giovedì 21 ottobre 2010

Nel diario la solitudine di Sarah "Ivano mi coccola, Sabrina no"

“Ieri sera sono uscita con Sabrina e la sua amica Mariangela, siamo andate in birreria poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata xk dice k quando c'è Ivano sto smp con lui, e ti credo almeno lui mi coccola a differenza sua, potexi avere 1 fidanzato così, mah vabbe tanto ci sono abituata...”.

E' difficile aggiungere qualcosa alle ultime righe sul diario scritte da Sarah Scazzi, poche ore prima di essere strangolata nel garage di una famiglia piuttosto balorda, per non dire di peggio. Lei che per Sabrina, la cugina che ne piangeva – a pulsante, ha detto qualche psicologo – la scomparsa con lacrime al cianuro, era una sorella e una figlia. Proprio lei, che secondo suo padre e secondo il gip che l'ha lasciata in prigione con un'ordinanza di 20 pagine, ha spinto Sarah verso un cappio rudimentale “per darle una lezione”.

Una scena ancora più agghiacciante, quella successa il giorno dopo quelle parole che Sarah ha affidato al suo diario con le kappa, le abbreviazioni, la sua acca nel nome per volare un po' via da Avetrana, e l'abitudine a non essere coccolata, lei che ne aveva ancora un enorme diritto. Non la coccolava ovviamente uno zio che passava le giornate nei campi e che ha colpito la mamma Concetta, a raccontare come gli mancava e come soffriva la sua scomparsa, lei che giustamente non aveva notizia di nessun legame del genere tra Michele Misseri e la nipote, tra un adulto e una bambina che vivevano mondi opposti sotto allo stesso tetto. E tantomeno la coccolava una zia, Cosima Misseri, che raccoglieva pomodori e non cambiava quasi mai la sua faccia di pietra, a mettergliela vicina più una nonna, coi capelli bianchi e la mole imponente, ma non di quelle che ti tengono sulle ginocchia e ti sistemano i capelli: una che, lo dicono i magistrati, ha coperto e protetto chi le ha messo una corda al collo e poi l'ha stretta, nonostante lei chiedesse di essere lasciata in pace, “lasciatemi stare, fatemi andare a casa”, e poi il silenzio.

Salvatore Maria Righi

[Fonte unita.it]

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