domenica 21 novembre 2010

Amici dell'Alienazione Genitoriale & Nemici della Bigenitorialita': Stefano Pedica

Caso McCharty. La stampa "di genere" si inventa tutta un´altra storia. E il sen. Pedica ?

 


Segnate questa data: 7 Agosto 2010. Non è solo un momento del calendario estivo, ma un vero e proprio punto di svolta su un caso, ancora pendente, che sta appassionando Italia e Stati Uniti. Ci riferiamo alla vicenda del piccolo Liam McCharty, di padre americano e madre italiana, la quale ha messo in atto tanti di quegli atti illegittimi (sottrazione, sequestro, false accuse di abuso sessuale sul bimbo da parte del papà, tra le altre) da meritare un mandato di cattura e una notte in gattabuia.





Ma la signora Antonelli (mamma di Liam), rimbalzata velocemente agli onori della cronaca, è stata scelta da una certa parte della c.d. "politica di un solo genere" come moderna eroina della buona genitorialità, e adesso sembra godere di discrete coperture mediatiche e politiche.

Noi di Ad-NEWS siamo rimasti alla finestra per un paio di settimane, pregustando il momento in cui, complice il rientro dalle vacanze, si potesse "sputtanare" per bene la cosa, con un pò più di attenzione da parte dei nostri lettori.

Tanti personaggi, infatti, sono accorsi in aiuto di una donna che, a leggere le cronache di qualche mese fa, fu arrestata in esecuzione di un ordine di estradizione da parte degli Stati Uniti perchè ritenuta responsabile del reato di sequestro di persona del bambino. Giova ricordare che, in conseguenza dell'arresto, il Tribunale dei Minori di Roma stabilì che il piccolo sarebbe rimasto a vivere dallo zio materno, Gianluca Antonelli, che la sorella (madre di Liam) non vedeva da circa 4 anni. Ed è utile precisare che il padre, Michael McCarty, di origine americana, fu denunciato dalla ex moglie che lo accusò di aver abusato sessualmente di Liam. Un’accusa da cui è stato totalmente prosciolto.

E così si arriva al 7 Agosto scorso, giorno in cui l'Unità, non volendo restare indietro nella corsa allo scoop agostano, ha lanciato la sua bomba mediatica. Sotto il titolo “Gabriele il bimbo che divide la giustizia USA da quella italiana” ha riferito una storia agghiacciante. Fa pressappoco così: "un bambino di 9 anni sarebbe letteralmente costretto da un provvedimento del Tribunale dei Minori di Roma a passare una vacanza di dieci giorni con il padre. Il povero bambino rifiuterebbe la vacanza a causa di abusi subiti in passato ma l'ordine del tribunale è inappellabile".

Chi conosce la storia sa che la verità dei fatti è ben diversa. Il bambino da tempo si vede regolarmente con il padre e non ha nessuna obiezione a passare la vacanza con lui. Abbiamo notizie di momenti trascorsi in tutta serenità tra Liam e Michael, giorni felici che sono serviti a consolidare il rapporto padre-figlio duramente provato dall'atteggiamento della Antonelli. Inoltre il minore è ospite del fratello della madre, che con correttezza e da tempo collabora con le autorità per far riavvicinare il figlio al padre (e questo la direbbe lunga su dove alloggia il buon senso, oggi, in tutta la storia).

La totale falsità delle accuse mosse dalla madre è emersa in una sequenza di accertamenti, prima a New York e poi a Roma. Ciò nonostante l'Unità, del tutto arbitrariamente, racconta la vicenda come se le accuse di abuso fossero invece risultate fondate o, almeno, ancora da accertare. Niente di più falso.

Al di là del caso concreto qui sommariamente riassunto, a noi sembra utile fare un ragionamento generale sul ruolo dei mass media nelle controversie sui minori. Goebbles, il ministro della propaganda nazista, sosteneva che ripetere una menzogna centinaia di volte la fa diventare una verità. E i giornali in molti casi di controversia sull'affido sembrano applicare il metodo di Goebbles alla lettera. La versione dei fatti dell'Unità è una sequela di menzogne finalizzate a dipingere il padre come un mostro e a delegittimare i provvedimenti che hanno scagionato il padre e accertato alcuni problemi della madre.

Qualcuno potrebbe pensare che l'Unità abbia attaccato il McCharty perché è americano. Noi pensiamo di no. Il livore e l'odio che traspira dal pezzo dell'Unità (scritto, ovviamente, da una donna, Gioia Salvatori) non sembrano giustificati da vecchi rancori ereditati dalla guerra fredda, ma piuttosto da una nuova ideologia di cui ci sono molte tracce su certi siti Internet. Il nemico di questa nuova ideologia è semplicemente il ruolo e la figura del padre. Non importa se la madre ha seri problemi che mettono a rischio l'equilibrio del figlio: per questa nuova ideologia totalitaria, il possesso materno della prole è un totem sacro ed inviolabile. E così quando i giudici si azzardano ad interferire nel monopolio materno scoppia il finimondo mediatico.

Per la propaganda filo-nazista della nuova ideologia, gli stessi protocolli di accertamento che nei casi di abusi su minori portano un uomo in carcere, salvo poi accertare la non esistenza degli stessi abusi sono da considerare come carta straccia, pena il linciaggio mediatico.

Qualcuno potrebbe pensare che trattandosi di un giornale come l'Unità questa nuova ideologia sia inquadrabile nel vecchio schema di contrapposizione destra/sinistra. Ma non è così. Infatti ci sono stati altri casi recenti in cui la stampa “borghese” ha utilizzato lo stesso identico tono da propaganda filo-nazista, dipingendo come un mostro il padre e santificando la madre.

A Milano una madre ha sottratto illecitamente i figli affidati al padre in Germania. Il Corriere della Sera ha esultato per la buona riuscita dell'operazione in nome del sacro diritto della madre sulla prole. A Trento una mamma ha perso l'affidamento del figlio a causa di problemi di natura psichica. Il Giornale ha ospitato un lungo pezzo a firma dello psichiatra di area cattolica Alessandro Meluzzi che sosteneva che a Trento “come nei manicomi della vecchia URSS rischia di perdere i figli chi non accetta le regole degli psichiatri”. Evidentemente per il Giornale quando viene messo in discussione il possesso materno della prole perfino Trento può essere fatta passare per la sede di un gulag sovietico. Ma è inutile dilungarsi nell'elencare i casi. Basta documentarsi un po' su Internet, di storie così ce ne sono tante.

Nella battaglia McCharty - Antonelli, però, c'è un elemento nuovo: la presenza del senatore Pedica, in forze all'IDV, il quale ha manifestato un certo interesse sulla vicenda, così come su altre. Pedica ha segnalato il caso alle procure, al ministro degli esteri e della giustizia italiani, e al guardasigilli Alfano ha chiesto di vigilare sulla facilità con cui i tribunali dei minori, talvolta, affidano i bambini ai servizi sociali (come nel caso di Liam).

Sembrerebbe un impegno in linea con il nostro modo di vedere le cose, ma non è così. Il senatore Pedica ha più volte dichiarato un certo desiderio di "rivedere" l'affido condiviso secondo i dettami di tale Roberta Lerici da Rignano Flaminio e, sopratutto, secondo la visione vetero-femminista delle donne IDV (Toscana, in primis). Memorabile, del resto, la campagna per la prevalenza del "genitore idoneo", ma di tutto questo (della Lerici, dell'IDV e di altri ameni personaggi ...) ci occuperemo molto presto. 


[Fonte adiantum.it 26/08/2010]

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