Non gli si può rimproverare nulla» ha detto una settimana fa Ben Bernake. E se lo dice il presidente della Federal Reserve forse c'è da dargli ascolto.


fonte leggo.it

mercoledì 28 settembre 2011

Dubai, cameriera castra il datore di lavoro

Ha castrato il suo datore di lavoro, durante un rapporto sessuale. 

Un momento intimo che la cameriera originaria del Bangladesh non ha gradito. 

La 26enne si è difesa accusando l'uomo, un 77enne di Dubai, dov'è accaduta la vicenda, di averla costretta a subire violenze sessuali e di non essere mai riuscita a chiedere aiuto per la scarsa conoscenza della lingua locale. 

“Sono colpevole, ma sono stata spinta a fare quello che ho fatto perché lui spesso mi ha costretto a fare sesso con lui e a dargli diversi piaceri sessuali”, ha raccontato la cameriera in tribunale. 

“Voglio tornare dalla mia famiglia, vostro onore”, ha chiesto in lacrime.
 

Durante l'ultimo rapporto, la donna si è accorta di una lama appoggiata sul mobile accanto al letto e con la piccola arma da taglio ha evirato l'uomo. 

Il figlio 19enne, svegliato dalle urla del padre, lo ha trovato in un lago di sangue. In ospedale, il pene è stato riattaccato, ma la sua funzionalità è compromessa. 


http://www.leggo.it/articolo.php?id=140402

18enne accusata di aver ucciso l'amico si difende: "Sono un vampiro"

«Sono metà vampiro e metà lupo mannaro», questa la spiegazione della diciottenne Stephanie Pistley, arrestata con l'accusa di aver istigato e partecipato all'omicidio di un amico di 16 anni avvenuto nella cittadina di Parker in Florida. 

«Lo so con assoluta certezza con ogni fibra del mio corpo, con ogni cellula del mio organismo», ha proseguito la ragazza, che si è dichiarata innocente dell'uccisione dell'uomo che aveva accusato di averla stuprata. 

«Da quando avevo 12 anni ho capito di essere vampiro».

Stephanie ha anche ammesso di bere regolarmente il sangue del suo fidanzato, il 25enne William Chase, accusato con lei del delitto di Jacob Hendershot. 


Giura però di non essersi attaccata alla giugulare della vittima. 

Il caso sta mettendo sottosopra la cittadina dello Stato del Sole e la polizia locale: da quando Jacob fu trovato morto alla fine di luglio, il cadavere sepolto nel cemento e segni di un pestaggio brutale, gli investigatori sospettano il coinvolgimento di una setta di vampiri. 

Ad oggi, cinque ragazzi sono in carcere, sospettati di avere partecipato all'omicidio: secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane Jacob sarebbe stato ucciso nella casa di uno degli accusati e forse oggetto di riti satanici. 

Stephanie Pistey, nega il suo coinvolgimento, ma ha dichiarato: «Sapevo avrebbero pestato Jacob, se lo meritava ma non meritava di morire». 

Ma è la pericolosa diffusione del vampirismo tra i teenager americani a far discutere: secondo gli ultimi dati un adolescente Usa su cinque si ritiene una vampiro. 

Ossia abbraccia quello che viene definito uno stile di vita 'goticò: abiti e pareti della loro camera rigorosamente nere, labbra color sangue, stelle sataniche a cinque punte ovunque. 

Ma per la maggior parte di loro è un gioco, una moda macabra, ma che passa con il tempo. 

Per alcuni, come nel drammatico evento della Florida, può portare all'omicidio.



http://www.leggo.it/articolo.php?id=140602

UCCISE MADRE E FRATELLINO, ERIKA LIBERA A NATALE

TORINO - A Natale Erika De Nardo torna in libertà. La ragazza che insieme al fidanzato, Omar, dieci anni fa uccise a coltellate la madre e il fratellino in una villetta di Novi Ligure (Alessandria) dice alle amiche: «Mia mamma mi manca da morire. 

Vorrei tanto fosse qui con me. Io sono spaventata. Ho perso mia mamma e mio fratello, ancora non riesco ad accettare che non ci siano più». 

Lo rivela Panorama nel numero in edicola domani. Erika - racconta Panorama «grazie a una serie di fonti attendibili e verificate» pubblicando anche alcune foto inedite della ragazza che ora ha 27 anni e sta per uscire dal carcere - sogna spesso la madre, che le sta vicino, la abbraccia, le dice di stare tranquilla perchè lei le vuole bene. 

In carcere - secondo il racconto di Panorama, del quale è stata diffusa un'anticipazione - Erika legge poesie, ascolta la musica di Jay Ax e di Robbie Williams, e scrive di suo pugno favole per la figlia di un'amica. Nella ricostruzione, Panorama riferisce della vita quotidiana di Erika, di cosa mangia, di come si presenta e dei suoi incubi notturni. 

Alle amiche - riferisce Panorama - Erika ne ha raccontato uno nel quale, vestita di nero, entra in una casa dove c'è un gatto, il quale le dice che la notte stessa un uomo verrà a prenderla. Lei non respira, si sveglia, piange e ha paura. 

Una volta tornata in libertà - racconta Panorama - la prima cosa che Erika vorrebbe fare è bere una birra. 

La mamma di Erika - Susy Cassini, 41 anni - e il figlio Gianluca, di 11 - furono uccisi con 97 coltellate, per mano della ragazza e del suo 'fidanzatinò Omar, che all'epoca aveva 17 anni. Lui è tornato in libertà l'anno scorso, ha lasciato il carcere di Asti e il Piemonte, spera che nessuno più lo cerchi per parlare di quei giorni. «Voglio solo essere lasciato in pace», ha detto alcuni mesi fa. 


http://www.leggo.it/articolo.php?id=140596

Mamma isterica incolla le mani della figlia al muro, la riempe di botte e la manda in coma

Joselyn Cedillo, 3 anni a ottobre, è in fin di vita al Children Medical Center di Dallas, dopo che la mamma le ha prima incollato le mani al muro e poi l’ha presa a calci nello stomaco, l’ha colpita inoltre con una brocca per il latte.

La giovane donna arrestata per abusi sui minori, ha 22 anni.

“La “madre aveva incollato le mani di sua figlia contro un muro. La bimba è stata picchiata con estrema violenza poichè non voleva stare sul vasino.

Attualmente è in terapia intensiva in un ospedale di Dallas. Secondo il pediatra, la bimba è in coma ed è in pericolo di vita.

La polizia è stata allertata dalla nonna della ragazza. Questa ha riferito che sua figlia era diventata isterica.

Una sorella della piccola vittima ha detto agli ufficiali che non riusciva a dormire perché sua madre gridava forte e sua sorella urlava di dolore.


http://www.express-news.it/assurdo/mamma-isterica-incolla-le-mani-della-figlia-al-muro-la-riempe-di-botte-e-la-manda-in-coma/

lunedì 26 settembre 2011

Morti sul lavoro: il 3% sono donne…

Una tragedia di classe e di genere, quella dei morti sul lavoro, di cui si parla ipocritamente in modo generico, soffermandosi, quando va bene, solo sul primo aspetto, occultando scientemente il secondo. Evitando cioè di specificare che la quasi totalità delle vittime sono uomini, appartenenti al genere maschile, e poveri, appartenenti alla classe lavoratrice.

Perché non si ha notizia di un notaio o di un commercialista rimasti uccisi precipitando dalla loro scrivania, né di un parlamentare o di un giudice cadendo dal loro scranno, né tanto meno di un industriale schiacciato sotto una pressa.

Questi sono i dati tratti dal sito dell’Inail per quanto riguarda l’Italia (verificati nel 2008):


Nel 2004 i morti totali furono 1328 di cui 1225 maschi e 103 femmine.

Dei 1225 maschi, 438 morirono a causa di infortuni stradali (di questi 251 erano infortuni in itinere e gli altri inerenti la tipologia di lavoro)

Delle 103 femmine 62 morirono per incidenti stradali (di cui 54 in itinere)

Nel 2005 i morti furono 1280 (di cui 1193 maschi e 87 femmine)

Dei 1193 maschi 612 morirono per incidenti stradali (di cui 235 in itinere); delle 87 femmine 66 morirono in incidenti stradali (di cui 44 in itinere)

Nel 2006 i morti furono 1341 (1242 maschi e 99 femmine)

Dei 1242 maschi 603 morirono in incidenti stradali di cui 214 in itinere); delle 99 femmine 85 morirono in incidenti stradali di cui 52 in itinere.

Quindi gli infortuni in itinere sono circa il 20% per maschi mentre salgono al 50% per le femmine. Se consideriamo che la quasi totalità degli autotrasportatori, degli autisti e in generale di coloro che svolgono una professione che prevede lo stare lunghe ore alla guida di un mezzo, sono uomini, è facile capire come in realtà si arriva alla percentuale del 98% di vittime maschili.

Le percentuali sono pressochè le stesse relativamente all’Unione Europea. Paradossale il fatto che, sullo stesso sito dell’Inail (www.inail.it “banca dati al femminile”), viene citata la percentuale di infortuni mortali  femminile e non quella maschile che si evince ovviamente sottraendo la prima al totale…

Pensate cosa succederebbe e sarebbe già successo se questa ecatombe sociale e di genere, con cifre paragonabili a quelle di una guerra civile neanche tanto strisciante, fosse stata e fosse a parti invertite. Se cioè a morire sul posto di lavoro fossero le donne e in quella percentuale.

Campagne mediatiche fino all’inverosimile, tuoni e fulmini scagliati contro una insopportabile e vergognosa discriminazione, leggi speciali per evitare alle donne i lavori più pesanti, faticosi e rischiosi. E sarebbe sacrosanto. Guai se non fosse così.

E invece in questo caso c’è un silenzio assordante, come si suol dire. E’ come se tutto questo fosse dato per scontato. E suonano beffardi i titoli dei giornali che mettono in risalto l’aumento degli infortuni sul lavoro per le donne, in percentuale.

Su questo dramma sociale e umano (e maschile) cala il sipario dell’oblio e dell’ipocrisia. Non una parola in tal senso. Se ne guardano bene tutti: politici, media, sindacati, associazioni degli industriali.

La domanda sorge spontanea? Perché? Forse perché questa verità è insopportabilmente vera al punto di spazzare via una “verità” fasulla, quella  del privilegio e dell’oppressione maschile sulle donne, sempre, comunque e dovunque? Forse perché questa verità è talmente vera che metterebbe in crisi la vulgata dominante e “politicamente corretta” che racconta di una oppressione a senso unico dell’intero genere maschile su quello femminile?

Noi non abbiamo paura della verità che qualcuno,una volta, sosteneva essere rivoluzionaria. Noi, la pensiamo come lui. Qualcun altro/a ne ha paura.

http://www.uominibeta.org/2011/05/24/morti-sul-lavoro-l8-sono-donne/#more

DICE NO SULL'ALTARE: "SPOSA MI TRADISCE COL TESTIMONE"

Ora ha invitato i suoi amici più cari a festeggiare il ritorno al celibato anche per non perdere la sua caparra.

Uno sposo ha detto no alla sua sposa sull'altare. 

Succede a Monopoli, nella Basilica Maria Santissima della Madia nel primo sabato di settembre.

I due che stanno per unirsi in matrimonio sono due rampolli molto noti - come racconta Repubblica - tutto è curato nei minimi particolari.

Nel momento fatidico, la sposa pronuncia il suo "".

Al suo turno, lo sposo però non risponde.

E quando la domanda gli viene posta di nuovo dice "No".

Tutto si ferma, musica e fotografi. 

Don Vincenzo chiede al ragazzo: "Figliolo, posso chiederti il motivo di questa drastica decisione?".

E lui ha risposto: "Chiedetelo alla sposa e al suo testimone, il perché di questa scelta".

I dettagli della tresca tra la mancata moglie e l'amico del cuore sono stati raccontati durante il ricevimento dimezzato.

http://www.leggo.it

sabato 24 settembre 2011

Ricatta l'ex amante con un video arrestata una dirigente dell'Inpdap

In manette anche l'attuale compagno della 48enne, un camionista di 55 anni. La vittima è un collega della donna che era stato immortalato con lei durante un incontro al parco

Ha organizzato un incontro clandestino con l'ex amante per poi ricattarlo e spillargli 6mila euro. Maria G., 48enne dirigente dell'Inpdap, è stata arrestato dai carabinieri della Stazione di Greco Milanese assieme all'attuale compagno, Fausto C., camionista di 51 anni.

La vittima è un dipendente Inpdap di 55 anni che tre anni fa aveva avuto una relazione extraconiugale proprio con la collega arrestata. La donna, questa estate, aveva proposto alla vittima una rimpatriata al Parco Nord, a Milano, dove si erano scambiati qualche bacio e avevano camminato mano nella mano.

Fausto C. aveva nel frattempo contattato una nota agenzia investigativa fingendo di essere vittima di un tradimento e chiedendo di scattare fotografie e registrare un video dell'incontro tra la compagna e il 55enne. Il 16 agosto scorso la vittima ha ricevuto una lettera e numerose telefonate anonime in cui si chiedeva il pagamento di 5mila euro sotto la minaccia di consegnare le foto alla moglie. Il 55enne ha dunque sporto denuncia ai carabinieri, che analizzando i tabulati telefonici hanno individuato i due estorsori in un appartamento di viale Famagosta.

Dieci giorni più tardi il 55enne ha ammesso di aver già pagato i 5mila euro, lasciati secondo gli accordi in un cassonetto del Bicocca Village. L'uomo aveva però nascosto tutto ai carabinieri pur avendo già sporto denuncia. Dopo il primo pagamento la vittima aveva ricevuto una seconda telefonata, in cui gli estorsori chiedevano altri 1.000 euro per non diffondere il video registrato in quella
stessa serata. Questa volta il 55enne ha allertato preventivamente i militari, che hanno organizzato una trappola: Fausto C. è stato arrestato in flagranza ieri pomeriggio dopo aver ritirato i 1.000 euro dalla vittima.

Maria G. è stata raggiunta in un negozio del Bicocca Village. La donna aveva appena chiamato il complice sollecitandolo a raggiungerlo per pagare gli acquisti con i soldi appena ottenuti. I due, entrambi separati, sono accusati di estorsione in concorso. Avevano già contattato almeno altre due potenziali vittime per organizzare nuove estorsioni con la stessa tecnica. Tra gli obiettivi c'erano professionisti sposati e omosessuali non dichiarati, tutti agganciati sui principali social network. I carabinieri raccomandano di sporgere denuncia a chiunque


http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/24/news/ricatta_l_ex_amante_con_un_video_arrestata_una_dirigente_dell_inpdap-22159199/

martedì 20 settembre 2011

"UCCISE IL RE DELLA BIRRA". MOGLIE SOTTO ACCUSA

«Il re della birra ucciso dalla giovane moglie»

Il figlio di Bruno H. Schubert: il mio anziano padre assassinato per l'eredità

MILANO - La giovane modella accusata di aver ucciso il ricchissimo marito novantenne. Sembra la trama di un noir d'altri tempi, dove s'intrecciano intrighi familiari, eredità milionarie e inconfessabili verità. Al centro di questa complicata storia d'amore e morte c'è la scomparsa di Bruno H. Schubert, conosciuto in Germania come «il re della birra» per avere ereditato l'impero Henninger, lo storico marchio che produce l'omonima birra di Francoforte. Fino a pochi giorni fa tutti pensavano che il magnate fosse morto lo scorso 17 ottobre di vecchiaia, ma questa verità non è mai stata accettata da Hanns Peter Nerger, figlio illegittimo dell'uomo d'affari. 

Il sessantaquattrenne, infatti, nei giorni scorsi ha accusato Meharit Kifle, la matrigna ventinovenne, di aver ucciso suo padre somministrandogli un'overdose di medicinali e di averlo fatto morire disidratato per accaparrarsi il suo ricco patrimonio.

IL MATRIMONIO E LA SCOMPARSA DEL MAGNATE - Già il matrimonio tra il magnate e la modella belga di origine etiope, celebrato nell'agosto del 2009, aveva conquistato le prime pagine dei tabloid tedeschi. Oltre a rilevare la grande differenza di età tra gli sposi (lei 64 anni in meno di lui) e criticare la scelta del magnate di risposarsi appena cinque mesi dopo la morte della prima moglie, le riviste avevano messo in risalto l'eccentricità della cerimonia: la coppia aveva scelto Sissy, il piccolo barboncino di Schubert, come testimone del matrimonio. 

Il re della birra, che circa trenta anni fa aveva venduto il suo impero e da allora si era dedicato all'attività di filantropo, aveva dichiarato ai media di sentirsi rinato e di essere profondamente innamorato della sua giovane sposa: «Lei è una persona meravigliosa - affermò all'indomani delle nozze il barone tedesco -. Peccato che io sia così vecchio». 

Poco prima della morte, il magnate avrebbe messo mano al suo testamento, destinando quasi tutte le sue ricchezze alla ventinovenne. 

Poi all'improvviso è arrivata la morte di Schubert, cui è seguita un'acerrima lotta tra gli unici due discendenti per l'eredità. 

 
L'ACCUSA - Hanns Peter Nerger ha accusato apertamente la matrigna di aver causato la morte del padre e l'ha trascinata in tribunale. 

Adesso il sessantaquattrenne chiede ai giudici non solo di accertare le cause della morte del magnate, ma anche di rivedere le sue ultime volontà visto che il re della birra nell'ultima stagione della sua vita «non era più sano di mente»: «Se i miei sospetti fossero giusti, spero che i colpevoli ottengano la giusta punizione - ha commentato al quotidiano Frankfurte Neue Presse

La ventinovenne - che sarebbe stata vista ballare in discoteca pochi giorni dopo la morte del marito - nega tutte le accuse, ma Nerger non molla: 

«Dopo il loro matrimonio, Bruno era diventato all'improvviso poco disponibile. 
Non invitava più i suoi amici. 
Ha cambiato anche il testamento. 
Per motivi sconosciuti ha deciso di affidare a Meharit tutta la sua eredità. 
Penso che mio padre sia stato manipolato da questa donna alla fine della sua vita». 

http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_20/re-birra-morto-accuse-moglie-modella_64b69632-e374-11e0-91c7-497ab41fbb63.shtml

mercoledì 14 settembre 2011

Mantenimento diretto dei figli.
Di cosa si tratta e perché esigerlo.

In caso di separazione, il mantenimento diretto del figlio non comporterebbe ingerenze nella quotidianità dell'altro coniuge.

Semplicemente un genitore si occuperebbe, ad esempio, di acquistare materiale scolastico ed abbigliamento, l'altro copre altre voci di spesa.

Tutto quì

In tal modo, i genitori dovrebbero essere entrambi necessariamente presenti, si eliminerebbero gli intenti speculativi, il danaro verrebbe realmente speso per il mantenimento del minore e verrebbe meno l'obbligo di corrispondere l'assegno, obbligo che "funziona" male nella realtà quotidiana e rappresenta la vera fonte di tanto contenzioso.

Se poi uno dei genitori non dovesse adempiere ai propri obblighi, scatterebbe in funzione sanzionatoria l'obbligo di corrispondere l'assegno.

Avv. Domenico Marotta.
Fonte http://www.facebook.com/notes/avv-domenico-marotta/mantenimento-diretto/416301854401

FOGGIA: TROPPE LITI CONIUGALI, 42ENNE SPARA E UCCIDE IL MARITO

SAN SEVERO (FOGGIA) - Troppi litigi si sono ripetuti negli ultimi cinque o sei mesi, così Antonietta Nesta, 42 anni e madre di tre figli, non ce l'ha fatta a resistere a quella separazione e ha confessato aver ucciso il marito, l'agricoltore di 44 anni Michele Bonsanto, con due colpi di pistola cal.38 che lo hanno raggiunto alla testa e all'inguine.

La donna, che nel pomeriggio è interrogata dalla polizia e dal pm della procura di Foggia Ludovico Vaccaro, ha sparato altri due colpi, uno dei quali si è conficcato nella vettura dell'uomo, una Fiat Panda, parcheggiata nei pressi della casa dove lui abitava dacchè avevano deciso di separarsi. Alla donna è stato fatto anche un esame stub, per accertare se sia stata proprio lei a sparare. L'arma, una calibro 38 che pare abbia il numero di matricola cancellato, la donna ha detto di averla trovata in un cassetto dell'appartamento dove viveva Bonsanto.

Stando ad una sommaria ricostruzione dell'accaduto fatta dagli investigatori, i due oggi si sarebbero incontrati in casa dell'uomo per alcuni chiarimenti forse proprio per discutere della fine del loro matrimonio. Poi la discussione sarebbe degenerata in un violento litigio. L'uomo, minacciato con la pistola, ha tentato di fuggire ma è stato raggiunto dai proiettili appena fuori di casa.


http://www.leggo.it/articolo.php?id=138685

giovedì 18 agosto 2011

Roma, sequestrata e stuprata da quattro romeni

Sequestrata e stuprata dal branco
Quattro in manette per violenza di gruppo

Abbordata alla stazione Termini, la donna è stata rapinata e ha subìto abusi per un'intera notte in un paese vicino Roma. Arrestata la banda di quattro romeni

Un incubo durato una notte intera, meno di 24 ore dopo il Ferragosto. E' quello che ha vissuto una donna straniera di 30 anni, sequestrata, rapinata e violentata da quattro romeni.

Tutto è iniziato alla stazione Termini, dove i quattro hanno abbordato la donna costringendola poi a seguirli in un piccolo paesino di provincia. Lì l'hanno soggiogata e sequestrata per tutta la notte abusando di lei. Solo l'intervento degli agenti della polizia giudiziaria della Polfer di Roma è riuscito ad interrompere l'incubo. La banda è stata arrestata con l'accusa di violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona e rapina. Uno di loro è stato anche denunciato per resistenza e lesioni.

L'episodio riporta alla mente lo stupro di gruppo condotto durante la notte di Ferragosto del 2009 a Tor San Lorenzo, litorale sud di Roma. Una ragazzina di 17 anni venne violentata nel ripostiglio di una casetta sulla spiaggia da tre coetanei.

A giugno dell'anno scorso, invece, cinque filippini tra i 19 e i 21 anni sono stati arrestati per aver violentato una 17enne nel parco di Pineta Sacchetti (l'episodio avvenne ad aprile, ma l'arresto due mesi dopo) dopo aver picchiato i suoi amici in un edificio abbandonato.

Sempre a giugno del 2010, è arrivata dalla Corte d'Appello di Roma la conferma della condanna per il branco di quattro romeni che nella notte tra il 21 e il 22 gennaio del 2008 aggredì a Guidonia, paese alle porte della Capitale, una coppia di fidanzati per poi abusare sessualmente a turno della ragazza.

Due mesi prima, ad aprile, venne sgominata una banda di sei romeni, tra cui un minorenne, che avevano aggredito cinque stranieri senza fissa dimora e violentato una donna al parco di Tor Marancia.

"Esprimo a nome mio e di Roma Capitale vicinanza e solidarietà alla giovane ragazza vittima di un'assurda violenza fisica e psichica e confermo la nostra volontà ad offrirle il necessario supporto psicologico affinché possa, per quanto possibile, superare questo trauma". Così in una nota il vicesindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso. "Desideriamo infine - conclude Belviso - rivolgere un plauso agli agenti della Polizia Giudiziaria della Polfer di Roma che con tempestività hanno individuato e fermato gli autori di questo folle gesto, ai quali auspichiamo venga comminata una pena adeguata al crimine che hanno commesso".


http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/08/18/news/donna_sequestrata_e_stuprata_da_branco_in_manette_4_romeni-20595049/

lunedì 15 agosto 2011

Toro superstar: uccide per la 3ª volta

MADRID - Si chiama Raton, mezza tonnellata di muscoli e cattiveria, ed è la star dell'estate taurina spagnola, dopo che domenica a Valencia ha ucciso a cornate nell'arena il suo terzo uomo. 

La Spagna della corrida impazzisce per la 'leggenda nera' del «toro assassino». 

Nella Plaza de Toros di Xativa, vicino a Valencia, ha colpito più volte, sollevandolo dal suolo come un burattino un giovane di 30 anni che era saltato giù dagli spalti per sfidarlo. 

Una tradizione che da secoli in Spagna vuole che giovani e meno giovani dimostrino coraggio e virilità sfidando le corna di un toro nelle innumerevoli 'fiestas' dell'estate organizzate in praticamente ogni comune del paese. 

Il giovane sfidante di Xativa però era ubriaco. Il servizio di sicurezza lo aveva già allontanato. Ma lui si era rituffato nell'arena, proprio davanti al micidiale Raton, la star 'cattivà della 'ganaderia' (allevamento) Gregorio de Jesus. 

A 10 anni di età, circa 60 per un uomo, Ratons, mantello nero a chiazze bianche, ora ha ucciso tre volte. La prima, nell'agosto del 2006, a Puerto de Sagunto, il secondo, due anni dopo, a Bonifairò de la Valldigna. In diverse altre 'ferias' taurine ha ferito a cornate chi ha osato sfidarlo. 

C'è chi si stupisce che sia ancora in circolazione. Il suo proprietario, Gregorio de Jesus, aveva deciso di toglierlo dalle arene e di indirizzarlo verso una più tranquilla carriera di riproduttore. Ma la fama del 'toro killer' ormai sposta le folle. Gli organizzatori di 'ferias' sono pronti a tutto pur di averlo. «Cosa fai se ti mettono un assegno in bianco davanti al naso e ti dicono di scriverci la cifra che vuoi» si giustifica de Jesus. 

Per un'ora di 'lavoro' Raton viene pagato 10mila euro, mentre gli altri tori 'prendonò fra mille e duemila euro.

Tutti lo vogliono, spiega El Pais, e quando c'è lui il prezzo dei biglietti raddoppia. 

C'è chi si scandalizza: El Mundo in un editoriale oggi tuona che «La barbarie non può essere una forma di divertimento in una società avanzata». 

Ma su internet Raton è già una leggenda vivente: i video delle sue cornate impazzano su Youtube, e ora dispone di un profilo seguitissimo su Facebook, 'El toro Raton'. 


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lunedì 1 agosto 2011

Chiusa in un baule, bimba muore a 10 anni

PHOENIX - Quattro persone sono state arrestate per la morte di una bambina di 10 anni, Ame Deal.

Secondo la polizia dell'Arizona, la bambina sarebbe morta dopo essere stata chiusa in un baule per diverse ore, come punizione per aver mangiato senza permesso un gelato. 

Gli arrestati sono i cugini della bambina, John e Samantha Allen, entrambi 23enni, la zia, Cynthia Stoltzmann, e la nonna, Judith Deal.
 

Inizialmente, la famiglia della bimba voleva far passare la sua morte per un incidente, raccontando agli agenti che Ame stava giocando a nascondino, si era nascosta in un baule e si era addormentata. Secondo il racconto, la famiglia si sarebbe poi "dimenticata" di lei per tuta la notte, facendola di fatto morire soffocata.
 

Una versione inverosimile per gli inquirenti, che hanno scelto di vederci chiaro e sono arrivati alla agghiacciante verità: Ame è stata prima presa a calci, poi chiusa nel baule per punizione. 

Non era peraltro la prima volta che la bambina subiva simili punizioni: secondo alcune testimonianze, la bimba una volta era stata chiusa nel box doccia e costretta a restare bagnata, mentre un'altra volta, trovata a raccogliere escrementi animali, fu addirittura costretta a mangiarli. 


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Una nuova Apocalisse? L'Italia, con 230 mila avvocati, a rischio guerra civile?

Le locuste dell'Apocalisse sono mostruose cavallette, grandi come equini. 

La "Donna Vampiro" è un avvocato femminista messicano
In Italia abbiamo un numero enorme di avvocati, spropositato rispetto alla popolazione. DUECENTOTRENTAMILA
La Francia, che ha una popolazione maggiore dell'Italia, ha solo 10.000 avvocati.

Poiché tutte queste persone avviate alla professione di avvocato devono lavorare, il rischio, in parte gia' realta', è che facciano pressioni sulla politica affinché si creino odiose e disumane condizioni di costante litigio.

Attualmente il settore più colpito in questo senso appare quello delle separazioni dove una causa puo' durare anche piu' di 10 anni, rovinando la vita di persone e bambini coinvolti in false accuse, rivendicazioni di diritti assurdi e insostenibili, scontri di genere (maschi contro femmine e viceversa, artatamente creati attraverso ogni sorta di mezzo.

Il ministro Alfano, a prescindere dalla e dalle posizioni politiche piu' generali, sulla questione sembra avesse fatto la cosa giusta. Nella sua analisi della situazione giudiziaria italiana aveva infatti parlato di "OMISSIONE DI SOCCORSO" qualora il sistema giudiziario fosse srato lasciato alla deriva attuale. Nel nostro paese, inoltre, abbiamo gente rovinata per sempre da separazioni selvagge guidate da avvocati altrettanto selvaggi. 

Gente che non vede piu' i figli, gente che non riesce piu' a lavorare, gente sotto processo per cose mai fatte, gente con i figli alienati, gente con parenti che si sono uccisi e che hanno ucciso per colpa di separazioni che devono produrre reddito a tutti i costi. 

In Italia abbiamo, deve essere sottolineato e ripetuto, abbiamo 230 mila avvocati. Un numero enorme e spaventoso se paragonato a quello della Francia dove ci sono solo 10 mila avvocati. 

Gli avvocati cambino lavoro ma non mettano sotto i piedi l'intero popolo italiano per tutelare i propri interessi.

La Bibbia descrive un episodio che ricorda, con le dovute analogie, l'attuale situazioni delle famiglie italiane,  in questo modo:
« Queste cavallette avevano l'aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d'oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli, come capelli di donne, ma i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all'assalto. Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. Il loro re era l'angelo dell'Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore. »

http://youtu.be/hDZKeBBSXJE

http://it.wikipedia.org/wiki/Locuste_dell%27Abisso

http://www.libertiamo.it/2011/06/21/affido-condiviso-riforma-ostaggio-delle-lobby/

http://youtu.be/ZH00DKDIg0o

http://www.comunicazionedigenere.com/2011/07/03/italia-batte-francia-230-mila-a-10-e-urgente-chiudere-quella-facolta/

http://www.repubblica.it/persone/2011/06/04/foto/mara_jos_cristerna-17200395/1/

lunedì 25 luglio 2011

A settembre, a Lampedusa, Baglioni, Berlusconi e Maroni. Poi, forse, vita di clausura.

“Negli ultimi anni della mia vita andrò in convento di clausura": è un’affermazione forte, e che stupisce, quella che Claudio Baglioni ha affidato in esclusiva alla rivista A. 

Intento a promuovere la nona edizione di O’scià, attesa a Lampedusa dal 27 settembre al 1 ottobre prossimi, il cantautore romano si è lasciato andare anche a qualche ricordo di gioventù: : "Andai da mia madre e le dissi, ho sentito la voce, mi voglio fare prete”. 

E da lì la volontà di chiudersi in un convento di clausura in tarda età. Tornando a O’Scià, Baglioni ha lanciato una sfida a se stesso: portare sull’isola Silvio Berlusconi e Roberto Maroni, il primo a cantare, il secondo a suonare. "Berlusconi adora cantare – dice - adora il palcoscenico, adora stupire. E ha ancora un appeal formidabile: giri il mondo e c'é solo lui. Nel bene e nel male. 

Se riuscissimo a organizzare un concerto a Lampedusa sarebbe assolutamente un evento. Dobbiamo riuscire a convincere anche Roberto Maroni - aggiunge - ha una sua band, Distretto 51. Nel 2007 si esibirono a Varese. Ho dei ricordi: la notte bianca, il ministro alla tastiera: Roberto ha i numeri, è un ottimo pianista-organista. Confesso che ho anche un suo disco e a volte l'ascolto".

E sull'argomento condivide un aneddoto: "Silvio non è originale ma è intonato. In gergo si dice che canta in anticipo, come se avesse fretta di arrivare. Una volta gli dissi 'rubi il tempo' e mi preoccupai pensando che l'avesse presa male". 

O’Scià ha l’intento di sensibilizzare sul tema dell’immigrazione e Baglioni, ideatore e promotore della manifestazione promette “un'edizione se possibile ancora più appassionata e intensa, con la quale cercheremo di ribadire l'accoglienza ai profughi, la riconoscenza ai soccorritori e la solidarietà agli isolani, che vivono una delle ore più difficili della loro non facile storia, tra il cronico abbandono del passato, la drammatica minaccia della guerra in Libia e la grave crisi in cui versa l'unico comparto su cui si fonda la fragile economia isolana: il turismo". 

"Ci auguriamo - conclude - che l'appello degli artisti e del pubblico giunga a destinazione e che la politica europea e italiana non si voltino dall'altra parte, ma facciano il loro dovere perché quest'area e il Mediterraneo tutto ritrovino la pace e la serenità necessarie a coltivare l'incontro e non lo scontro tra civiltà, quale unica strada in grado di garantire un futuro di crescita e sviluppo per tutti".

Fonte: ANSA.

Sei morti in una casa, Quattro sono bambini. Ennesima tragedia familiare?

BERLINO - Sei cadaveri, dei quali quattro di bambini, trovati in un appartamento di Berlino: apparentemente, sui corpi non c'è alcun segno di violenza. 

È giallo nella capitale tedesca sulla macabra scoperta, questo pomeriggio, di quella che in un primo momento era sembrata un'intera famiglia. Oltre ai bimbi, hanno perso la vita un uomo e una donna che è la madre dei quattro bimbi. 

La stampa si domanda se si tratta dell'ennesimo dramma famigliare, ma la polizia è molto cauta, preferisce aspettare i risultati delle autopsie. 

Per il momento, esclude solo che si sia trattato di un incidente, come una fuGa di gas. 

Oltre a questo, non si pronuncia.

A ore di distanza dal ritrovamento dei corpi regna ancora il mistero sulle cause della morte. L'allarme è stato lanciato attorno alle 14:15, da un parente della donna. 

Quando la polizia è entrata nell'appartamento, nel quartiere di Koepenick, a sudest della città, ha trovato i cadaveri di un uomo di 40 anni, di una donna di 27 e dei quattro bimbi, di uno, quattro, cinque e sei anni di età. 

In seguito è stato accertato che la donna era la madre dei piccoli, mentre l'uomo non era il padre. Questi è stato rintracciato e avvertito della strage, ma la polizia non ha reso noto la sua identità. «Non abbiamo ancora alcuna informazione sulle cause» dei decessi, ha detto un portavoce della polizia. 

L'ipotesi del dramma famigliare non è ancora stata esclusa, ma nell'appartamento non ci sono segni di violenza, nè sono state trovate tracce di sangue sui corpi delle vittime. 

L'episodio di oggi ricorda quello di quasi cinque anni fa in un altro quartiere berlinese, Marzahn (Est). 

All'epoca un'intera famiglia venne trovata morta: il marito uccise la moglie e i due figli, entrambi invalidi, poi si tolse la vita col veleno. 

http://www.leggo.it

giovedì 21 luglio 2011

INFERMIERA UCCIDE 3 PAZIENTI IN OSPEDALE

LONDRA - Queste sono le prime foto dell'infermiera ventisettenne Rebecca Leighton, accusata di aver ucciso tre persone all'Stepping Hill Hospital di Stockport. La Leighton è stata arrestata stamattina alle sei mentre era in casa, con l'accusa di omicidio per la morte di Tracey Arden, 44, George Tenere, 84 e Arnold Lancaster, 71. Le vittime "sono tutte legate alla contaminazione deliberata della soluzione salina con insulina".

Gli investigatori hanno trascorso la giornata nella perquisizione della casa dell'infermiera, nella zona Heaviley, a circa un chilometro dall'ospedale dove lavora.
La polizia ha lasciato la proprietà poco dopo le 5:00, trasportando sei borse piene di oggetti e un computer.
L'appartamento è rimasto isolato, con quattro ufficiali a fare da guardia.

A confermare l'arresto della Leighton è stato anche il Consiglio della Infermieristiche e Ostetriche. L'infermiera è stata interrogata dalla polizia. Un portavoce della Greater Manchester Police ha riferito: «La donna è stata arrestata con l'accusa di omicidio e rimane in custodia per essere interrogata. Le indagini sono in corso, non possiamo dare altri dettagli».
I vicini della Leighton hanno riferito che viveva da sola nel suo appartamento, situato sopra un negozio. Tuttavia hanno aggiunto che spesso la passava a trovare un fidanzato.

Alcuni residenti hanno parlato del loro sgomento circa le morti in ospedale. Jeff Parry, 62 anni, che vive vicino a Stepping Hill, ha dichiarato: «Tutti qui intorno conosciamo qualcuno che lavora all'ospedale o c'è stato ricoverato. E' così difficile credere che queste morti possano essere state intenzionali. E' scioccante, ha scioccato tutti».
Daniel Malone, 32 anni, benzinaio: «Ho un brivido lungo la schiena quando penso a quelle morti. Mia nonna è stata ricoverata in quell'ospedale non molto tempo fa e hanno fatto un ottimo lavoro. Non importa cosa ha causato questo, non dobbiamo dimenticare che si tratta di un grande ospedale».

Alla polizia è stata segnalata anche la contaminazione di un'altraflebo nel reparto maternità ma i test preliminari non hanno confermato alcuna traccia di sostanza nociva e i funzionari sono al lavoro per stabilire se eventuali danni del prodotto è accidentale o intenzionale.
L'assistente capo della polizia Ian Hopkins ha dichiarato: «E' importante sottolineare che questo prodotto non è stato contaminato e, di fatto, il danno potrebbe benissimo essere accidentale, come può accadere abbastanza facilmente in un affollato ospedale».

Misure di sicurezza supplementari sono in atto in tutto l'ospedale e il personale continuerà ad essere vigile: «Grazie alla maggiore consapevolezza, il personale è stato allertato dalla polizia verso qualsiasi cosa possa essere sospetta o rilevante ai fini dell'inchiesta e ad oggi non c'è stata alcuna ulteriore contaminazione».

La polizia ha già parlato con più di 50 dipendenti, cercando di stabilire in che modo le 36 fiale di soluzione siano state contaminate.

La morte di George Keep, Arnold Lancaster, e Tracey Arden viene fatta risalire alla presunta manomissione, ma post-mortem non sono è stato ancora possibile dimostrare un nesso, e ulteriori test sono in corso.

Gli investigatori ritengono che l'insulina avrebbe potuto essere iniettata nelle fiale in un magazzino tra i reparti A1 e A3 e intendono esaminare i filmati a circuito chiuso di quell'area.


http://www.leggo.it/articolo.php?id=132538

lunedì 11 luglio 2011

INCINTA A 15 ANNI, LA MADRE HA ALTRI TREDICI FIGLI

LONDRA - Si era raccomandata con le sue figlie di fare come lei diceva e non come ha fatto lei. Ma le parole di Joanne Watson, madre di 14 figli che riceve più di 2.000 sterline al mese dallo Stato - non sono state ascoltate. Sua figlia di 15 anni, Mariah, è incinta e il padre "ha tagliato la corda". 

La 40enne Watson sta tirando su tutti i suoi figli da sola dopo la separazione dal marito 46enne, John, tre anni fa e la rottura con l'ex partner 35enne Craig Le Sauvage l'anno scorso. La Watson dice di aver incoraggiato le sue figlie a utilizzare la contraccezione ma, a quanto pare, le sue figlie stanno seguendo il suo esempio e non i suoi consigli. 

Infatti la 15enne non è la prima delle sue figlie a rimanere incinta: la 22enne Natasha era rimasta incinta di Branford, che ora ha sei anni, quando ne aveva 16; Shanice, 19enne, è rimasta incinta a 16 anni e ora il figlio Marley ha 22 mesi. 

Tutte ragazze madri che ora probabilmente riceveranno l'assegno per i figli. La Watson, che ha avuto il primo figlio a 18 anni, ha ammesso: "Naturalmente nessuno vuole che le sue figlie restino incinta adolescenti, ma se si rifiutano di usare metodi contraccettivi io non posso fare nulla. 

Non sono d'accordo con gli aborti e Mariah voleva il bambino così ora non posso fare altro che starle vicino anche se non sono orgogliosa che lei sia rimasta incinta". 

Leggo on line

sabato 9 luglio 2011

Nella Spagna femminista lo Stato "pensa" ai figli del popolo: bimbo di 10 anni pesa 70 kg. Sospesa la potestà dei genitori.

Un'altra storia che ci fa pensare, una vicenda che, purtroppo, pone in risalto l'egoismo, certamente in buona fede, dei genitori che, pur di non privarsi del figlio e di non privarlo di papà e mamma, rischiano di farlo ammalare seriamente. 
 
Il fatto è successo in Spagna, ma resta un episodio che si ripete costantemente anche in molte città italiane dove i genitori, a volte per troppo affetto, rischiano di non vedere il bene dei figli. 
 
Per oltre un mese i due genitori di Moises, un bimbo spagnolo di 10 anni residente a Ourense, nella regione della Galizia, si sono rifiutati di consegnare il figlio ai servizi sociali.

Il provvedimento prevede l'affidamento del minore ad un istituto in quanto sofferente di una particolare forma di obesità per la quale, a quanto risulterebbe, i genitori non avrebbero fatto quanto docuto, ovvero una dieta controllata.
 
La giunta regionale, competente in questi casi, aveva sospeso la patria potestà dei genitori decretando di fatto lo stato di abbandono, a seguito anche dei numerosi ricoveri che il piccolo Moises aveva dovuto subire, per consentire che il bambino potesse essere curato.

Per un mese i genitori si erano rifiutati di consegnarlo e lo avevano trasferito un una località segreta, e per questo sono stati denunciati. Poi nei giorni scorsi, quando la polizia ha localizzato il nascondiglio a Pontevedra, i genitori non hanno opposto resistenza ed hanno deciso di consegnarlo.
 
La sospensione della patria potestà, secondo fonti della giunta, è motivata col fatto che i servizi sociali, che seguivano il piccolo nel suo ambito domestico, da due anni tentavano inutilmente di far cambiare le abitudini alimentari alla sua famiglia.

Temendo per la sua salute del minore, ricoverato già 48 volte in terapia intensiva in ospedale per problemi collegati all'obesità, hanno dovuto fare ricorso all'uso della forza. Il braccio di ferro dei familiari perché non fosse trasferito in un centro per minori ha tenuto banco per settimane sui media iberici, suscitando un acceso dibattito sulla opportunità o meno di allontanare Moises dal suo nucleo familiare.
 
I nonni materni ne hanno chiesto ieri l'affidamento temporaneo.

Fonte: Mauro Alcamisi

lunedì 20 giugno 2011

SPOSINI CADONO GIÙ DAL BALCONE: LEI MUORE

PRAGA - Non hanno fatto in tempo a festeggiare la loro unione in matrimonio. Lei lituana, lui russo, stavano cantando e ballando dopo la cerimonia quando sono caduti insieme dal balcone della loro casa. Per la 25enne non c'è stato nulla da fare, l'uomo invece potrebbe sopravvivere.

La polizia sta indagando su quanto sia successo nell’appartamento dove si è svolta la cena per celebrare l’unione della coppia, a Praga. Sembra che durante i festeggiamenti l’esagerazione abbia preso il sopravvento.

Forse un lancio in aria della coppia, forse una foto pericolosa, forse qualche bevuta di troppo: dopo qualche ora di bagordi i neo sposi sono caduti entrambi dal terzo piano.

La polizia ceca sta indagando tra i presenti alla festa, e non esclude che l’alcol abbia avuto un ruolo fondamentale nella tragica vicenda.


http://www.leggo.it/articolo.php?id=128071