domenica 31 ottobre 2010

Ho due figli di 14 e 9 anni, ma vivo solo dei loro ricordi...- di Annalisa M.

Spero che nelle separazioni giudiziali si intervenga con operatori preparati e soprattutto trasparenti nel rispetto del diritto alla bigenitorialità. Come mamma di due splendidi ragazzi, oggi sono costretta a vivere soltanto dei loro ricordi; dal 2008 non riesco più a vederli. 

Dal 2006, in seguito a separazione giudiziale, vi è stato un affido condiviso, con collocamento dei minori alla madre e divisione della casa coniugale. Ciò permise al padre di massacrare la volontà dei piccoli che dovettero schierarsi dalla parte del genitore predominante.

Artatamente, il padre con l´ausilio della propria madre, facendo ostruzionismo e denigrando la figura materna, riuscì a far cambiare il collocamento e successivamente annullare la madre. Infatti non adempì agli obblighi genitoriali e ciò perdurò grazie alla confusione e alla menzogna. Ne scaturì una grave psicopatologia per la figliola di appena 12 anni e un grave disagio per il figlio minore.

Questi dovette rimuovere i ricordi positivi avuti con la mamma e incredibilmente un 709 ter impose incontri protetti con la madre. Nessun operatore fu in grado di far incontrare i figlioli con la loro madre. Le lungaggini processuali e la notevole confusione isolarono completamente la figura materna.

Nonostante continue sollecitazioni agli organi competenti e all´ambiente in cui i minori vivevano non fu possibile mantenere vivo il legame d´attaccamento. Nel 2009,su ordine del Trib. dei Min. interviene una mediazione familiare, in cui la psichiatra evidenzia una grave forma di PAS. Ciò attira la furia del genitore collocatario che querela l´operatore. Seguirà una CTU. Ma anche stavolta essa si rivelerà superficiale e scorretta. Non viene consentita alcuna relazione fra i minori e la madre.

Nel corso della CTU la Corte di Appello, avendo preso atto della scorrettezza e della manipolazione palese a tutti,da parte del padre, affida i figli alla madre perchè riprenda il rapporto con loro, con impedimento temporaneo del padre di avere rapporti con i minori. Ciò è stato disatteso e sfruttando il rifiuto della minore di ormai 14 anni, il padre ottiene un decreto da parte del trib. dei minori.Si assegnano ai servizi sociali del comune dove il padre lavora e così, un´assistente sociale,già in passato coinvolta,propone il collocamento dei ragazzi al fratello del padre.

Oggi la madre vive una condizione di forzato isolamento. Le viene impedito financo di lasciare una merendina al figliolo di ormai 9 anni. Non le è possibile avere incontri con i figli dato l´ostruzionismo del fratello del padre e data la sordità dell´assistente sociale alle richieste d´aiuto della madre. Spero un giorno poter restituire la libertà ai miei figli e comunque la serenità di essere amati da entrambi i genitori, nel rispetto delle regole.

Spero che le autorità giudiziarie si rendano conto che occorrre scegliere operatori scevri da compromessi, che aiutino veramente i minori a rielaborare il loro lutto e soprattutto a far emergere ciò che involontariamente hanno rimosso e li aiutino a riallacciare i rapporti con le figure parentali che sono state violentemente allontanate come i nonni.

[Fonte adiantum.it]

mercoledì 27 ottobre 2010

Figli contesi con l'ex marito tedesco Marinella Colombo fermata a Milano

La donna aveva portato in Italia i due bambini, sei e dieci anni, dopo la fine del matrimonio - Il fermo è avvenuto nel tribunale dei minori, dove aveva deciso di presentarsi spontaneamente

 

E' stata posta in stato di fermo Marinella Colombo, la milanese che aveva portato con sé i figli in Italia dopo la fine del matrimonio con un tedesco e nei confronti della quale era stato emesso un mandato d'arresto europeo dall'autorità giudiziaria tedesca. Il fermo, secondo quanto è stato spiegato dai legali, è avvenuto dopo che la donna si era presentata per fare dichiarazioni in un'udienza al tribunale dei minori di Milano. Alla donna erano stati sottratti i figli dopo la rottura del suo matrimonio in Germania. Dopo essere tornata in Germania, Marinella Colombo aveva ripreso i figli ed era fuggita con loro.

Colombo era andata spontaneamente in tribunale. Era latitante dal febbraio scorso, quando era andata in Germania per riprendersi i suoi figli, di sei e dieci anni, che qualche mese prima erano stati prelevati a scuola a Milano su ordine dell'autorità giudiziaria tedesca. Secondo quanto è stato riferito da Filippo Jarach, che si occupa delle relazioni con la stampa per conto del difensore della donna, Laura Cossar, Colombo è stata fermata, dopo aver reso le sue deposizioni, per verificare se sia ancora valido un mandato di arresto europeo emesso tempo fa nei suoi confronti.

La donna, secondo quanto riferito da Jarach, andrà nel carcere milanese di San Vittore. Colombo ha da sempre denunciato il fatto che la sottrazione dei suoi figli sia stata ordinata, scavalcando i giudici, dallo Jugendamt, un organismo tedesco che si occupa di minori, fondato dal capo delle SS Heinrich Himmler e tuttora operante.

Il dramma di Marinella Colombo inizia quando, separata dal marito Tobias Ritter, chiede alla giustizia della Baviera di potersi trasferire a Milano per ragioni di lavoro. Interviene lo Jugendamt, l'organizzazione che in Germania ha la funzione di assistente sociale, ma anche di sostegno attivo ai tribunali e di difesa degli interessi tedeschi. Nell'autunno 2008 la signora Colombo carica in macchina Leonardo e Nicolò e li porta a Milano. Inizia così un lungo procedimento giudiziario sulla base del quale la Germania emette un mandato di arresto per la madre e un ordine di rimpatrio per i due bambini.

I piccoli restano in Italia per alcuni mesi fino a quando la donna raggiunge un accordo con il marito ed è in grado di mandarli a scuola. Nel maggio dello scorso anno, però,i carabinieri di Milano eseguono un ordine del tribunale tedesco, prelevano i bambini a scuola e affidano Leonardo e Nicolò alle autorità tedesche, che li portano in Baviera, non lontano da Monaco, e li consegnano al padre. Da quel momento Marinella Colombo non li ha più visti fino al febbraio scorso, quando ha deciso di riprendersi i bambini. 

 

[Fonte repubblica.it]

domenica 24 ottobre 2010

Donna francese dichiarata clinicamente morta, si risveglia dopo 14 ore

Tutto è accaduto a Bordeaux, in Francia. A riferire l’episodio è stato il direttore del policlinico Bordeaux-Rive Droit, dove qualche giorno fa, Lydia Paillard, malata di tumore dal 2005, si era recata per sottoporsi ad una seduta di chemioterapia. Dopo aver assunto delle pillole e una flebo di medicinale per prevenire il vomito, la donna si sente poco bene e perde completamente i sensi, senza dare segni di vita.
Il personale ospedaliero ha tentato in tutti i modi di recuperare le normali condizioni della paziente; dopo vani tentativi la donna è caduta in coma profondo e successivamente è stata trasferita nel reparto di rianimazione dove, per mantenerla in vita, è stata messa sotto respirazione artificiale.

I medici dell’ospedale, dopo aver dichiarato la 60enne francese clinicamente morta, chiedono il consenso ai figli, che fortunatamente non accettano, di poter staccare le macchine che mantenevano in vita la loro madre. In seguito i figli chiedono il trasferimento della madre nella clinica universitaria di Bordeaux, dove la donna viene sottoposta ad uno scanner, che ha escluso lo stato di morte cerebrale. Uno dei figli, Serge Paillard, ha dichiarato che “È stata una richiesta terribile quella che hanno fatto i medici.

Naturalmente siamo contenti che mia madre sia viva, ma abbiamo bisogno di una spiegazione dettagliata di come questo sia potuto accadere“. Il direttore del policlinico, Yves Noel, ritiene che la causa dello stato, molto simile alla morte, della donna possa essere stato un attacco epilettico. Chi assisteva la donna in ospedale ha sostenuto che la paziente all’ improvviso, come se nulla di grave fosse accaduto, si è svegliata, si è seduta sul letto ed ad uno dei figli ha detto queste precise parole: ” Mi sento molto meglio. Ho dormito molto bene“. L’ unica cosa che la signora ricorda è quella di essersi sentita poco bene subito dopo la somministrazione del medicinale utile alla prevenzione del vomito. I medici dell’ospedale, increduli di ciò che hanno visto con i loro occhi, definiscono l’episodio come “evento miracoloso ed estremamente raro“.
I familiari della 60enne francese sono contenti che tutto si sia risolto per il meglio ma hanno intenzione di denunciare il personale medico del policlinico per negligenza.

Fonte e Foto: ilsussidiario.net

Donne gelose e impulsive? Colpa della pillola anticoncezionale

Donne troppo gelose e possessive con i fidanzati o i mariti? Non dipende da loro, ma dagli estrogeni assunti con la pillola anticoncezionale. Questo quanto emerge da un recente studio della Stirling University, secondo il quale la pillola potrebbe avere riflessi negativi sul comportamento femminile e favorire la comparsa di gelosia e possessività.

Nella ricerca scozzeze, pubblicata sulla rivistaPersonality and Individual Differences”, gli esperti puntano il dito, in particolare, contro le pillole con il maggiore contenuto di estrogeni,  gli ormoni più pericolosi per la stabilità del rapporto di coppia: maggiore è la dose di estrogeni nel contraccettivo, maggiore è la probabilità di una donna di diventare sospettosa e ossessionata dai comportamenti del partner. Stesso effetto, invece, non si verifica se le pillole hanno livelli elevati di un altro ormone, il progesterone.

I ricercatori hanno sottoposto 275 donne tra i 17 e i 35 anni che facevano uso di pillola anticoncezionale da almeno tre mesi a una serie di domande volte a misurare l'attendibilità dei loro partner. Monitorate le emozioni e le reazioni nei confronti del partner, in particolari situazioni limite per la vita di coppia, confrontate le stesse tra le done che utilizzano la pillola anticoncezionale e quelle che non ne fanno uso, il quadro è stato chiaro: le più gelose e possessive sono le donne che utilizzano il contraccettivo orale. Paragonando le risposte delle volontarie con il marchio di pillola utilizzato, i ricercatori sono riusciti a determinare un legame tra la gelosia e il livello di estrogeni assunti artificialmente. «Sembra che le donne e forse le stesse ditte farmaceutiche, non siano del tutto consapevoli dei potenziali effetti psicologici associati alla pillola e in particolare alla scelta di un particolare marchio», spiega Craig Roberts, autore dello studio.

Una sola piccola pillola ha il potere di sconvolgere il carattere di una donna o di accentuarne alcuni tratti della personalità? Forse, o, almeno così sembrerebbe dalla ricerca, che evidenzia effetti collaterali inaspettati del farmaco.

Adriana Ruggeri

[Fonte newnotizie.it]

Bergamo, coppia romena ricatta un sacerdote 70mila euro per il video dei suoi incontri intimi

Filmato in compagnia di una donna che aveva aiutato nella camera di un albergo si "confessa" ai carabinieri

Sedotto e ricattato. Come in una brutta copia del telefilm "Uccelli di rovo" un anziano prete bergamasco, classe 1945, è stato circuito da una coppia, è stato filmato in compagnia di una donna e poi ricattato. Ma l'uomo che voleva estorcergli denaro, N. C. V., di 27 anni, di origine rumena residente a Sirtori, in provincia di Lecco, pregiudicato, venditore ambulante, è finito in manette per tentata estorsione, mentre ancora si cerca la sua complice.

Le indagini hanno avuto inizio nel giugno scorso quando il prete della bassa Bergamasca ha denunciato ai carabinieri che, pochi giorni prima, una persona gli aveva mostrato alcune foto che lo ritraevano in momenti di intimità con un donna e gli chiedeva di versargli 70.000 euro, di cui 20.000 entro due giorni.

Lo sconosciuto, stando a quanto ha riferito il prete, per rendere le sue minacce più convincenti, gli avrebbe detto che aveva già un acquirente delle foto che gli aveva offerto molto di più. Non solo. L'uomo aveva poi minacciato il prelato dicendogli che in caso di mancato pagamento, la domenica successiva, sul sagrato della chiesa, avrebbe distribuito le immagini ai fedeli che uscivano dopo la messa.

Ai carabinieri il prete ha confessato di aver conosciuto molto tempo prima sia l'uomo che la donna, presentatagli come la moglie, entrambi indigenti, ai quali aveva offerto ospitalità nella canonica per alcuni giorni. I due in seguito erano rientrati in patria ma erano rimasti in contatto col prete prospettandogli ripetutamente uno stato di grande indigenza. E il sacerdote dapprima gli ha inviato alcuni piccoli sostegni economici, successivamente, si è recato nel loro paese d'origine per verificare le effettive condizioni. Ritornato in Italia si era prodigato nell'inviargli altro denaro. Poi non li aveva più sentiti. Nel giugno scorso, però, la donna lo ha nuovamente contattato dicendogli di trovarsi in un albergo di Bergamo.

L'ecclesiastico, arrivato in albergo, le ha saldato il conto e, dopo averla portata a cena, l'ha portata in un altro albergo dove avrebbe trascorso con lei momenti di intimità. Le indagini svolte dai Carabinieri hanno accertato che la donna straniera, non ancora identificata, con l'ausilio di una telecamera portatile puntata sul letto della camera d'albergo ha registrato l'incontro intimo per poi incaricare il suo "complice" di tentare l'estorsione.

[Fonte repubblica.it]

Treviso. Rubava ai malati in ospedale: denunciata addetta alle pulizie

La donna, una romena di 43 anni, lavorava a Castelfranco
Scoperta, ha detto: l'ho fatto per bisogno, per la mia famiglia

di Gabriele Zanchin
TREVISO (23 ottobre) - Rubava in ospedale ed è stata scoperta e denunciata per furto aggravato. La donna è una 43enne romena di Riese Pio X. Sposata con figli è dipendente della cooperativa di servizi "Coop service" di Curiago di Reggio Emilia che ha vinto l’appalto per le pulizia dell’ospedale di Castelfranco.

La donna approfittava dei momenti durante i quali rifaceva i letti dei pazienti per guardarsi attorno e arraffare quanto trovava a portata di mano. L'indagine è partita quest'estate quando la direzione sanitaria ha informato i carabinieri del verificarsi di alcuni strani furti soprattutto nel reparto di "Ostetricia e ginecologia". Soldi, circa mille euro, monili d'oro di valore, un orologio Rolex. Questo il bottino di 6-7 furti che si sono susseguiti fino a pochi giorni fa, tanto da preoccupare la direzione sanitaria ed indurla ad affidare il caso ai militari dell'arma.

L'attività investigativa è iniziata da subito i carabinieri, con discrezione, hanno cercato di seguire le mosse di medici, infermieri e pazienti. Senza escludere nessuno. Una miriade di controlli e dati che, alla fine, hanno fatto finire nel mirino degli inquirenti una dipendente della cooperativa di pulizie. Il 9 ottobre, dopo l'ennesimo furto di denaro a una paziente (20 euro), la donna è stata fermata e interrogata. Alla fine, ha confessato i reati contestati. La dipendente ha ammesso anche un altro furto di monili d'oro ed anelli ed i militari, dopo una perquisizione in casa, hanno trovatoil bottino in tutto del valore di mille euro.

La donna è stata denunciata ma lei si è difesa dicendo che lo ha fatto perchè aveva bisogno di soldi. Lo stipendo che portava a casa a fine mese non sarebbe, dunque, stato sufficiente a garantire il sostentamento familiare. Ed è per questo che avrebbe deciso di trasformarsi in ladra approfittando della debolezza dei malati ospedalieri.

[Fonte gazzettino.it]

sabato 23 ottobre 2010

Dramma della solitudine? Ragusa, donna trovata morta in casa

Dramma della solitudine a Ragusa. Il suo silenzio aveva insospettito parenti e vicini di casa tanto che nella tarda mattinata di giovedì hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. L’episodio si è verificato in un appartamento in viale Europa, dove abitava da sola una donna di 88 anni. La stessa è stata trovata priva di vita, con molta probabilità per cause naturali. Sul posto i pompieri che hanno provveduto a forzare l’ingresso dell’appartamento, in cerca della donna, trovata senza vita. Presenti anche le pattuglie della polizia municipale e il dirigente della sezione Volanti, Paolo Arena, che ha effettuato con gli agenti un sopralluogo e sentito alcuni vicini per ricostruire l’accaduto. La salma è stata già restituita ai familiari.

[Fonte radiortm.it]

Omicidio Macchi: 18 anni a compagna

Forte sconto di pena in appello, in primo grado erano 30

(ANSA) - GENOVA, 22 OTT - Forte sconto di pena per Malgorzata Lohninger, la donna polacca riconosciuta colpevole dell'omicidio del suo compagno, Alessandro Macchi, ucciso il primo novembre 2008 a Rapallo. 

La corte d'assise d'appello di Genova ha condannato la donna a 18 anni, contro i 30 anni della sentenza del tribunale di Chiavari. All'ex ballerina 60enne sono state riconosciute le attenuanti generiche equiparate alla premeditazione. Per la difesa, il delitto era maturato in un clima di vessazioni subite dalla donna.

Lite furibonda con il fidanzato, denunciata per turbativa del riposo

VARESE - Una cittadina italiana è stata denunciata dagli agenti della squadra volante dopo essersi rifiutata di fornire indicazioni sulla propria identità personale e per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.

Nella serata di ieri, 22 ottobre, a seguito di una richiesta di intervento, il personale della Volante è intervenuto presso uno stabile di viale Aguggiari dove una residente aveva segnalato forti grida.

Gli operatori hanno individuavano subito l'appartamento, all'ultimo piano dell'edificio, perché effettivamente già dal piano terra, si sentivano le urla che avevano attirato all'esterno delle loro abitazioni, vari residenti.

Nell'appartamento gli agenti trovavano un uomo con svariati graffi sul viso, collo e mani che riferiva di una semplice lite tra fidanzati; ed una donna, che in un vero e proprio stato isterico, intimava agli agenti di uscire di casa.

Accertato che si era trattato effettivamente di una lite procedibile a querela, venivano richiesti i documenti alle parti in causa, documenti e generalità che la donna solo dopo insistenti richieste, si decideva a consegnare.
L'intervento degli agenti si è dimostrato risolutivo evitando l'aggravamento della tensione e la commissione di più gravi reati. In merito ai fatti la donna è stata denunciata sia per la turbativa del riposo delle persone sia per il rifiuto di generalità.

[Fonte varesenotizie.it]

RITIRAVA PENSIONE CONVIVENTE MORTO DA 2 ANNI: DENUNCIATA

Affile. Ha sfruttato il fatto di essere stata nominata alcuni anni fa tutrice del convivente, invalido civile, per continuare a prelevare la pensione dell'Inps anche dopo la sua morte. E' la triste storia di due anziani originari di Cerignola, trasferitisi 25 anni fa circa ad Affile: lui, 71enne, il 18 ottobre 2008 è deceduto lasciando sola la convivente, 70enne, con la loro figlia, anch'essa invalida. Dopo la data della morte, lei avrebbe dovuto, in qualità di tutrice, titolare di specifica delega, comunicare all'ufficio postale competente ed all'Inps che il convivente era morto per consentire la sospensione dell'erogazione dell'emolumento, ma così non è stato. La donna ha continuato regolarmente a percepire la pensione del convivente, nonostante lei fosse comunque già titolare di altra pensione, fino a quando non è stata scoperta e denunciata, per truffa aggravata ai danni dell'Inps, dai carabinieri. (omniroma.it)
(23 ottobre 2010 ore 15:18)
 
[Fonte repubblica.it]

Costretta ad abortire in Cina all’ottavo mese di gravidanza

Il caso è agghiacciante. E potrebbe dare uno scossone a un edificio – quello della politica del figlio unico, il più grande esperimento di ingegnerie sociale mai tentato in Cina che sta sfigurando la struttura sociale del gigante asiatico – sempre meno solido.

Xiao Aiying, una donna di 36 anni, all’ottavo mese di gravidanza è stata arrestata, picchiata e costretta ad abortire da funzionari della pianificazione familiare. La colpa della donna? Aver violato la legge sul figlio unico, dato che la coppia ha già una bambina di 10 anni. A denunciare il caso – avvenuto nella città di Xiamen, sulla costa sudorientale della Cina e ripreso dal Guardian e da al-Jazeera – è stato il marito della donna, Luo Yanquan, un operaio edile. In una intervista il marito della donna costretta all’aborto si chiede «come mai potrà spiegare» alla figlia, che aspettava di avere un fratellino, «quello che è successo». Un ufficiale cinese – che si rifiutato di rivelare il proprio nome, come sottolineato dal <+corsivo>Guardian<+tondo> – ha “corretto” la versione della coppia, affermando che «la donna era al sesto mese di gravidanza» e che l’aborto sarebbe stato «volontario».

La denuncia dell’uomo dimostra che qualcosa in Cina sta cambiando. Il consenso attorno alla politica del figlio unico si sta sgretolando. Le voci critiche, anche ufficiali, sono sempre più numerose. Zuo Xuejin, vice presidente alla Shanghai Academy of Social Sciences, ha tagliato di netto il nodo: «La maggior parte dei motivi che hanno condotto ad adottare questa politica oggi non sono più validi». E Li Jianxin, professore associato di studi di demografia dell’Università di Pechino, è arrivato a proporre la sua ricetta: «Se il governo continua con la sua rigida politica del figlio unico, il Paese sarà gravato da una popolazione che invecchia e una forza lavoro in netta diminuzione». Insomma non si può ignorare la «struttura della popolazione stessa». La ricetta allora del ricercatore? «Famiglie con almeno due figli».

A spaventare sono gli immensi costi umani e sociali della pianificazione. I numeri sono terribili. Un documento pubblicato sul China Daily, voce “ufficiale” del regime, ammette che gli aborti nel Paese ammontano a 13 milioni ogni anno. E che sarebbero oltre 400 milioni i “non nati” a causa della politica del figlio unico. Ma non basta. Secondo un rapporto ufficiale, nel 2020 più di 24 milioni di uomini cinesi non potranno sposarsi per mancanza di donne.

La Cina poi – in nome dell’obiettivo di imbrigliare l’esplosione demografica – invecchia. Secondo le Nazioni Unite, nel 2050 il 30 per cento della popolazione avrà 60 anni e gli “over 80” saranno circa 100 milioni. La popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, contemporaneamente, diminuirà del 10 per cento. Una gigantesca macchina burocratica vigila sulla applicazione della politica del figlio unico. Secondo di Harry Wu, fondatore della Laogai Research Foundation, la Commissione statale per la popolazione nazionale e la pianificazione familiare impiega 520mila dipendenti a tempo pieno e oltre 82 milioni a tempo parziale.
Luca Miele
 
[Fonte avvenire.it] 

TENTA FURTO E AGGREDISCE PENSIONATO 83ENNE, ARRESTATA RUMENA

(AGI) - Foggia, 23 ott. - Ha aggredito un anziano di 83 anni per rubargli il portafoglio e il telefono cellulare. E' accaduto a San Severo (Fg) dove i carabinieri hanno arrestato una cittadina rumena di 25 anni, Ioana Bratu, con l'accusa di tentata rapina e lesioni personali. Ieri mattina, mentre stava uscendo dalla sua abitazione, il pensionato e' stato avvicinato dalla straniera che lo ha aggredito, cercando di spingerlo per farlo cadere e per rubargli anche un anello che portava al dito. Sul luogo c' erano pero' alcune persone che sono intervenute in favore dell'anziano e che hanno messo in fuga la straniera. Sul posto e' intervenuta una pattuglia dei carabinieri che, grazie alle testimonianze, sono riusciti ad individuare e ad arrestare poco dopo la straniera. Il malcapitato e' stato medicato al pronto soccorso dell'ospedale Masselli Mascia dove e' stato giudicato guaribile in dieci giorni.(AGI) cli/Tib

Assoldò killer per uccidere marito arrestata a Roma clochard polacca

Per non scontare la condanna a 25 anni di carcere inflittale in Polonia per aver commissionato l'omicidio del coniuge, ha vissuto per dieci anni da senza fissa dimora in Italia ma alla fine è stata scoperta e bloccata dalla polizia

Corporatura robusta, occhi verdi, frequenti cambi di pettinatura. Così veniva descritta nelle note di ricerca emesse dalle autorità polacche che si sono occupate del caso dell'omicidio del marito della donna. Cinquantatreenne, ormai in Italia da 10 anni e senza fissa dimora, nel 1996 aveva assoldato e pagato 2 sicari per compiere il gesto ed eliminare il compagno. Poi si era rifugiata in Italia, dove viveva da clochard, spesso appoggiandosi in un'area nella zona di Trigoria. Ma non è riuscita a nascondere il suo passato agli agenti del commissariato Castro Pretorio, diretto da Massimo Improta, che ieri, a conclusione dei riscontri estesi anche in ambito internazionale, hanno fatto scattare l'arresto in vista poi dell'estradizione.

La donna, dopo un primo matrimonio terminato con la morte del primo marito in un incidente stradale, si era risposata fino a quando, nel 1993, ha ordinato l'omicidio. Alla base, secondo le ricostruzioni dell'autorità polacca, vi sarebbero stati motivi passionali. Nel 2006 è arrivata la condanna a 25 anni di reclusione. Quindi la fuga in Italia.

E' stata rintracciata, fa sapere la polizia, grazie ad un'attività di costante monitoraggio delle presenze dei senza fissa dimora nella zona di competenza, nel cui ambiente, di recente, si diceva di una donna particolarmente pericolosa che aveva avuto problemi con la giustizia. Quindi, dopo alcuni giorni di ricerche e di identificazioni, gli uomini del commissariato sono riusciti a chiudere il cerchio, rintracciandola. Per la 53enne ora saranno avviate le procedure per l'estradizione.

[Fonte repubblica.it]

venerdì 22 ottobre 2010

Sequestrata e violentata. Arrestati un albanese ed un romeno

Una pattuglia composta da poliziotti e militari dell'Esercito era stata allertata da tre ragazze che avevano denunciato un tentativo di aggressione. Immediata è scattata la "caccia" al veicolo segnalato trovato vicino ad un casolare. Qui si sono imbattuti in una donna che ha denunciato l'aggressione. Arrestati un albanese e un romeno

L'hanno trascinata a forza in un casolare abbandonato nella zona della Tiberina e, a turno, l'hanno violentata mentre l'altro faceva da "palo" all'esterno. La polizia ha arrestato con l'accusa di sequestro di persona e violenza sessuale un albanese di 39 anni e un romeno di 23. Romena anche la vittima. Poco prima, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli stessi due uomini avevano tentato di far salire a bordo della loro auto altre tre ragazze romene per costringerle ad avere un rapporto sessuale, ma la decisa reazione delle giovani li aveva convinti a desistere e a cambiare "obiettivo".

Erano circa le 16.30 di ieri pomeriggio quando una pattuglia "mista", composta da personale delle volanti della questura e dell'Esercito, impegnata a controllare una zona della Via Tiberina, si è imbattuta in tre ragazze romene che chiedevano aiuto. Le ragazze hanno raccontato di essere state avvicinate da due uomini che avevano tentato di farle salire a bordo della loro auto ma di essere riuscite a farli desistere. Immediata è scattata la "caccia" al veicolo segnalato. E poco dopo, nei pressi di un casolare abbandonato, è stata notata la Ford grigia chiusa e parcheggiata nei pressi di un varco nella rete di recinzione.

Mentre i militari tenevano sotto controllo l'auto, gli agenti si sono avvicinati all'edificio imbattendosi in una donna che ha denunciato tra le lacrime di essere stata violentata da due uomini: solo l'arrivo della polizia, notata dal "palo", aveva impedito il protrarsi dello stupro. La "vedetta" è riuscita a far perdere le proprie tracce, mentre l'autore della violenza, noncurante della presenza degli agenti, dopo essersi allontanato ha tentato di avvicinarsi alla macchina: il 39enne albanese, con la maglietta ancora sporca di rossetto della vittima, è stato immediatamente bloccato.

Le successive indagini, coordinate dal commissariato Casilino, hanno permesso di risalire all'identità del complice, un romeno. Dopo essere risaliti al suo posto di lavoro, gli agenti ne hanno ricostruito gli ultimi spostamenti e, grazie anche al suo cellulare, hanno accertato che si trovava a bordo di un pullman di linea diretto in provincia. Le volanti del commissariato di Tivoli e le volanti della questura sono riusciti a rintracciare il pullman intorno alle 20, facendo scattare anche per il romeno le manette. Il casolare e l'area teatro della violenza sono stati sottoposti ai rilievi tecnici della Scientifica.


[Fonte repubblica.it]

giovedì 21 ottobre 2010

Nel diario la solitudine di Sarah "Ivano mi coccola, Sabrina no"

“Ieri sera sono uscita con Sabrina e la sua amica Mariangela, siamo andate in birreria poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata xk dice k quando c'è Ivano sto smp con lui, e ti credo almeno lui mi coccola a differenza sua, potexi avere 1 fidanzato così, mah vabbe tanto ci sono abituata...”.

E' difficile aggiungere qualcosa alle ultime righe sul diario scritte da Sarah Scazzi, poche ore prima di essere strangolata nel garage di una famiglia piuttosto balorda, per non dire di peggio. Lei che per Sabrina, la cugina che ne piangeva – a pulsante, ha detto qualche psicologo – la scomparsa con lacrime al cianuro, era una sorella e una figlia. Proprio lei, che secondo suo padre e secondo il gip che l'ha lasciata in prigione con un'ordinanza di 20 pagine, ha spinto Sarah verso un cappio rudimentale “per darle una lezione”.

Una scena ancora più agghiacciante, quella successa il giorno dopo quelle parole che Sarah ha affidato al suo diario con le kappa, le abbreviazioni, la sua acca nel nome per volare un po' via da Avetrana, e l'abitudine a non essere coccolata, lei che ne aveva ancora un enorme diritto. Non la coccolava ovviamente uno zio che passava le giornate nei campi e che ha colpito la mamma Concetta, a raccontare come gli mancava e come soffriva la sua scomparsa, lei che giustamente non aveva notizia di nessun legame del genere tra Michele Misseri e la nipote, tra un adulto e una bambina che vivevano mondi opposti sotto allo stesso tetto. E tantomeno la coccolava una zia, Cosima Misseri, che raccoglieva pomodori e non cambiava quasi mai la sua faccia di pietra, a mettergliela vicina più una nonna, coi capelli bianchi e la mole imponente, ma non di quelle che ti tengono sulle ginocchia e ti sistemano i capelli: una che, lo dicono i magistrati, ha coperto e protetto chi le ha messo una corda al collo e poi l'ha stretta, nonostante lei chiedesse di essere lasciata in pace, “lasciatemi stare, fatemi andare a casa”, e poi il silenzio.

Salvatore Maria Righi

[Fonte unita.it]

L'Occidente senza padre. Ma "Verranno puniti...."

Il dibattito politico in Occidente, ed anche in Italia, ha un carattere pleonastico. Non va al sodo. Come ha osservato di recente in America il colonnello Olivier North, il futuro della società occidentale non dipende da come si libererà dal terrorismo, ma da come e quando ridarà voce e responsabilità alla figura del padre. Il mondo occidentale, attraverso un lungo processo, terminato negli ultimi decenni, ha infatti  letteralmente espulso di casa il padre, e così, contemporaneamente, "fatto fuori"  la famiglia. L'occidente della tarda modernità è quindi l'unica società  fino ad oggi che si è privata di questi fondamentali strumenti  necessari all'individuo per formare  l'identificazione  di  sé, e   sviluppare  la propria  personalità: la figura paterna, e la cellula familiare. 

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache,  infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud  nel 1905, non osando peraltro pensare  che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero  addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne  impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.  Invece ciò è avvenuto, anzi, è questo  il modello di cultura dominante. 

Gli Stati Uniti, pesce pilota, e (assieme alla Gran Bretagna e ai paesi nordici) principale fautore del disastro  é  oggi il paese più consapevole di questo rischio, e quello che lo studia di più. A differenza dell'Italia, ancora persa in un cicaleccio tardo-femminista, anche perché qui un sociologo, o uno psicologo che voglia studiare i danni della società senza padri teme, giustamente, di non far carriera.  Gli Usa hanno ormai  meno tempo da perdere: i divorzi sono stati più del 50% nel solo 2001. Quasi nessuno "motivato" (abuso di alcoolici, percosse, o altri fatti accertabili). Quasi tutti  invece "no fault", incolpevoli, e fondati su  ragioni psicologiche, difficilmente verificabili: incompatibilità di carattere, non realizzazione delle aspettative della donna, senso di frustrazione.  

La tendenza è all'aumento: molte previsioni anticipano che i 2/3 degli attuali matrimoni finiranno con un divorzio. Anche la "virtuosa" Italia , però, dal 1980 ad oggi ha più che triplicato il numero dei divorzi, passando da 11.800 a 37.600 nel 2000. Nell'insieme dei paesi occidentali, circa il 70% delle rotture matrimoniali avviene per iniziativa femminile.   Anche in Italia,  a chiedere la fine dell'unione matrimoniale sono soprattutto le donne, in misura non  sostanzialmente diversa dal dato medio occidentale. 

Il divorzio, di solito, mette, come richiesto dalla moglie,  il padre fuori di casa
, separandolo  dai figli. Nel 2000, nell'80% dei giudizi di divorzio "no fault", incolpevole, le madri hanno ottenuto la custodia esclusiva dei figli, privando milioni di padri, che non avevano fatto nulla di male, del loro diritto costituzionale di prendersi cura, custodire, e nutrire i loro bambini. La preferenza  accordata  alle madri divorziste, in ossequio  al potere politico delle "phallic american woman", non riguarda certo  la sicurezza e il benessere dei figli. Anzi. Secondo il Ministero della Giustizia degli USA, il 70% dei casi di abuso infantile accertato, ed il 65% degli omicidi genitoriali a danno dei figli,  vengono  commessi dalle madri, non dai padri. Dopo l'affidamento, le madri ostacolano, in tutti i paesi, l'incontro dei figli coi loro padri, anche se questo atteggiamento danneggia gravemente i figli. Negli Usa, ad esempio,    dopo il divorzio, circa il 50% delle madri: " non attribuisce alcun valore nel contatto continuato del padre con i suoi figli", scrive la ricercatrice Joan Berlin Kelly nel suo libro: Sopravvivere alla rottura (Surviving to the breakdown).

Naturalmente, gli uomini che tengono alla loro famiglia ( che in genere sono anche quelli che tengono alla società), soffrono  di questo meccanismo perverso. In Inghilterra, dal 1970, il suicidio tra gli uomini è aumentato del 72%, mentre quello tra le donne è rimasto costante. Fu appunto nel 1970  che    l' orientamento antipaterno divenne dominante, anche per effetto del l'affermazione del femminismo, le cui leve furono in buona parte assorbite dalla magistratura, e dalle altre professioni attive nella "Fabbrica dei divorzi", psicologi, assistenti sociali. L'interruzione  nella trasmissione della cultura materiale e istintuale maschile, realizzata con la "rimozione" del padre  ha prodotto, naturalmente, un indebolimento dell'identità dell'uomo, di cui quella cultura è elemento costitutivo, e fondante. 

E, contemporaneamente, una grave insoddisfazione nella gran parte delle donne e delle madri, che non si identificano affatto  con le starlet delle "Pari opportunità", e non ne possono più di mariti narcisi e figli  terrorizzati dalla vita. Antropologia, biologia, e  pensiero filosofico  (Nietzsche e Scheler tra gli altri), sanno bene che  il corredo istintuale umano di partenza è debole. 

L'uomo (non solo il maschio naturalmente) non " é ", ma  diventa. Per questo la trasmissione "di genere", é così importante. L'essere  umano è infatti l'unico tra gli animali, che  nasce non  sapendo "per istinto" come amare, come  fare del sesso, come difendersi e come organizzare i propri affetti e le proprie relazioni. Lo psicanalista e antropologo Alexander Mitscherlich ricorda (in  "Società senza padri") che l'uomo: "non possiede un modello di comportamento ereditario né per far la corte, né per accoppiarsi, e la sua conoscenza  su  come riconoscere i nemici, non é innata". Ma lo diceva già benissimo Linneo, diversi secoli prima di lui. 

I politici d'occidente hanno sostituito la "political correctness", e un ossequio formale verso quelle donne  che gridano più forte, e sono meno provviste di lealtà verso la famiglia e la società, a queste antiche conoscenze della biologia, dell'antropologia, e della stessa psicologia. 

Verranno puniti. 

Dai giovani che in questo servilismo verso gli aspetti più distruttivi del materno hanno perso la giovinezza, e rischiato di perdere anche la vita. 

Dalle donne, private dalla società  similfemminista della virilità dei loro uomini. 

E infine dagli uomini stessi che, con le loro ultime forze, rovesceranno il cinismo libertino di una cultura di cartapesta.

Claudio Risé

[Fonte Area, n. 73, ottobre 2002]

mercoledì 20 ottobre 2010

Condanna lieve per la donna che gettò il gattino nella spazzatura

Mary Bale, RIPRESA DA UNA TELECAMERA DIVENNE UN CASO SUL WEB

Solo 250 sterline di multa. Il giudice: «E’ chiaro che si è trattato di un atto impulsivo ed irrazionale» 

Se l’è cavata con appena 250 sterline di multa (poco meno di 285 euro) e il divieto a tenere animali per i prossimi 5 anni la “cat bin woman” di Coventry, al secolo Mary Bale, che il 21 agosto scorso venne beccata ad infilare un tenero gattino nel bidone della spazzatura. La povera Lola (questo il nome del felino) rimase intrappolata al buio per 15 ore, prima di essere liberata dai legittimi proprietari (Stephanie Andrews-Mann e il marito Darryl) e il video che ne immortalava il crudele imprigionamento venne ripreso dalle telecamere di sicurezza all’esterno della casa degli Andrews-Mann ed immediatamente postato su Youtube. Quelle immagini scioccanti fecero ben presto il giro del mondo e per la 45enne allora impiegata di banca (subito riconosciuta) fu l’inizio della fine: la donna cominciò, infatti, a ricevere decine di telefonate anonime, condite da minacce di morte, da ogni dove, persino dalla lontana Australia, mentre su Facebook fiorino gruppi che la paragonavano ad Hitler o, più semplicemente, l’arresto.

L'UDIENZA - Nell’udienza di mercoledì davanti alla corte di Coventry si è cercato di chiarire i motivi che avrebbero spinto la Bale (una tranquilla signora di mezz’età con un rispettabilissimo lavoro alla RBS da ben 27 anni e, a quanto dicono, pure amante degli animali) ad agire in maniera tanto sconsiderata e crudele nei confronti di un gatto indifeso. Ma, alla fine, la sola conclusione a cui si è giunti è che la donna stesse attraversando un periodo di grande stress a causa della grave malattia del padre: ogni giorno andava a visitare l’anziano genitore in ospedale (l’uomo è morto la scorsa settimana) passando proprio dalla strada dove vivono gli Andrews-Mann e ogni volta vedeva Lola che passeggiava sul muretto di cinta, tanto che spesso si fermava ad accarezzarla. Ma quella sera di agosto qualcosa dev’essere impulsivamente scattato nella sua mente per fare quel gesto sconsiderato che la donna, dopo essere stata identificata grazie al famoso video, tentò di giustificare alla stampa come “uno scherzo divertente”.
 
LE MINACCE - Peccato che da ridere ci fosse ben poco e così la Bale, spaventata dalle continue minacce che riceveva, fu costretta a chiedere la protezione della polizia e a scusarsi per il suo gesto, definito “totalmente estraneo al suo carattere”. Non solo. Poche settimane dopo, la donna è caduta anche in depressione, abbandonando persino il lavoro, perché non riusciva più a tollerare gli sguardi astiosi di colleghi e clienti. «La mia assistita ricorda molto poco dell’incidente – ha raccontato in aula l’avvocato David Murray – . La corte sarà ovviamente interessata a sapere perché ha agito così, ma la stessa Mary Bale se lo è chiesto ogni ora negli ultimi due mesi. Vedeva il gatto tutti i giorni e spesso lo accarezzava, ecco perché non riesce ancora a spiegarsi perché il suo comportamento quella sera sia cambiato».

LA CLEMENZA DEL GIUDICE - Un atteggiamento contrito che, unito allo stress che la Bale stava vivendo per la malattia del padre e alla denigrazione mediatica patita dopo il suo assurdo gesto, avrebbe indotto il giudice Caroline Goulborn a risparmiare all’imputata la massima pena prevista nei casi di maltrattamento di animali (6 mesi di prigione o 20mila sterline di multa). «E’ chiaro che si è trattato di un atto impulsivo ed irrazionale – ha spiegato il giudice – che la stessa imputata non riesce a spiegarsi, ma il suo rimorso è genuino e ne ho tenuto conto, come pure le calunnie a cui è stata esposta, sebbene non ci sia alcuna scusa per quello che ha fatto». Oltre alla multa di 250 sterline, la Bale dovrà pagare anche un supplemento alla vittima e i costi processuali, per complessive 1.436,04 sterline (ovvero, 1.634,08 euro).

«Il gatto è stato estremamente fortunato ad uscire vivo dal bidone e a non riportare ferite – ha spiegato alla stampa Nicola Foster della RSPCA (http://www.rspca.org.uk/home) – e mi auguro che la sentenza funzioni come deterrente».

Simona Marchetti 

[Fonte corriere.it]

Cade in porcilaia,donna uccisa da maiale

E' successo nel Cagliaritano, un animale l'ha morsa alle spalle

(ANSA) - CAGLIARI, 20 OTT - Un'anziana donna, intenta in una porcilaia a dar da mangiare agli animali, e' caduta ed e' stata uccisa da un grosso maiale che l'ha morsa alle spalle. Il fatto e' avvenuto a Sadali, un paese dell'interno della Sardegna ricco di allevamenti. Non vedendola tornare i suoi familiari sono andati a cercarla e l'hanno trovata riversa in terra con i vasi sanguigni recisi. E' stata comunque disposta l'autopsia per accertare le esatte cause della morte.

zio Michele: “Se esco a casa non ci torno, mi chiudo in un convento” - Sarah Scazzi

Michele Misseri è rimasto da solo e a casa non vuole più tornarci, preferirebbe entrare in un convento. Solo perché tutti lo additano come “l’Orco”, come il “Mostro”, che ha ucciso la nipote Sarah Scazzi e ha abusato di lei quando era già morta.

Un “Mostro” che ha anche incolpato la figlia, Sabrina. Solo ora iniziano a sorgere i primi dubbi: che zio Michele non sia un mostro, ma solo un padre che sta coprendo chi ama.

Eppure in casa Misseri, Michele è stato tagliato fuori. La moglie, Cosima, e l’altra figlia, Valentina, sono andate in carcere ieri, hanno portato dei maglioni a Sabrina e a Michele “il mostro” non l’hanno nemmeno salutato.

D’altronde anche prima di tutta questa storia, Michele a casa Misseri aveva una posizione “defilata”. Lui stesso si è definito un moderno “cenerentolo” che dormiva sulla sdraio e lavava i piatti.

Ora in quella casa non vuole più entrarci, Michele “l’orco”: “Semmai esco di qui dentro – dice – voglio chiudermi in convento”. Parla solo coi cappellani, padre Francesco e padre Saverio, che fanno di tutto per tenerlo lontano da Sabrina perché “La figlia può mangiarselo in un boccone”.

[Fonte blitzquotidiano.it]

martedì 19 ottobre 2010

"Paga o dico alla polizia che hai abusato di mia figlia" Arrestate due donne dell'est

Vittima dell'estorsione un 70enne che aveva avuto una relazione con una 40enne straniera. L'uomo aveva già pagato diecimila euro

Macerata, 19 ottobre 2010 - Prima ha minacciato di screditarlo agli occhi dei vicini e dei figli, poi di uccidersi nel giardino di casa. Infine ha detto che lo avrebbe denunciato per molestie sulla figlia. Una donna dell'est e sua figlia sono state arrestate con l'accusa di estorsione ai danni di un settantenne maceratese. Le manette sono scattate verso le 19 di ieri in piazza Nazario Sauro, dove le due donne avevano dato appuntamento al maceratese con la richiesta di portare 8mila euro.

Ma sul posto c'erano anche gli uomini della Questura, a cui il settantenne aveva sporto denuncia. Autrici dell'estorsione sono due donne dell’est (di 40 e 20 anni), che dal luglio scorso si erano fatte consegnare ingenti somme di denaro, ingenerando nella vittima la paura di rivelare infamanti accuse, nel caso non avesse ottemperato alle loro richieste.

La quarantenne aveva convissuto con l'anziano maceratese per oltre sette anni e durante la convivenza aveva fatto arrivare in città anche la figlia, all’epoca appena undicenne. Dopo anni di convivenza, l’uomo decide di interrompere la relazione, così l'ex compagna e la figlia tornano in patria. Nel giugno scorso, però, la donna torna in Italia e inizia a ricattarlo, chiedendogli diecimila euro con la minaccia di screditarlo agli occhi dei vicini e occhi dei figli dell’uomo, che non avevano mai accettato la relazione del padre.

Impaurito dalle minacce, a luglio l'uomo ha consegnato la somma alla donna, che da parte sua gli rilascia una sorta di quietanza, nella quale dichiara di non avere più nulla a pretendere dall’uomo e che sarebbe partita definitivamente. La donna però non parte. Anzi, torna dall’uomo a chiedere altri soldi e comincia a minacciarlo inviandogli sms. Così dopo alcuni giorni all’uomo arriva un altro sms in cui la donna minaccia di uccidersi nel giardino dell'uomo.

Poi la donna manda una raccomandata in cui si paventa una denuncia per abusi sessuali nei confronti della figlia della donna, che all’epoca era minorenne. L’uomo a questo punto cede alla richiesta accettando di consegnare alle due donne, ma avvisa subito la Polizia. Nel pomeriggio di ieri l’epilogo, con le due donne che sono state portate nel carcere di Camerino.

[Fonte  http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/2010/10/19/401919-paga_dico_alla_polizia.shtml ]

Poliziotto accusato di molestie: assolto

Era stato accusato di avere tentato una violenza sessuale su una donna che si era recata in Questura per denunciare ripetute molestie telefoniche. Ieri, a quasi quattro anni di distanza dalla denuncia, arrivata nel dicembre del 2006, un  sovrintendente di polizia messo sotto processo a causa della denuncia della donna, è stato assolto «perché il fatto non sussite» dal collegio giudicante presieduto da Pasquale Pantalone. Un'assoluzione che in pratica corrisponde all'antica «insufficienza di prove», non più esistente nel nuovo ordinamento,  e che arriva dopo che il pm Marco Imperato aveva chiesto per lui un anno di reclusione con l'imputazione di «tentata violenza sessuale», meno grave di quella con cui era iniziato il procedimento a carico del poliziotto che era invece di violenza sessuale.  Per arrivare al verdetto sono stati sentiti in questi anni 8 testimoni, fra altri agenti di polizia e amici e parenti della donna che ha denunciato l'agente, oltre alla parte civile e allo stesso sovrintendente, che ha sempre respinto con forza l'accusa che gli è stata rivolta.
Secondo la donna, che si era recata in Questura per denunciare continue molestie telefoniche che stava subendo ormai da diverso tempo, tutto sarebbe stato nella norma al momento di raccogliere la sua denuncia, quando, oltre al sovrintendente da lei accusato, erano presenti altri due colleghi. La tentata violenza sarebbe invece avvenuta al momento dell'uscita dall'ufficio, quando la donna era rimasta sola con il sovrintendente: a quel punto, quest'ultimo, sempre stando alla ricostruzione della donna, l'avrebbe afferrata per un braccio, dicendole «adesso ti molesto io, ma in modo elegante» e cercando quindi di baciarla. La donna, dopo essersi divincolata, era tornata a casa ed era apparsa sconvolta al convivente e ai famigliari cui aveva raccontato l'accaduto presentando poi denuncia nei confronti dell'agente.   Il sovrintendente ha però sempre negato con forza di avere tentato qualunque tipo di «avance» alla donna e, difeso, dall'avvocato Valentina Carluccio, ha deciso di portare avanti il procedimento giudiziario sino alla conclusione arrivata ieri, con il giudizio di primo grado che è gli è stato favorevole in quanto non sono stati trovati riscontri alla denuncia della donna.  E, in attesa di sapere se l'accusa farà ricorso in appello, per il sovrintendente, che ha trent'anni di carriera alle spalle, c'è stata la soddisfazione di vedere riconosciuta come veritiera la sua versione dei fatti.

[Fonte gazzettadiparma.it]

Madre chiede 15mila per far vedere il figlio al padre

«Se vuoi vedere il bambino tira fuori 15.000 euro». E’ stata questa, secondo quanto è scritto in un fascicolo di indagine su cui sta lavorando il pm Barba della procura di Roma, la richiesta agghiacciante che si è sentita rivolgere un giovane papà di un bambino di 15 mesi da parte della madre, e sua ex convivente, del piccolo, ora denunciata insieme ai nonni materni del bambino per il reato di tentata estorsione e violenza privata. La giovane, 25 anni, Natascia C. originaria di Ottavia, stando al racconto reso ai carabinieri dal papà del bimbo, si sarebbe allontanata col neonato dalla casa della coppia a pochi giorni dal parto senza mai più fare ritorno e soprattutto impedendo al padre del bambino, Mirko D., 32 anni, di Monteverde, di vedere il proprio figlio. A quest’assurda situazione, dopo alcuni mesi, nonostante le suppliche da parte del ragazzo rivolte alla giovane e agli ex suoceri, sarebbe arrivata la richiesta di denaro al papà. Questo nonostante non solo il giovane abbia riconosciuto regolarmente il proprio figlio alla nascita: dopo la celebrazione di un’udienza presso il tribunale dei minori, che ha stabilito l’affidamento congiunto del bimbo, Mirko, che ora è disperato, versa ogni mese un assegno di 260 euro all’ex convivente senza che però quest’ultima le permetta comunque di incontrare il bimbo. «Non vedo il mio piccolo dal dicembre dell’anno scorso – dice il giovane – ho sofferto da morire e ora sto cercando di pensare di non averlo neppure, questo figlio, per non impazzire». Sulla vicenda dovrà decidere il 4 novembre il gup di Roma. di Angela Camuso Leggo

[Fonte http://www.ultimenotizie.tv/notizie-di-cronaca/notizie-roma/madre-chiede-15mila-per-far-vedere-il-figlio-al-padre.html ]

Molestie all'ex: donna arrestata per stalking

E' finita in manette una commessa di 44 anni di Rimini con l'accusa di stalking: sulla donna pendeva un provvedimento che le vietava di avvicinarsi al suo ex, un negoziante 38enne, vessato dalle sue molestie e ridotto in una profonda depressione. E' finita ai domiciliari nonostante si giustificasse di averlo incontrato casualmente due volte, una in strada lungo la via Emilia e l'altra in Piazza Malatesta, omettendo però di aver fatto spese nel centro commerciale dove l'uomo ha un negozio. Scattata la denuncia, è finita ai domiciliari.

[Fonte  altarimini.it]

lunedì 18 ottobre 2010

Foto hard, 52enne ricattato da ex


"Le mando ai giornali",arrestata 32enne

 

Lo ha minacciato di diffondere foto piccanti che li ritraevano assieme. Spaventato dall'eventualità di finire sui giornali in pose poco ortodosse, un 52enne di Piacenza ha ceduto al ricatto della ex: le ha pagato l'affitto, le ha acquistato un'auto e consegnato circa 250mila euro. Alla fine la donna - una piacentina 32enne - è stata incastrata dai carabinieri: l'accusa è estorsione. Alla fine i Cc hanno scoperto che le foto non esistevano nemmeno.
Stessa accusa per la presunta complice della 32enne, una cremonese di 53 anni, residente nel paese del Pavese. Nei giorni scorsi la piacentina aveva chiesto al suo ex altri 12.000 euro, ha fissato un appuntamento a Castelsangiovanni e a ritirare il denaro ha mandato la complice. Quando lei ha ritirato i soldi, sono spuntati i carabinieri, avvertiti dalla vittima dell'estorsione. E' stato denunciato per truffa anche un sardo di 45 anni che, secondo l'accusa, avrebbe fabbricato documenti falsi da utilizzare probabilmente per chiedere altri soldi al ricco piacentino.

I militari hanno poi appurato che le temute foto compromettenti non esistono. La piacentina nei giorni scorsi era stata denunciata per aver malmenato un anziano portandogli via 10.000 euro.

[Fonte tgcom.mediaset.it]

Ubriaca aggredisce poliziotti

Viterbo - Presa dai carabinieri dopo un tentativo di fuga dall'ospedale

Vagava per il centro di Viterbo completamente ubriaca. Quando ha visto avvicinarsi i poliziotti ha reagito con violenza. Si è scagliata contro di loro con calci e pugni.
La protagonista della vicenda, una donna moldava di 36 anni, badante di professione, è stata però bloccata dagli agenti e portata a Belcolle perché le venissero curate le ferite che si era procurata.
Ma la 36enne, in preda ai fumi dell'alcol, si è data alla fuga. E' uscita di soppiatto dall'ospedale ed è tornata di nuovo in città.
Qui, all'altezza di viale Trento, è stata riacciuffata dai carabinieri che l'hanno arrestata per violenza a pubblico ufficiale.
Questa mattina sarà processata per direttissima.

[Fonte tusciaweb.it]

Cameriere turco ucciso a coltellate nel bolzanino, arrestata la compagna ucraina

Bolzano - (Adnkronos) - Dopo un'accesa lite, dovuta a motivi di gelosia, la donna avrebbe afferrato un coltello ed avrebbe colpito più volte l'uomo, morto dissanguato nel giro di pochi minuti

Bolzano, 18 ott. (Adnkronos) - Una donna di origini ucraine e' stata arrestata nella notte con l'accusa di avere ucciso a coltellate il suo compagno, un cittadino turco, in un albergo in provincia di Bolzano, presso il quale entrambi erano impiegati.

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, dopo un'accesa lite dovuta a motivi di gelosia, la donna, cameriera dell'albergo, avrebbe afferrato un coltello ed avrebbe colpito piu' volte il compagno. L'uomo e' morto dissanguato nel giro di pochi minuti. L'arresto e' stato eseguito dai carabinieri di Egna, giunti posto insieme al pubblico ministero Igor Secco.

[Fonte adnkronos.com]

Vagabonda sfregia in volto un passante

Tre aggressioni con arma da taglio ieri a Milano. Le vittime hanno riportato ferite gravi e sfregi sul volto a vita e, in tutti e tre i casi, è stato necessario l’intervento del 118 e il ricovero immediato in ospedale.
Una vagabonda di 21 anni, con disturbi mentali, è stata arrestata ieri dai carabinieri dopo che, girovagando per le vie di Milano, ha sfregiato in volto un uomo con un coccio di bottiglia e ha tentato di sfregiarne un altro con un paio di forbici. Fuori da un bar in via Eustachi, zona semi centrale, la ragazza, originaria della Romania, si è parata davanti a un quarantenne. Senza conoscerlo e senza alcun motivo lo ha colpito in viso con un coccio di bottiglia provocandogli uno sfregio permanente. Poco dopo la 21enne è stata avvistata, questa volta armata di forbici, in via Maiocchi. Qui ha minacciato di morte il custode di uno stabile che, spaventato, è fuggito. La vagabonda lo ha inseguito fin dentro un bar dove è stata disarmata dal portiere e dal gestore del locale ma è riuscita a scappare. Nel frattempo è stato dato l’allarme e sono cominciate le ricerche nella zona: la ragazza non è riuscita a far perdere le sue tracce ed è stata fermata e arrestata per lesioni aggravate in piazza IV Novembre.
Grave anche un altro episodio che riguarda invece un pregiudicato marocchino di 37 anni, ricoverato all’ospedale dopo essere stato ferito da alcuni colpi di mannaia sferrati da un connazionale al culmine di una lite scoppiata intorno a mezzogiorno all’altezza del civico 3 di via Attilio Momigliano, in zona Chiesa Rossa. È stato l’intervento di un poliziotto fuori servizio, che si è trovato casualmente ad assistere alla scena, a permettere di arrestare nel giro di pochi minuti il marocchino.
La violenta aggressione è accaduta ai margini del quartiere Stadera, non molto lontano da dove una settimana fa è stato aggredito il taxista finito in coma per aver investito un cagnolino sfuggito ai suoi padroni perchè senza guinzaglio. Dalla prima ricostruzione M.C., assistente capo di polizia, mentre stava passando per strada, ha visto due magrebini litigare in modo violento. Poi ha notato uno dei due, con un coltello da cucina in mano, colpire al petto ripetutamente l’altro e poi fuggire. L’agente a questo punto ha cominciato a inseguire l’aggressore e, contemporaneamente, a chiamare il 113, per i rinforzi, e il 118 per i soccorsi. L’aggressore è stato così arrestato per tentato omicidio ed è stato portato in questura, mentre la vittima è ricoverata all’ospedale in condizioni disperate per le profonde ferite riportate e per l’abbondante perdita di sangue: è stato infatti ferito alla testa e al polso. Dopo un primo soccorso al San Paolo, l’uomo è stato trasferito all’Humanitas. La mannaia, il classico coltello che viene utilizzato dietro al bancone delle macellerie, gli ha causato una subamputazione della mano.


[Fonte ilgiornale.it]

Teramo, 28enne si intrufola in casa di un’anziana. Arrestata dalla polizia

Ieri pomeriggio la badante di un’anziana signora dimorante nel centro storico di Teramo e già volontaria della C.R.I., sente un’ambulanza nei pressi di casa: si affaccia e, per dare aiuto ai volontari C.R.I. intervenuti per un malore di un vicino, lascia per qualche minuto l’abitazione e l’anziana signora che riposa sulla poltrona.
Nel tornare a casa nota una giovane sul pianerottolo: insospettita, entra subito nell’appartamento e constata che dal suo portafogli, lasciato sul letto, mancano circa 100 euro.

Concretizza l’accaduto e torna subito sul pianerottolo e blocca la giovane donna. Interviene anche l’anziana signora ma entrambe vengono violentemente strattonate dalla stessa per cercare di fuggire e trattenere i soldi rubati.
Nel frattempo viene allertato il “113” ed una Volante della Polizia è subito nei pressi. Interviene e ferma la giovane conducendola in Questura.
Qui la stessa, Ficara Francesca, ventottenne teramana, ammette di avrer sottratto il denaro, che recuperato viene restituito alla badante, e viene arrestata dagli Agenti della Volante per rapina impropria.

[Fonte http://www.piazzagrande.info/cronaca/31791/teramo-enne-si-intrufola-casa-anziana-arrestata-dalla]

Santa Maria: donna arrestata dalla polizia per tentato omicidio

Nella tarda serata di ieri personale della Squadra Volante è intervenuto, su segnalazione della locale Sala Operativa, in un appartamento sito nel quartiere di Santa Maria per una lite in famiglia. All’arrivo dei poliziotti, l’uomo che ha contattato il 113 per richiedere ausilio, ha spiegato loro di avere avuto problemi con la propria moglie, sposata da neanche un mese, una 37enne di origine brasiliana. In quel momento la donna, che si trovava nella loro camera da letto con la porta chiusa a chiave, stava urlando ed imprecando contro il marito. Urla e minacce che sono state rivolte poi anche contro gli Agenti che hanno cercato di rassicurarla e di riportare la calma. Ma la donna, aperta la porta della stanza, si è invece diretta verso la cucina dove si è impossessata di 3 coltelli che ha brandito contro gli operatori minacciandoli di morte. Quindi si è avventata contro la porta dietro alla quale uno di loro aveva trovato riparo, colpendola più volte con diverse coltellate, ed inferocita si è poi scagliata contro la porta della stanza, dove il marito si era rinchiuso, buttandola giù. Prima di essere bloccata dai poliziotti, ha infine lanciato i coltelli contro l’uomo colpendo però lo schermo di un televisore che è andato in frantumi. Sul posto è intervenuto anche personale medico del 118 e, dopo la consulenza psichiatrica, Leila Reale, pluripregiudicata, è stata arrestata per tentato omicidio plurimo. La donna è stata accompagnata nel carcere di Castrovillari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

[Fonte cn24.tv]

domenica 17 ottobre 2010

Pavia, minaccia di avere foto hard ed estorce 250mila euro al suo ex

Arrestata una 32enne che aveva minacciato di consegnare ai giornali le immagini col 52enne - La donna era riuscita a farsi pagare gli affitti e una Volkswagen nuova e a farsi versare contanti

 

Dopo aver avuto una relazione con un piacentino di 52 anni, si è fatta pagare gli affitti, una Volkswagen nuova e a più riprese si sarebbe fatta consegnare denaro. Il tutto - circa 250mila euro - con la minaccia di consegnare ai giornali foto hard che li ritraevano assieme. Per questo è stata arrestata una piacentina di 32 anni residente a Pieve Porto Morone (Pavia). L'accusa è di estorsione in concorso con una cremonese di 53 anni, anche lei residente nel Pavese.

Nei giorni scorsi la donna ha chiesto al suo ex altri 12mila euro, ha fissato un appuntamento a Castelsangiovanni e a ritirare il denaro ha mandato la complice. Quando lei ha ritirato i soldi sono spuntati i carabinieri, avvertiti dalla vittima dell'estorsione. E' stato denunciato per truffa anche un sardo di 45 anni che, secondo l'accusa, avrebbe fabbricato documenti falsi da utilizzare probabilmente per chiedere altri soldi al ricco piacentino. I militari hanno poi appurato che le temute foto compromettenti non esistono. La piacentina nei giorni scorsi era stata denunciata per aver malmenato un anziano portandogli via 10mila euro. 


[Fonte repubblica.it]

Amanda Knox: «Vorrei sposarmi ma devo trovare l'uomo giusto»

Amanda Knox, la studentessa americana condannata a 26 anni di prigione a Perugia per l'omicidio di Meredith Kercher, vorrebbe sposarsi, «ma devo ancora trovare l'uomo giusto», e adottare un bambino. La 23enne di Seattle parla dal carcere, che per lei è «un limbo» sospeso tra la sua vecchia vita e la speranza per il futuro, attraverso un libro "Io vengo con te - Colloqui in carcere con Amanda Knox", di Rocco Girlanda, deputato e presidente della
Fondazione Italia Usa, che ha più volte incontrato la ragazza in carcere dopo la sua condanna.
Il libro sarà pubblicato in italiano il 19 ottobre, edizioni Piemme, e uscirà anche un e-book in inglese. In queste righe Knox non parla quasi mai di Meredith, la sua coniquilina, per il cui omicidio è stata condannata a 26 anni di carcere, insieme all'ex fidanzato Raffaele Sollecito (25 anni) e l'ivoriano Rudy Guede, (30 anni con l'abbreviato, in appello 16 anni). Per Raffaele ed Amanda, che continuano a dirsi innocenti, l'appello è fissato il 24 novembre. Nei colloqui raccolti nel libro Amanda racconta di sè, dei suoi interessi, il cinema, le gita in bicicletta, lo studio per le lingue, la scrittura, parla di religione, persino della possibilità di vita aliena nell'universo. E dei suoi desideri: un marito, un bambino da adottare.

«Ho ricevuto tante proposte di matrimonio». Amanda racconta che in prigione riceve molte lettere tra cui proposte di matrimonio. E «tutti mi dicono, '"tu sei famosa" e io rispondo "non sono Angelina Jolie". È terribile essere famosa per questo. Avrei voluto esserlo per qualcosa che ho costruito, raggiunto».
Gli avvocati della vittima: «Il libro? Iniziativa inappropriata». La prigione, stare in carcere - dice Amanda «è come essere in un limbo». «Vivi un po' tra i ricordi della vita che avevi, le speranze per il futuro, provando con tutte le tue forze a non sentire che invece tu sei qui", in cella. «Il libro è nato per caso, dopo tanti incontri con Amanda dei quali ho cercato di tenere un mio diario privato e personale, il più possibile preciso e dettagliato», spiega l'autore nella prefazione, che spiega di non aver mai incontrato amici o parenti di Amanda, né i suoi avvocati. Il libro è stato giudicato da Francesco Maresca, avvocato della famiglia Kercher, la vittima, un'iniziativa «inappropriata».

[Fonte http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-17/amanda-knox-vorrei-sposarmi-152434.shtml?uuid=AYVq59aC]

Un altro piacentino truffato e minacciato,ora la 32enne finisce in carcere

Piacenza - E' stata arrestata la piacentina di 32 anni che nei giorni scorsi era stata denunciata dai carabinieri per avere ripetutamente malmenato e minacciato un anziano invalido per portargli via i soldi della pensione. La donna aveva utilizzato la stessa tecnica anche con un
52 enne di Calendasco questa volta con l'aiuto di un amica di 52 anni originaria di Castel San Giovanni, anch'essa arrestata.
Tra la fine del 2009 e il marzo 2010 intrattenendo una relazione con l'uomo, la piacentina tossicodipendente era riuscita ad estorcere all'uomo ben 250 mila euro tra auto, case in affitto e continue richieste di denaro. Anche in questo caso intimoriva la vittima con atti di violenza. Ed era arrivata a minacciare il 52enne di diffondere foto pornografiche pur di ottenere denaro in continuazione. L'ultima richiesta di 12.000 euro è stata fatale alla donna che è stata bloccata dai carabinieri insieme all'amica mentre ritirava il denaro a Castel San Giovanni in Via Gramsci, dove si erano dati appuntamento. Le due sono state arrestate per estorsione in concorso continuata. I carabinieri sono intervenuti grazie alla segnalazione della Banca dove l'uomo aveva depositato il denaro insospettita dai continui ritiri di somme ingenti. Nel corso dell'operazione è stato denunciato per truffa anche un sardo di 45 anni abitante a Pieve Porto Morone che, scriveva lettere intimidatorie per costringere il 52enne a consegnare il denaro.

[Fonte piacenza24.eu]

«Michele continuerà a parlare Verranno a prendere anche me»

Le paure di Cosima Misseri: i militari qui fuori vogliono evitare che scappi?

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
AVETRANA (Taranto) - La ragazza che si fotografava da sola stava cambiando. Al bar di via Kennedy lo ricordano bene. «Prima Sarah arrivava aggrappata al braccio di Sabrina, bruttina come sono certe adolescenti, con l'apparecchio, i capelli crespi... Le sussurrava all'orecchio quale gelato voleva e la cugina lo ordinava per lei. Quest'estate invece era sbocciata, s'era fatta luminosa».

Sì, lo dicono tutti, nella sua prima e ultima estate da giovane donna, era diventata capace di ordinarsi il gelato e la vita senza l'aiuto di nessuno. Lo dice anche Valentina, la cugina più grande e saggia, sorella maggiore di Sabrina, seduta in piazza e un po' spersa nella sola sortita che si concede da quindici giorni, accanto ai suoi avvocati Vito Russo e Emilia Velletri: «S'era fatta i capelli lisci con la piastra, Saretta, aveva imparato a truccarsi. E sai chi gliel'aveva insegnato? Proprio Sabrina». Sabrina che sognava di diventare un'estetista raffinata, e qualche esperimento lo faceva sul cucciolo di famiglia, su quell'imbranata della cuginetta, «giochiamo a farti bella, Saretta mia»; magari c'era riuscita al di là delle intenzioni, perché Sarah bella lo stava diventando davvero e ormai di Sabrina invidiava soltanto il privilegio delle foto: le foto di Valentina e Sabrina, figlie fortunate, tappezzano ancora il corridoio nella villetta dei Misseri. «Beate voi, che i vostri genitori vi scattano tutte quelle fotografie! Mia madre non me ne fa mai manco una! E io me le scatto da sola, col cellulare».

Anche Sarah voleva foto vere, il vero calore di quella famiglia tutta intera, voleva scappare dal gelo affettivo di Vico Verdi, con mamma Concetta incapace di starle vicino, con papà Giacomo al Nord assieme al fratellone Claudio: «Adottatemi», ripeteva persino negli ultimi giorni, pure a Sabrina e a zio Miche', quelli che, secondo la Procura, l'avrebbero ammazzata. Così insisteva, cercava una nicchia sua in un mondo che immaginava d'amore, forse si stringeva a zio Miche' come faceva con tutti, pure coi ragazzi grandi, gli amici di Sabrina. Cercava coccole e generava equivoci, Sarah, e forse è morta per questo, di solitudine.

Il dolore ha scavato un solco qui ad Avetrana. È la distanza tra la villetta dei Misseri, in via Deledda, e la casa azzurrina degli Scazzi, in vico Verdi, e non misura più i cinquecento metri delle mappe stradali, ma cinquanta e passa giorni di sospetto e diffidenza. Da mamma Concetta arrivano parole di fiele attraverso un regista dello staff di Chi l'ha visto?, la stessa trasmissione che le disegnò in diretta i contorni del suo dramma il mercoledì sera della confessione di Miche': «Sabrina è come la Franzoni. Negherà sempre». In serata Maurizio Amici, il regista, smorza: «Ammortizziamo, ragazzi». Tante sono le smentite in questa storia. Resta la lontananza che si sente sulla pelle come l'umidità.

L'altra madre, Cosima, sta accasciata su se stessa da quando le hanno arrestato Sabrina. Guarda via Deledda da dietro le persiane sempre chiuse: «Ma che fanno là i carabinieri? Vogliono impedirmi di scappare?». Ma no, signora, vogliono proteggervi (a casa arrivano almeno una trentina di telefonate di minaccia al giorno). Cosima, «Mimina» per i suoi, ha questi lampi improvvisi di ironia, e certi sprazzi di preveggenza: «Prima o poi verranno anche da me... quello tirerà in mezzo anche me». Il marito, l'uomo con cui ha diviso vita e fatica, lo chiama «quello» o, come in galera, con cognome e nome, «Misseri Michele». «Nel foglio della perquisizione - dice - c'è scritto indagata»: non è vero, c'è scritto «moglie dell'indagato», ma lei s'aspetta di finire nel tritacarne, è sempre stata il vero capofamiglia, «facevo tutto io, pure il gasolio compravo, quello faticava nei campi e basta». Tutti immaginano che sapesse tutto, e magari calunniano questa matriarca vestita sempre a lutto. «Dormivo, avevo faticato in campagna e stavo a letto a dormire, quel 26 agosto».

Ora vaga nelle stanze, Mimina, sistema letti dove più nessuno dorme, ogni volta che le cala la tensione, s'accascia. A Sarah diceva: «Ma tu non ce l'hai una casa, Saretta? Ma che vuoi sempre qua? Vattene a casa tua!». Sospira: «Non volevo affezionarmi a lei, non volevo che lei s'affezionasse a noi, avevo paura che mia sorella Concetta si dispiacesse». In mezzo c'è una storia nella storia, mamma Concetta era testimone di Geova e accusava i Misseri di averle plagiato Sarah che a diciott'anni voleva farsi cattolica, con Sabrina che le avrebbe fatto da madrina al battesimo. Ma questo non spiega niente, è troppo poco. Mimina vedeva più lontano. Sarah era uguale a lei da ragazza, le foto degli album anni Sessanta, nel salotto arabescato, parlano chiaro, biondine e carine tutte e due, due copie. Mimina qualcosa aveva capito? Sentiva che quella povera ragazzina affamata d'affetto poteva guastarle la pace della famiglia?

Una chiave sta certo nell'ultima estate. Sarah comincia a fare capolino nelle istantanee accanto a Sabrina, non è più insicura, ha un filo di rossetto, i ragazzi grandi la guardano. Pure Ivano, eterna cottarella di Sabrina, che adesso se ne sta chiuso in casa e mormora: «Non so più a chi credere...». Le due cugine tirano le cinque di mattina con quei ragazzi grandi, Sarah è una che si butta addosso, Sabrina la rimprovera, forse non più solo da sorella maggiore. Sarah un piccolo sole, lei troppo tonda per piacersi davvero.

Ma per capire manca ancora una scheggia. E Valentina racconta: «Sabrina voleva un bene dell'anima a nostro padre, era pazza di lui e lui di lei». Lo ha sempre chiamato «paparino», quando poi lui l'ha delusa ha strillato da una camera di sicurezza: «Non lo chiamerò più papà». C'era solo quella magia che i padri e le figlie conoscono bene, tra quei due, o cos'altro ancora? C'era una trappola in cui Sarah ha infilato la sua vita? Mimina dice che lui avrebbe fatto qualsiasi cosa per non dare torto a Sabrina, per non darle un dolore. Fino a dove arriva un padre disposto a fare qualsiasi cosa per la figlia? Quanto dolore, quanta delusione c'è nell'ultimo messaggino di Sabrina a Valentina - «papà m'ha incastrato» - spedito dalla caserma di Manduria, prima di essere arrestata?

All'edicola di Avetrana i giornali arrivano tardi: «Si so' talmente spaventati che non escono», dice una mamma di figli col gusto della battuta. In piazza, Valentina sta consumando la sua ora di libertà dagli arresti televisivi, dalla reclusione in casa che tocca persino a lei, innocente di tutto, scesa qui da Roma ad aiutare la famiglia. Passa un idiota, la riconosce e strilla: «È questo il paese dei mostri?». Lei, sulla sedia del bar, si fa così piccola che sembra Sarah quand'era uno scricciolo e nemmeno in foto si vedeva.

Goffredo Buccini

 [Fonte corriere.it]

sabato 16 ottobre 2010

TUNISINO MOLESTA 15ENNE: PRESO GRAZIE AL TATOO

Un pregiudicato tunisino di 22 anni è stato arrestato dai carabinieri, in provincia di Bergamo, dopo aver rapinato la borsetta a una adolescente di 15 anni e aver tentato di violentarla. È stata la stessa vittima, dopo essere riuscita a sfuggire all'aggressione, ad indirizzare i militari sulle tracce del magrebino, che è stato riconosciuto grazie a un tatuaggio e arrestato con l'accusa di tentata violenza sessuale e rapina aggravata. La disavventura per la ragazzina bergamasca è iniziata quando ha accettato un passaggio in moto dall'extracomunitario, che l'ha condotta in un luogo appartato. La minorenne è però riuscita a scappare e a chiedere aiuto. I carabinieri hanno così rintracciato l'immigrato e lo hanno arrestato. I particolari dell'operazione saranno resi noti, in una conferenza stampa alle 11, al Comando provinciale dei carabinieri di Bergamo.

RICONOSCIUTO DAL TATUAGGIO "ITALIA" I fatti risalgono all'agosto scorso. La vittima ha accettato un passaggio in scooter dal tunisino, che invece di portarla a casa è andato in un luogo appartato e l'ha rapinata della borsetta, tentando di violentarla. La ragazza è riuscita a divincolarsi ed è fuggita. Solo qualche tempo dopo ha raccontato l'episodio alla madre, che l'ha accompagnata dai carabinieri. Ai militari la 15enne ha fornito un identikit dell'aggressore, che è stato rintracciato giovedì mattina in una baracca nei campi tra Bonate e Valbrembo, in provincia di Bergamo. Ad incastrarlo è stata la scritta 'Italià tatuata sulla spalla destra, che la ragazzina aveva descritto ai carabinieri. L'extracomunitario, pregiudicato, è stato arrestato con l'accusa di tentata violenza sessuale e rapina aggravata. Altri due connazionali, trovati insieme a lui nella baracca, sono stati espulsi perchè clandestini. 


[Fonte leggo.it]

QUESTA DONNA CI HA INSEGNATO – E DIMOSTRATO - COSA SIGNIFICHI ESSERE DONNA(?) OGGI! GRAZIE "No alla violenza sulle donne" (Pagina clone), GRAZIE V.H!



 







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