sabato 25 dicembre 2010

La mediazione familiare: strumento per la giusta applicazione dell´affido condiviso

Commento di Sonia Chiaravallotti a Tribunale Lamezia Terme, sez. civile, ordinanza 11.03.2010.

La Legge 8 febbraio 2006, n. 54 ha introdotto l’istituto dell’affidamento condiviso quale regime normalmente operante in luogo dell’affidamento esclusivo per tutte le ipotesi di rottura del rapporto di coniugio riconoscendo così ai figli una posizione di assoluta preminenza rispetto agli interessi dei separandi. Attraverso un mutamento di prospettiva il legislatore ha riconosciuto ai figli il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, “anche” in caso di loro separazione (art. 155 c.c.). L’avverbio “anche” sottolinea la necessità che la decisione delle parti di modificare la coppia coniugale non si ripercuota sulla coppia genitoriale, equiparando i figli di genitori separati ai figli di genitori non separati.

La lettura del novellato art. 155 c.c., svela il mutamento di prospettiva anche attraverso il linguaggio, tant’è che in relazione al termine “figli” non pone più quello di “coniugi”, bensì quello di “genitori”, salvaguardando in tal modo le relazioni verticali della famiglia in modo prioritario rispetto alle relazioni orizzontali.

Pertanto il nostro legislatore ha dimostrato, sancendo in maniera incontrovertibile il principio della bigenitorialità, di aver preso atto dei mutamenti sociali conseguenti ai deficit subiti dai minori a causa dell’alienazione di uno dei genitori, ponendo il nostro ordinamento in linea sia con la Costituzione (artt. 2-3-29-31), sia con le Convenzioni internazionali (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo firmata a Roma il 4 novembre 1950, Convenzione dei diritti del fanciullo firmata a New York il 20 novembre 1989, Convenzione europea sull’esercizio dei diritti del fanciullo, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 25 gennaio 1996).


In tale contesto il giudice ha il prezioso compito di rendere edotte le parti circa la validità dell’affidamento condiviso e di sollecitarne l’applicazione concreta.

Il giudice quindi, va ben oltre un frettoloso tentativo di conciliazione, tentativo inadeguato ed insoddisfacente per tutti gli attori coinvolti, considerata la portata degli eventi sui quali va ad incidere. Questo è quanto accaduto nel caso di specie, allorquando nella fase dell’udienza presidenziale, il padre della minore, pur avendo, in seno all’accordo presentato per l’omologa, prestato consenso all’affidamento esclusivo della figlia alla madre, in conseguenza dell’ “approccio esplorativo” del Presidente in merito alle reali intenzioni delle parti, ha espresso il desiderio di salvaguardare il rapporto genitoriale, secondo modalità compatibili con il regime di affidamento condiviso, sul presupposto della errata valutazione ex adverso compiuta delle proprie capacità genitoriali. Come noto, infatti, il giudice, in ossequio all’art. 155 sexies II comma, in seguito alla valutazione di opportunità del tentativo di mediazione familiare, sentite le parti ed ottenuto il loro consenso, “può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 155 per consentire che i coniugi avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.” Pertanto, in sede di udienza presidenziale le parti sollecitate dal Presidente a prendere atto della nuova gestione familiare alla quale avrebbero dovuto provvedere in seguito alla separazione, hanno accolto positivamente l’invito a seguire il percorso di mediazione familiare. Entrambi, infatti, hanno partecipato agli incontri previsti ed insieme, come coppia genitoriale, sono riusciti a far fronte alla necessità di costruire un clima di fiducia e un contesto collaborativi al fine di raggiungere un accordo nell’interesse primario della figlia minore in ordine all’affidamento della stessa ad entrambi.

L’ausilio dei mediatori continua e porta a compimento la mediazione iniziata dal Presidente in questa prima fase. Se da un lato l’introduzione dell’istituto della mediazione familiare potrebbe essere visto come una ulteriore possibilità offerta per esperire un tentativo di riconciliazione, dall’altro il modus procedendi fa si che l’accordo, raggiunto o meno, fuoriesca dalla sua natura di negozio soggetto all’omologazione da parte del giudice, sconfinando in un’occasione per ripristinare, risanare o addirittura ricostruire i rapporti di famiglia. È innegabile la circostanza che rientra tra le finalità della mediazione familiare quella di offrire un supporto alla coppia per affrontare la separazione, promuovendo la cooperazione nella riorganizzare delle nuova relazione scaturente dalla stessa. Superato pertanto il concetto di una mediazione familiare prescrivibile nelle sole ipotesi in cui la coppia che intende separarsi non sia in grado da sola di raggiungere un accordo, essa può essere offerta in sede di separazione consensuale, ove un accordo è stato già confezionato, quale mezzo alternativo per raggiungere un’intesa diretta a regolamentare il nuovo menage familiare in modo tale da garantire al minore il diritto di mantenere in concreto un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Pertanto, in tale contesto l’invio della coppia in mediazione familiare si pone come occasione, positivamente accolta dalle parti, per far fronte alla necessità di costruire un clima di fiducia e un contesto collaborativi in cui sia possibile il raggiungimento di un accordo nell’interesse primario della figlia minore in ordine all’affidamento della stessa ad entrambi.
 
Tribunale di Lamezia Terme
Sezione Civile
Ordinanza11 marzo 2010
art. 155-sexies, comma II, c.c. - Numero di Ruolo Generale: 45/2010
Giudice: Pres. Dr. Giuseppe Spadaro
Nella causa promossa da: F. R. e da G. M., rappresentati e difesi dall’Avv. E. D. C.
avente ad OGGETTO: separazione consensuale
Il Presidente, dr. Giuseppe Spadaro,
• letto il ricorso introduttivo del procedimento ed ascoltate personalmente le parti comparse come da verbale di udienza;
• atteso il contrasto delle parti in merito all’affidamento esclusivo della minore C. di anni dieci;
• ravvisata l’opportunità di rinviare l'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 155 c.c. per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell'interesse morale e materiale dei figli;
• rilevato che tali interessi non riguardano la sola sfera patrimoniale e che essi non sono realizzabili attraverso il semplice inserimento nell’accordo di separazione di previsioni attinenti ad un congruo sostentamento economico, ma postulano anche che in sede di separazione si pervenga ad una riorganizzazione del modello di famiglia in cui il minore possa realizzare il proprio diritto alla formazione e allo sviluppo della propria personalità;
• attesa la ratio della Mediazione, rivolta all’obiettivo di una gestione sana ed equilibrata della separazione, tenendo conto dei rapporti familiari non solo e non tanto orizzontali quanto, come nel caso di specie, soprattutto verticali;
• considerato, nell’ottica della mediazione familiare, che all’accesso alla prestazione degli esperti non osta la natura del procedimento (separazione consensuale), attesa la ratio della Mediazione nell’orbita dell’art. 155-sexies, comma II, c.c. , rivolto, in effetti, all’obiettivo di una gestione sana ed equilibrata della separazione, affinché la stessa non si risolva a detrimento dell’interesse morale e materiale della prole anche e soprattutto alla luce della finalità principale dettata dal novellato art. 155 c.c. di consentire l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi i coniugi al fine di permettere al minore di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale;
• sentite personalmente le parti, le quali, rese edotte sulla possibilità di avvalersi di esperti nella gestione della separazione, hanno manifestato il loro rispettivo interesse all’ausilio degli esperti;
• constatato che i coniugi hanno prestato il consenso al rinvio dei provvedimenti di cui all’art. 155 c.c. al fine di poter beneficiare della mediazione, come da verbale di udienza dell’11/03/2010;
• constatato, altresì, che i coniugi sono concordi nel rivolgersi al Collegio di Mediazione costituito in seno al Tribunale di Lamezia Terme;
visto l’art. 155-sexies, comma II, c.c.
il Giudice reputa opportuno consentire alle parti di avvalersi del Collegio di mediazione, costituito in seno al Tribunale di Lamezia Terme e composto da “esperti” in mediazione familiare di rinomata professionalità.
Ed invero, non può sottacersi che – nel caso di specie – l’esigenza della mediazione nasce, in maggior parte, dalla necessità di salvaguardare i rapporti verticali nella famiglia travolta dalla crisi familiare, pur dinnanzi alla esternazione – nella sede presidenziale – di un accordo di separazione già intervenuto.
Il Presidente, nella sua valutazione discrezionale – ai fini del rinvio di cui all’art. 155-sexies, comma II, c.c. - non si limita a verificare che ad acta risulti prodotto un negozio da omologare, ma accerta, anche, che la discussione di quell’accordo, dinnanzi ai mediatori, non possa rivelarsi l’occasione per ripristinare, rinsanire o addirittura ricostituire i rapporti di famiglia (in senso orizzontale, coniugio; in senso verticale: filiazione).
Le considerazioni fatte, accendono l’attenzione sul caso di specie dove, pur dinnanzi ad un accordo di separazione nel quale sono stati raggiunti, nell’interesse della minore, degli esaustivi accordi sugli aspetti economici, durante l’udienza presidenziale i genitori hanno manifestato una divergenza di idee riguardo alle modalità di affidamento della figlia minore.
In particolare il sig. M., pur avendo, in seno all’accordo presentato per l’omologa, prestato consenso all’affidamento esclusivo della figlia minore alla madre, ha tuttavia espresso il desiderio di salvaguardare (rectius: curare) il rapporto genitoriale con la figlia minore C., secondo modalità compatibili con il regime di affidamento condiviso, sul presupposto della errata valutazione ex adverso compiuta delle proprie capacità genitoriali.
Orbene, come oramai noto, l’affidamento condiviso, introdotto dalla legge 54/06 quale regola generale che guida il Giudice nell’adottare decisioni relative all’affidamento dei figli minori, prevede che la potestà genitoriale venga esercitata da entrambi i genitori i quali, in tal modo, mantengono anche dopo la separazione la piena responsabilità dei figli, e adottano, in modo congiunto, nei loro riguardi le decisioni più importanti quali quelle relative all’educazione, all’istruzione e alla salute, mentre per le altre questioni la potestà genitoriale è distribuita.
Dal canto suo l’affidamento esclusivo o monogenitoriale che ha a lungo rappresentato la regola nel sistema previgente, rivelatosi inadeguato strumento di tutela dell’effettivo interesse del minore, è stato ridotto dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54 ad ipotesi d’eccezione e ciò alla luce del nuovo principio cardine della materia: quello della bigenitorialità quale diritto del figlio a mantenere rapporti stabili e duraturi con entrambi i genitori laddove non si versi in una delle ipotesi previste dagli artt. 330 e 333 c.c.
Nel caso di specie, non sussistendo alcune delle cause summenzionate, l’ausilio di esperti per avviare un percorso di mediazione è diretto a salvaguardare il primario interesse morale e materiale della figlia minore a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, affinché la separazione coniugale dei ricorrenti non si traduca indirettamente in una separazione genitoriale di uno di essi dalla propria figlia.
Pertanto, in tale contesto l’invio della coppia in mediazione familiare si pone come occasione, positivamente accolta dalle parti, per far fronte alla necessità di costruire un clima di fiducia e un contesto collaborativo in cui sia possibile il raggiungimento di un accordo nell’interesse primario della figlia minore in ordine all’affidamento della stessa ad entrambi.
È innegabile la circostanza che rientra tra le finalità della mediazione familiare quella di offrire un supporto alla coppia per affrontare la separazione, promuovendo la cooperazione nella riorganizzare delle nuova relazione scaturente dalla stessa.
Superato, alla luce delle ragioni sopra menzionate, il concetto di una mediazione familiare prescrivibile nelle sole ipotesi in cui la coppia che intende separarsi non sia in grado da sola di raggiungere un accordo, essa può essere offerta in sede di separazione consensuale, ove un accordo è stato già confezionato, quale mezzo alternativo per raggiungere un’intesa diretta a regolamentare il nuovo menage familiare in modo tale da garantire al minore il diritto di mantenere in concreto un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
In un setting teleologicamente orientato alla realizzazione dei summenzionati diritti della prole, le parti potranno, invero, usufruire di uno spazio e di un tempo neutri in cui potersi ripensare come coppia che si separa, ma che deve necessariamente rimanere unita nell’esercizio della funzione genitoriale, per stabilire una nuova gestione, emotiva e pragmatica, della propria vita.
Aiutate così a ritrovare e mantenere l’attenzione sul ruolo di genitori, le parti vengono poste nella condizione di riconoscere i bisogni effettivi dei propri figli in modo tale da raggiungere degli accordi di separazione rispondenti ai reali interessi del minore.
Alla luce di tutto quanto sin qui esposto, rilevato che i coniugi sono stati sentiti ed hanno prestato il loro consenso,
 
P.Q.M.
 
il Giudice rinvia l’udienza affinché le parti possano rivolgersi al Collegio di Mediazione dove avvalersi degli esperti nominati e tentare di raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell'interesse morale e materiale dei figli.
La responsabile dell’Ufficio di mediazione, verificato il calendario delle sedute ed ascoltate le richieste delle parti, indicherà, per l’attività di mediazione, la data in cui i coniugi dovranno presentarsi presso i locali del predetto Ufficio di Mediazione Familiare del Tribunale di Lamezia Terme.
Rinvia, ai sensi dell’art. 155-sexies, comma II, c.c. , l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 155 c.c. all’udienza del 24/06/2010.
Lamezia Terme 11 marzo 2010.
IL PRESIDENTE (dr. Giuseppe Spadaro)

Fonte: altalex.it - Sonia Chiaravallotti

1 commento:

  1. "Dal canto suo l’affidamento esclusivo o monogenitoriale che ha a lungo rappresentato la regola nel sistema previgente, rivelatosi inadeguato strumento di tutela dell’effettivo interesse del minore, è stato ridotto dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54 ad ipotesi d’eccezione e ciò alla luce del nuovo principio cardine della materia: quello della bigenitorialità quale diritto del figlio a mantenere rapporti stabili e duraturi con entrambi i genitori laddove non si versi in una delle ipotesi previste dagli artt. 330 e 333 c.c. "
    Infatti, qualora ricorressero gli estremi dell'applicazione degli artt. 330 o 333 c.c. la competenza del caso non sarebbe più del Tribunale di Lamezia Terme, ma del tribunale dei Minorenni di Catanzaro.

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