martedì 30 novembre 2010

Questa sera su Radio Radicale Tiberio Timperi, Antinoro e Paniz

Questa sera alle 23.00 circa, a Radio Radicale, si confronteranno il giornalista Tiberio Timperi, l'on. Antonello Antinoro e l'on. Paniz. L'evento radiofonico è di sicuro interesse, perchè racchiude validi rappresentanti della attuale situazione italiana in materia di affidamento condiviso dei figli. Timperi è il portavoce (autorevolissimo) del malcontento che regna imperante, relativamente all'operato dei magistrati sul condiviso, tra la Società Civile. 




Antinoro, europarlamentare, rappresenta in Europa il nuovo filone politico che, prendendo spunto dall'impegno della deputata radicale Rita Bernardini, si sta occupando attivamente del problema,  manifestandone l'urgenza sia presso il Parlamento italiano, sia presso quello Europeo (Antinoro) con una recente interrogazione. Paniz, infine, rappresenta il passato: in più occasion, infatti, ha mostrato una ostinata resistenza culturale a qualunque ipotesi di modifica della "sua" legge 54, rivelatasi debole di fronte agli affondi fantasiosi ed incisivi della magistratura di merito.

C'è da scommettere che si tratterà di un confronto interessante, forse aspro ma utile per capire la direzione che il dibattito generale sul condiviso dovrà prendere nelle prossime settimane.

[Fonte adiantum.it]

domenica 28 novembre 2010

Botte alla fidanzata del figlio, denunciata donna di 49 anni

Quel fidanzamento proprio non le piaceva.
Probabilmente pensava che il figlio meritasse di più di quella ragazza che frequentava da un po' di tempo. Ha cercato di dissuaderlo, ma il giovane non le ha dato ascolto. Allora ha cercato di dissuadere la ragazza, una 26enne di Montorio nei Frentani. Ma nemmeno lei ha voluto sentire ragioni. Così la suocera terribile non ha perso tempo. Ha chiesto all'altro figlio, un 26enne, di accompagnarla. E insieme il 3 novembre scorso hanno affrontato la ragazza. Che, poco dopo l'incontro, si è presentata alla stazione dei carabinieri di Larino malconcia e con un referto del pronto soccorso che ha certificato lesioni giudicate guaribili in sette giorni. Conseguenza delle botte che la ragazza ha ricevuto dai due familiari del fidanzato. I carabinieri li hanno denunciati entrambi per lesioni personali ed ingiurie. Reati di cui dovranno rispondere F.M.L., 49enne e il figlio S.N., 26enne. Il fidanzato della vittima dell'aggressione, vista la "incompatibilità" tra nuora e suocera, probabilmente stavolta dovrà scegliere: o la mamma o la fidanzata.

[Fonte http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=larino&articolo=45498]

Caserta: rom costringe figlioletta ad accattonaggio, arrestata

Caserta, 28 nov. (Adnkronos) - Una rom Tanja Cociu di 32 anni e' stata arrestata dai carabinieri a Caserta con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e impiego di minori nell'attivita' di accattonaggio. I carabinieri della compagnia di Caserta da tempo tenevano d'occhio la donna. Hanno svolto indagini per diversi giorni, convinti che utilizzasse la figlioletta di 6 anni per chiedere l'elemosina ai passanti davanti alle chiese casertane. Conclusa l'attivita' investigativa la donna e' stata arrestata e condotta in carcere a Pozzuoli. La bambina e' stata affidata ai servizi sociali del comune di Caserta.

[Fonte http://napoli.repubblica.it/dettaglio-news/14:43/3879410]

ESCA DA MILLE EURO SULLO SCAFFALE E LA COLF ABBOCCA

Nardò: arresta per furto 20enne di Nardò che prestava servizio a casa di una famiglia. La giovane si era impossessata del denaro mai immaginando che i biglietti erano stati fotocopiati dai carabinieri 

LECCE – Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. E già, perché a cadere nel tranello questa volta è l’insospettabile colf. Salentina. Che a furia d rubacchiare, si fa per dire, qua e là in casa della famiglia dove prestava servizio, alla fine è stata scoperta dai carabinieri ed arrestata in flagranza.

A lei viene contestato il furto di mille euro, per sua stessa ammissione, ma le vittime, marito e moglie, ipotizzano che dallo loro abitazione sarebbero potuti sparire, nell’arco di due mesi, da quando cioè la donna delle pulizie prestava servizio, circa 50mila euro, tra denaro e oggetti in oro. Agli arresti finisce una ventenne di Nardò, S.T. le sue iniziali, mai avuto a che fare con la giustizia fino a ieri, che ha rubato, approfittando della fiducia datale dai coniugi, tra una spolverata e l’altra, mille euro. E per lei domiciliari dopo essere stata sorpresa con il bottino in tasca. Dato che a sua insaputa, le banconote, di 50 euro e 100 euro, erano state messe appositamente lì, su uno scaffale nella camera da letto dei coniugi, in modo che non passassero proprio inosservate alla giovane durante le pulizie.

Tutto ha avuto inizio con marito e moglie che decidono di denunciare ai carabinieri l’inspiegabile sparizione dallo loro abitazione, di tanto in tanto, di denaro e oggetti di oro. E la denuncia era stata fatta a ignoti, non avendo prove che l’autrice delle ruberie fosse proprio la giovane colf.

E così i militari hanno pensato di procedere al suo arresto con un’esca: i coniugi avrebbero dovuto lasciare in casa, e bene in vista, le banconote per un importo di mille euro. Biglietti che prima erano stati fotocopiati dai carabinieri e che pertanto sarebbero potuti risultare prova inconfutabile del furto per chi se ne fosse appropriato.

Come volevasi dimostrare. Rincasati marito e moglie non trovano i soldi e telefonano ai carabinieri. I quali giungono nell’abitazione. Perquisizione su la ragazza e nelle tasche dalle felpa che indossava i militari trovano 900 euro in una tasca e 100 euro nell’altra. Inutile dire che le banconote erano le stesse che i carabinieri si erano preoccupati di fotocopiare il giorno prima. E di fronte l’evidenza, la 20enne non ha potuto fare altro che ammettere.

[Fonte http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=24165]

giovedì 25 novembre 2010

VIOLENZA DONNE - Dati allarmistici e fasulli: quando la statistica è al servizio dell'ideologia femminista e spinge ad odiare gli uomini

L’estensione del concetto di violenza ad aggressioni verbali e pressioni psicologiche, scaturito dalla recente indagine «Quali sono e come si chiamano le violenze contro le donne» apre la strada a qualunque interpretazione. Come misurare con un questionario chiuso l’offesa all’emotività di una persona? Ciò che a una donna dà fastidio a un’altra sembra cosa di poco conto, un’altra ancora ne ride: è un fatto puramente soggettivo. Lo stesso dicasi per le pressioni psicologiche nella coppia.

Tra le nove domande ritenute appropriate per misurare questo tipo di violenza, alcune lasciano quantomeno perplessi. Per esempio le seguenti:
  • «Il vostro coniuge o compagno: mai / raramente / qualche volta / spesso / sistematicamente»
  • «- Ha criticato o svalutato ciò che fate?»
  • «- Ha fatto osservazioni sgradevoli sul vostro aspetto fisico?»
  • «- Vi ha imposto il modo di vestirvi, di pettinarvi, di comportarvi in pubblico?»
  • «- Non ha tenuto conto o ha manifestato disprezzo per le vostre opinioni?»
  • «- Ha preteso di dirvi quali dovrebbero essere le vostre idee?»
Notate l’assoluta etereogenità di contenuti e varietà di pesi delle voci proposte.

Lo sconcerto aumenta quando si scopre che queste pressioni psicologiche — che ricevono la più alta percentuale di risposte positive — rientrano nel coefficiente totale della violenza coniugale, assieme agli «insulti e minacce verbali», al «ricatto affettivo» e, sullo stesso piano delle «aggressioni fisiche» e dello «stupro e altre prestazioni sessuali forzate»!

Il coefficiente totale della violenza coniugale così concepito vedrebbe dunque interessato il 10% delle francesi, delle quali il 37% denunciano pressioni psicologiche, il 2,5% aggressioni fisiche, e lo 0,9% stupro o altre prestazioni sessuali forzate.

È possibile affiancare le azioni fisiche a quelle psicologiche come fossero elementi di ugual specie? È legittimo condensare nello stesso vocabolo lo stupro e un’osservazione sgradevole o offensiva? Si risponderà che in entrambi i casi viene inflitto dolore. Ma non sarebbe più rigoroso distinguere tra dolore oggettivo e dolore soggettivo, tra violenza, abuso di potere e inciviltà?

Il termine violenza è così legato nelle nostre menti alla violenza fisica che si corre il rischio di generare una deplorevole confusione facendo credere che il 10% delle francesi subiscano aggressioni fisiche dal coniuge. Questa somma di violenze eterogenee che si fonda sulla sola testimonianza di persone raggiunte telefonicamente privilegia in gran parte la soggettività. In mancanza di un confronto con il coniuge, di altri testimoni o di un colloquio approfondito, come è possibile prendere per buone le risposte acquisite?

* * * * *

Il testo riportato sopra è un estratto da «Fausse Route», 2003, pubblicato in Italia nel 2005 con il titolo «La strada sbagliata», opera di Elisabeth Badinter, filosofa francese e femminista storica, non di un misogino integralista talebano.

Dunque, la Badinter giudica faziosa, fuorviante e inattendibile la ricerca commissionata in Francia dalla Segreteria dei Diritti delle Donne. Contesta la validità del metodo di indagine dal quale emerge un dato mistificatorio: si vuol far credere che il 10% delle donne francesi subisca violenza fisica o sessuale.
Da noi cosa accade? L’indagine italiana, condotta con identiche modalità, delinea un panorama ancora più allarmante: 31,9%, più che triplicati i risultati francesi. Dal sito ISTAT:

PRINCIPALI RISULTATI
Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, il 31,9% della classe di età considerata.
Ed ecco perché, in casi come questo, la statistica diventa al servizio dell’ideologia.

[Testo liberamente tratto da http://lindipendente.splinder.com/post/19780695/Violenze%20in%20Famiglia:%20quello%20c]

Firenze si tinge di vergogna...

Tribunale di Firenze: pretendi il condiviso? Allora paghi le spese di giudizio!

A Firenze il Tribunale Civile ancora non riesce a recepire il Condiviso. Due giorni fa un padre si è visto togliere (dopo 3 anni e senza motivo) 1 pernotto (ne aveva solo 6/mese!) ed ha dovuto pure pagare le spese totali del processo!!
La parità? ..siamo ancora nel Medioevo.

*

Il procedimento che coinvolge chi ci scrive è iniziato nel 2005 (il 2/12/2005 il provvedimento presidenziale), e si è concluso nei giorni scorsi con una sentenza che, come un fulmine a ciel sereno, dispone un peggioramento rispetto alle precedenti disposizioni di altri giudici (reclamo al collegio) e rispetto alla consuetudine, ormai consolidata da tre anni e concordata perfino con la ex moglie, di una maggiore frequentazione dei figli con il padre.

Infatti, i giorni di pernottamento passano da 6 a 5 ogni due settimane, e l'assegno di mantenimento non solo non viene abolito, a fronte della quasi parità di permanenza dei figli presso le case dei genitori e di fronte alla parità di reddito, ma viene invece aumentato con l'aggiunta degli assegni familiari INPS (che non sono un diritto della madre, ma di uno solo dei genitori, uniti o separati che siano).

Fin qui tutto "regolare", in fondo i pernottamenti in casa paterna erano troppi...Ma non è tutto. Il padre viene punito con una ammenda, simbolica ma umiliante, di €100,00 per essersi imposto, una sola volta, nel tenere i figli con sè 1 giorno in più di quanto previsto dal giudice (per l'occasione il padre fu anche querelato penalmente dalla madre). In più - ed è questo l'elemento che fa sobbalzare dalla sedia - il padre, che ha sempre chiesto l'affidamento condiviso e il mantenimento diretto, viene considerato perdente causa di fronte alla madre, che fino al penultimo atto ha chieso l'affidamento esclusivo, e gli vengono addebitate tutte le spese di giudizio (circa 10.000 euro).

Qui di seguito una sintesi del capolavoro giudiziario fiorentino.
 
Il Tribunale di Firenze:

1) Dichiara la separazione personale tra GP e MM.

2) Dispone l'affidamento condiviso dei figli con domiciliazione presso la madre.

3) Dispone che sulle questioni di ordinaria amministrazione la potestà sia eserciata separatamente.

4) Assegna la casa coniugale di Via B, con quanto l'arreda alla madre.

5) Dispone che il padre possa tenere con sè i figli:
- a fine settimana alterni dalle ore 16,30 del venerdì alle ore 9 del lunedì successivo e, nelle sole settimane che precedono i fine settimana in cui i figli non staranno con lui dalle ore 17 del giovedì pomeriggio alle 14 del sabato matttina successivo, in ogni caso prendendoli da scuola o portandoveli se saranno o dovranno essere a scuola, salve le esigenze formative scolastiche ed extrascolastiche dei minori.
- sette giorni durante le vacanze natalizie e tre giorni durante le vacanze pasquali, con alternanza tra i genitori per i giorni di Natale e Pasqua e 30 giorni, anche non consecutivi, durante le vacanze estive, con interruzione della frequentazione da parte di questi per un uguale periodo in cui staranno con la madre, previo accordo tra i genitori entro il 31.10; 28.02; 31.05 di ogni anno.
6) dispone a carico del resistente un assegno di mantenimento, al netto degli eventuali assegni familiari, da pagarsi alla ricorrente entro il giorno 10 di ogni mese, nella misura di 190,00 euro mensili per ciascuno, importo soggetto a rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT con prima rivalutazione dal mese di giugno 2011, disponendo che, ove egli percepisca gli assegni familiari per i figli, li versi alla moglie.

7) Pone a carico di ciscun genitore il 50 % delle spese mediche, scolastiche e di dotazione scolastica e di quelle formative extrascolastiche. 

8) Dispone il versamento diretto da parte della Universiità degli Studi di Firenze, datore di lavoro del P., alla M. dell'importo suddetto, prelevandolo dalla retribuzione del resistente.

9) condanna il resistente a risarcire alla ricorrente il danno derivante dalle inadempienze ai provvedimenti provvisori che liquida nella misura di euro 100
10) condanna il resistente a rifondere a controparte e spese di giudizio che liquida in complessivi 9.369,00 di cui 454,00 per spese. euro 2.915,00 per diritti, euro 6.000,00 per onorari, oltre rimborso psese generali, IVA e CAP come per legge

11) Pone definitivamente tra le parti al 50 % le spese di CTU . 


[Fonte adiantum.it]

lunedì 22 novembre 2010

Mediazione civile: la riforma pubblicata in Gazzetta Ufficiale

Deflazionare il sistema giudiziario italiano rispetto al carico degli arretrati e al rischio di accumulare nuovo ritardo.
E' questa la finalità del nuovo istituto della mediazione civile e commerciale, approvato con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Gazzetta Ufficiale 5 marzo 2010, n. 53) attuativo della riforma del processo civile (Legge 69/2009).

Si tratta di una novità che, a regime, è destinata a modificare la mappatura del processo civile.

E’ definita mediazione l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti:
  • sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia (c.d. mediazione compositiva);
  • sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della controversia (c.d. mediazione propositiva).

La mediazione è lo strumento per addivenire alla conciliazione; per arrivare a ciò, vi è il supporto degli organismi, ovvero enti pubblici o privati, abilitati a svolgere il procedimento di mediazione (senza l’autorità per imporre una soluzione), iscritti in un registro istituito con decreto del Ministro della Giustizia.

Libertà di forme

Chiunque può accedere alla mediazione, purchè si pongano questioni inerenti diritti disponibili, senza escludere aprioristicamente forme di negoziazione.

Non sono previste formalità particolari ed è possibile utilizzare anche modalità telematiche.

E’ sufficiente presentare un’istanza presso l’organismo competente, indicando:
  • l’organismo;
  • le parti;
  • l’oggetto;
  • le ragioni della pretesa (c.d. causa petendi).

E’ prevista una sorta di litispendenza: in caso di più domande relative alla stessa controversia, la mediazione si svolge davanti all’organismo presso il quale è stata presentata la prima domanda (il tempo della domanda si individua con la data della ricezione della comunicazione).

Tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni altra spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, ex art. 17.

Tuttavia, va evidenziato che vi è un nuovo obbligo per l’avvocato, che deve informare l’assistito in modo chiaro e per iscritto, nel primo colloquio, della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione; il documento così formato e sottoscritto dal cliente dovrà essere allegato all’atto introduttivo nell’eventuale giudizio; diversamente, sarà il giudice ad informare la parte della facoltà di intraprendere un procedimento di mediazione.

I tipi di mediazione

Sono stati previsti, essenzialmente, tre tipi di mediazione:

1) facoltativa, quando viene liberamente scelta dalle parti;

2) obbligatoria (entrerà in vigore decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, di cui si discorre, ex art. 24), quando è imposta dalla legge; il procedimento di mediazione deve essere esperito, a pena di improcedibilità (da eccepire nel primo atto difensivo dal convenuto, oppure dal giudice non oltre la prima udienza), nei casi di controversie relative a:
  • condominio;
  • diritti reali;
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di azienda;
  • risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti;
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica;
  • risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari;

3) giudiziale, quando è il giudice ad invitare le parte ad intraprendere un percorso di mediazione (con ordinanza); l’invito potrà essere fatto in qualunque momento, purchè prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista, prima della discussione della causa.

L’istituto della mediazione non può riguardare:
  • i procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;
  • i procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento di rito di cui all’art. 667 c.p.c.;
  • i procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’art. 703 c.p.c., comma 3, c.p.c.;
  • i procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione, relativi all’esecuzione forzata;
  • i procedimenti in camera di consiglio;
  • l’azione civile esercitata nel processo penale.

Procedimento

Il procedimento di mediazione ha una durata di quattro mesi:

Viene presentata la domanda di mediazione

il responsabile dell’organismo designa un mediatore, fissando il primo incontro tra le parti (non oltre quindi giorni dal deposito della domanda)
viene data comunicazione all’altra parte (se sono necessarie competenze tecniche particolari, l’organismo nomina uno o più mediatori ausiliari)
il mediatore cerca un accordo amichevole:

1)
se si raggiunge l’accordo (conciliazione), il mediatore redige processo verbale, sottoscritto dalle parti
l’accordo (non contrario all’ordine pubblico o a norme imperative), che può prevedere il pagamento di somme di denaro per ogni violazione ulteriore o inosservanza, viene omologato con decreto del Presidente del Tribunale, nel cui circondario ha sede l’organismo, previo accertamento della regolarità formale;
il verbale omologato è titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale;
2)
se non si raggiunge l’accordo (conciliazione), il mediatore forma processo verbale con l’indicazione della proposta e delle ragioni del mancato accordo
inizia il processo civile
quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta conciliativa, il giudice:
a) esclude la ripetizione delle spese della parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, relativamente al periodo successivo alla stessa;
b) condanna al pagamento delle spese processuali di controparte;
c) condanna al versamento di un’ulteriore somma, di importo corrispondente al contributo unificato dovuto.
Riservatezza

Chiunque presta la propria opera o il proprio servizio nell’organismo è tenuto all’obbligo di riservatezza, rispetto alle dichiarazioni rese ed alle informazioni acquisite durante il procedimento di mediazione, ex art. 9.

Salvo diverso accordo delle parti, le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, iniziato o riassunto a seguito dell’insuccesso della mediazione.

Il mediatore non può essere tenuto a deporre sulle dichiarazioni delle parti, conosciute nel procedimento di mediazione, fruendo delle garanzie di libertà del difensore, ex art. 103 c.p.p., nonché della disciplina sul segreto professionale, ex art. 200 c.p.p..

Organismi di conciliazione

Gli organismi deputati alla mediazione saranno enti pubblici o privati, che diano garanzia di serietà ed efficienza, iscritti in un registro.
I consigli dell’ordine degli avvocati, ma anche di altri ordini professionali, potranno istituire organismi, avvalendosi del proprio personale e dei propri locali.

Sarà istituito presso il Ministero della Giustizia l’albo dei formatori per la mediazione.


(Altalex, 8 marzo 2010. Nota di Luigi Viola. Vedi anche il parere del CNF)

[Fonte altalex]

Divorzio ai notai? Sono necessarie proteste civili ma ferme da parte dei conciliatori specializzati

A.N.P.A.R. (Associazione Nazionale per l'Arbitrato & la Conciliazione)

Mentre "la casta" discute per apportare modifiche al nuovo istituto giuridico riguardante la mediazione civile , all'interno "dei palazzi", si sta consumando un altro atto drammatico

 Mentre "la casta " discute per apportare modifiche al nuovo istituto giuridico riguardante la mediazione civile , all'interno "dei palazzi", si sta consumando  un altro atto drammatico.  Il Consiglio nazionale del notariato in concerto con il ministro della Giustizia. Alfano ha lanciato in questi giorni la proposta per individuare nuove competenze da assegnare ai notai, per potere così alleggerire il lavoro dei tribunali civili, fra queste: Separarsi, in assenza di figli  minori,  dal notaio anzichè in tribunale.

Sarebbe un errore gravissimo se,  in questo momento, la tutela di diritti disponibili  dei coniugi venisse affidata  "all'organismo di conciliazione del notariato". Questa è materia - dice Pecoraro -  che  rientra  a pieno titolo  fra i diritti tutelabili di cui all'art. 2 del Decreto Legislativo n. 28/2010 e dunque, spetta ai conciliatori iscritti nel Registro, sorvegliato dal Ministero della Giustizia, la possibilità  di intervento nelle separazioni e divorzio. In altre Nazioni, le questioni tra coniugi da tempo risultano affidate alla mediazione, e qui: perchè affidarla ai notai?  La risoluzione di controversie  tra coniugi sta ottenendo da tempo  la fiducia delle coppie  a favore della mediazione civile, pertanto non serve coltivare o mettere in cantiere  regole a favore di chi ha a cuore solo  interessi particolari.

Non penso minimamente  che il Governo possa affidare ai notai la risoluzione di controversie che intervengono fra coniugi, questa iniziativa è  impopolare, le controversie fra coniugi possono essere risolte solo da chi  conosce i mille segreti e le tecniche di conciliazione. Questo rinnovamento, se, proprio lo vogliamo definire tale -  afferma Pecoraro -  è ancora più fattibile, se lo si fa rientrare  fra gli esperimenti del tentativo di conciliazione obbligatorio di cui all'art. 5 del decreto Legislativo 28/2010.

Nella separazione fra coniugi - continua Pecoraro -  è  primario  il principio di prevenzione che è quello della mediazione e solo al fallimento di questa e quando le parti non accetteranno nulla di meno di quanto spettante,  la figura di conciliatori, esperti in diritto ed in economia, possono assumere ruoli importanti, per definire con esattezza  il dare e l'avere fra la coppia. Le categorie professionali uniche che fanno tutto di tutti, non servono, sono necessari conciliatori  altamente  professionalizzati,  che anche collegialmente, sono in grado, ognuno per la propria specificità risolvere soluzioni complesse di  tutela di diritti disponibili in particolare  quelli che intercorrono tra coppie  in separazione.

La separazione fra coppie  non può essere risolta con un atto pubblico notarile. BISOGNA FAR FALLIRE SUL NASCERE QUESTA TRATTATIVA SCELLERATA. Mi rendo conto - continua Pecoraro -  che è pericoloso parlare,  ma mi rendo altresì conto che è un tormento tacere,  la rinnovazione in materia di separazione e divorzio  và fatta  dai primi fondamenti  "chiunque può accedere alla mediazione  per la conciliazione di una controversia civile vertente su diritti disponibili attraverso conciliatori specializzati designati da Organismi di Conciliazione all'uopo preposti". I notai saranno pure  ottimi pubblici ufficiali ma, ma le coppie in separazione, hanno il diritto sacrosanto di adire alla mediazione  civile  e di usufruire  delle agevolazione previste dalla legge.

Anpar.it
Redazione NEWSFOOD.com + Web TV

Da marzo 2011 MEDIAZIONE obbligatoria. Separazioni escluse. Perché agli AVVOCATI non piace la MEDIAZIONE FAMILIARE?

Se c'è uno scandalo che nasce tutto dalla politica, ed avrà effetti pari a quelli causati dalla Magistratura che non applica la legge 54/2006, è quello della mediazione civile obbligatoria, che verrà applicata a quasi tutte (ma proprio tutte) le categorie di controversia civile...tranne che alle separazioni. 

Incredibile? No, per niente. 

Da marzo 2011, infatti, diventa obbligatorio il tentativo di mediazione fra le parti in caso di controversie civili. Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto (n. 180/2010) che istituisce il registro dei mediatori, la riforma del processo civile fa sicuramente un passo avanti, perchè disincentiva il ricorso in tribunale per la definizione delle controversie, con la speranza di veder ridurre progressivamente l’arretrato che grava sul sistema giudiziario. 

Per quali settori è previsto questo nuovo istituto giuridico ? La mediazione è obbligatoria in materia di: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari

Insomma, escludendo le beghe condominiali, non stiamo parlando del sesso degli angeli, ma di questioni anche molto delicate e di sicura rilevanza sociale. 

E le controversie che nascono dalle separazioni, perchè non sono state contemplate in questo decreto ? Cosa e chi lo ha impedito ? 

Leggendo il regolamento attuativo (n. 180/2010), non possiamo fare a meno di notare che la mediazione (o Conciliazione) deve essere svolta da organismi professionali e indipendenti, stabilmente destinati all'erogazione del servizio di conciliazione e iscritti in un apposito Registro, istituito presso il Ministero della giustizia. 

Sorprende come i mediatori familiari non abbiano fatto il diavolo a quattro in questa vicenda, sembra quasi che non si siano accorti di quanto si tramava alle loro spalle. Ai più è sembrato strano che chi ha fatto depositare un progetto di legge sulla disciplina della professione di mediatore familiare, firmato da più di cinquanta deputati, non abbia contrastato minimamente questo scandalo, l'ennesimo in materia di famiglia. 

Nella pratica, le scuole di specializzazione in Conciliazione (l'hanno chiamata così, per distinguerla un pò...) stanno nascendo come i funghi in ogni città d'Italia, dando dignità ad una nuova professione che dovrebbe liberare i tribunali da un fardello di 5,5 milioni di cause pendenti e stagnanti. C'è grande fermento, e l'ambiente è già "caldo", pronto a far partire la macchina....ma i mediatori esperti in materia di famiglia stanno a guardare. 

E' assurdo che oggi, a parlare di tutto ciò, siano solo le associazioni di genitori separati, ma non quelle dei mediatori familiari, che da anni rivendicano un ordine professionale tutto loro. A questo punto, si potrebbe ipotizzare che la mediazione familiare obbligatoria - peraltro prevista in almeno quattro disegni di legge giacenti in Parlamento - non sia loro affatto gradita. 

Qualcuno afferma che questo decreto legislativo, ed il successivo regolamento attuativo, siano stati il frutto di una sorta di spartizione tra due categorie professionali spesso in guerra tra loro, ma oggi insieme in maniera più consociativa che mai. Da un lato una certa parte dell'Avvocatura, la più potente e numerosa, che di mediazione non vuol saperne, tanto da aver bloccato negli anni qualunque disegno di legge che prevedesse il passaggio obbligatorio in mediazione nei casi di separazione (su tutte, proprio la L. 54). Dall'altro gli stessi mediatori familiari, molti dei quali sono ancora contrari ad ogni ipotesi di obbligatorietà della mediazione, anche relativamente ad un solo passaggio preventivo all'avvio della separazione giudiziale. 

A ben vedere, appunto, con questo decreto le separazioni rimangono ancora "roba loro", e di questo passo le cose non cambieranno presto. 

Che sia proprio la creazione dell'Ordine dei mediatori la contropartita in gioco ? 

[Fonte adiantum.it]

Il dr. Andrea Mazzeo forse non sa che..... esistono le cd MOZIONI SALVADONNE - Video Documento

Il dr. Andra Mazzeo  sembra voler continuare nella sua campagna disinformativa sulla alienazione genitoriale e sulla giurisprudenza concernente il diritto di famiglia. Non si COMPRENDONO le ragioni del suo accanimento con questi temi dei quali, tra l'altro, ha pubblicamente dichiarato SCARSISSIMA COMPETENZA.

IN OGNI CASO OGGI RI-PROPONE PUBBLICAMENTE I SUI DUBBI CHIEDENDOSI PERCHE' MOLTE PERSONE (UOMINI MA ANCHE DONNE) abbiano iniziato la pubblicazione di notizie di violenza femminile.

E lo fa pure prendendo per il culo !!! 

*


LUI NON SA, EVIDENTEMENTE, DELLE COSIDDETTE MOZIONI SALVADONNE CHE - OPERANDO CENSURA SULLE NOTIZIE DI VIOLENZA FEMMINILE - HANNO FINITO PER CREARE UNA INFORMAZIONE FALSATA RISPETTO ALLA REALTA'. 

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GLI INVIAMO QUESTO VIDEO-DOCUMENTO CON LA SPERANZA CHE POSSA COLMARE QUESTA SUA LACUNA E POSSA EVITARE NUOVAMENTE DOMANDE CHE UN ESPERTO, A NOSTRO AVVISO, NON DOVREBBE FARE.

CAPITO DR. MAZZEO?

MA NOI SIAMO PAZIENTI... LE SPIEGHEREMO TUTTO QUANTO!

 

Non conosci il Dr. Mazzeo? VEDI ANCHE:

L'ESPERTO DA UN SOLO CASO | Comunicazione di Genere

domenica 21 novembre 2010

Amici dell'Alienazione Genitoriale & Nemici della Bigenitorialita': Stefano Pedica

Caso McCharty. La stampa "di genere" si inventa tutta un´altra storia. E il sen. Pedica ?

 


Segnate questa data: 7 Agosto 2010. Non è solo un momento del calendario estivo, ma un vero e proprio punto di svolta su un caso, ancora pendente, che sta appassionando Italia e Stati Uniti. Ci riferiamo alla vicenda del piccolo Liam McCharty, di padre americano e madre italiana, la quale ha messo in atto tanti di quegli atti illegittimi (sottrazione, sequestro, false accuse di abuso sessuale sul bimbo da parte del papà, tra le altre) da meritare un mandato di cattura e una notte in gattabuia.





Ma la signora Antonelli (mamma di Liam), rimbalzata velocemente agli onori della cronaca, è stata scelta da una certa parte della c.d. "politica di un solo genere" come moderna eroina della buona genitorialità, e adesso sembra godere di discrete coperture mediatiche e politiche.

Noi di Ad-NEWS siamo rimasti alla finestra per un paio di settimane, pregustando il momento in cui, complice il rientro dalle vacanze, si potesse "sputtanare" per bene la cosa, con un pò più di attenzione da parte dei nostri lettori.

Tanti personaggi, infatti, sono accorsi in aiuto di una donna che, a leggere le cronache di qualche mese fa, fu arrestata in esecuzione di un ordine di estradizione da parte degli Stati Uniti perchè ritenuta responsabile del reato di sequestro di persona del bambino. Giova ricordare che, in conseguenza dell'arresto, il Tribunale dei Minori di Roma stabilì che il piccolo sarebbe rimasto a vivere dallo zio materno, Gianluca Antonelli, che la sorella (madre di Liam) non vedeva da circa 4 anni. Ed è utile precisare che il padre, Michael McCarty, di origine americana, fu denunciato dalla ex moglie che lo accusò di aver abusato sessualmente di Liam. Un’accusa da cui è stato totalmente prosciolto.

E così si arriva al 7 Agosto scorso, giorno in cui l'Unità, non volendo restare indietro nella corsa allo scoop agostano, ha lanciato la sua bomba mediatica. Sotto il titolo “Gabriele il bimbo che divide la giustizia USA da quella italiana” ha riferito una storia agghiacciante. Fa pressappoco così: "un bambino di 9 anni sarebbe letteralmente costretto da un provvedimento del Tribunale dei Minori di Roma a passare una vacanza di dieci giorni con il padre. Il povero bambino rifiuterebbe la vacanza a causa di abusi subiti in passato ma l'ordine del tribunale è inappellabile".

Chi conosce la storia sa che la verità dei fatti è ben diversa. Il bambino da tempo si vede regolarmente con il padre e non ha nessuna obiezione a passare la vacanza con lui. Abbiamo notizie di momenti trascorsi in tutta serenità tra Liam e Michael, giorni felici che sono serviti a consolidare il rapporto padre-figlio duramente provato dall'atteggiamento della Antonelli. Inoltre il minore è ospite del fratello della madre, che con correttezza e da tempo collabora con le autorità per far riavvicinare il figlio al padre (e questo la direbbe lunga su dove alloggia il buon senso, oggi, in tutta la storia).

La totale falsità delle accuse mosse dalla madre è emersa in una sequenza di accertamenti, prima a New York e poi a Roma. Ciò nonostante l'Unità, del tutto arbitrariamente, racconta la vicenda come se le accuse di abuso fossero invece risultate fondate o, almeno, ancora da accertare. Niente di più falso.

Al di là del caso concreto qui sommariamente riassunto, a noi sembra utile fare un ragionamento generale sul ruolo dei mass media nelle controversie sui minori. Goebbles, il ministro della propaganda nazista, sosteneva che ripetere una menzogna centinaia di volte la fa diventare una verità. E i giornali in molti casi di controversia sull'affido sembrano applicare il metodo di Goebbles alla lettera. La versione dei fatti dell'Unità è una sequela di menzogne finalizzate a dipingere il padre come un mostro e a delegittimare i provvedimenti che hanno scagionato il padre e accertato alcuni problemi della madre.

Qualcuno potrebbe pensare che l'Unità abbia attaccato il McCharty perché è americano. Noi pensiamo di no. Il livore e l'odio che traspira dal pezzo dell'Unità (scritto, ovviamente, da una donna, Gioia Salvatori) non sembrano giustificati da vecchi rancori ereditati dalla guerra fredda, ma piuttosto da una nuova ideologia di cui ci sono molte tracce su certi siti Internet. Il nemico di questa nuova ideologia è semplicemente il ruolo e la figura del padre. Non importa se la madre ha seri problemi che mettono a rischio l'equilibrio del figlio: per questa nuova ideologia totalitaria, il possesso materno della prole è un totem sacro ed inviolabile. E così quando i giudici si azzardano ad interferire nel monopolio materno scoppia il finimondo mediatico.

Per la propaganda filo-nazista della nuova ideologia, gli stessi protocolli di accertamento che nei casi di abusi su minori portano un uomo in carcere, salvo poi accertare la non esistenza degli stessi abusi sono da considerare come carta straccia, pena il linciaggio mediatico.

Qualcuno potrebbe pensare che trattandosi di un giornale come l'Unità questa nuova ideologia sia inquadrabile nel vecchio schema di contrapposizione destra/sinistra. Ma non è così. Infatti ci sono stati altri casi recenti in cui la stampa “borghese” ha utilizzato lo stesso identico tono da propaganda filo-nazista, dipingendo come un mostro il padre e santificando la madre.

A Milano una madre ha sottratto illecitamente i figli affidati al padre in Germania. Il Corriere della Sera ha esultato per la buona riuscita dell'operazione in nome del sacro diritto della madre sulla prole. A Trento una mamma ha perso l'affidamento del figlio a causa di problemi di natura psichica. Il Giornale ha ospitato un lungo pezzo a firma dello psichiatra di area cattolica Alessandro Meluzzi che sosteneva che a Trento “come nei manicomi della vecchia URSS rischia di perdere i figli chi non accetta le regole degli psichiatri”. Evidentemente per il Giornale quando viene messo in discussione il possesso materno della prole perfino Trento può essere fatta passare per la sede di un gulag sovietico. Ma è inutile dilungarsi nell'elencare i casi. Basta documentarsi un po' su Internet, di storie così ce ne sono tante.

Nella battaglia McCharty - Antonelli, però, c'è un elemento nuovo: la presenza del senatore Pedica, in forze all'IDV, il quale ha manifestato un certo interesse sulla vicenda, così come su altre. Pedica ha segnalato il caso alle procure, al ministro degli esteri e della giustizia italiani, e al guardasigilli Alfano ha chiesto di vigilare sulla facilità con cui i tribunali dei minori, talvolta, affidano i bambini ai servizi sociali (come nel caso di Liam).

Sembrerebbe un impegno in linea con il nostro modo di vedere le cose, ma non è così. Il senatore Pedica ha più volte dichiarato un certo desiderio di "rivedere" l'affido condiviso secondo i dettami di tale Roberta Lerici da Rignano Flaminio e, sopratutto, secondo la visione vetero-femminista delle donne IDV (Toscana, in primis). Memorabile, del resto, la campagna per la prevalenza del "genitore idoneo", ma di tutto questo (della Lerici, dell'IDV e di altri ameni personaggi ...) ci occuperemo molto presto. 


[Fonte adiantum.it 26/08/2010]

Amici dell'Alienazione Genitoriale & Nemici della Bigenitorialita': Andrea Mazzeo

L’ESPERTO DA UN SOLO CASO

Cercano di demolire a tutti i costi la PAS, quella spina nel loro  fianco, che priva alcuni genitori della possibilità di  abusare psichicamente del proprio figlio per vincere a tutti i costi la propria guerra demenziale contro l’altro genitore (che magari, come capita sempre più frequentemente, è proprio una mamma).

Le sorelle cercano, per l’ennesima volta, di ripresentare la loro pappardella condendola appunto con lo scritto del dottor Mazzeo.

Ci scuseranno dunque se abbiamo velato con la nostra scritta la loro seducente donnina, che assomiglia più a una sexy-bambola da pubblicità che non ad una impegnata intellettuale femminista, e ci scuseranno se parliamo delle referenze dell’autore da loro citato, il dr. Mazzeo, appunto.

Del quale ci costringono a dire qual è la sua esperienza reale nel campo della PAS.


Beh…

Ecco…

In fondo ci dispiace: lui è un ottimo psichiatra. Si occupa di psichiatria per adulti, e di psicofarmacologia. Nel suo campo, uno competente. Nel suo, appunto.

Ma sapete cosa ne sa di PAS?

Ecco…

Il dr. Mazzeo, in vita sua, ha visto UN SOLO CASO DI PAS.

Uno solo, capite?

E lo ha detto pubblicamente, e da tempo. In uno scambio con altri colleghi. Ecco quanto al proposito ha dichiarato: “Della PAS ne sono venuto a conoscenza da poco, per una CTP, e ovviamente mi sono documentato.” (20 settembre 2010)

Si è occupato DI UN SOLO CASO DI PAS, il tanto citato Mazzeo, e per di più se ne è occupato come CONSULENTE DI PARTE (=CTP, come da lui dichiarato).

Cioè: molto probabilmente, per la prima volta in vita sua è stato chiamato a seguire una perizia di affido minori in Tribunale, e DOVEVA SOSTENERE che il / la suo/a cliente non aveva alienato il figlio all’altro.

Ma uno che ha visto un solo caso, in vita sua, può essere considerato un esperto?

Ci sembra poco, troppo poco, no? Soprattutto che, per svolgere degnamente il ruolo di Consulente di Parte, cosa che ha fatto con grande coscienza, si è dovuto preparare assumendo un’opinione favorevole al suo cliente…

Voi vi fidereste di un medico che pontifica su un problema con un’esperienza di un solo caso alle spalle?

Beh… le sorelline sono costrette a farlo. Devono citare lui. Altrimenti chi citano?

Ora potete tutti metterci una sola tara: quando leggete il fatidico articolo del dottor Mazzeo contro la PAS, ricordatevi che lui stesso ha ammesso di conoscerla da molto poco tempo, e perché è stato chiamato a seguire un caso come perito di parte.

Passiamo al resto, ripetendoci.

Si dicono le solite cose, da parte delle sorelline: che la PAS è un passaporto per la pedofilia, che Gardner difendeva i pedofili, che era contro le donne, che pubblicava i suoi libri per conto suo, eccetera.

Le sorelline vogliono a tutti i costi ignorare che Gardner GIA’ UNDICI ANNI FA HA RISPOSTO A QUESTE ACCUSE: guardate il link qui sotto per sapere cosa Gardner ha VERAMENTE detto della pedofilia.

E di tutte le altre assurdità (ad altro tacere) di cui l’accusano.

La loro è la tipica IGNORANZA di chi AFFRONTA UN PROBLEMA da un PUNTO DI VISTA IDEOLOGICO e NON CULTURALE, spinto da una evidente FISSAZIONE, fissazione che esprime -probabilmente, e parlando in astratto e senza alcun riferimento a persone specifiche – problematiche personali e probabilmente psicologiche ben precise (parliamo SEMPRE in astratto e senza alcun riferimento a persone specifiche).

Sono affermazioni PIENE DI IGNORANZA, perché IGNORANO (volutamente?) quanto Gardner ha detto in proposito di pedofilia, maschilismo, case editrici, e roba varia.

Un punto fondamentale del discorso è poi DOVE sono state pubblicate queste PRECISAZIONI DI GARDNER che le sorelline di Gardner ignorano volutamente.

Sono state accettate e pubblicate su una IMPORTANTE RIVISTA SCIENTIFICA che NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LA CASA EDITRICE DI GARDNER (la rivista è l’ “American Journal of Family Therapy”, una fra le massime pubblicazioni in tema di studi sulla famiglia, a VAGLIARE I CUI CONTRIBUTI C’E’ UN COMITATO SCIENTIFICO DI TUTTO RISPETTO, cui la prosa e le conoscenze culturali di quanti fanno certe affermazioni, ben poco possono opporre, quanto a credibilità.

Quanti fanno queste affermazioni – sono dunque, in questo senso, IGNORANTI. O IN MALAFEDE.

Perché non citano in alcun modo, mai, lo scritto di Gardner nel quale lui prende posizione ben precise contro le loro accuse, e che data dal 1999.

SCRIVONO DUNQUE CON UN TRAGICO RITARDO DI UNDICI ANNI:

“Misinformation Versus Facts About the Contributions of Richard A. Gardner, M.D.”.American Journal of Family Therapy 30 (5): 395–416 a questo indirizzo:http://www.informaworld.com/smpp/content~content=a713830020~db=all

o anche a quest’altro indirizzo:

http://www.fact.on.ca/Info/pas/misperce.htm

Se le sorelline accettano, l’articolo lo compriamo noi e glielo offriamo.

Altrimenti lo possono leggere gratis all’altro indirizzo.

Beccatevi adesso quello che scrivono le sorelline e confrontatelo con quello che diceva Gardner al proposito di queste “Misperception” già nel 1999.

Da rabbrividire.

Per l’ignoranza o la malafede?

 

[Fonte comunicazionedigenere.it]

 

Amici dell'Alienazione Genitoriale & Nemici della Bigenitorialita': Italia Dei Valori

L´IDV e la campagna di disinformazione sulla L. 54 e sulla PAS. Ma il partito approva ?

Già da qualche tempo, in merito alla legge 54/2006 e alle sue possibili modifiche, è in atto una campagna di disinformazione ad opera di alcune esponenti dell'IDV. Si tratta di una precisa scelta politica, da non scaricare sulla magistratura chiamata ad accertare l’eventuale fondatezza delle accuse.
Non passa giorno, infatti, che i cori delle donne IDV non si scaglino contro la Sindrome di Alienazione Genitoriale, additata quale strumento diabolico dell'uomo cattivo.
Viene naturale chiedersi se l'IDV approvi che al suo interno alcune esponenti abbiano dichiarato guerra all'affido condiviso tout court, definendolo testualmente "una legge che difende pedofili e femminicidi". Da come ne parlano, sembra che non sia previsto in tutta Italia un solo genitore di sesso maschile che non abbia in programma di abusare dei propri figli e/o uccidere la propria moglie o convivente, in quanto solo a tale scopo sarebbe nata la riforma dell'affido condiviso.
Concorderete, spero, che si tratti di una visione delirante, oltre che denigratoria, fuorviante e gravemente offensiva per il Parlamento che ha approvato la legge ed il 99% di cittadini e cittadine, elettrici ed elettori che con abusi sessuali ed uxoricidi non hanno nulla a che fare.
Alcune frange IDV applicano le stesse dinamiche alla stroncatura della (PAS), un disturbo comportamentale riconosciuto negli ambienti accademici internazionali, di prossima pubblicazione sul DSM V. Siccome la PAS si attiva nelle contese dei figli in sede di separazione, ecco che per alcune donne IDV diventa l’invenzione di un pazzo (Richard A. Gardner, Columbia University's of Physicians and Surgeons, N.Y., colui che per primo la ha classificata nel 1985) ed ancor una volta lo strumento che serve unicamente ai padri pedofili per abusare sessualmente dei propri figli.
Sorprende, inoltre, il curioso accanimento dell'ala femminile IDV nell’usare lo spettro della pedofilia per stroncare, o almeno tentare di farlo, ogni argomento non gradito.
Come mai questa sequela di informazioni distorte, denigratorie, inventate?
Come mai il fantasma della pedofilia viene fatto aleggiare su tutto ciò che ad acune donne IDV non piace, da una legge dello Stato ad una sindrome ampiamente riconosciuta a livello internazionale?
Come mai al varo della riforma (2006) nelle audizioni parlamentari in II Commissione Permanente e nelle dichiarazioni di voto dei rappresentanti di tutto l’arco costituzionale non una sola volta è stata ventilata l’ipotesi del legame tra affido condiviso e devianze sessuali, e tale certezza dilaga solo ora che è divenuta argomento privilegiato IDV?
Come mai una maniacale ricerca del legame con la pedofilia, tirato a forza su argomenti con i quali la pedofilia stessa non ha nulla a che fare?
Quali sono gli interessi nel creare un clima da caccia alle streghe?
Chi cavalca l’onda del terrorismo psicologico, pur se privo della minima fondatezza?
Questa sessualizzazione forzata per generare terrore, questa strana fobia per il sesso sembra essere di stampo clericale, poco adatta ad un partito progressista. Sembra di sentire le più reazionarie fra le alte sfere vaticane, non certo il partito guidato da Antonio Di Pietro.
Le domande, in sintesi, sono due:
1) è al corrente il gruppo dirigente dell'IDV delle strategie messe in atto da alcune esponenti dell’ala femminile, in particolare IDV Toscana?
2) è una scelta politica condivisa da tutti all'interno dell'IDV, sia negli argomenti che nelle strategie di esposizione?
È utile saperlo, per avere degli orientamenti concreti in occasione delle prossime tornate elettorali....

Fonte: Redazione - F. Nestola

[Fonte adiantum.it - 20/09/2010]

 

Amici dell'Alienazione Genitoriale & Nemici della Bigenitorialita': la triade Lerici-Coffari-Cancrini

Ecco qua. Una copia del post che avevamo da parte e che vi riproponiamo integralmente.
Ad iniziare dal titolo.

Se in galera vuoi svernare, da Coffari e Cancrini devi andare

Tempi duri per l’ammiraglia dell’abusologia nostrana. Formatasi dall’unione di menti, cuori ed ideali la triade Lerici-Coffari-Cancrini sembrava destinata ad un grande futuro. La prima, fulminata sulla via di Rignano, metteva i contatti politici, il secondo il pathos e l’esperienza di sedicente abusato, il terzo la cultura tecnica ed i riferimenti bibliografici che tanto fanno chic nel blog di Robertona da Morlupo. Sembrava tutto andasse per il filo giusto tanto che, come supremo sfregio agli odiati negazionisti, la triade sembrava pronta per l’invasione in terra nemica: la battaglia sui figli sottratti dai Tribunali tanta cara alla corrente degli abusi generalizzati, legittimati recentemente dal settimanale Panorama che ha messo in prima pagina i links del blog di Ugo (ma non il mio. Che rabbia, troppo antiberlusconiano?) e del sito Falsi Abusi. Ovvio che la triade non puntasse solo a dimostrare al campo avverso la propria forza; il vero obiettivo era attaccare l’affermazione della PAS, la sindrome dell’alienazione genitoriale, che potrebbe essere (ma il condizionale é d’obbligo visto che la battaglia scientifica é furente) definitivamente consacrata nel DSM V (data di uscita presunta: 2013). La dottrina dei teorici della Pas vuole che il figlio affetto da tale sindrome sia sottratto con la forza dal genitore considerato alienante ed affidato al genitore alienato (oppure messo in ambiente neutro, vedi casa famiglia) in attesa di un processo di ricostruzione della relazionalità familiare ferita. Una furbata quale della triade; usare lo slogan che i nemici dedicano agli assistenti sociali dalla facile sottrazione coatta (caso Basiglio e caso Lucanto su tutti), contro i suoi stessi inventori! Ma il diavolo ci mette sempre lo zampino… Prima il megacorso dell’abusologia (con Lerici stessa docente: da non perdere!) che avrebbe dovuto, nell’idea dei suoi ideatori, forgiare nuovi Claudio Foti toppava clamorosamente per mancanza di iscritti. Poi la botta più pesante: l’arresto della mamma del piccolo Liam. 

 

 


Il caso é noto. Lei italiana, lui statunitense. Separazione difficile che sfocia in una denuncia di abuso per lui. Doppio processo (uno in Usa ed uno in Italia) e doppia assoluzione. La diagnosi concordante é Sindrome di Alienazione Genitoriale (ovvero Pas). Il consulente di lei é il numero uno della scienza abusologa tricolore; quel Luigi Cancrini che dopo aver cavalcato a dovere la moda del recupero dei tossicodipendenti, ha mostrato a tutti come é brutto il mondo prigioniero dei pedofili. Cancrini non ci sta. Anche perché a capo del Tribunale dei Minorenni di Roma ora c’é un magistrato molto serio e scrupoloso, Melita Cavallo, che piace poco ai cacciatori di abusanti. “Quel bimbo é davvero abusato!” Scrive il nostro ad assoluzione definitiva, e nell’irritualità di quella lettera di un semplice perito che ha fornito un proprio parere vi é tutta l’irritazione di chi vede perdere il proprio potere e la propria autorevolezza. La madre, che nel frattempo ha aggiunto l’avvocato Coffari ai suoi legali, rapisce il bimbo e scompare. Mentre Lerici e Cancrini muovono i loro contatti a Rai 3, che finalmente può tornare a parlare male degli americani (dimenticando per una sera Obama), la Procura avverte i legali che la pazienza sta finendo, che l’FBI la cerca la signora, e decide di pubblicare la foto del piccolo per farlo ritrovare. Coffari contrattacca e minaccia di denunciare la PM neanche fosse Miraglia. Ieri l’epilogo. Arresto della donna, Manuela Antonelli, e richiesta di estradizione per gli States che spero non verrà mai eseguito. Ora la partita diverrà politica. Sperando che nessuno della maggioranza si ricordi che Cancrini, quando era deputato nei Comunisti Italiani, dedicò a Silvio I da Arcore queste parole non proprio tenere: “Sì, è disturbo della personalità. Silvio Berlusconi è un personaggio dall’egocentrismo smisurato. Finché ciò lo ha riguardato come imprenditore è andata bene. Il problema nasce con l’acquisizione del potere politico. E quando un normale narcisismo viene fortemente alimentato e si coniuga con il troppo potere il risultato è una patologia, un vero e proprio disturbo della personalità. Conosco questo tipo di patologie, ho dedicato un capitolo di un mio libro a Hitler e Stalin..”.


[Fonte: http://il-giustiziere-lafabbricadeimostri.blogspot.com - giovedì 28 gennaio 2010]

Amici dell'Alienazione Genitoriale & Nemici della Bigenitorialita': Roberta Lerici


Il blog di Roberta Lerici e la storia di una lettera accuratamente oscurata


Quella che riportiamo in questo articolo è una lettera inviata dal dott. Fabio Nestola (Presidente della FeNBi, Federazione Nazionale per la Bigenitorialità) al blog di Roberta Lerici, quale replica alle dichiarazioni rilasciate dalla curatrice dell'omonimo blog in merito alle violenze domestiche come criterio di deroga dall’affido condiviso.
Un primo commento è stato oscurato, come anche la lettera che segue, alla quale invece diamo "asilo politico e culturale", vista l'assoluta pacatezza dei toni e la puntuale precisione nell'esposizione dei dati.
Naturalmente, è forte in noi la speranza che la signora Lerici ci invii un suo personale contributo che, in ossequio alle più elementari regole dell'informazione democratica, pubblicheremo volentieri.
Gentile Roberta Lerici,
vedo che i commenti non graditi non hanno spazio sul blog. Lecito, per carità, ma difficile da definire democratico (…)
Eppure il mio intervento, firmato con nome e cognome, mostrava di concordare al 90% con la sua intervista; dissentivo per un solo particolare, oltretutto motivando.
Mi sembrava un commento estremamente pacato, mi scuso se ho dato l'impressione di essere aggressivo.
Ripeto: quanto affermato non sono convinzioni personali di un maschilista talebano, ma la presa di coscienza rispetto ad un fenomeno emergente incontestabile, evidenziato da autorevoli fonti. Ne cito alcune:
 «I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni...», «...è appurato che le versioni fornite dalle presunte vittime sono gonfiate ad arte. Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri, il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione...».
«...L'impressione è che alcune mogli tendano a usare la polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi in fase di separazione...».
Carmen Pugliese, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Bergamo - inaugurazione anno giudiziario 2009, previa autorizzazione del Proc.Gen Galizi, 29/1/2009
 
«Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento...».
Barbara Bresci, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Sanremo - Quotidiano Nazionale, 25/10/2009
 
«Onestà intellettuale vuole che (...) si parli anche dei casi di “false” violenze o meglio di “false” denunce di violenza subita...».., «Inutile dire che per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli...».
Jacqueline Monica Magi, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Pistoia – il Sole 24 Ore, 25/11/2009
 
«L’accusa di violenza sessuale è il modo più facile per estromettere il padre dalla vita dei figli. La donna non solo si libera del partner come coniuge ma anche come padre, facendolo uscire definitivamente dalla sua vita....», «La legge attuale non garantisce né il padre, né il minore. Per quanto riguarda il bambino (...) quando si rivela la falsa accusa, che di solito è fatta su istigazione della madre, la situazione si rivolta proprio contro di lui...».
Maria Carolina Palma,  CTU c/o Trib. di Palermo – L'Avvenire, 13/4/2009
 
"Uno dei miti diffusi nella nostra società è che la violenza domestica è qualcosa che gli uomini fanno alle donne [...] Le donne istigano la maggior parte delle violenze in ambiente domestico e aggrediscono gli uomini piu' spesso e in maniera piu' grave".
Rossana Alfieri, pedagogista clinica
 
Tematiche spesso ignorate e sottaciute....il concetto di violenza di genere viene inteso come legato indissolubilmente alla figura femminile, ma non può e non deve essere così…
…A fronte della violenza cieca, diretta dell’uomo, esiste una violenza subdola, fredda, vendicativa, tipica della donna……Nel ripensare l’ottica preventiva è importante soffermarsi sul concetto di persona maltrattata, e non di uomo/donna…
Chiara Camerani – docente di Criminologia, Università de L'Aquila
 
L'AGI (associazioni giuristi italiani) spiega,attraverso l'avvocato Cristina Nicolini: “Se ci sono i minori in ballo, si mettono in atto dinamiche crudeli: le donne avanzano false denunce di maltrattamenti o molestie sui figli a scapito del coniuge, per togliere a quest'ultimo la patria potestà
Dinamiche che, secondo la presidente Clara Cirillo, sono in aumento: “credo che la tendenza stia crescendo: questo è sintomo di un disagio della mancanza di un punto d'ascolto. [...] Ad adottare questi sotterfugi sono tutte donne: se la separazione è in corso, non ci sono strumenti prima dell'udienza per allontanare uno dei due genitori da casa. L'ordine di allontanamento giunge solo in caso di violenza fisica, ed ecco perché arrivano le denunce verso i mariti, per la maggior parte dei casi inventate
 
Anche Valentina Noseda conferma: 'Tanto per cambiare, insomma, il “vizietto” nostrano di approfittare della legge, quando c’è, proprio non vuole morire. E, tra un reato di stalking e l’altro, spesso se ne configura un terzo, legato al mero interesse (economico) della presunta vittima di molestie. Non è un caso che spesso si ricorra alla querela del datore d lavoro, ma anche del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento'.
 
"il fenomeno della donna violenta è in parte dovuto a modelli televisivi di donne forti, dominatrici, che si impongono sull’uomo con un’aggressività legittimata, che diviene un valore positivo”
Marianna De Cinque, avvocato matrimonialista
 
Come avrà notato cito solo dichiarazioni di donne italiane, professioniste del settore. Ho volutamente escluso di citare pareri di ricercatrici statunitensi, canadesi, francesi, britanniche,  austriache, norvegesi, persino indiane....
Piaccia o meno sono le donne, almeno quelle libere da preconcetti, ad evidenziare la necessità di arginare il fenomeno della violenza domestica, liberandolo dal postulato secondo il quale la donna può essere solo vittima, senza mai agire alcun tipo di violenza fisica o psicologica sul proprio partner.
Esiste una documentazione infinita sull'argomento, curo corsi di formazione, devo essere aggiornato e possiedo una corposa letteratura scientifica di riferimento.
Non le nascondo che la maggior parte del materiale è composto da ricerche statunitensi, in Italia l'informazione a 360° è un argomento tabù.
La violenza femminile non esiste ?
Se esiste, è legittimata ?
La mia opinione: è necessario che la collettività prenda posizione contro ogni forma di violenza, a prescindere dal genere di autore e vittima.
E' un errore circoscrivere la violenza per categorie: come non è vero che gli stupri siano commessi solo dai rumeni, che le rapine in villa le facciano solo gli albanesi, che gli spacciatori siano solo marocchini, che la criminalità in genere sia opera degli immigrati, così non è vero che la violenza domestica sia una prerogativa esclusivamente maschile
Un esempio, il più semplice: lo stupro delle relazioni
Cosa c'è di più violento che interrompere la relazione padre-figlio costruendo false accuse ?
Violenza subita dal soggetto adulto, ma soprattutto dal minore.
Negare che questo fenomeno sia in preoccupante espansione non aiuta la conoscenza, l'obbiettività, l'informazione corretta.
Per questi motivi sono certo che anche questo commento non verrà pubblicato
Poi in pubblico si sbizzarrisca pure nel dare del “fascista” a chi non la pensa come lei, ma almeno in privato la invito a riflettere su chi dimostra realmente di oscurare le più elementari regole democratiche
 
Cordialità
Fabio Nestola


[Fonte adiantum.it - 29/04/2010]

Ricatta pensionato, giovane badante arrestata

Campo Calabro (Reggio Calabria). Una badante romena, Gina Elena Chilianu, di 23 anni, è stata arrestata dai carabinieri a Campo Calabro con l’accusa di estorsione. I militari hanno denunciato in stato di libertà la sorella minorenne della donna e un operaio albanese di 40.

Un pensionato che aveva rifiutato di fittare un appartamento di sua proprietà alle due donne, temendo che non potessero pagargli la pigione, era andato a trovarle nella loro abitazione portando qualche genere di conforto e una stufa. E’ stato a quel punto che le due donne avrebbero messo in atto il loro piano: registrare la presenza del pensionato minacciandolo, se non avesse sborsato quattromila euro, di fare vedere alla moglie le immagini registrate accompagnate da altri racconti. L’uomo è stato oggetto di minacce e di richieste per diversi giorni fino a quando ha deciso di rivolgersi ai carabinieri.

Si è deciso di organizzare degli incontri che i militari hanno monitorato e registrato venendo a conoscenza dei fatti fino a quando l’uomo ha sborsato il denato pattuito. Le due donne e l’operaio che faceva loro da spalla sono stati bloccati. I militari stanno cercando di capire se l’episodio è isolato o se si sia trattato di uno stratagemma già utilizzato in passato e non denunciato per paura o senso di vergogna da altri eventuali malcapitati.

Domenica 21 novembre 2010


[Fonte: http://www.reggiotv.it/news.php?id=17334]

Allarme pedofilia femminile: in Svezia su 23 arrestati 20 sono donne

Sgominata organizzazione pedofila: 20 donne tra i 23 arrestati


La polizia svedese ha annunciato di aver arrestato 23 persone, tra le quali venti donne, in una vasta operazione a livello nazionale contro un’organizzazione pedopornografica. Il portavoce delle forze dell’ordine, Sven-Ake Petters, ha definito la retata “unica” e ha sottolineato di non essersi mai imbattuto in così tante sospettate di sesso femminile in un’indagine sulla pornografia infantile.
Ha aggiunto che gli arresti sono stati effettuati in dodici diverse località della Svezia e le donne coinvolte hanno età compresa tra i 38 e i 60 anni. Le forze dell’ordine hanno scoperto la rete nel corso di una indagine su un uomo a Dalarna, nella Svezia occidentale, incriminato lo scorso mese per aver infranto le leggi sulla pedopornografia. Nessun indizio spiega al momento il motivo del coinvolgimento di un così alto numero di donne: la polizia ora esaminerà i computer e i cellulari sequestrati durante il raid.


[Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/avezia-organizzazione-pedofila-donne-604282/]


venerdì 19 novembre 2010

On. Ministro Maria Rosaria Carfagna, le scrivo per dirle che.... - di Fabio Nestola

Seguendo con assiduità le Sue lodevoli  iniziative a partire dal primo giorno di mandato, non possiamo che esprimerle viva soddisfazione per i concreti risultati ottenuti.

L’introduzione del reato di stalking nel nostro ordinamento - art. 612 bis c.p. - costituisce, nel suo intento, una conquista civile dell’intera collettività; così come il centro di assistenza telefonica 1522 ed i diversi spot televisivi finalizzati a sensibilizzare la cittadinanza. 

E’ con estremo rammarico, però, che notiamo una curiosa lacuna nel principio stesso di pari opportunità, ancora più curiosa nella misura in cui proveniente proprio dal Ministero per le Pari Opportunità 

Il concetto di persona vittima di violenza non sembra appartenere al Suo Ministero, che preferisce contrastare la violenza solo qualora ne sia vittima un soggetto di genere femminile 

Le operatrici del citato 1522, ad esempio, fino a qualche settimana fa non offrivano alcuna assistenza qualora chi denunciava di essere vittima di atti persecutori fosse un soggetto di genere maschile. 

Gli spot televisivi, inoltre, lanciano un messaggio mistificatorio in quanto lasciano intendere che solo una donna possa essere vittima di stalking. 

Postulato smentito dai dati relativi al primo anno di applicazione della norma, da Lei stessa divulgati, i quali dati testimoniano un 20% di vittime maschili per le quali non è stata prevista alcuna misura di sostegno. 

Vittime alle quali il Ministero Pari Opportunità nega le Pari Opportunità; appare una vistosa contraddizione. 

Abbiamo anche apprezzato le Sue dichiarazioni del luglio 2009, quando - invocando la parola d’ordine tolleranza zero – affermava, tra l’altro:  “(…) anche un solo atto di violenza contro una donna è troppo, e richiede una risposta ferma e dura delle istituzioni”(…). 

Principio ineccepibile, come non condividere ?

Ci chiediamo e Le chiediamo, però, come mai un solo atto di violenza contro una donna richieda ferme e dure contromisure istituzionali, mentre il 20% della popolazione maschile può anche essere considerata carne da macello, non meritevole del minimo interesse politico, legislativo, assistenziale e mediatico. 

Secondo i Suoi stessi dati il 20% delle vittime sono uomini, Onorevole Ministro, non lo 0,01%... 

Ecco un altro aspetto degno di considerazione. È noto che gli uomini incontrino una maggiore difficoltà nel denunciare le violenze subite rispetto alle donne, per cui il sommerso maschile risulta essere enormemente superiore rispetto al pur considerevole sommerso femminile. 

Quali sono le iniziative istituzionali per far emergere il sommerso ?
 
Se da un lato si sollecitano - doverosamente, aggiungiamo - le donne a denunciare, si incoraggiano, si sostengono, si forniscono strumenti quali case di fuga, centri antiviolenza e numeri telefonici di consulenza ed orientamento, dall’altro non esiste un solo centro di accoglienza per uomini vittime di violenza e non è prevista la benché minima iniziativa per sollecitare gli uomini a denunciare.   

Ne risulta un dato incontestabile: la donna che denuncia di aver subito violenza acquisisce lo status di vittima, l’uomo che denuncia acquisisce lo status di inetto

Non viene percepito come vittima, è emarginato e discriminato a tutti i livelli, ad iniziare dal servizio antistalking 1522 che rifiutava le richieste di aiuto maschili, fino al primo impatto con il commissariato presso il quale la vittima maschile prova a sporgere denuncia, ove viene accolto di malavoglia, con sufficienza e spesso anche con umiliante derisione. 

L’uomo che denuncia la violenza della propria compagna è spinto a vergognarsi di averlo fatto: è considerato un soggetto inadeguato, incapace di sbrigarsela da solo, magari reagendo alla violenza subita con una violenza uguale e contraria. 

Sicuramente – speriamo voglia concordare – “picchia se vieni picchiato” non può essere una risposta istituzionale sostenibile. 

Non sappiamo se ignorare le vittime maschili sia una strategia voluta o una dimenticanza fortuita, resta il fatto che il 20% costituisce solo la punta dell’iceberg di una violenza subita ben maggiore, che certamente (esattamente come è accaduto per le donne) emergerebbe in percentuali ancor più significative qualora esistesse un minimo incentivo istituzionale. 

Il reato di stalking viene propagandato come una violenza di genere – pur non essendo affatto, dati alla mano, una esclusiva del genere maschile – mentre le sole ad essere realmente di genere sono le risposte istituzionali.
Forse non si vuole che le denunce maschili vengano incentivate ? 

Forse disturba anche quel 20%, per cui non è il caso di incoraggiare l’outing che potrebbe portarlo al 40-50% ? 

Senza avventurarci nel campo delle ipotesi, preferiamo rimanere rigidamente ancorati ai fatti.
Ed i fatti dicono questo: per la società civile è lecito aspettarsi che un Paese democratico prenda posizione contro ogni forma di violenza, a prescindere dal genere di autori e vittime. 

Nessun organo istituzionale, ed in particolare il Ministero Pari Opportunità , dovrebbe operare discriminazioni.
Dovrebbero pertanto essere garantite pari opportunità di protezione dagli atti persecutori e dalle violenze in generale, a chiunque:
 
- alla donna perseguitata da un uomo
- alla donna perseguitata da una donna
- all’uomo perseguitato da una donna
- all’uomo perseguitato da un uomo
 
La propaganda ministeriale incentrata solo sulla prima tipologia di violenza, escludendo a priori le altre tre tipologie che possono esitare in altrettanto gravi conseguenze per i soggetti coinvolti, lascia un vuoto istituzionale gravissimo.

[Fonte: adiantum.it - F. Nestola]

La Carfagna e la Mussolini. Un gustoso sipario ci fa comprendere perchè le cose vanno male

Gustoso siparietto poltico al femminile, quello che ieri si è svolto a Montecitorio. Potrebbe essere archiviato come un gossip parlamentare, ma noi preferiamo metterlo in primo piano, perchè le attrici che hanno calcato l'improvvisato palcoscenico, conterebbero molto per i genitori e i bambini italiani. 

E in effetti il termine "attrici" non è proprio fuori luogo, visti i trascorsi fugaci che Maria Rosaria Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, e Alessandra Mussolini, deputato PDL, hanno avuto in gioventù nel mondo dello spettacolo. 

Oggi sono entrambe impegnatissime su problematiche "evergreen" come le P.O. - il Ministero che la Carfagna gestisce a quasi esclusivo appannaggio dei cittadini di sesso femminile - e la tutela dell'infanzia, di cui si occupa la seconda. Però, lo spettacolo che è stato offerto in Parlamento ieri, descritto dettagliatamente dal sito della Stampa, lascia un pò attoniti. 

I fatti. "La Mussolini si accorge che la Carfagna è tutta intenta a chiacchierare con uno dei nemici pubblici del Pdl, il capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà Italo Bocchino. Tutti sanno che sono amici. Tutti sanno che Italo ha dato una bella mano a lanciare la carriera politica dell'ex-showgirl. Molti sospettano - ma lei protesta fedeltà a Silvio - che Mara sia pronta però a fare il salto della quaglia dai finiani. «Tormentata», l'ha definita un fedelissimo di Berlusconi come Giorgio Stracquadanio. 

Ma la conversazione è lunga, intensa. Per Alessandra Mussolini è tutto fin troppo chiaro: intelligenza col nemico. Reato consumato tra i banchi del governo. Tanto vale immortalare la scena con una bella fotografia scattata con il cellulare, avrà pensato la deputata napoletana. In un baleno prende il suo telefonino e fa la foto con otto megapixel. Sennonché l'astuta Carfagna si avvede della scenetta, si volge e come un centrocampista appena ammonito dall'arbitro batte le mani, dicendo «brava, brava!». «Vergogna!» risponde a brutto muso Mussolini. Sipario.

Le spiegazioni. Mussolini chiarisce così quel «vergogna» («pronunciato in maniera pacata», dice): «Carfagna si deve vergognare per la liaison con Bocchino che sta mettendo a rischio il partito». Peggio: Carfagna danneggia il Pdl della Campania, intrecciando contatti proibiti con Italo Bocchino e Futuro e Libertà in vista delle future elezioni per il sindaco di Napoli. «Lo spostamento di competenze sul termovalorizzatore che questa mattina il Consiglio dei ministri ha sottratto alle Province», accusa Mussolini, che prende le parti del presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli, da un po' in guerra aperta con la titolare delle Pari Opportunità.

E poi c'è «il fatto che Bocchino nella Finanziaria ha chiesto di spostare 20 milioni di euro al ministero della Carfagna». Insomma, «non può tenere una gamba di qua e una di là - avverte - perciò quando li ho visti parlare in atteggiamento amorevole ho scattato la foto».

Il ministro delle Pari opportunità respinge al mittente le critiche. «La collega Alessandra Mussolini è, evidentemente, in crisi d'astinenza da visibilità. E, come le capita spesso, urla al fine di attirare l'attenzione, senza badare troppo a quello che dice», commenta Carfagna.  I venti milioni in più che Bocchino avrebbe fatto avere alle Pari Opportunità? «Queste risorse - chiosa Carfagna - saranno destinate alle Regioni per finanziare progetti di contrasto alla violenza sulle donne e centri di accoglienza per le vittime in difficoltà». 

Fin qui la sintesi del quotidiano La Stampa. 
A noi, oltre a non chiudere gli occhi sulla caduta di stile che due importanti deputate hanno mostrato con quel siparietto da caffè, appaiono ancora più chiari gli ispiratori dei contenuti che hanno caratterizzato il mediocre ministero della Carfagna. Si tratta di tutte quelle personalità - nella maggior parte femminili e vetero-femministe - che ruotano attorno ai centri antiviolenza, veri e propri anfratti della peggiore discriminazione di genere e da anni generosamente finanziati dagli enti locali e bisognosi di continui appoggi parlamentari.
Uno, già da tempo, lo hanno certamente trovato.  

[Fonte lastampa adiantum.it]